SCENA I. Engstrand e Regina.

(Engstrand se ne sta presso la porta che mena alla spiaggia. Egli ha la gamba sinistra più corta dell’altra e sotto il piede una suola di legno. Regina con un inaffiatoio vuoto in mano, cerca d’impedirgli d’entrare).

Regina (a mezza voce). Che vuoi? Non moverti. Sei tutto grondante di pioggia.

Engs. È la pioggia del buon Dio, figlia mia.

Regina. Di’ piuttosto una pioggia del diavolo.

Engs. Buon Gesù come parli, Regina! (fa alcuni passi zoppicando) Ascoltami, volevo dirti....

Regina. Ehi, galantuomo non fate tanto rumore col piede! Il padroncino dorme quassù, proprio sopra noi.

Engs. Ancora dorme? Di pieno giorno?

Regina. Questo non ti riguarda.

Engs. Iersera sono stato un po’ allegro con degli amici.

Regina. Non fo fatica a crederlo.

Engs. Che vuoi, figlia mia, siamo uomini, siamo deboli....

Regina. Oh! Questo è verissimo.

Engs. E le tentazioni sono tante in questo basso mondo. Eppure Dio sa ch’io era già al mio lavoro stamane alle cinque e mezzo.

Regina. Va bene, va bene. E se te n’andassi ora? Non voglio restarmene qua in rendez-vous con te.

Engs. Che dici? Non vuoi che?... Non ho ben capito.

Regina. Non voglio che t’incontrino qui. Vattene per la tua strada.

Engs. (facendo alcuni passi verso di lei) Mio Dio, no, non me n’andrò sinchè non t’avrò parlato. Oggi terminerò il mio lavoro laggiù, alla scuola di cui si sta per finire la costruzione, e me ne ritornerò in città, a casa mia, col battello di questa notte.

Regina (tra i denti). Buon viaggio.

Engs. Grazie dell’augurio, bimba mia. Domani si inaugura l’asilo, vi sarà quindi banchetto e gozzoviglie inaffiate da buon vino. Ora, nessuno deve dire che Giacomo Engstrand non può resistere alla tentazione allorchè questa si presenta.

Regina. Quanto a ciò!...

Engs. Sicuro, domani si troveranno qui molte persone dabbene. Ci sarà anche il pastore Manders, nevvero?

Regina. Egli arriva oggi.

Engs. Vedi! Pensa s’io vorrei che avesse qualche motivo di lamentarsi di me.

Regina. Ah! Capisco di che si tratta! Veh! Veh!

Engs. Che c’è?

Regina (fissandolo negli occhi). Che vuoi dare ad intendere di nuovo al pastore Manders?

Engs. Zitta! Sei pazza? Io dare ad intendere cose non vere al pastore Manders? Ah! No! Il pastore Manders è stato troppo buono con me. Ma ci allontaniamo da ciò che volevo dirti; questa sera dunque faccio ritorno a casa.

Regina. Tanto meglio! Quanto più presto partirai....

Engs. Sì, ma voglio condurti via con me, Regina.

Regina (guardandolo un istante attonita). Vuoi condurmi via con te? Ma che intendi dire?

Engs. Intendo dire che voglio averti presso di me, in casa mia.

Regina (con aria di scherno). Mai!

Engs. Oh! Lo vedremo.

Regina. Sì, sì, lo vedremo, puoi contarci. Io allevata presso la signora Alving, la vedova del ciambellano?... Io che fui trattata sinora quasi come una figlia di casa? Io, andrei ad abitare con te?... In una casa come la tua? Orrore!...

Engs. Ah! Diavolo! Che sarebbe a dire? Ti ribelleresti ora a tuo padre, figlia mia?

Regina (a mezza voce, senza guardarlo). Hai ripetuto fin troppo ch’io non ero nulla per te.

Engs. Bah! Non ci pensare....

Regina. Quante volte m’hai chiamata una.... Che orrore!

Engs. No, giusto cielo, no, io non mi sono servito mai di una parolaccia simile.

Regina. Non dubitare; me le ricordo perfettamente le tue parole.

Engs. Ma forse quando ero un po’ brillo.... Il mondo offre tante tentazioni, Regina....

Regina. Puh!

Engs. Eppoi la colpa è di tua madre che voleva aver sempre ragione.... Dovevo pur trovare qualche spediente per vincerla. Essa faceva sempre la smorfiosa. (imitando) «Te ne prego, Engstrand! lasciami stare! Ho servito per tre anni in casa del ciambellano Alving a Rosenvold, io.» (sorridendo) Ah! Buon Gesù! Non c’era caso di farle dimenticare che il capitano era stato promosso ciambellano nell’epoca in cui essa si trovava al suo servizio.

Regina. Povera mamma! Non t’ha incomodato per molto tempo.... quante glie n’hai fatte passare!

Engs. (con un movimento che lo fa zoppicare). Si capisce, la colpa è sempre mia.

Regina (voltandosi da un lato a mezza voce). Ouf! Eppoi, codesta gamba!

Engs. Che dici figlia mia?

Regina. Pied de mouton.

Engs. Quest’è inglese?

Regina. Già.

Engs. Già, già; sei divenuta una sapientona, qui. Sto pensando, Regina, che ciò potrebbe fare al caso nostro.

Regina (dopo breve silenzio). E che vuoi tu ch’io me ne venga a fare con te in città?

Engs. È egli permesso chiedere ciò che vuol fare un padre della sua unica creatura? Non sono io vedovo, ciò che significa solo e abbandonato?

Regina. Ah! Lasciami un po’ in pace colle tue frottole. Perchè devo venirmene in città con te?

Engs. Ebbene, te lo dirò: un’idea, qualche cosa di nuovo che vorrei tentare.

Regina. Non sei alla tua prima prova, ma la ti è andata sempre male....

Engs. Vedrai questa volta, Regina! Che il diavolo mi porti....

Regina (picchiando col piede). Zitto, zitto!

Engs. (vivamente). Hai ragione. Volevo soltanto dirti una cosa; dacchè lavoro in questo nuovo asilo riescii a metter da parte un po’ di danaro.

Regina. Davvero? Tanto meglio per te.

Engs. Che potrei fare del mio capitale qui nel villaggio?

Regina. Continua.

Engs. Ebbene, ho pensato, intendi, di collocare questo denaro in modo che mi possa rendere qualche cosa. Vorrei tentare d’aprire una specie d’albergo pei marinai.

Regina. Puh!

Engs. So io quello che intendo: un albergo come si deve, non già una bettolaccia.... No, per Bacco; dovrebbero venirvi soltanto i capitani di vascello, i piloti, ecc., insomma quanto v’ha di meglio fra quella gente.

Regina. E io dovrei?...

Engs. Tu mi aiuteresti; tanto per l’apparenza, si capisce; certo non vorrei vederti faticare, ah no, per l’inferno! Tu faresti tutto ciò che ti piace.

Regina. Ah! Benissimo.

Engs. Ma in una casa ci vuole la donna, ciò è chiaro come la luce del sole. La sera bisognerebbe divertirsi un pochino, con della musica, del ballo, e tutto quello che segue. Pensa, figlia mia, tutti questi uomini di mare lanciati là, sul vasto oceano (avvicinandosi a lei). Vediamo, Regina, non fare la stupida, non voler far torto a te stessa. Che diverrai qui? Cosa potrà giovarti che la signora abbia speso del suo per renderti sapiente?... M’hanno detto che andrai a sorvegliare i bambini del nuovo asilo. Ma è questo un lavoro per te? mi domando. Vorresti sacrificare la tua salute per quei monellucci?

Regina. No, e se tutto andasse secondo i miei desiderî, so benissimo.... In fede mia, ciò può ben avvenire; ciò può avvenire!

Engs. Ch’è mai che può avvenire?

Regina. È un affare che non ti riguarda. E a quanto ammonterebbero le tue economie?

Engs. Si tratta d’un sette od ottocento corone.

Regina. Non c’è gran male.

Engs. Sarà in ogni caso abbastanza per incominciare, figlia mia.

Regina. E non pensi di darmi nulla di tutto quel denaro?

Engs. No, per Dio, non vi penso affatto.

Regina. Nemmeno un po’ di stoffa per un vestitino? Nemmeno questo?

Engs. Seguimi e vestiti ne avrai quanti ne vorrai.

Regina. Basta! Saprei ingegnarmi da sola, se ne avessi volontà.

Engs. Regina, la mano d’un padre saprà sempre guidarti meglio. Ora che parliamo, posso avere una casa molto conveniente nella piccola via del Porto. Non occorre una gran somma per acquistarla. E, vedi, si potrebbe farne una specie di ricovero pei marinai.

Regina. Ma io non voglio seguirti. Non v’è nulla di comune tra noi. Vattene.

Engs. Non rimarresti a lungo con me. Diamine! no certo, bimba mia. Non avrò questa fortuna. Certamente non avresti che a guardarti attorno.... Una bella ragazza come te, poichè ti sei fatta bellina in questi ultimi anni....

Regina. Ebbene?

Engs. Non passerebbe molto tempo, che si vedrebbe capitare un pilota, in fede mia, fors’anco un capitano....

Regina. Non voglio sposarmi con persone di quella razza. I marinai non hanno savoir-vivre.

Engs. Non hanno che....

Regina. Ti dico che li conosco. Non sono persone che si possono sposare.

Engs. Ma non c’è poi bisogno di sposarsi. Si può trovare maggior profitto altrimenti. (confidenzialmente) Tu conosci l’inglese?... l’Inglese del yacht.... ebbene egli pagò trecento scudi, ed essa non era certo tanto bella come te.

Regina. (minacciosa). Esci di qui!

Engs. (retrocedendo). Andiamo andiamo! Non vorrai picchiarmi, credo!

Regina. Se parli della mamma, picchio. Esci, ti ripeto. (lo spinge verso la porta che conduce alla spiaggia) E non battere gli usci.... il giovane signor Alving....

Engs. Bah! Egli dorme. È curioso come ti occupi del giovane signor Alving.... (abbassando la voce) Oh, oh! ci sarebbe dubbio ch’egli...?

Regina. Vattene, e al più presto. Tu sragioni. No, no da questa parte. Ecco il pastore Manders che s’avanza. Presto, infila la scala della cucina.

Engs. (passando a destra). Bene, bene, ce n’anderemo. Ma parla un po’ con costui. Egli è uomo capace di dirti ciò che una figlia deve a suo padre. Perchè sai, in fin dei conti già io sono tuo padre. Posso provartelo coi registri della parrocchia. (egli esce dall’altra porta che Regina ha aperto e ch’essa richiude dietro di lui).

Regina. (getta un’occhiaia allo specchio, si fa vento col grembiule, riordina il nastro del suo colletto; poi si mette a disporre i fiori).