IV.

Quanti altri esempi si potrebbero citare! Intorno a noi, da ogni parte, ferve la lotta della quantità e della qualità. Questa lotta è l’essenza stessa della civiltà moderna. Sì, due mondi vivono e combattono in seno ai nostri tempi; ma non sono l’Europa e l’America, sono la quantità e la qualità; e combattendo confondono a tal punto le idee degli uomini, che noi non siamo più capaci di definire il progresso. Perchè noi ci contradiciamo tutti i giorni, ora affermando che il mondo progredisce, ora che declina? Perchè i nostri tempi hanno accresciuta di molto la quantità di tutte le cose, ma quasi sempre a scapito della qualità; cosicchè paiono progredire o decadere secondo che li giudichiamo alla stregua della quantità o alla stregua della qualità. Noi non ci raccapezziamo più, perchè confondiamo di continuo le due misure — la quantità e la qualità — adoperandole promiscuamente.

Supponete che un architetto e un impresario di cementi armati discutano dei tempi presenti: vi meravigliereste voi se il primo versasse lagrime amare sulla decadenza del mondo, che non è più capace di edificare, in mezzo alla congerie dozzinale delle città moderne, un nuovo Palazzo Vecchio o una nuova San Marco; e che il secondo celebrasse invece il magnifico progresso dei tempi, in cui le città pullulano e crescono in ogni parte come i funghi in una foresta dopo la pioggia? Hanno tutti e due ragione, ma ciascuno secondo il modo suo di vedere. Il primo giudica alla stregua della qualità e ha ragione di affermare che tutte le città dell’America non valgono San Marco o Palazzo Vecchio. L’altro giudica alla stregua della quantità; e naturalmente conchiude a rovescio. Tale è il mondo, in cui viviamo: misurato con il metro e la bilancia è un gigante. Gli uomini non possederono mai tanta terra, non dominarono mai le forze della natura con così potenti strumenti e non profusero mai al sole tante ricchezze. Ma se lo giudichiamo alla stregua della qualità, esso scomparisce a paragone di molte generazioni passate; di quelle che crearono la scultura greca, per esempio, o l’architettura italiana del medio evo, o i grandi stili decorativi francesi del settecento. Noi possiamo egualmente sostenere che i nostri tempi progrediscono e che declinano, adoperando ora l’una, ora l’altra misura: così come possiamo, scambiando le due misure, sostenere a piacere la preminenza dell’America e quella dell’Europa. Non cercate in America nè le meraviglie nè gli orrori, di cui troppo vi tengon discorso; perchè non ci troverete altra cosa che il principio della quantità, cresciuto da un secolo in tanto potere, e i suoi più meravigliosi prodigi. Un popolo laborioso e volonteroso si è trovato padrone di un vastissimo continente ricco di terre fertili, di boschi e di miniere — proprio quando l’uomo inventava lo strumento atto a sfruttare rapidamente le immensità: la macchina a vapore. Armato di questo strumento, quel popolo ha moltiplicate in un secolo le ricchezze di cui l’uomo è più cupido, un infinito numero di volte; e abbozzata in fretta una società grandiosa, disordinata e potente, che agli ideali antichi ha anteposto un ideale nuovo: far molto e far presto.... L’America non ignora e non disprezza, come dicono i suoi nemici, le arti e le scienze: ma a queste attende con minor foga che allo sfruttamento del suo continente. Nè è più conforme al vero dir che l’Europa è maestra di civiltà al nuovo mondo ancora barbaro; o che a fianco dell’America giovane essa raffigura la decrepitezza impotente. Anche in Europa la moltitudine si avvezza al largo spendere; il lusso privato cresce con le pubbliche spese: occorre quindi affrettare la produzione della ricchezza. Ma il vecchio mondo è più popoloso e meno ricco del nuovo; è tutto frastagliato di frontiere; vive ancor troppo, almeno con la memoria, nei tempi in cui gli uomini si contentavano di fare e di possedere poche cose, ma belle e buone. Se l’Europa avanza l’America nella coltura, è più timida, più avara, più lenta nelle industrie e nei commerci. Chi assuma dunque come misura la quantità, giudicherà che l’America è il modello; chi la qualità invece, conserverà all’Europa il suo antico primato.