SCENA TERZA.

ANNA e detti.

ANNA, che è entrata.

A far che?

MARIO.

Dicevo a Paolo che io domani non posso partire, ne ho ancora per tre o quattro giorni. È inutile che voi altri rimaniate qui al caldo ad aspettarmi. Paolo ai primi di settembre deve trovarsi a Milano; ogni ritardo gli abbrevia la dimora. Io sono già in età di viaggiar solo: appena libero vi raggiungo.—Che ti pare?

ANNA.

Come vorrete.

MARIO.

Ho anzi piacere di far dare una gran ripulita alla casa e al giardino. La vostra presenza disturberebbe, e la mia è necessaria.

PAOLO.

E poichè Mario rimane, io dicevo di andar via stasera.

ANNA.

Così presto?

PAOLO.

I tuoi bauli erano già quasi fatti.

MARIO.

Ci guadagnate una giornata. In questa stagione meglio viaggiare la notte che il giorno. È tempo di luna, la strada del Gottardo è incantevole.

ANNA, tra svogliata e disattenta.

Sì, sì.

MARIO, a Paolo.

Allora vai subito dal vetturale lì sulla piazza, e digli che tenga pronta una carrozza…. A che ora parte il treno da Poggio?

PAOLO.

Alle sette e venti.

MARIO.

Digli che si trovi qui alle sei. Ci manderei Battista ad ordinarla, ma l'ingegnere lo ha preso con sè. D'altronde è meglio vederla la carrozza, quello là ha certe arche antidiluviane.

PAOLO.

Se ci andassi tu. Tu lo conosci e conosci il suo arsenale…. potresti scegliere meglio…. scusa….

MARIO.

Hai ragione. Anna, ti mando Maddalena che ti aiuti a chiudere i bauli?

ANNA.

Sì, grazie, Mario. Mandami Maddalena che mi aiuti.

MARIO, uscendo.

E allora il pranzo alle cinque.

PAOLO.

Sì.

Mario esce.