SCENA III. Detti, Engstrand.

Engs. (entrando dall’uscio del vestibolo). Signor Pastore!...

Il Past. (volgendosi con spavento). Come? Mi perseguitate sino qua?

Engs. Sì, che il cielo mi annienti!... Ah! Gesù santo! Ma tutte le vostre lamentele non servono a nulla, signor Pastore.

Il Past. Che c’è?

Engs. Ah! vedi, tutto ciò, causa la pia riunione. (piano a Regina) L’abbiamo in pugno, figlia mia! (forte) Così, è in grazia mia, che il signor Pastore divenne fallibile....

Il Past. Ma vi assicuro Engstrand....

Engs. Il solo signor Pastore si è occupato delle lampade....

Il Past. (fermandosi). Sì, voi lo dite, ma io non mi ricordo d’aver toccata una sola lampada.

Engs. Io invece vidi chiaramente il signor Pastore smoccolare una candela colle dita, e gettarne lo stoppino nelle segature.

Il Past. Avete visto tutto ciò?

Engs. Perfettamente.

Il Past. Non ci capisco nulla; tanto più perchè so di non aver mai avuta l’abitudine di smoccolare le candele colle dita.

Engs. Infatti, non è punto pulito. Ma, signor, Pastore, è proprio un’abitudine pericolosa?

Il Past. (camminando inquieto). Oh, basta interrogazioni.

Engs. (seguendolo). E.... poi, signor Pastore, l’edificio non era assicurato?

Il Past. (continuando a camminare). No, no, no, lo sapete benissimo.

Engs. (seguendolo). Non era assicurato! E.... così.... appiccare il fuoco.... Gesù, Gesù, che sventura!

Il Past. (asciugandosi la fronte). Ah! potete ben dirlo, Engstrand.

Engs. Eppoi, che una cosa simile accada ad un istituto di beneficenza, utile nello stesso tempo alle città ed ai villaggi, come si suol dire! Temo che i giornali non tratteranno come si conviene il signor Pastore.

Il Past. Ecco, appunto ciò che pensavo io stesso. Questo forse è il peggio.... Tutti questi odiosi attacchi, tutte queste accuse! Ah! guai a pensarci!

SCENA IV. Detti, Signora Alving.

Sig.ª Alving. (entrando dall’uscio che mette alla spiaggia). Non c’è caso di fargli abbandonare il luogo del disastro!

Il Past. Ah! eccovi, signora.

Sig.ª Alving. Almeno avete evitato il discorso inaugurale, pastore Manders.

Il Past. Oh! avrei voluto così volentieri....

Sig.ª Alving. (con voce strozzata). Meglio così! A nulla di bene poteva riuscire questo asilo.

Il Past. Credete?

Sig.ª Alving. Ne dubitate?

Il Past. In ogni modo fu una sventura immensa.

Sig.ª Alving. Spieghiamoci con poche parole, su questo punto, come sur una questione d’interesse.... Aspettate il Pastore, Engstrand?

Engs. (presso alla porta del vestibolo). Sì, l’aspetto.

Sig.ª Alving. Allora sedete.

Engs. Grazie, sto benissimo in piedi.

Sig.ª Alving (al Pastore). Probabilmente prenderete il battello a vapore?

Il Past. Sì, fra un’ora.

Sig.ª Alving. In tal caso, abbiate la compiacenza di portare con voi tutte le carte. Non voglio più sentir pronunciare una sola parola su tale faccenda. Ora, ho altre preoccupazioni....

Il Past. Signora Alving.

Sig.ª Alving. Più tardi vi invierò i pieni poteri, per definire tutto come vorrete voi.

Il Past. Me ne incaricherò molto volentieri. La prima disposizione del testamento, diventa purtroppo affatto inapplicabile.

Sig.ª Alving. Si capisce.

Il Past. Ecco dunque come io intendo accomodare la faccenda per adesso: il recinto di Solvik apparterrà al comune. La terra non è senza valore; potrà sempre servire a qualche cosa. In quanto alla rendita del capitale che resta alla Cassa di Risparmio, potrò forse impiegarla convenientemente pel bene della città.

Sig.ª Alving. Come vorrete. Oggi tutto mi riesce affatto indifferente.

Engs. Signor pastore, pensate al mio rifugio per i marinai.

Il Past. E perchè no? è una buona idea. Vedremo; bisogna riflettere.

Engs. No, diavolo, punto riflessione.... (correggendosi) Ah! buon Gesù!...

Il Past. (con un sospiro). E poi, purtroppo, non so sin quando potrò occuparmi di tali affari, e se l’opinione pubblica non mi costringerà a ritirarmi. Tutto dipende dal risultato dell’inchiesta.

Sig.ª Alving. Che state dicendo?

Il Past. E tale risultato, non si può prevedere anticipatamente.

Engs. (avvicinandosi a lui). Scusate, si può prevederlo. Guardate soltanto Giacomo Engstrand.

Il Past. Sì, sì, ma....

Engs. (più piano). Giacomo Engstrand non è l’uomo capace d’abbandonare un generoso benefattore nell’ora del pericolo, come si suol dire.

Il Past. Sì, mio caro, ma come?...

Engs. Giacomo Engstrand è quasi l’angelo della salvezza, signor Pastore.

Il Past. No, no, non potrei accettar certamente...

Engs. Eppure lo dovrete. Io conosco uno, che altra volta s’addossò una colpa altrui!

Il Past. Giacomo! (gli stringe la mano) Siete un uomo raro. Suvvia! Tutto quanto abbisogna per il vostro asilo sarà fatto, potete calcolarci.

Engs. (vorrebbe ringraziare, ma la sua voce è soffocata dall’emozione).

Il Past. (mettendo a tracolla la sua borsa da viaggio). Ed ora avanti! Noi due partiremo assieme.

Engs. (piano a Regina che sta presso all’uscio della sala da pranzo). Vieni con me, piccina; tu ti troverai come sur un letto di piume.

Regina (scotendo il capo). Grazie!

(Passa nel vestibolo ed offre la valigia al Pastore).

Il Past. Addio, signora Alving! Possa lo spirito d’ordine e di regolarità, penetrare ben presto in questa casa!

Sig.ª Alving. Addio Manders!

(Si reca nella serra, vedendo Osvaldo entrare dall’uscio esterno).

Engs. (assecondato da Regina, aiuta il Pastore ad indossare il suo soprabito). Addio, figliuola, se qualche cosa t’accadesse, tu sai benissimo dove trovare Giacomo Engstrand. (piano) Viottolo del Porto, hm! (alla signora Alving e ad Osvaldo) E la casa dei marinai si chiamerà: «Asilo del ciambellano Alving».... ecco. E se mi sarà concesso di dirigere questa casa, come l’intendo io, son sicuro ch’essa riuscirà degna del defunto ciambellano.

Il Past. (uscendo). Hm!... Venite, mio caro Engstrand. Addio, addio!

(Entrambi escono dal vestibolo).