CAPITOLO TERZO. DA MONZA A MERATE PER LA VIA MILITARE.
La Santa. — Arcore. — Velate. — Il Pozzo della Monaca. — Ville Giulini e d'Adda. — Usmate. — Oreno. — Vimercate. — Pirovana. — Lomagna. — Osnago. — Ronco. — Montevecchia. — Cernusco Lombardone. — Carsaniga. — Merate. — Robbiate. — Verderio. — Novate. — Sabbioncello. — San Rocco. — Subaglio. — Montebello.
Appena uscito dal borgo di San Gerardo avrai a manca la cinta del Parco dalla quale non ti accomiaterai che dopo un miglio di viaggio, presso la Santa, lunga contrada ch'ebbe nome da una chiesa antichissima di Santa Anastasia.
Quale sorriso di variatissima scena ti si spiega dinanzi! casali, ville, giardini, floridi colli d'insensibile pendìo, bellezze create dalla natura e accresciute dall'arte, colti di prodiga ricompensa alle solerti fatiche del colono, che curvo sulla marra o sparso nei vigneti canta le canzoni del suo villaggio, alternandole colle vispe forosette dai fianchi baldanzosi, e ridenti nel volto di rosata bellezza! Oh non turbino quegli animi mai desiderio di mutamento! Oh sapessero le cure che accompagnano le ricchezze quanto meglio ravviserebbero le delizie della vita povera, ma contenta! Giuseppe Parini confrontando la serena fantasia, la ricchezza del cuore, i pochi bisogni e i pochi desiderj di questi contadini, col tumultuoso affannarsi di chi va in traccia di grandezze a cui presto deve dare un irrevocabile addio; confrontando la decenza delle spalle, la bella proporzione delle membra, il franco portar della persona, il viso rubicondo di queste villanelle, colla faccia interriata, cogli occhi lividi, coi corpicciuoli disseccati di molte cittadine; confrontando la vispa ubertà di questi campi colla neghittosa grettezza delle città, ripeteva:
Oh beato terreno
Del vago Eupili mio,
Ecco al fin nel tuo seno
M'accogli; e del natìo
Aere mi circondi;
E il petto avido inondi!
Già nel polmon capace
Urta sè stesso, e scende
Quest'etere vivace,
Che gli egri spirti accende,
le forze rintegra,
E l'animo rallegra;
Però ch'austro scortese
Qui suoi vapor non mena,
E guarda il bel paese
Alta di monti schiena,
Cui sormontar non vale
Borea con rigid'ale.
Nè qui giaccion paludi,
Che da lo impuro letto
Mandino a i capi ignudi
Nuvol di morbi infetto;
E il meriggio a' bei colli
Asciuga i dorsi molli.....
Io de' miei colli ameni
Nel bel clima innocente
Passerò i dì sereni
Tra la Beata gente,
Che di fatiche onusta,
È vegeta e robusta.
Qui con la mente sgombra,
Di pure linfe asterso,
Sotto ad una fresc'ombra
Celebrerò col verso
I villan vispi e sciolti,
Sparsi per li ricolti;
E i membri, non mai stanchi
Dietro al crescente pane;
E i baldanzosi fianchi
De le ardite villane;
E il bel volto giocondo
Fra il bruno e il rubicondo;
Dicendo: Oh fortunate
Genti, che in dolci tempre
Quest'aura respirate,
Rotta e purgata sempre
Da venti fuggitivi,
E da limpidi rivi!
A voi il timo e il croco,
E la menta selvaggia
L'aere per ogni loco
De' varj atomi irraggia,
Che con soavi e cari
Sensi pungon le nari.
Un rettifilo di via separa la Santa da Arcore terra lusinghiera pel ridente prospetto delle sue case, dove troverai un'antica chiesa ruinata[10], ed una nuova degna di visita, e i palazzi d'Adda e Giulini, due dei molti di cui vedrai prodigiosa ricchezza nelle terre di Brianza.
Ai quali Giulini toccò per eredità materna il principesco palazzo Belgiojoso del vicino Velate con sì estesi poderi, che li rendono i più facoltosi signori di quei contorni e d'un buon tratto di paese all'incirca.
In questo palazzo ti tornerà piacevole vedere i freschi onde Vitale Sala abbelliva la sua natale Brianza, che doveva vantarlo fra i suoi primi ornamenti, ma perderlo quando aspettava la conferma delle grandi speranze concepite.
Gian Paolo Osio d'Usmate, quel desso che Manzoni condannò nei Promessi Sposi ad un'obbrobriosa celebranza sotto il nome d'Egidio, il seduttore dell'incauta Geltrude, gittò in un pozzo di Velate la monaca Benedetta Felicia Omati che avea trafugata dal convento di Santa Margherita di Monza, dopo averle fracassate le tempie con molte scalciate d'archibuso, onde, sebben cavata fuori, pochissimi giorni dopo ne morì. L'Osio caricato di questi e d'assai altri delitti fu messo al bando, confiscati i suoi beni, rasa dalle fondamenta la sua casa in Monza. Salvatosi presso un amico, sperando aver bene, vi trovò quel fine a cui riescono il più delle volte questi ribaldi; in luogo di protezione e salvezza ebbe dall'amico tradimento e morte.
Rimettendoti sulla strada postale di fronte a Velate avrai Usmate, patria di Guidotto, che fu console dei nobili milanesi nel 1100, quando questi per un trionfo della parte plebea avevano dovuto abbandonare la città portando nell'esiglio il feroce desiderio della vendetta e del sangue. Passando per di qui osserverai il palazzo Ali-Ponzoni col suo giardino, e il buon fresco della Vergine con San Giovanni Battista e Santa Margherita nella chiesa parrocchiale.
Se ti venisse vaghezza di uscire dalla via principale, giunto che tu sii ad Arcore, potresti piegare a destra e per una via tagliata attraverso a fertili campagne recarti ad Oreno, indi a Vimercate, terra d'antica apparenza, ricchissima di memorie, feudo già dei De-Capitani, poi dei Secco-Borella, finalmente dei Trotti, per aver la contessa Giulia Borelli maritata Trotti riportata la vittoria contro il fisco e mantenuto l'imperio misto a favore del senatore Trotti suo figlio. Tanto ci è detto anche nella quasi inintelligibile iscrizione imbiancata sulla piazza della chiesa principale. Ogni ingresso nel borgo presenta un aspetto di passata grandezza, con segni evidenti d'antichità. La chiesa della Madonna, di architettura barocca, è grande, ricca e decorata d'un bel pallio d'argento cesellato; la chiesa di Santo Stefano del secolo XIII. mostra sulla sua tazza logori freschi di merito non comune, ed ai suoi fianchi una torre del 1261. Il palazzo e giardino De-Pedris ponno intrattenere per qualche mezz'ora piacevole il viaggiatore, che indarno però ricercherebbe qui il sorriso di molte altre terre briantee; non pendici di soave declino, non azzurri laghetti, non serie di palazzi, non continuo passaggio. Il suo collegio convitto, attraverso a varie vicende non sempre favorevoli, pervenne sino a noi e sussiste tuttora. Vimercate fu capo della Martesana nei tempi feudali, municipali e ducali; venuti gli Spagnuoli vi posero un vicario togato della Martesana che si eleggeva ogni tre anni, potendo però essere subito confermato. Francesco Sforza nel giardino di casa Corio, in Vimercate, dopo aver ridotta la città di Milano alle più strazianti miserie dell'assedio, per la smania di dominio, sottoscrisse ai 29 febbrajo 1450 i capitoli che lo dichiaravano successore dei Visconti. Nei tempi delle contese popolari e patrizie qui si distinsero i Rustici ed i Melosi che, cercando il vantaggio privato, cagionavano la ruina della patria.
Uscendo dalla porta opposta a quella per cui entrasti eccoti sur un tratto di via spopolata d'uomini e di case, melanconica, che per lunghi rettifili e per successive svolte dopo due miglia e mezzo di cammino, lasciando a destra il solitario Carnate, ti ridurrà ancora ad Usmate ove siamo già pervenuti per altra strada più ampia, più allegra, più variata.
Ed ecco, poco dopo calati dalla scesa settentrionale, sorridere dappresso lagotica faccialta della Pirovana, che deve tutta la sua bellezza a don Cesare Gherghentini, il quale con singolare magnificenza, elevando case, costruendo giardini, grotte, vigneti, strade acclivi, trasportò tutto il tripudio della bellezza su questo sito prima boschivo ed inameno, e chi sa dove sarebbero riusciti i suoi abbellimenti, se morte immatura non avesse troncata la vita d'un uomo, che tolto il danaro all'oziosità degli scrigni lo versava nelle mani degli artisti, degli agricoltori.
Se ti prendesse voglia di scender dalla costa occidentale di questa amenissima collina riusciresti a Lomagna, ove nulla ti invita, se ne eccettui il palazzo dei marchesi Busca, che n'erano i feudatari e quello, meglio grandioso che vago, recentemente costrutto per la dimora del curato; di qui corre una strada comunale a Bernaga, Cassina Bracchi e Casate Nuovo ove giungeremo d'altra parte.
Più bello, più ridente, più frequentato è Osnago, a cui perverrai, proseguendo per la strada principale, lasciando a destra Ronco, Bernareggio e qualche altro paesello o di poche attrattive, o di bellezze comuni. Vuoi un testimonio dell'antica magnificenza? entra nel palazzo Aresi-Lucini, già abitazione de' feudatarj di questa terra, a cui sta dinanzi una larga spianata quadrilunga; ami piuttosto ricrearti coll'aspetto dell'eleganza moderna? t'aggira per le sale, pei viali, pei boschetti, pei disordinati andirivieni del palazzo e del giardino ove il cavaliere don Paolo De-Capitani vice-presidente dell'Imp. R. Giunta del Censimento Lombardo-Veneto viene di frequente ad innebbriarsi d'un bel cielo, d'un'aria dolce, d'un clima temperato. La chiesa parrocchiale più elegante che il campanile, è abbellita di buonissimi quadri e d'un presbitero eseguito in noce sul disegno dell'illustre ornatista professore Giuseppe Moglia. Ma ti duole fra tanta amenità di vedere come la via ond'è tagliato il paesello, dopo superata la chiesa proceda verso tramontana, stretta, a gomiti, a sghimbescio e poi superato il palazzo Aresi d'improvviso si avvalli prima di correre di nuovo larga e piana. Ignoriamo il motivo di questo sconcio, l'unico che si trovi da Milano infino a Lecco, ma speriamo, che non potrà tardare un necessario miglioramento. Qui veniva frequentemente il santissimo poeta Passeroni nella casa ospitale dei Crippa, e dalle tante bellezze ond'era circondato, tolse forse qualcuna di quelle descrizioni che riboccano nel suo poema e nelle sue rime.
Succede ad Osnago Cernusco Lombardone collocato alle falde della piramidale Montevecchia cui discerni alle vette circostanti, all'albero che soverchia la chiesetta di San Bernardo posta sulla cima più orientale. O viaggiatori visitate quel sito allorchè l'autunno invita a ristar della fatica, a preparar salute ed allegria per le melanconiche giornate del verno! Spingete l'occhio sui piani sottoposti! sui monti che vi coronano. Visitate quel luogo quando sparge di nuove bellezze le rinate campagne, e diffonde i soavi incensi de' fiori
Il tepido spirar delle prim'aure
Fecondatrici....
Nella pace di questa vetta l'illustre Gaetana Agnesi elevava la mente alla soluzione de' sublimi problemi onde facea meravigliare l'Europa, e poi, quando la gloria mondana si sfrondò per lei d'ogni sua lusinga, qui veniva a sentir più davvicino la presenza di quel Dio, che la riempiva di Lui, e nutriva in essa l'operosa carità onde volle segnalarsi negli ultimi anni a favore dell'umanità soffrente. Nella chiesa di San Bernardo si tengono, forse non bastevolmente conservati, due giovanili lavori d'Appiani. Le bellezze naturali vanno però di lungo intervallo dinanzi alle artificiali, e l'amenità de' suoi vigneti, d'onde si trae uno dei migliori vini di Lombardia, vince di lunga mano quella de' suoi giardini. Ma mentre il poeta e l'innamorato s'inspireranno alla vaghezza di quel colle, di quell'orizzonte, di quei prospetti, il geologo colle sue fredde indagini si chinerà ad osservare il terreno, e si recherà di preferenza nel bosco della Cascina Ostizza a vedere gli strati verticali della roccia di color grigio-turchino, carichi di mica, e scintillanti sotto la pressione dell'acciajo, frammisti di pietre marnose e d'un'argilla che tira al vermiglio per la presenza del ferro idrato[11]. Troverà poi nella valle fra Montevecchia e Cernusco fondi torbosi, probabilmente deposito d'una palude rasciugata cogli scoli della Mòlgora, e del Curione.
Nel castello di Cernusco, onde restano pochi ruderi, Enrico da Cernusco ai tempi de' nostri municipj, podestà generale della Martesana, ristorò gli avanzi del brianteo esercito e si sostenne nel 1224, finchè cedendo alla superiorità degli avversarj milanesi dovette salvarsi nell'esiglio. Tutto il paese è decente, adorno di palazzetti e di giardini; l'architetto Moraglia eresse recentemente il bel campanile presso l'elegante e vasta chiesa di San Giovanni Battista ricostruita sulla prima metà del secolo passato. Questa fu una delle prime terre infette di peste nel 1630, e di qui fu da Giuseppe Bonfanti trasportata a Milano ove menò tanta strage.
Non è che un piacevole passeggio l'intervallo che disgiunge Cernusco dal piccolo casale di Carsaniga, seconda posta fra Milano e Lecco. Qui uscendo un cotal poco dalla via principale, arriverai a Merate, ove farai di trovarti in un martedì per recarti un'idea delle nostre villereccie unioni, della varietà elegante delle nostre contadine, dell'operosa faccenda di tanti compratori, venditori ch'erigono e distruggono botteghe a vento, banchetti posticci e trabacche.
Il collegio, un dì casa de' padri Somaschi, è vasto edificio, capace d'assai più giovanetti che non ne contenga di presente; la torre rotonda di casa Prinetti gode uno dei più vistosi prospetti della Brianza; il principesco palazzo già Novati, ora Belgiojoso, con giardini e lunghi pineti, merita d'essere partitamente visitato; la parrocchiale di Sant'Ambrogio di recente ornata di freschi potrà parere a molti più presto elegante che devota, almeno a chi provò quanto sia più propizia alla meditazione una vôlta acuta, illuminata scarsamente da piccole finestre, o da vetriere colorate. In una cappella fatta erigere dai principi Belgiojoso, i Meratesi innalzarono un monumento di riconoscenza al vicario Andrea Vanalli, uno dei pochi che attesero alla poesia latina, sebbene nè dei più conosciuti, nè de' più fortunati, forse perchè lo distraevano di troppo le cure del suo importante ministero a cui si consacrò fino alla morte con zelo degnissimo d'imitazione. L'iscrizione appostavi dice:
ANDREÆ VANALLI OBLATO
QUI
LITERAS SCIENTIASQ. SACRAS. SCITISSIME PROFESSUS
SCRIPTOR ET IPSE PROSA VERSUQ. POLITIOR
DEIN CURIAM HANC GERENDAM NACTUS
VITAM CURIS OMNIGENIS EXHAUSTAM
ANNO MDCCCXXXIII ÆTATIS LXXIX CURIÆ XXXVII
SANCTIUS CLUSIT
PAUPERUM ET PATRIÆ PATER
TOTO CIRCUMFUSO PLORANTEQ. OPPIDO
ADCLAMATUS
ULTRONEO MERATENSES ÆRE
P. P.[12].
E poichè abbiamo stabilito di far qui la prima posa di questo viaggio, sarà bene che guadagniamo tempo, per visitare le molte ville onde siamo circondati.
Appena fuori di Merate s'innalza il Subaglio ruinoso palazzo in un'invidiabile posizione, a cui viene appresso San Rocco ove un'elevata croce fregiata dei simboli della Passione ti annunzia la devota semplicità dei cenobiti che facevano un tempo risuonare delle loro pietose melodie il silenzio di quella collina. Poco discosto è Montebello, delizia di casa Roma, che sorge a cavaliere della piccola valle di Sabbione, dove giardini, viali, ed ogni guisa d'eleganza accrescono le bellezze della natura; Sartirana ove scorgerai il vasto palazzo dei Calchi al labbro d'un laghetto limaccioso e melanconico, senza emissario apparente, che straripando allaga un canneto ed un fondo torboso. La Cassina Fra Martino, poco discosta da Sartirana ebbe nome da un Fra Martino De-Capitani di Vimercate cavaliere gerosolimitano che ne era proprietario nel secolo XVII.; essa nulla presenta delle molte delizie che ti verranno gustate nell'attigua Grugnana che ha voce d'essere il miglior punto di vista nei suoi contorni. Difatti da questa casa erra lo sguardo non solamente sulla cresta delle colline briantee e sulle pianure del Milanese, ma domina anche la sottoposta valle di Brivio, il lungo serpeggiamento dell'Adda, gli angusti piani e le verdeggianti montagne e colline del Bergamasco. Da una finestra di quel palazzo provasi con quanta verità l'abate Passeroni ritraesse la Brianza quando diceva:
Ombrose valli, amene vigne e piante
Di frutti onusti e mille oggetti e mille
Allegri e vaghi scuopre l'occhio errante.
Sparse qua e là deliziose ville;
Eccelse torri, e bei palagi alteri
Rallegran le mie stupide pupille.
Piacevoli giardini, e bei verzieri
Tolgono tutto quel, che di lugubre,
E di mesto aver ponno i miei pensieri.
Ma quel, che più mi piace nello Insubre
Terreno, che s'accosta alla montagna,
È quel ciel di zaffiro, e sì salubre;
È quell'aria, che sana ogni magagna.
Che non avendo in sè nulla di crasso
Torpido non mi rende e non mi bagna.
Per altra strada si sale da Merate a Sabbioncello, a cui mette un'ascesa fiancheggiata da cappelle dipinte nel 1715, e sul sommo scorgesi ben conservato ancora il convento dei Riformati, eretto nel 1540 colle donazioni raccolte dalla confraternita degli scolari della Madonna di Sabbioncello e che fu soppresso definitivamente nel 1810 in cui venne in proprietà della famiglia Perego di Cicognola. Di lassù volgendo lo sguardo tra mezzodì ed occidente vedi il gotico prospetto della villa Bagatti-Valsecchi a Vizzate, e più in là Pagnano, che ha chiesa e campanile recenti.
Ma dai pacifici conventi e dalle deliziose ville ti tornerà egli discaro presentarti all'aspetto d'un campo di battaglia? eppure non potrai evitarlo se ami vedere a parte a parte il terreno fra cui ti aggiri.
Il campo è a Verderio inferiore, ove avresti potuto recarti, anche da Osnago, piegando a destra oltrepassando la Canova, il Brugarolo, come è indicato da una croce innalberata sul lembo della strada colle dolorose parole:
AI MORTI DELLA BATTAGLIA DEL 28 APRILE 1799
ETERNA PACE
Il combattimento infierì tra i Francesi comandati dal generale Serrurier e gli Austro-Russi sotto la condotta del generale Wukassovich; durò poche ore, ma assai per bagnare di sangue il terreno della battaglia. Finì colla decisiva disfatta dei repubblicani, di cui non solo rimasero molti feriti; ma tutti i superstiti vi perdettero la libertà.
Poco dopo la funesta giornata il milanese conte Ambrogio Annoni, dipintore di quadri sacri, uno dei primi possidenti di Verderio, eresse questa affettuosa lapide a compiangere la morte d'un valoroso.
QUI GIACCIONO LE OSSA
DEL PRODE GIOVINE CAPITANO
SAMUELE SCHEDIUS
NOBILE UNGHERESE DI MODRA
CHE NELLA BATTAGLIA ARDENTE IN VERDERIO
AI 28 DI APRILE DEL 1799
FRA LE ARMATE AUSTRIACHE E LE FRANCESI
SEGNALÒ COL SUO SANGUE
LA PIENA VITTORIA DELLE PRIME
IL CONTE AMBROGIO ANNONI
FECE INNALZARE
ALLA MEMORIA DEL VALORE DI LUI
E DEI COMMILITONI
QUESTO MONUMENTO
Allato al campo di battaglia sorge il vasto palazzo Confalonieri, nelle cui muraglie s'additano ancora le palle del cannone; nella chiesa maggiore puoi vedere un San Carlo, quadro di Giovanni Pock, ed una Pietà del pittore milanese De-Giorgi.
Sulla strada che corre da Merate a Verderio la più grossa abitazione è Paderno collocato in un'amena ed aperta pianura. Qui presso comincia il sottoposto naviglio finito nel 1777 per ordine dell'operosa imperatrice Maria Teresa, lungo il quale ci riserbiamo a fare un'apposita scorserella. Nella sua chiesa sono de' buoni quadri.
Più ameno di Paderno è Robbiate, ai piedi della vitifera collina del Mont'Orobbio, d'onde si premono i vini più squisiti del Milanese. Una generale credenza suppone che tanto la collinetta, quanto il paesello alle falde, ricevessero vita e nome dagli Orobi, (abitatori de' monti) pretesi come i primi cultori del nostro paese. Onde il padre Guidone Ferrari disse di questo sito in una bella iscrizione:
HARUM ABORIGENES SEDUM
GRÆCI DIXERE OROBIOS
INDE COLLI ET CIRCUMJECTIS FINIBUS
NOMEN MANET[13].
Basilio Bertucci tradusse una popolare credenza in poesia colle forme predilette al principiare del secolo scorso là dove scrive nel Bacco in Brianza:
Ha di Brianza il monte
Colle eminente aprico,
In cui già per occulta
Istoria, e a pochi nota,
Visse in la prisca etate
Gente bibace, al Dio del vin divota,
Che a lui per poter fare
Sacrifizj divini
Inalzaro un altare,
E vi posero in fronte ARA DEO VINI
Onde al luogo si feo
Prima il nome ARA DEO,
Che in corrotto vocabolo appellato
Poi fu ARODIO, or AROBIO è chiamato.
Qui (o sia, che alla pietade
Di quella buona gente abbi voluto
Prestar il grato Dio premio dovuto,
O sia, che i rai del sole ivi raccoglia
Tutta quanta del monte
La vivace vinifera virtute)
Producon le beate
Viti a l'uman palato
Ambrosia sì soave
Che giurare ardirei
Che non invidia al nettar degli dèi.
Di là per Santa Maria del Piano e Novate, già feudo dei Pietrasanta, potrai ritornare a Merate, ove troverai desiderio di maggior proprietà negli alberghi.