SCENA IV.
Elena e Filippo poi Anselmo.
FILIPPO
Dunque?
ELENA
Aspettate che sia fuori del tutto.
FILIPPO
Ha un'aria andantino pizzicato! Hanno chiuso l'uscio d'entrata.
ELENA (canticchiando e battendo allegramente
colle due mani sul tavolino)
Là là là là.
FILIPPO
Non parte più?
ELENA
Oh! anzi. In questo momento non vede l'ora d'esser partito. Ma non partirà.
FILIPPO
Credete?
ELENA
Oh! però è sconfortante. Ah, che miseria! come ci vuol poco! E sono gli uomini di valore, e mutano la faccia del mondo! Sono i martiri della scienza e gli eroi della civiltà. Che fermezza! Eccolo turbato come un'educanda che riceve un biglietto d'amore. Poveretto, mi fa pena!
FILIPPO
Che cuore!
ELENA
Gli uomini, eh?
FILIPPO
I grandi uomini.
ELENA
Tutti. Nemmeno solidali fra di loro. Voi mi secondate come se fosse cosa da nulla. V'assicuro che se sapessi di una macchinazione simile contro una donna, anche non essendole amica, a quest'ora l'avrei già messa sull'avviso. Ma voi altri! Che uno dei vostri cada in trappola, che ve ne importa? Ve lo spingete, se occorre.
FILIPPO
Siete impagabile!
ELENA
Ma sì, ieri sera D'Almèna faceva l'austero, mi ha sermoneggiata, mentre era così facile correre dietro a quel disgraziato e metterlo al corrente della scommessa. La cosa era tanto ovvia che ho temuto la facesse. Ma è bastato opporgli lo spauracchio della lealtà offesa per disarmarlo. Naturale! La vostra cavalleria ha un'aria di protezione che mi rivolta. Se il tranello contro il Dottore fosse stato ordito da un uomo, D'Almèna glie lo avrebbe svelato sul momento. Ma una donna! La dignità maschile sdegna di lottare contro una donna. Poverette, siamo tanto deboli! — Si vede. — Ma ostentate di tenerci per tali, e sarebbe peccato non approfittarne.
FILIPPO
Siete impagabile!
ELENA
E quell'altro. L'uomo forte! Vi giuro che stamane ero quasi pentita del gioco, e se appena avesse mostrato un po' di elevatezza, avrei smesso. Ma sapete cos'è che lo conturba in questo momento? Volete vederlo il talismano che ha atterrato quel paladino della scienza? Guardate là sul camino.
FILIPPO
Il mio ritratto. Due miei ritratti.
ELENA
Già.
FILIPPO
ELENA
Nel mezzo fra i vecchi. Ce li avevo da sei o sette anni.
FILIPPO
Ero un bel giovane.
ELENA
Eh! altro!
FILIPPO
Trovo che mi somigliano ancora.
ELENA
Il Dottore li ha riconosciuti.
FILIPPO
E gli avete lasciato credere?...
ELENA
Che li tenessi lì per specchiarmi nei vostri occhi.
FILIPPO
E l'ha creduto?
ELENA
Ma sì... l'imbecille. Ed ecco perchè finirà per rimanere. Non saranno già le mie arti a trattenerlo, nè un capriccio da gran signore, nè la follia d'un amore improvviso, nulla di ciò che potrebbe far scusabile la sua debolezza. Sarà il dispetto del vostro trionfo a cui crede, e la lusinga di attraversare la vostra felicità; un misto di invidiuzza meschina e di vanità petulante. Davvero che ciò merita dei riguardi! Se i vostri grandi uomini sono così piccini, non pigliatevela con noi se li facciamo cadere. Facendolo, vendichiamo la grandezza vera.
FILIPPO
Così va detto. Il vostro è un atto.......
ELENA
Di giustizia.
FILIPPO
Femminile. Come le moine che mi avete fatto ieri sera; ma vi avverto che non sono di ghiaccio. Non vorrei che per trattenere quell'altro dal Polo mandaste me ai Tropici.
ANSELMO (entra e consegna una lettera)
È tornato Ambrogio.
ELENA
Ah! dello zio.
FILIPPO
Siete in corrispondenza così mattiniera?
ELENA
Gli ho scritto che mi mandasse la commendatizia.
FILIPPO
ELENA
Volevo ritardarne la consegna al Dottore senza dar sospetti.
FILIPPO
E che vi ha risposto lo zio?
ELENA
Leggete...
FILIPPO
Un enigma. C'è una sola parola: Altrettanto.
ELENA
Gli avevo scritto: Buon giorno.
FILIPPO
E il Dottore ha creduto?...
ELENA
Che sollecitassi la commendatizia. Ma sua colpa! Era là ritto contro la scrivania. Avevo fatto cadere a terra il vostro ritratto, l'ha raccolto felice della caduta, e per rimetterlo a posto si chinava fino sulla cartella dove stavo scrivendo. Mi divertivo come una pazza. Mi dicevo: se legge, se avverte l'inganno, gli confesso ogni cosa e ci si fa una risata. Ho piegato il biglietto piano piano, mettendoglielo sotto il naso; a non leggerlo bisognava farlo apposta, perchè saltano agli occhi due parole: Buon giorno. Era una corda di salvamento che gli gettavo.
FILIPPO
Ci pigliava gusto ad affondare. Chissà stanotte quanto avete meditato il piano di battaglia!
ELENA
Che! Ho dormito d'un fiato — credete ch'io sappia quello che dirò a quel disgraziato quando tornerà fra mezz'ora in casa mia? Non una parola. So che finirà per restare — ecco tutto. — L'arte della seduzione consiste nella facoltà di mettersi improvvisamente in uno stato d'animo che desta interesse. Un sentimento non è vero, perchè dura, ma perchè lo si prova. — Hanno torto quelli che declamano contro le grandi ammaliatrici. Nel momento della seduzione esse prodigano il fiore dell'anima loro, e i fiori più delicati sono quelli che durano meno. Il vostro Dottore non può lagnarsi se in cambio della sua rinunzia gli lascio intravedere per un istante le superbe ricchezze del mio cuore ignote a me stessa.
FILIPPO
Ma se una volta odorato il fiore e adocchiato il tesoro l'amico da uomo saggio vi levasse l'incomodo?
ELENA
Cioè...
FILIPPO
ELENA
Se partisse?... ne sarei contenta.
FILIPPO
C'è un mezzo semplicissimo.
ELENA
No, senza questa prova non posso farmi un'idea del suo valore.
FILIPPO
Vuol dire che desiderate di trovargliene del valore.
ELENA
Desidero persuadermi che si può trovare chi ne abbia.
FILIPPO
Ahi! Brutto segno. Quando una donna come voi cerca un uomo di merito, è vicina a scegliere chi non ne ha punto. Gli dèi se ne vanno. La vostra divinità invulnerabile vi pesa.
ELENA
Forse. (scampanellata di fuori).
FILIPPO
Peccato! Era un bel esempio. Mi piaceva quella solitudine ingrata. Datemi retta, mandate la lettera al Dottore e buon viaggio. Non mettetelo ad altre prove. L'unico mezzo di potervi illudere intorno alla sua virtù di resistenza è quello di non tentarla. Quando sarà lontano lo circonderete d'un'aureola di poesia, locchè vi salverà dalla prosa che vi circonda. È un buon consiglio... e disinteressato, perchè di quella prosa faccio parte anch'io.
ELENA
Siete patetico e solenne.