CAPITOLO SECONDO. IL PARCO REALE.

Palazzo. — I freschi d'Appiani. — Il Parco. — Il Frutteto. — Cassina di San Lorenzo. — Marco Visconti. — I Forni. — Il Mirabellino. — La Faggianaja all'Ungherese. — Il Bosco bello. — Il Belvedere. — La Faggianaja all'Italiana.

Quando Andrea Appiani cominciava a dar luminose prove del suo ingegno fu chiamato a decorare di freschi la Sala rotonda che sta nel mezzo del magnifico palazzo vicereale. Il lavoro di alcuni anni fu coronato d'un pieno successo; il tema furono gli amori e l'apoteosi di Psiche.

Lo scompartimento è una medaglia grandiosa a figure quasi naturali, coronata di quattro lunette sulla volta stessa e di quattro superiormente alle porte.

In una, Psiche bellissima nelle sembianze, sfarzosa negli ornamenti, modesta negli atti, trae intorno a sè i popoli rapiti d'ammirazione. Nella seconda, la giovinetta contemplando immobile l'angeliche forme d'Amore addormentato, lascia partire incautamente dalla sua lucerna quel raggio di luce funesta, che deve risvegliarlo. Nella terza, Psiche prostrata chiede da Proserpina, seduta su magnifico trono, il vaso della bellezza; che nella quarta dischiude improvvidamente, e trovato invece della bellezza il sonno, vinta da irresistibile forza, s'abbandona a dormire sull'erba. Amore sollecito la sveglia, toccandole l'omero sinistro colla freccia lieve lieve che non la punga. Oh chi non sente la mistica voce di quel tocco! Nelle altre ond'è adorna la vôlta vedi Venere, che punta di sdegno, giura vendicarsi del trionfo riportato da Psiche di sovrana bellezza; la Dea d'amore che riceve il vaso della bellezza dall'innocente fanciulla; Amore che dinanzi a Giove perora per l'amante e per sè; finalmente Mercurio che reca Psiche fra le eterne esultanze del cielo. Nella medaglia di mezzo la fortunata giovinetta è condotta da Amore dinanzi a Giove, a Giunone, a Diana ed a Pallade perchè riceva gli onori della divinazione.

Dir tutti i pregi di questo lavoro non sarebbe nè da me, nè della mole del mio lavoro, onde mi basti averne tocco l'argomento, lasciando che il contemplatore ne riveli il merito da sè medesimo.

E del palazzo reale ci basti l'aver accennato questi dipinti, a cui aggiungeremo la sua elegante facciata in ciascuno de' lati, il teatro e la cappella.

L'anno dopo che Napoleone avea assunta la corona di re d'Italia commise il disegno del vasto Parco che fu cominciato dal cavaliere Canonica e finito dall'ingegnere Tazzini.

Ad esso si entra, uscendo dal palazzo, pel cancello che dà sulla via di Vedano, e prima sotto i filari dei roveri compare a manca il Frutteto, con cui fa un bizzarro contrasto la gotica torre della Cassina di San Fedele, illustre pel valore onde Marco Visconti respinse di là con cinquecento fanti i soldati più numerosi di Galeazzo Visconti. Eppure erano cugini! tristissimi tempi in cui l'ambizione aveva soffocato ogni senso di carità, di gratitudine, di parentela! La bastia qui appresso fu dallo stesso Marco distrutta, quando cinse Monza di nuove mura rinforzate presso Porta a Milano col castello entro cui erano i Forni «certe cameruccie disposte l'una sopra l'altra nei varj piani della rôcca, nelle quali si calava da un buco, che era nella vôlta: buje del tutto, col pavimento convesso e scabroso, così basse, così anguste che uno non si poteva recar diritto sulla persona se stava in piedi, non distendersi, ove si fosse voluto mettere a giacere, ma dovea starsene accoccolato o ravvolto, con tormento indicibile. Galeazzo medesimo avea fatto fabbricare quegli orridi luoghi per tormentarvi i prigionieri di stato e fu egli il primo a provarli, adempiendo in sè una predizione che era corsa nel tempo appunto che si stavano costruendo[9]».

Il cardinale Durini amico di tutti i dotti del suo tempo, dotto anch'egli, eresse nel 1776 il Mirabellino rialzato al sommo d'una collinetta donde può la vista assai lontano, poco disgiunta dal quale è la Faggianaja all'Ungherese, che al pari della Faggianaja all'Italiana è ricchissima di questo ghiotto augello.

Un viale che di là si dirama mette al Bosco Bello, del circuito all'incirca di quattro miglia, popolato di timide lepri. Proseguendo potrai ascendere al Belvedere della Costa, e confortarti d'una deliziosa veduta, non omettendo però di visitare la Cascata da Bertori, e il Serraglio de' cervi a cui mette un arco a sesto acuto adorno degli stemmi viscontei.

Del resto per ogni dove tu volga l'occhio ti sfolgoreggiano dinanzi bellezze sempre varie e sempre nuove.

E nel silenzio delle valli chete

Arresta il pellegrin verde laghetto

Non turbato da remo ovver da rete;

Sul cui tranquillo e riposato aspetto

La pianticella acquatica s'allegri

E mettendo a fior d'onda alcun fioretto,

E d'abbondante umor sempre rintegri

Le rigogliose fluttuanti foglie

Le capellute barbe e i germi integri.