SCENA V. Signora Alving, Regina, Osvaldo.
Osvaldo (avvicinandosi alla tavola). Di qual casa parlava?
Sig.ª Alving. Una specie d’asilo che vogliono fondare lui ed il pastore Manders.
Osvaldo. Brucierà anche quello.
Sig.ª Alving. Perchè tale idea?
Osvaldo. Tutto deve bruciare, non rimarrà nulla per ricordare mio padre. Io pure brucio!
Regina (lo guarda colpita).
Sig.ª Alving. Osvaldo! Non avresti dovuto restartene così a lungo laggiù, mio povero ragazzo.
Osvaldo (sedendo presso alla tavola). Credo che tu abbia ragione.
Sig.ª Alving. Lascia ch’io asciughi il tuo volto, Osvaldo. (lo asciuga col proprio fazzoletto)
Osvaldo (guardando innanzi a sè con indifferenza). Grazie, mamma.
Sig.ª Alving. Non sei stanco, Osvaldo? vorresti dormire un pochino?
Osvaldo (con angoscia). No, no.... non voglio dormire! Non dormo mai, io; fingo soltanto! (con voce sorda) Ciò avverrà anche troppo presto!
Sig.ª Alving (guardandolo con inquietudine). Ah! è vero dunque che tu sei malato, figlio mio benedetto?
Regina (tendendo l’orecchio). Il signor Alving è malato?
Osvaldo (con impazienza). E poi.... chiudete tutti gli usci! Quest’angoscia mortale....
Sig.ª Alving. Chiudi, Regina.
(Regina chiude e rimane presso l’uscio del vestibolo. La Alving leva il suo scialle; Regina fa altrettanto).
Sig.ª Alving (avvicinando una seggiola ad Osvaldo, e sedendo accanto a lui). Vedi, mi metto vicino a te.
Osvaldo. Sì, va bene! Regina non deve abbandonare la stanza. Regina deve restarsene sempre accanto a me. Tu verrai in mio soccorso, nevvero Regina?
Regina. Non capisco....
Sig.ª Alving. In tuo soccorso?
Osvaldo. Sì.... quando ce ne sarà bisogno?
Sig.ª Alving. Osvaldo, e tua madre non è sempre pronta a volare in tuo soccorso?
Osvaldo. Tu? (sorridendo) No, mamma, quel soccorso tu non puoi offrirmelo. (sorride amaramente) Tu! ah! ah! (la guarda con serietà) Eppure.... era bene il tuo ufficio! (con violenza) Regina, perchè non mi dai del tu? Perchè non mi chiami Osvaldo?
Regina (piano). Non credo che ciò piacerebbe alla signora.
Sig.ª Alving. Fra poco, ne avrai il diritto; adesso, vieni tu pure a metterti vicino a noi.
Regina (siede in silenzio e con qualche esitazione dall’altra parte della tavola).
Sig.ª Alving. Ed ora, mio povero figlio tanto torturato, voglio toglierti il peso che grava sul tuo spirito.
Osvaldo. Tu, mamma?
Sig.ª Alving. Sì: tutto ciò che tu chiami rimpianti, rimorsi, pentimenti....
Osvaldo. E tu credi che il tuo potere arriverà sino....
Sig.ª Alving. Sì, Osvaldo, ne sono sicura. Poco fa, quando parlasti del piacere di vivere, qualche cosa s’è rischiarato nel mio spirito, e vidi l’intera mia vita sotto una luce novella.
Osvaldo (scotendo il capo). Non ci capisco niente!
Sig.ª Alving. Ah! se tu avessi conosciuto tuo padre quando non era che un giovane tenente. Il piacere di vivere! Pareva proprio che lo personificasse....
Osvaldo. Sì, lo so.
Sig.ª Alving. Comunicava l’allegria, spargeva intorno a sè un’aria continua di festa! E quella forza indomabile, quella pienezza di vita che possedeva!
Osvaldo. Ebbene?
Sig.ª Alving. Ad un tratto quell’allegro fanciullone — in quei tempi era proprio come un fanciullo, — si trova sbalestrato in una meschina cittaduzza, che non poteva offrirgli distrazioni di sorta, null’altro che dei piaceri! Non una meta da raggiungere: non aveva che un impiego. Non un lavoro in cui tutto il suo spirito potesse trovare una soddisfazione: null’altro che affari. Non un solo amico capace di comprendere il piacere della vita: semplicemente dei compagni d’ozio e di orgie.
Osvaldo. Mamma!...
Sig.ª Alving. Avvenne.... ciò che doveva avvenire.
Osvaldo. Cosa mai doveva avvenire?
Sig.ª Alving. Lo dicesti tu stesso un momento fa, prevedendo ciò che avverrebbe di te, se tu restassi a casa.
Osvaldo. Vorresti intendere con ciò, che mio padre....
Sig.ª Alving. Il tuo povero padre non ha mai trovato uno sfogo a quel piacere di vivere che traboccava in lui. Io, dal canto mio, non ero in grado di arrecare molta allegria al suo focolare.
Osvaldo. Neppure tu?
Sig.ª Alving. Avevo ricevuto delle lezioni, in cui non si trattava che di doveri e di obblighi.... e per molto tempo, non potei dimenticarli. Tutta l’esistenza si riassumeva in doveri.... i doveri miei, i doveri suoi, ecc.... temo d’aver resa la casa insopportabile al tuo povero padre, Osvaldo mio.
Osvaldo. Perchè nelle tue lettere non mi trattenesti mai di tutto ciò?
Sig.ª Alving. Mai, prima d’oggi, avrei creduto possibile di poter confessare tutto a te, suo figlio.
Osvaldo. Ed oggi hai compreso?
Sig.ª Alving (lentamente). Non vidi che una cosa soltanto, cioè, che tuo padre era un uomo finito, prima della tua nascita.
Osvaldo (con voce strozzata). Ah!... (si alza e s’avvicina alla finestra).
Sig.ª Alving. Eppoi ho riflettuto che Regina apparteneva a questa casa.... allo stesso titolo di mio figlio.
Osvaldo (volgendosi vivamente). Regina!...
Regina (trasalendo e con voce malferma). Io!...
Sig.ª Alving. Ora; entrambi sapete tutto!
Osvaldo. Regina!
Regina (parlando fra sè stessa). Sicchè mia madre era una....
Sig.ª Alving. Tua madre aveva molte buone qualità, Regina.
Regina. Sì, questo però non toglie che non fosse.... Oh! mi pareva qualche volta; ma.... Sì, signora! Così è! Mi permettete di partire immediatamente?
Sig.ª Alving. Davvero Regina, vorresti partire?
Regina. Lo voglio!
Sig.ª Alving. Naturalmente sei libera, ma....
Osvaldo (avvicinandosi a Regina). Ora che qui sei a casa tua, vorresti partire?
Regina. Merci, signor Alving.... è vero, adesso posso dire Osvaldo, ma non proprio come l’avrei pensato.
Sig.ª Alving. Regina, io non sono stata franca con te.
Regina. Ma no, si avrebbe torto a crederlo! Se avessi saputo che Osvaldo era malato.... e che fra noi non poteva esserci nulla di serio.... No, non posso restarmene qui, e sciuparmi a vantaggio di gente malata.
Osvaldo. Come? Neppure per un uomo, che ti è così legato?
Regina. No, non lo posso. Una ragazza povera deve impiegare la sua gioventù; altrimenti un bel giorno potrebbe trovarsi senza casa nè tetto. Ed io pure, signora, aspiro.... al piacere di vivere.
Sig.ª Alving. Ahimè, sì! Ma bada di non perderti Regina.
Regina. Eh! Se mi perderò, vuol dire che non avrò potuto fare altrimenti. Se Osvaldo rassomiglia a suo padre, io devo rassomigliare a mia madre, suppongo.... Posso ardire di chiedere alla signora se il pastore Manders è informato di ciò che mi concerne?
Sig.ª Alving. Il pastore Manders sa tutto.
Regina (avviluppandosi nel suo scialle). In tal caso devo spicciarmi per prendere il battello. È così facile intendersi col Pastore, e mi sembra d’aver altrettanto diritto su quel denaro, che lui.... quello zoppo d’un falegname.
Sig.ª Alving. Io non domando di meglio, Regina.
Regina (guardandola freddamente). La signora avrebbe potuto educarmi quale figlia d’una persona distinta; sarebbe stato più conveniente. (con un movimento delle spalle). Dopo tutto, non me ne importa! (guardando da un lato la bottiglia chiusa, con amarezza) Per Dio, potrò bere lo stesso dello champagne con persone a modo!
Sig.ª Alving. Se un giorno, Regina, sentirai desiderio d’un focolare tranquillo, vieni da me.
Regina. No, grazie, signora. Il pastore Manders si incaricherà di me. E se.... dovessi finir male, conosco un luogo, dove sarei a casa mia.
Sig.ª Alving. Quale?
Regina. L’asilo del ciambellano Alving.
Sig.ª Alving. Regina, lo veggo, tu corri alla tua perdita....
Regina. Mah! Addio! (saluta ed esce dalla porta del vestibolo)