NOTE:
[1.] Era nato il primo di gennajo del 1448.
[2.] Cronaca di Leonardo Morelli, t. XIX, Deliz. Erud., p. 185.
[3.] Machiavelli, l. VII, p. 328. — Scip. Ammirato, l. XXIII, p. 106. — Jo. Mich. Bruti, l. V, p. 103-106. — Ricordi di Lorenzo de' Medici p. 45. — Roscoe (Life of Lorenzo. Capit. III, p. 132) dubita dell'intervento del Soderini, perchè Lorenzo ne' suoi Ricordi non ne parla. Il signor Roscoe suppone che la memoria de' servigi renduti dalla famiglia di Lorenzo, le sue straniere parentele, che pure gli facevano torto agli occhi de' Fiorentini, e l'immensa sua ricchezza, bastassero per dargli senza difficoltà un'autorità così vivamente contrastata al di lui padre. Il signor Roscoe, ingannato dalla proporzione variabile del fiorino alla lira, commette un grave abbaglio rispetto a tale ricchezza, valutando il fiorino d'oro due scellini e sei pences, invece di dieci suo vero valore. Secondo il suo conto la sostanza di Piero de' Medici non sarebbe ammontata a 30,000 lire sterline di capitale, locchè non sarebbe al certo bastato per comperare la libertà del più ricco stato dell'Europa. Ma il signor Roscoe, com'è costume di tutti i biografi, tutto fa piegare a vantaggio del suo eroe: allontana più di cent'anni la prima apparizione di un Medici nella storia fiorentina; il qual Medici fu all'assedio di Scarperia l'anno 1351, non nel 1251, com'egli dice alla p. 8. Dà maggior peso a tutti i servigi di quella famiglia; ne rimpicciolisce, o tace tutti i delitti; per ultimo dissimula lo spirito indipendente e sospettoso de' Fiorentini, ch'erano ancora lontani assai dal sottoporsi volontariamente al giogo di un principe, sebbene permettessero che la libertà loro fosse scossa da una fazione.
[4.] Antonii de Ripalta Annales Placentini, p. 929.
[5.] Scip. Ammirato, l. XXIII, p. 108.
[6.] Ivi.
[7.] Machiavelli Istor., l. VII, p. 336. — Jo. Mich. Bruti l. V, p. 114.
[8.] Niccolò Machiavelli, l. VII, p. 330-336. — Scip. Ammirato, l. XXIII, p. 107. — Filippo de' Nerli Comment., l. III, p. 53. — Jo. Mich. Bruti, l. V, p. 107.
[9.] Antonii Hyvani Commentar. de Bello Volaterrano, t. XXIII, Rer. It. p. 9.
[10.] Antonii Hyvani Commentar., p. 14.
[11.] Ant. Hyvani Comment. de bello Volaterrano, t. XXIII, p. 5-20. — Scip. Ammirato, l. XXIII, p. 111. — Machiavelli Istor., l. VII, p. 338-342. — Annales Forolivienses, l. XXII, p. 231.
[12.] Stefano Infessura Diario Romano, p. 1142.
[13.] Card. Papiens. Epist. 395, p. 333, et apud Rayn. Ann. Eccles. 1471, § 66, p. 233.
[14.] Vita Sixti IV Platinae tributa, t. III, p. II, p. 1057.
[15.] Vitae Roman, Pont. t. III, p. II, p, 1059. — Card. Papiens. Epist. 439, p. 760. — Ann. Eccl. 1472, § 56, p. 247.
[16.] Hieron. de Bursellis Ann. Bonon., p. 901.
[17.] Vitae Roman. Pont., t. III, p. II, p. 1060. — Hier. de Bursellis Ann. Bonon., t. XXIII, p. 900.
[18.] Papiens. Card. Epist, 548 ad Francis. Gonzagam cardinalem, p. 821. — Ann. Eccles. 1474, § 22-23, p. 256. — Onofrio Panvinio Vita di Sisto IV ad calcem Platinae, edit. Ven. 1730, p. 456.
[19.] Diario di Stefano Infessura, p. 1144. — Gio. Battista Pigna, l. VIII, p. 789.
[20.] Diario di Stef. Infessura, p. 1144. — Roman. Pont. Vitae, p. 1060. — Bernard. Corio Hist. Milan., p. VI, p. 976.
[21.] Card. Papiens. Epist. 589-590, p. 838, 839. Le citazioni del Raynaldi non si riferiscono esattamente a queste lettere. Indica l'ultima come fosse la 588 e 589. — Vitae Rom. Pont., t. III, p. II, p. 1062.
[22.] Card. Papiens. Epist. 568, p. 832. — Raynal. Ann. Eccl. 1474, § 21, p. 256. — Vitae Roman. Pontif., t. III, p. II, p. 1062.
[23.] Roman. Pont. Vitae, t. III, p. II, p. 1061. — Onofrio Panvino, Vita di Sisto IV, p. 457.
[24.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 113. Spedirono nello stesso tempo un'ambasciata a Lodovico XI per domandare la sua protezione. Continuat. de Monstrelet. Chr. Vol. III, f. 179.
[25.] Epist. Card, Papiens. 570, p. 833. — Raynald. Ann. 1474, § 17, p. 256.
[26.] Machiavelli, l. VII, p. 345.
[27.] Scip. Amm., l. XXIV, p. 113.
[28.] Vitae Roman. Pont., l. XXIV, p. 113.
[29.] Gio. Batt. Pigna Storia de' Principi d'Este, l. VIII, p. 794.
[30.] Bolla del gennajo 1476. In Lib. Bullarum, l. XXIII, p. 91. — Ann. Eccl. Rayn. 1476, § 5, p. 265.
[31.] Lo storico Michele Michovias era contemporaneo, e canonico di Cracovia in principio del XVI secolo. Chron. Polon., l. IV, c. 70. Rayn. Ann. Eccl. 1474, § 10, p. 254. — Andrea Navagero Stor. Venez., p. 1144. Stefano, Vayvoda di Valacchia e di Moldavia, è uno degli eroi favoriti di Dlugoss, storico polacco, suo contemporaneo. Nel 1467 aveva sconfitto Mattia Corvino (l. XIII, p. 418); nel 1469 aveva vinto Pietro, suo emulo, ed in appresso i Cosacchi Zaporovi, ed aveva esercitate su gli uni e su gli altri le più orribili crudeltà. Ivi, p. 445-450. Aveva poi fatto la guerra a Radul, figlio di Blado Dracula, vayvoda di Bessarabia, e l'aveva forzato a darsi in braccio ai Turchi, p. 508, 516. Finalmente la sua vittoria presso le paludi di Rackowieckz, e presso il fiume Berlad, sopra il Beglierbey di Romania, il supplicio di tutti i prigionieri, il digiuno de' vincitori a pane ed acqua, sono raccontati colle medesime circostanze da Dlugoss e da Michovias. Hist. Polon., l. XIII, p. 526. — Demet. Cantemir, l. III, c. 1, § 29, p. 111.
[32.] Rayn. Ann. Eccl. 1476, § 6 e 7, p. 265.
[33.] Marino Barlesio, quello che scrisse la vita di Scanderbeg, comincia la sua storia del secondo assedio di Scutari sua patria con una buona descrizione di quella città. Ci fa sapere ch'era stata data in pegno alla signoria di Venezia da Giorgio Balsitsch, principe epirota, contemporaneo d'Amurat II e di Scanderbeg; che la città, ruinata dalle precedenti scorrerie dei Turchi, più non dilatavasi sulle due rive dell'antico lido del Lodrino, che in addietro gettavasi nella Bogiana, e che oggi bagna Lisso, e sbocca in mare dieci miglia al di sotto. Scutari trovavasi in allora chiusa presso al confluente dei due fiumi, nel recinto medesimo che serviva di fortezza alla città nei tempi della sua più grande prosperità. Marinus Barletius de Scodrensi expugnatione, l. I, p. 391, edit. Basil., f. 1556. Ad calcem Laonici Chalcocondylæ.
[34.] Marin. Barletius de Scodrensi expugn., l. II, p. 393. — Coriol Cepio de reb. Venet., l. III, p. 367.
[35.] And. Navagero Stor. Venez., p. 1141-1143. — Coriol. Cepio, l. III, p. 363-368. — Rayn. Ann. Eccl. 1474, § 12, 13, p. 254. — M. A. Sabellico, Dec. III, l. X, f. 220-221.
[36.] And. Navagero Stor. Ven., p. 1143. — M. A. Sabellico Dec. III, l. X, p. 222.
[37.] And. Navagero, p. 1144.
[38.] M. A. Sabellici Dec. III, l. X, p. 222. — And. Navagero, p. 1146. Ma egli differisce quest'assedio al 1477.
[39.] M. A. Sabellico. Dec. III, l. X, f. 222.
[40.] Ubertus Folieta Gen. Hist., l. XI, p. 626.
[41.] Sansovino Origine ed Imperio de' Turchi, l. II, f. 167. Un altro tentativo dei Genovesi di Caffa per accrescere la guarnigione aveva avuto men fortunato fine. Galeazzo, uno de' magistrati di quella colonia, era andato in Polonia nel 1463, ed aveva ottenuto dal re Casimiro la licenza di levarvi cinquecento cavalieri; ma nel condurli verso Caffa, nell'attraversare le province russe dipendenti dalla Lituania, questi soldati mal disciplinati bruciarono il borgo di Bracslaw. Michele Czartoryski, signore della provincia, gli inseguì per vendicarsene, ed avendoli raggiunti sulle rive del Bug, gli uccise tutti, ad eccezione di Galeazzo e de' cittadini di Caffa che lo avevano accompagnato. Dlugossi Hist. Polon., l. XIII, p. 318.
[42.] Giuseppe Barbaro, quello stesso che fu mandato per la Scizia ad Hussun Cassan, descrive questa guerra alquanto confusamente. Pure la sua lunga dimora in Caffa, ed alla Tana, ove aveva vissuto come mercante quasi della sua infanzia, la conoscenza che aveva della lingua tartara, e le sue relazioni in paese, fanno sì che la di lui relazione sia uno de' più curiosi monumenti del secolo. Fu raccolta da Jacopo Gender d'Heroltzberg e stampata in calce alla Storia di Persia di P. Bizarro. Francfort, in fol. 1601: rispetto alla presa di Caraffa ved. p. 453.
[43.] Laudivius vezanensis, Lunensis Eques Hierosol. Cardinali Papiensi epist. 661, p. 873. — Ubertus Folieta, l. XI, p. 627-628. — P. Bizarro S. P. Q. Gen. Hist., l. XIV, p. 327. — Agostino Giustiniani Ann. di Genova, l. V, f. 226. — Turco Græciæ Hist. Polit., l. I, p. 25. — Raynald. Ann. 1475, p. 262. Il kan, ossia imperatore de' Tartari, era allora Nurduwlad, il quale era, nel 1466, succeduto a suo padre Ecziger Gierai. (Dlugoss. Hist. Polon., l. XIII, p. 403). Regnava ancora nel 1478 (ivi, p. 566); ma la sua autorità non era abbastanza riconosciuta. Gli abitanti di Caffa avevano persuaso, nel 1469, suo fratello Mengili Gierai a ribellarsi contro di lui (ivi, p. 438). L'altro di lui fratello, Aydar, aveva, in disprezzo de' suoi ordini, invasa la Russia e la Podolia con un'armata tartara nel 1474 (ivi, p. 514), ed i borghigiani di Caffa eransi avvezzati a riguardarsi quali arbitri dei principi tartari loro vicini. La conquista della Bessarabia, fatta da Maometto II nel 1474, avrebbe dovuto aprir loro gli occhi sul pericolo. L'occupazione di Caffa sparse in tutto il Settentrione la più grande costernazione, perciocchè questa città era il solo punto di comunicazione tra gli Europei ed i Persiani, egualmente nemici de' Turchi, e che sentivano il bisogno di concertare le loro operazioni. Dlugoss Hist. Polon. l. XIII, p. 533. Mengili Gierai, il quale fu trovato da Achmet Giedik in Caffa, ove erasi rifugiato sotto la protezione dei Genovesi, e che allora ebbe da Maometto II un'armata con cui vinse suo fratello, fu il primo kan dei Tartari che ricevesse l'investitura dai Turchi, e che facesse recitare nelle pubbliche preghiere il nome del sultano. Demetrius Kantemir. Hist. Ottom., l. III, c. 1, § 28, p. 111.
[44.] Ann. Eccl. 1475, § 28, p. 262.
[45.] Tutti eseguirono ciò che avevano progettato, niuno ne raccolse il frutto; quale più utile lezione di questa per convincere gl'incauti che pensassero di tentare novità contro uno stato qualunque! N. d. T.
[46.] L'autore, che altrove conosce per legittime le tre specie di governo ammesse da Aristotele, ed in particolare il governo monarchico che si mantiene con buone e sagge leggi fatte pel bene de' suoi popoli, è cosa manifesta, che qui non parla che de' governi rigorosamente chiamati tirannici; e sarebbe assurdo il credere che chiamasse vergognosa la servitù, o per meglio dire sudditanza verso il pacato governo di una monarchia legittima, e la di cui successione è regolata da leggi riconosciute universalmente; il che certamente non accadeva ne' principati che precedettero il XIV secolo in Italia, tranne quello della santa sede, del Monferrato, ec. N. d. T.
[47.] Ecco l'indubitata sorte del cospiratore. È stato dai politici osservato, che le congiure dei pochi non riescono, perchè allora le forze dei cospiratori sono deboli, e che le congiure, dove prendono parte molti complici, vengono scoperte prima che abbiano esecuzione. Dunque, dice il nostro autore, non è dato di congiurare che all'individuo. Ma l'individuo non sarà mai il rappresentante della volontà del popolo, che anzi quasi tutti gli esempi di antiche e moderne cospirazioni individuali ci dimostrano, che personale odio e desiderio di privata vendetta pongono il pugnale in mano del cospiratore, non il desiderio di rendersi utile alla patria, che non può non detestare colui che turba l'ordine e la tranquillità del governo. N. d. T.
[48.] Ciò sarà, quando uno cospira contro un usurpatore a favore del legittimo antico governo, che per secoli aveva formata la felicità d'un popolo, ma non quando la cospirazione tende a rovesciare il legittimo regnante per sostituirvi l'anarchia o un tiranno. N. d. T.
[49.] Le difficoltà infinite che incontra il cospiratore, l'evidente pericolo di morte, ed anche d'infamia pubblica per le arti del tradimento che è forzato usare, devono ritrarre chiunque da così enorme attentato; ed il nostro autore, ponendo in vista al lettore tutti questi pericoli, le difficoltà e la mala riuscita che le congiure sortono quasi sempre, tende ad incutere un salutare terrore in chiunque osasse soltanto pensare a fare novità contro uno stabile legittimo governo. N. d. T.
[50.] Diario Ferrarese, t. XXIV, p. 250, 251. — Diario Sanese di Allegretto Allegretti, t. XXIII, p. 776. — Gio. Battista Pigna, che nel 1572 dedicò la sua storia dei principi d'Este ad Alfonso II, la chiude col 21 luglio del 1476, epoca della nascita del figlio d'Ercole, che fu poi Alfonso I. Termina cinque settimane prima della morte di Niccolò, ch'egli stesso indubitatamente risguarda come una macchia alla memoria d'Ercole. Il Pigna è un adulatore de' suoi principi, ed uno scrittore credulo; tutta la prima parte della sua storia non è meno favolosa che la genealogia innestata, quasi nella stessa epoca, dall'Ariosto e dal Tasso ne' loro poemi. Ma gli ultimi quattro libri, che comprendono gli anni 1472 al 1476, sono di grandissimo ajuto alla storia d'Italia: sono elegantemente scritti; gli avvenimenti delle altre parti dell'Europa, ed in particolare quelli che si riferiscono alla casa d'Este in Germania sono introdotti con arte; e quando la gloria della casa d'Este non è compromessa, i fatti vengono giudicati con abbastanza di buona critica e d'imparzialità.
[51.] Ant. Galli Comm. Rer. Gen. ab anno 1476 ad an. 1478, Rer. Ital., t. XXII, p. 263.
[52.] Ant. Galli de Rebus Gen. Comment., p. 265. — Uberti Folietae Gen. Hist., l. XI, p. 625.
[53.] Pietro Bizarro S. P. Q. Genuens. Hist., l. XIV, p. 329. — Agostini Giustiniani Storia di Genova, l. V, f. 228, EE.
[54.] Ant. Galli de Reb. Genuens., p. 267. — Uberti Folietae Genuens. Hist., l. XI, p. 631. — P. Bizarri Hist. Genuens., l. XIV, p. 332. — Agost. Giustinani, l. V, f. 229.
[55.] Ant. Galli de reb. Genuens. Comment., p. 268. — Uberti Folietae Gen. Histor., l. XI, p. 632.
[56.] Ant. Galli de reb. Gen., p. 268. — Bern. Corio Ist. Milan., p. VI, p. 982.
[57.] Allegretto Allegretti Diari Sanesi, t. XXIII, p. 777.
[58.] Machiavelli, l. VII, p. 349. — Allegretti Diari Sanesi, l. XXIII, p. 777. — Diario Ferrarese, t. XXIV, p. 254. Ma il Ripamonti attribuisce al Visconti ciò che gli altri attribuiscono al Lampugnani. Hist. Mediol., l. VI, p. 630.
[59.] Giovio elogi degli uomini illustri, l. III, p. 179. — Tiraboschi, l. III, c. V, § 28, p. 95.
[60.] Ecco una riprova di quanto ho avvertito in una precedente nota, che le particolari passioni di odio e di vendetta sono d'ordinario la vera causa delle congiure. N. d. T.
[61.] Machiavelli, l. VII, p. 348. — Ubertus Folieta, l. XI, p. 632.
[62.] Tiraboschi Stor. della Letter. Ital., l. III, c. V, § 28, p. 956.
[63.] Josephi Ripamontii Hist. Mediol., l. VI, p. 657.
[64.] Così di que' tempi abusavasi maliziosamente o di buona fede della religione, chiamandola in soccorso di un attentato, che il divino autore della medesima aveva altamente disapprovato, ordinando di essere fedeli ed ubbidienti anche ai principi discoli. N. d. T.
[65.] Confessio Hieronymi Olgiati morientis, apud Ripamontium Histor. Med., l. VI, p. 649.
[66.] Il patetico racconto che alcuni storici hanno fatto del doloroso distacco di Galeazzo dai proprj figli nell'atto di abbandonarli per andare alla chiesa di santo Stefano, ci fa quasi scordare i suoi difetti. N. d. T.
[67.] Ant. Galli de rebus Genuens., p. 269. — Machiavelli Ist., l. VII, p. 354. — Ubertus Folieta Gen. Hist., l. XI, p. 633. — Ant. de Ripalta An. Placen., t. XX, p. 952. — Diar. Parm. Anon., t. XVII, p. 247. — Bern. Corio, p. VI, p. 980. Era in allora questo storico tra i paggi del seguito di Galeazzo.
[68.] Confessio Olgiati apud Ripamontium Hist. Med., l. VI, p. 630. In Grævii Thesauro Rer. Ital., t. II.
[69.] Ant. Galli de reb. Gen., p. 269. — Allegretto Allegretti Diari Sanesi, t. XXIII, p. 777. — Giovio elogi degli uomini illustri, l. III, p. 180.
[70.] Anche i delitti più atroci perdono l'aspetto loro proprio, quando il fanatismo arriva a soffocare la ragione. N. d. T.
[71.] Machiavelli, l. VII, p. 355. — Uberti Folietae Genuens. Hist., l. XI, p. 653. — Agost. Giustiniani Ann., l, V. f. 230.
[72.] Bolla in data del 3 delle calende di marzo. Annal. Eccl. 1477, § I, p. 268.
[73.] Tirab. Stor. della Letter., l. I. cap. I, § IV, p. 18, secolo XV.
[74.] Diarium Parmense Anonym., t. XXII, p. 250.
[75.] Ant. Galli de reb. Genuens, p. 271. — Uberti Folietae Genuens. Hist., l. XI, p. 635. — P. Bizzarro S. P. Q. Genuens. Hist., l. XIV, p. 338. — Agost. Giustiniani, An. di Genova, l. V, f. 231.
[76.] Ant. Galli de Reb. Gen. p. 271. — Uberti Folietae Genuens. Hist., l. XI, p. 635. — P. Bizarro S. P. Q. Genuens. Hist., l. XIV, p. 338. — Agost. Giustin. Ann. di Genova, l. V, f. 231.
[77.] Ant. Galli p. 273. — Uberti Folietae, l. XI, p. 638. — Alb. de Ripalta Annal. Placent., t. XX, p. 954. — P. Bizarro, l. XIV, p. 340. — Ag. Giustiniani, l. V, f. 232. Il Bizarro in questa narrazione condanna l'Adorno, ed il Giustiniani lo difende.
[78.] Ant. Galli, p. 276. — Uberti Folietae, l. XI, p. 639.
[79.] Ant. Galli de reb. Gen. p. 276. — Uberti Folietae, l. XI, p. 640. — P. Bizzarro Hist. Genuens., l. XIV, p. 343. — Agost. Giustiniani, l. V, f. 223.
[80.] Ant. Galli, p. 277. — Uberti Folietae, l. XI, p. 641. — P. Bizarro, l. XV, p. 344.
[81.] Diarium Parmense, t. XXII, p. 259.
[82.] Alberti de Ripalta Ann. Placent., t. XX, p. 954.
[83.] Alberti de Ripalta Ann. Placent., t. XX, p. 954, 955. — Bern. Corio Istor. Milan., p. VI, p. 987. — Ant. Galli de Reb. Genuens., p. 278.
[84.] Ant. Galli, p. 278.
[85.] Jos. Ripamontii, l. VI, p. 750. — Bernardino Corio, p. 983.
[86.] Scip. Ammirato Stor. Fior., l. XXIII, p. 111 a 114.
[87.] Ist. di Gio. Cambi, t. XXI, Deliz. Erud., p. 1-3.
[88.] Jo. Mich. Brut. Hist. Florent., l. VI, p. 143. — Alfieri seppe valersi di quest'opposto carattere nella sua tragedia della Congiura dei Pazzi.
[89.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 115.
[90.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 116. — Jo. Mich. Bruti. Hist. Flor., l. VI, p. 140.
[91.] Machiavelli Ist., l. VIII, p. 361. — Jacopo Nardi Istor. Fiorentina, l. I, p. II. Fa osservare che a' suoi tempi questa legge era tuttavia in vigore. Jo. Mich. Bruti, l. VI, p. 142. Il signor Roscoe, dissimulando la precisa natura di quest'ingiustizia, suppone che spetti ad un'epoca in cui Lorenzo, ancora giovinetto, era lontano dalla patria; ed adduce per prova queste frasi d'una lettera di Luigi Pulci a Lorenzo de' Medici, del 22 aprile 1465. «Ho chiamata più volte felicissima questa tua partenza, acciò che tu non abbi commesso peccato ad ajutare nella sua petizione nuovamente affermata quello con che l'amico di Val d'Arno del Corno, voleva entrare nell'orto del Borromeo per le mura; ovvero con che egli pota le pergole, quando non v'aggiugne d'appiè, col suo pennatuzzo.» Io non intendo abbastanza queste facezie in gergo del volgo, ma non so se il signor Roscoe le intendesse meglio di me. In ogni caso quand'anche si supponga che qui si tratti di Giovanni Borromei, che l'amico di Val d'Arno sia un Pazzi, perchè i Pazzi erano stati signori di Val d'Arno, che queste muraglie di giardino da scalarsi, questo pennato da tagliare le viti, abbiano un senso figurato, e non facciano piuttosto allusione ad imprese pur troppo reali di giovani di diciassett'anni, si tratterebbe pur sempre d'una intrapresa, nella quale Lorenzo de' Medici sarebbe stato compagno dell'amico di Val d'Arno, e sarebbe riuscito, per esempio come il suo matrimonio, non già di un'intrapresa diretta a spogliare quest'amico, la di cui petizione, egli dice, è stata confermata. Rendonsi necessarie più fondate supposizioni per distruggere la testimonianza di due storici quasi contemporanei, ed una legge lungo tempo esistente. Dobbiamo metterci in guardia contro un partigiano che scrive per la propria fazione, contro un adulatore di un principe che scrive per il suo sovrano, ed ancora contro un cittadino, che cerca di dare risalto alla gloria della sua patria: ma potevasi sospettare che a trecent'anni ed a trecento leghe di lontananza, un esperto scrittore impiegherebbe la più vasta erudizione per ingannare sè stesso e gli altri intorno all'importanza, ai diritti ed alle virtù del suo 'eroe? Roscoe Life of Lorenzo, cap. IV. 182. Merita poi osservazione che un dotto italiano, monsignor Fabroni, non abbia in tanti luoghi raddrizzati i giudizj del biografo inglese.
[92.] Vedasi il Priorato. Delizie degli Eruditi, t. XX, p. 140 e seguenti.
[93.] Nic. Macchiavelli, l. VIII, p. 359.
[94.] Niccolò Machiavelli, l. VIII, p. 359. — Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 116. — Conjurationis Pactianae Comm. Politiani, p. 6.
[95.] Scip. Ammirato, l. XXIII, p. 114. — Nic. Machiavelli, l. VII, p. 346.
[96.] Allegretto Allegretti Diari Sanesi, p. 782.
[97.] Nic. Machiavelli, l. VIII, p. 364. — Jo. Mich. Bruti, l. VI, p. 146.
[98.] Machiavelli, l. VIII, p. 364. — Jo. Mich. Bruti, l. VI, p. 146.
[99.] Machiavelli, l. VIII, p. 366.
[100.] W. Roscoe, Life of Lorenzo, c. V, p. 185. nota.
[101.] Machiavelli, l. VIII, p. 367. — Politianus Conjur. Pactianae Comment., p. 8-9.
[102.] Machiavelli, l. VIII, p. 368. — Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 117. — Jo. Mich. Bruti, l. VI, p. 148.
[103.] Parumper Haesitatum est, cum obtruncando Laurentio miles delectus, et multa emptus mercede, negaret sese in loco sacro caedem ullam perpetraturum, deinde alio negotium suscipiente, qui familiarior, ut pote sacerdos, et ob id minus sacrorum locorum metuens. — Ant. Galli de reb. Genuens., t. XXIII, p. 282.
[104.] Machiavelli, l. VIII, p. 369. — Politiani Comment., p. 11.
[105.] Conjur. Pactianae Comm., p. 13 e 14. — Comment. di Ser Filippo Nerli, l. IV, p. 54.
[106.] Machiavelli, l. VIII, p. 373. — Conjurat. Pactianae Comment., p. 15. — Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 118. — Diar. Parmense, t. XXII, p. 278.
[107.] Machiavelli, l. VIII, p. 375. — Jo. Mich. Bruti, l. VI, p. 152.
[108.] Comment. del Nerli, l. III, p. 55.
[109.] Machiavelli, l. VIII, p. 376.
[110.] Assicura l'Allegretti, che ne' susseguenti giorni si fecero ancora morire più di duecento persone. Diarj Sanesi, p. 784.
[111.] Strinatus apud Adimarum, in notis ad Conjurat. Pactianae Comment., p. 56. — Ann. Bonon. Hieron. de Bursellis, t. XXIII, p. 902. Questo storico lo chiama Bernardo di Bandino Baroncelli. In fatti Bandino è in Toscana nome di battesimo; pure tutti gli altri prendono Bandini per nome di Famiglia.
[112.] Machiavelli, l. VIII, p. 378.
[113.] Bulla Sixti IV apud Raynald. Ann. Eccl. 1478, § 10, p. 273.
[114.] Ivi, § 9, p. 272.
[115.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 120.
[116.] Ann. Eccl 1478, § 12, p. 273, — Diarium Parmense, p. 279.
[117.] I dieci della guerra nominati in questa occasione furono Lorenzo de' Medici, Tommaso Soderini, Luigi Guicciardini, Bongiani Gianfigliazzi, Piero Minerbetti, Bernardo Buongirolami, Roberto Lioni, Gedo Serristori, Antonio Dini e Niccolò Fedini. Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 120.
[118.] Machiavelli, l. VIII, p. 385.
[119.] Il signor Roscoe ha pubblicata questa protesta, che forse non venne giammai formalmente sanzionata dal concilio toscano. Appen. N.º 27, p. 114-153.
[120.] Fu pure pubblicata dal signor Roscoe, N.º 28, p. 154-172. M. F. H. Egerton pubblicò in Parigi (il 25 marzo del 1814 in 4.º) una lettera della signoria di Firenze a Sisto IV in data del 21 luglio 1478. Questa lettera è nobile, soda ed elegantemente scritta.
[121.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 123.
[122.] Ann. Eccl. 1478, § 13, p. 274.
[123.] Mémoires de Phil. de Comines, l. VI, ch. V. — Collect. Univ. des Mémoires, t. XII, p. 40.
[124.] Il cardinale di Pavia morì l'11 settembre del 1479.
[125.] Card. Papiensis Epist. 693, 16 julii 1478. — Ann. Eccl. 1478, § 16, p. 274.
[126.] Raynald. Ann. Eccl. 1478, § 18, 19, p. 275. Ex Archiv. MS. Vaticani.
[127.] Cioè risguardati come cittadini di una patria libera, che credono caduta sotto la tirannide di un privato, e che sperano di ritornare nel primo suo stato colla morte dell'ingiusto oppressore. Ma altri meno nobili motivi si erano ne' Pazzi associati a quelli di amor di patria, ed il loro attentato, ed i mezzi tutti posti in pratica per giugnere al loro fine, perdono quell'illusione che accompagna il disinteressato amor di patria. N. d. T.
[128.] La cospirazione per essere legittima deve eseguirsi dalla maggiorità della nazione, o dai suoi rappresentanti, contro l'usurpatore del legittimo governo. Rispetto al duello possono consultarsi i pubblicisti che hanno parlato ex professo. N. d. T.
[129.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 121.
[130.] Marin Sanuto Vite dei Duchi di Venezia, t. XXII, p. 1209.
[131.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 126.
[132.] Diario Sanese di Allegretto Allegretti, p. 785. — Orlando Malavolti Storia di Siena, p. III, l. III, f. 73.
[133.] Scipione Ammirato, l. XXIV, p. 127.
[134.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 128.
[135.] Si cominciava a que' tempi a contare la cavalleria per isquadroni, o squadre, per lo più di 75 uomini. Il duca d'Urbino ne aveva 109, ed i Fiorentini 94. Diarium Parmense, p. 289.
[136.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 130. — Allegretto Allegretti Diari Sanesi, t. XXIII, p. 784.
[137.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 122. — Nicc. Machiavelli Istor., l. VIII, p. 380.
[138.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 126. — Jo. Mich. Bruti Hist. Florent., l. VII, p. 167.
[139.] Mémoires de Philippe de Comines, l. VI, c. VII, p. 53.
[140.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 130. — Nicc. Machiavelli, l. VIII, p. 392.
[141.] Anton. Galli de Reb. Gen., p. 284. — Diar. Parm., t. XXII, p. 281. — Uberti Folietæ Gen. Hist., l. XI, p. 642. — P. Bizarri Hist. Gen., l. XV, p. 346. — Agost. Giustiniani, l. V, f. 237.
[142.] Ant. Galli de Reb. Gen., p. 285. — Uberti Folietæ, l. XI, p. 643.
[143.] Ant. Galli de Reb. Gen., p. 286. — Uberti Folietæ Gen. Hist., l. XI, p. 644. — Ann. Placent. Ant. de Ripalta, t. XX, p. 956. — P. Bizarri Hist. Gen., l. XV, p. 348. — Agost. Giustiniani, l. V, f. 238.
[144.] Uberti Folietæ, l. XI, p. 644. — Il giornale anonimo di Parma fa montare l'armata a 20,000 uomini, t. XXII Rer. Ital., p. 282; ed altri a 28,000.
[145.] Ant. Galli de Reb. Cen., p. 290.
[146.] Ant. Galli, l. I, p. 289. — Ubertus Folieta, l. XI, p. 645.
[147.] Ubertus Folieta Gen. Hist., l. XI, p. 646. — P. Bizarri Hist. Genuens., l. XV, p. 350. — Agost. Giustiniani, l. V, f. 238.
[148.] Ant. Galli de reb. Gen., p. 291-292. — Diar. Parm., t. XXII, p. 284.
[149.] Ant. Galli de reb. Gen., l. II, p. 296-300. Qui termina questo breve libro, scritto con calore, con eleganza e con amore grandissimo di libertà. Diarium Parm., t. XXII, p. 287 e 290. — Ub. Folietae, l. XI, p. 647-648. — Ann. Placent., t. XX, p. 977. — P. Bizarri, l. XV, p. 353. — Agost. Giustin., l. V, f. 240.
[150.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 130.
[151.] Diar. Parmense, t. XXII, p. 280.
[152.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 125. — Diarium Parm., p. 289.
[153.] And. Navagero Stor. Venez., p. 1158.
[154.] And. Navagero Stor. Venez., p. 1145.
[155.] And. Navagero Stor. Venez., p. 1146.
[156.] M. A, Sabellico Dec. III, l. X, f 223. — And. Navagero, p. 1147.
[157.] M. A. Sabellico Dec. III, l. X, f. 223.
[158.] Demetrio Cantemirio attribuisce questa spedizione ad Achmet Giedick. l. III, cap. I, § 32; ed osserva che i nomi di Alabey, Amatbey, Marbeg non sono Turchi. Anche il Fuggero chiama Achmet il capo di questa spedizione, senza dire che fosse il visir. Spiegel der Ehren, Buch V, cap. 25, p. 826.
[159.] M. A. Sabellico Dec. III, l. X, f. 224. — Marin Sanuto Vite, t. XXII, p. 1205.
[160.] And. Navagero Stor. Venez., p. 1148. — M. A. Sabellico Dec. III, l. X, f. 225. — Diarium Parm., t. XXII, p. 268.
[161.] And. Navagero, t. XXIII, p. 1149. — M. A. Sabellico Dec. III, l. X, f. 225.
[162.] And. Navagero, p. 1152.
[163.] And. Navagero, t. XXIII, p. 1153. — Marinus Barletius de Scodrensi expugnatione. l. II, p. 399.
[164.] M. A. Sabellico Dec. III, l. X, f. 225. — Marin. Barletius de Scodrensi expugnatione l. II, p. 394.
[165.] And. Navagero, p. 1154. — Mar. Barlezio ci conservò questa data, l. II, p. 415.
[166.] And. Navagero, p. 1155. — Mar. Barletius de Scodrensi expugnatione, l. II, p. 420-432.
[167.] And. Navagero, t. XXIII, p. 1155. — M. A. Sabellico Dec. III, l. X, f. 225. — Mar. Barletius de Scodrensi expugnatione, l. III, p. 434.
[168.] Diarium Parmense, p. 284.
[169.] M. A. Sabellico Dec, III, l. X, f. 226.
[170.] Marin Sanuto Vite dei Duchi di Venezia, p. 1206.
[171.] And. Navagero Stor. Venez., p. 1156.
[172.] And. Navagero, p. 1157.
[173.] And. Navagero Stor. Ven., p. 1159-1160. — Demet. Cantemir, l. III, c. 1, § 32. — Callim. Experiens de Venetis contra Turcos, p. 419.
[174.] M. A. Sabellico Dec. III, l. X, f. 226. — Mar. Barletius de Scodrensi expugnatione, l. III, p. 437-440.
[175.] And. Navagero, p. 1161-1162.
[176.] Giovanni Adlzreitter negli Annali della Baviera, riporta le lettere del doge del 25 febbrajo 1479, colle quali annuncia ai principi cristiani la necessità in cui si era trovato di fare la pace coi Turchi: Adlzreitter fa in pari tempo conoscere lo spavento che comprese tutto l'impero di Germania, quando seppesi che Maometto II non sarebbe più ritenuto dalle armi della repubblica di Venezia. An. Boicae gentis, p. II, l. IX, c. 35, p. 193.
[177.] Sixti IV liber Brevium et Bullarum; Epist. 119 apud Rayn. Ann. Eccl. 1478, § 29, p. 277.
[178.] Bulla Sixti IV, 16 kal. septembris 1479 apud Raynald, § 11, p. 281.
[179.] Jo. Muller Geschichte der Schweiz. Buch. V, c. 11, p. 174.
[180.] Ivi, p. 175.
[181.] Ivi, p. 169.
[182.] Muller Geschichte der Schweiz Buch. V, c. 11, p. 177. — Diarium Parmense, t. XXII, p. 290. Muller scrisse Borelli invece di Torelli, errore corso senza dubbio nel copiare i proprj manoscritti.
[183.] Jo. Muller Geschichte dar Schweiz B. V, c. 11, p. 178.
[184.] Muller Geschichte der Schweiz Buch. V, c. 11, p. 181. — Diar. Parmense, t. XXII, p. 291. — Albert. de Ripalta An. Plac., t. XX, p. 958. — Bern. Corio Stor. Milan., p. VI, p. 991.
[185.] Muller Geschichte der Schweiz Buch. V, c. 11, p. 182. — Diar. Parmense, p. 303.
[186.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 131. — Alb. de Ripalta An. Plac., p. 958.
[187.] Il 27 di gennajo. Diar. Parm., p. 295. — Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 132.
[188.] Ivi, p. 133.
[189.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 134. — Diar. Parm., p. 303.
[190.] Machiavelli Istor., l. VIII, p. 394.
[191.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 136.
[192.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 138. — Allegretto Allegretti Diar. Sanese, t. XXIII, p. 793. — Jo. Michaelis Bruti Hist. Flor., l. VII, p. 170.
[193.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 142. — Allegretto Allegretti, p. 795.
[194.] Diar. Parm., p. 315. — Alb. de Ripalta Ann. Plac., p. 958.
[195.] Diar. Parm., p. 316. — Bernard. Corio Ist. Milan., p. VI, p. 992.
[196.] Alb. de Ripalta Ann. Placent., t. XX, p. 959.
[197.] Machiavelli Istor., l. VIII, p. 402. — Bern. Corio Ist. Mil., p. VI, p. 993.
[198.] Diar. Parm., t. XXII, p. 318.
[199.] Ivi, p. 319.
[200.] Diar. Parm., t. XXII, p. 343. — Bern., Corio, p. VI, p. 993, 994.
[201.] Alb. de Ripalta Ann. Placent., p. 961. — Diar. Parm., p. 354. — Bern. Corio, p. 997. Il Corio era presente ed attore in questi avvenimenti; ma egli non li racconta di buona fede, per non far torto alla riputazione di Lodovico il Moro.
[202.] Alb. de Ripalta Ann. Placent., p. 961. — Diar. Parm., p. 351. — Bern. Corio Istor. di Milano, p. VI, p. 998. — Machiavelli Ist., l. VIII, p. 403.
[203.] Contin. Monstrelet, vol. III, f. 174.
[204.] Ivi, f. 187.
[205.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 142. — Alleg. Allegretti Diari Sanesi, t. XXIII, p. 797.
[206.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 136.
[207.] Jacopo Nardi Ist. Flor., t. I, p. 12. — Ist. Mich. Bruti, l. VII, p. 172.
[208.] La lettera di Lorenzo del 6 di dicembre a questi due duchi ci fu conservata dal Malavolti. Stor. di Siena, p. III, l. IV, f. 76. Il Medici dichiara d'intraprendere questo viaggio dietro i loro consiglj, ed in sua assenza loro raccomanda i proprj interessi.
[209.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 143.
[210.] Presso Roscoe Life of Lorenzo, t. I, p. 226.
[211.] Epist. Barthol. Scalae apud Roscoe. Appendix XXX, t. III, p. 174.
[212.] Valori in vita Laurentii, p. 34.
[213.] And. Navagero Stor. Venez., p. 1163. — Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 144.
[214.] Jo. Mich. Bruti Hist. Flor. l. VII, p. 176.
[215.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 143. — Diar. Parm. p. 327. — Machiavelli Ist., l. VIII, p. 403.
[216.] Scip. Ammirato, p. 145. — Machiavelli l. VIII, p. 405. — Jac. Nardi., l. I, p. 12.
[217.] Jacobi Volaterrani Diarium Romanum, t. XXIII, p. 105.
[218.] Alleg. Allegretti, Diar. Sanesi, p. 799. — Orlando Malavolti, p. III, l. IV, f. 76.
[219.] Ist. di Gio. Cambi. Deliz. degli Eruditi, t. XXI, p. 2, 3.
[220.] Valori in vita Laurent., p. 35. — Diar. Parmense, t. XXII, p. 335.
[221.] Orlan. Malavolti Stor. di Siena, p. II, l. X, f. 194.
[222.] Orlando Malavolti Stor. di Siena, p. III, l. IV, f. 60-61.
[223.] Ivi, f. 64.
[224.] Ivi, f. 69.
[225.] Orlando Malavolti, p. III, l. IV, f. 76. — Allegr. Allegretti Diari Sanesi, p. 800.
[226.] Orlando Malavolti, f. 97. — Allegr. Allegretti, p. 803.
[227.] Orlando Malavolti, p. III, l. V, f. 78. — Jacobi Volaterrani Diarium Romanum, p. 108.
[228.] Epist. Petri d'Aubusson ad Pontif. 13 septem. 1480. — Raynald 2-13, p. 286. — Jacobi Volater. Diar. Rom., p. 106. — Ann. Turcici Leunclavii, p. 258. — Diarium Parm. p. 344. — Turco Graeciae Hist. Polit., l. I. p. 26.
[229.] Marin Sanuto Vite dei Duchi di Venezia, t. XXII, p. 1213.
[230.] Demetrius Cantemir, l. III, c. I, § 32, p. 111.
[231.] Marin Sanuto Vita dei Duchi di Venez., t. XXII, p. 1213. Pure il Giannone riduce i morti a soli ottocento, l. XXVIII. Introd., p. 602.
[232.] Jac. Volterrani Diar. Roman.; l. II, p. 110. — Diar. Parm., p. 346-352. Dugento vent'anni dopo quest'avvenimento, la leggenda se ne impossessò, e vi frammischiò il suo maraviglioso; Francesco Maria d'Asti, nel 1700 arcivescovo d'Otranto, scrisse che ottocento martiri preferirono il supplicio all'abjurare, e che condotti in sul luogo in cui dovevano morire, Antonio Primaldi, rimasto capo del clero, dopo la morte dell'arcivescovo Stefano, fu il primo a perdere la testa; ma che il suo corpo, invece di cadere morto, restò in piedi malgrado tutti gli sforzi de' Turchi per atterrarlo, e che coi suoi gesti continuò ad esortare i suoi compagni alla costanza finchè tutti ebbero subito lo stesso supplicio; che allora, dopo gli altri, acconsentì di essere collocato tra gli estinti. Franc. Mariae de Aste in Memor. Hydrunt. Eccles. Epit., l. II, c. II, p. 11. — In Burm. Thes. Antiqu. et Hist. Ital., t. IX, p. VIII.
[233.] And. Navagero Stor. Venez., t. XXIII, p. 1165. — Maria Sanuto, p. 1213. — Alb. de Ripalta Ann. Plac., t. XX, p. 961.
[234.] Marin Sanuto Vite dei Duchi, p. 1212.
[235.] Marin Sanuto Vite dei Duchi, p. 1213.
[236.] Rayn. Ann. Eccl. 1480, § 19, p. 289.
[237.] Soltanto sull'autorità del Tursellino. Hist. Lauret. Aedis, l. II, c. IV, ap. Rayn., § 32, p. 292.
[238.] Diar. Parm., p. 365, 366, et passim.
[239.] Rayn. Ann. Eccl. 1480, § 21, p. 290.
[240.] Orlando Malavolti, p. III, l. V, f. 79. — Allegr. Allegretti, p. 807.
[241.] Giannone Istor. Civile del regno di Napoli, l. XXVIII, Introd., p. 602.
[242.] Ivi, p. 603.
[243.] Jacobi Volaterrani Diar. Roman., l. II, p. 114. — Rayn. Ann. Eccl. 1480, § 40, p. 294.
[244.] Jac. Volaterrani Diar. Rom., l. II, p. 114. — Rayn. Ann. Eccl. 1480, § 40, p. 294.
[245.] Jac. Volaterr. Diar. Rom., l. II, p. 115. — Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 146. — Nicc. Machiavelli, l. VIII, p. 410. — Jo. Mich. Bruti, l. VII, p. 184.
[246.] Orlando Malavolti, p. III, l. V, f. 79. — Allegretto Allegretti Diari San., p. 808. — Diar. Parm., p. 368.
[247.] Jac. Volaterr. Diar. Rom., p. 122.
[248.] Questa guerra civile appartiene al susseguente anno. Bajazette aveva prima intrapreso il pellegrinaggio della Mecca, durante il quale affidò le redini dell'impero ottomano a suo figlio Corcud. Demet. Cantemir., l. III, c. II, § 1 al 5, p. 126.
[249.] Ann. Turcici Leunclavii, p. 259.
[250.] Epist. Ferdin. ad Xistum de Idrunto recuperando. Jac. Volaterr. Diar., p. 146. — Giannone Ist. Civ. l. XXVIII, p. 613.
[251.] Orlando Malavolti, p. III, l. V, f. 79. — Jac. Volaterrani, l. II, p. 134.
[252.] And. Navagero, p. 1168. — Jac. Volaterrani, p. 148-152.
[253.] Jac. Volaterr. Diar. Rom., l. II, p. 112. — Diar. Parm., t. XXII, p. 345. — Marin Sanuto Vite, p. 1211.
[254.] Jac. Volaterr. Diar. Rom., p. 140.
[255.] Raffaello da Volterra ne conservò la nota col prezzo, che Raynaldo pubblicò dopo di lui. In tale occasione ardisce di leggermente biasimare il papa. Ann. Eccl. 1484, § 25, p. 336.
[256.] Diar. Rom. di Stefano Infessura, t. III, p. II, p. 1158.
[257.] Diar. Rom. di Stef. Infessura, t. III, p. II, p. 1183, 1184.
[258.] Jac. Volaterr. Diar. Roman., p. 143. — Machiavelli Istor., l. VIII, p. 414.
[259.] Petri Cyrnei Clerici Aleriensis de bello Ferrariensi, t. XXI, p. 1193. L'autore visse in Venezia in tutto il tempo di questa guerra. — Niccolò Machiavelli, l. VIII, p. 414. — Marin Sanuto Vite dei Duchi, p. 1214. — M. A. Sabellico Dec. IV, l. I, f. 229. — Bernardino Corio, p. VI, p. 1001.
[260.] Petri Cyrnei de bello Ferrar., p. 1195-1201. — Jac. Volaterr. Diar. Rom., p. 171-172. — Diario Romano di Stefano Infessura, t. III, p. II, p. 1149.
[261.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 149. — Andrea Navagero Stor. Venez., p. 1171. — Niccolò Machiavelli, l. VIII, p. 416. — Diar. di Roma del notajo di Nantiporto, t. III, p. II, Rer. Ital., p. 1071.
[262.] La guerra di Pietro Maria de' Rossi viene raccontata con una fastidiosa minutezza ne' Giornali di Parma, composti da un partigiano di questa casa (Rer. Ital., t. XXII, p. 379-398). Questi giornali finiscono coll'anno 1482. Sono scritti in un barbaro latino, pieni di dicerie popolari o di minutissime circostanze intorno alla amministrazione della giustizia: ma fanno abbastanza conoscere l'anarchia dei paesi governati a nome del duca di Milano, i continui assassinj cui trovavansi esposti, e l'impossibilità in cui si vedevano i cittadini di ottenere giustizia. Tutte queste circostanze sfuggono alla storia, perchè non sono illustrate da verun tratto grande, perchè niuna virtù, niun sentimento generoso risveglia l'interesse in queste piccole città quando hanno perduta la libertà; ma quando uno ha il coraggio di leggere da capo a fondo uno di questi giornali, si persuade che il silenzio degli storici intorno a questi popoli schiavi non prova nè la loro felicità, nè la loro sicurezza. I Parmigiani erano soggetti di quest'epoca a tutte le turbolenze della più faziosa repubblica, senz'essere compensati da verun sentimento nobile e generoso, senza avere una volontà propria, senza meritare che lo storico si fermasse a raccontare i loro mali.
[263.] M. A. Sabellico Dec. IV, l. I, f. 230-231.
[264.] Alberti de Ripalta Ann. Placent., t. XX, p. 964.
[265.] M. A. Sabellico Dec. IV, l. I, f. 231.
[266.] M. A. Sabellico Dec. IV. l. I, f. 232.
[267.] M. A. Sabellico Dec. IV, l. I, f. 233.
[268.] Marin Sanuto Vite dei Duchi di Venezia, p. 1218.
[269.] Petri Cyrnei de bello Ferrar., p. 1202. — And. Navagero Stor. Venez., p. 1174. — Alb. de Ripalta Ann. Placent., p. 966. — M. A. Sabellico Dec. IV, l. I, f. 233.
[270.] Marin Sanuto, p. 1220.
[271.] Alb. de Ripalta Ann. Placent., l. XX, p. 967.
[272.] Diar. Rom. Steph. Infessurae, t. III, p. II, p. 1156 (Questa parte è in latino). Diario di Roma del notajo di Nantiporto, t. III, p. II, p. 1077. — Jac. Volaterr. Diar. Rom., p. 178. — Petri Cyrnei de bello Ferrar., p. 1204. — And. Navagero, p. 1176. — Marin Sanuto, p. 1222. — M. A. Sabellico Dec. IV, l. I, f. 234. — Scip. Ammirato, l. XXV, p. 151. — Machiavelli, l. VIII, p. 417.
[273.] Diario del notajo di Nantiporto, p. 1078-1081.
[274.] Machiavelli, l. VIII, p. 419. — Scip. Ammirato, l. XXV, p. 152. — Jac. Volaterr. Diar. Rom., p. 179. — And. Navagero Stor. Venez., p. 1177. — Stef. Infessura Diar. Rom., p. 1157. — Marin Sanuto Vite, p. 1224. — Diario Rom. del notajo di Nantiporto, p. 1078. — Allegretto Allegretti Diari Sanesi, p. 811.
[275.] M. A. Sabellico Dec. IV, l. I, f. 235.
[276.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 153.
[277.] Jac. Volaterr. Diar. Rom., p. 181. — Diar. di Roma del notajo di Nantiporto, t. III, p. II, p. 1080. — Machiavelli, l. VIII, p. 420. — Marin Sanuto Vite dei Duchi, p. 1225.
[278.] Epist. Pontificis apud Petrum Cyrnaeum de bello Ferrar., p. 1209, 1210. — And. Navagero Stor. Venez., p. 1179.
[279.] Ann. Eccl. Rayn. 1482, § 17, 18, p. 309.
[280.] Steph. Infess. Diar. Rom., p. 1157.
[281.] Bulla excomun. ap. Rayn. 1483, § 8-16, p. 319.
[282.] And. Nav., p. 1180. — Marin Sanuto, p. 1227. — M. A. Sabellico Dec. IV, l. II, f. 236.
[283.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 155. — Alb. de Ripalta Ann. Placent., t. XX, p. 970. — Bern. Corio Stor. Milan., p. VI, p. 1004.
[284.] And. Navagero Stor. Venez., p. 1184. — Petri Cyrnei de bello Ferrar., t. XXI, p. 1213. — M. A. Sabellico Dec. IV. l. II, f. 257.
[285.] M. A. Sabellico Dec. IV, l. II, f. 239.
[286.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 156.
[287.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 157. — Allegretto Allegretti Diari Sanesi, p. 812.
[288.] Marin Sanuto, t. XXII, p. 1226. — And. Navagero Stor. Venez., p. 1182. — Petri Cyrnæi de bello Ferrar., p. 1213. — M. A. Sabellico Dec. IV, l. II, f. 236.
[289.] And. Navagero, p. 1185. — M. A. Sabellico Dec. IV, l. II, f. 237.
[290.] And. Navagero, p. 1183. — M. A. Sabellico Dec. IV, l. II, f. 237.
[291.] And. Navagero, p. 1184.
[292.] Ivi.
[293.] Stef. Infessura Diario Rom., p. 1158. — Jac. Volaterr., Diar. Roman., p. 191. — Raphael Volaterr. apud Rayn. 1484, § 24, p. 336.
[294.] And. Navagero Stor. Venez., p. 1188. — Petri Cyrnæi de bello Ferrariensi, p. 1217. — Ann. Placent., p. 975. — M. A. Sabellico Dec. IV, l. II, f. 240.
[295.] Jo. Mich. Bruti, l. VIII. — Rayn. Ann. Eccl. 1484, § 14, p. 354.
[296.] Stef. Infessura descrive circostanziatamente questa guerra, p. 1158-1182: può ancora vedersi Jac. Volaterr. Diar. Rom., p. 196-198. — Diario di Roma del notajo di Nantiporto, p. 1086-1087.
[297.] Niccolò Machiavelli, l. VIII, p. 423. — Petri Cyrnæi de bello Ferrar., p. 1214-1215. — Marin Sanuto, p. 1229.
[298.] Jacobi Volaterr. Diar. Rom., t. XXIII, p. 188.
[299.] Nicc. Machiavelli, l. VIII, p. 423.
[300.] Marin Sanuto, p. 1231. Una delle sue figliuole era maritata con Guid'Ubaldo, duca di Urbino, l'altra col conte di Gorizia.
[301.] And. Navagero, p. 1189.
[302.] And. Navagero, p. 1190.
[303.] And. Navagero Stor. Venez., p. 1190. — Marin Sanuto Vite dei Duchi di Venezia, p. 1232. — M. A. Sabellico Dec. IV, l. II, f. 241. — Diar. Rom. di Stef. Infessura, t. III, p. II, p. 1180. — Bernard. Corio Ist. Milan., p. VI, p. 1014.
[304.] Diar. Ferrar., t. XXIV, p. 277.
[305.] De bello Ferrariensi, t. XXI, p. 1218. — Questo piccolo libro di un prete corso affatto divoto del duca di Ferrara, sebbene durante la guerra sia sempre vissuto in Venezia, contiene molte circostanze relative alla prima campagna; è più breve intorno alla seconda, ed affatto incompleto rispetto alla terza. Termina alla pace.
Finiscono pure alla pace di Bagnolo del 7 agosto 1484 gli Annali di Piacenza, composti da Antonio e da suo figlio Alberto di Ripalta. Questi due uomini avevano parte nel governo municipale, ma di una città suddita, ove verun sentimento gli affezionava piuttosto ad un partito che ad un altro; onde tutti i loro elogj sono sempre pel vincitore, e la declamazione o la pedanteria vi si trovano invece d'ogni nobile ed elevato sentimento. Pare che i due Ripalta avessero nel loro paese opinione di buoni retori; lo che non ci dà una vantaggiosa idea dello stato delle lettere in Piacenza. Gli Annali di Antonio vanno dal 1401 al 1463, in cui morì. Alberto proseguì da quest'epoca fino al 1484. Questi Annali trovansi nel t. XX Rer. Ital., p. 839-978.
[306.] Jacobi Volaterrani Diar. Rom., p. 199. Questo Giornale termina colla vita di Sisto IV. L'autore, ch'era scrivano apostolico, ci somministra frequentemente curiose particolarità intorno alle cerimonie religiose, alla corte, ed ancora ai sermoni dei cardinali, dei quali ci dà quasi sempre una breve analisi. Era affezionato a Sisto IV, e gli si mostra generalmente parziale; pure non fu abbastanza destro per palliare i vizj del suo padrone. Questo Giornale è stampato nel t. XXIII Rer. Ital., p. 87-200.
[307.] Diar. Rom. Jacobi Volaterrani, p. 200. — Diario del Notajo di Nantiporto, p. 1088. — Diario di Stefano Infessura, p. 1182. — Rayn. Ann. Eccl. 1484, § 18-21, p. 335. — Ann. Bonon. Fr. Hieron. de Bursellis, t. XXIII, p. 904. — Machiavelli Istor. Fior., l. VIII, p. 427. — Scipione Ammirato, l. XXV, p. 162. — Marin Sanuto Vite dei Duchi, p. 1234.
Questo papa che quasi costantemente tenne l'Italia in guerra amava egli stesso i sanguinosi spettacoli: onde negli ultimi mesi della sua vita ebbe due volte avviso che alcuni soldati della sua guardia a piedi erano convenuti di battersi a steccato chiuso per qualche contesa accaduta tra di loro, e che perciò avevano scelto un luogo rimoto fuori di Roma. Fece loro sapere che voleva essere testimonio del loro duello, onde si battessero presso la scala del suo palazzo nella piazza di san Pietro, e che non cominciassero avanti ch'egli ne dasse loro il segno dalla finestra. Si affacciò infatti alla finestra all'ora destinata, e quando vide che i combattenti erano apparecchiati, stese la destra, diede loro la benedizione, fece il segno della santa croce e gl'invitò a cominciare. Nel primo e più lungo di questi duelli uno de' combattenti fu ucciso in sul luogo dopo aver date e ricevute molte ferite; nel secondo i combattenti furono ambidue feriti così gravemente che non poterono continuare fino alla morte di uno di loro, e si dovette portarli fuori dello steccato. Il papa, dice il giornalista romano, prese molto gusto in questo spettacolo, e mostrò desiderio di vederne degli altri. Stefano Infessura Diar. Rom., t. III, p. II, Rer. Ital., p. 1184.
[308.] La più notabile diversità tra gli elettori degl'imperatori, dei re di Polonia, ec. ed il collegio de' cardinali, si è che i primi erano potenti anche dopo l'elezione, e potevano colle armi chiamare l'eletto all'osservanza delle giurate promesse, mentre i cardinali, dopo consacrato il papa, perdevano ogni mezzo di opposizione e di resistenza. N. d. T.
[309.] Rayn. Ann. Eccl. 1353, § 29, t. XVI, p. 1484, § 28, t. XIX, p. 337.
[310.] Card. Papiens., epist. 182. — Raynald, Ann. Eccl. 1464, § 59-60, p. 167.
[311.] Ann. Eccles. 1484, § 28-39, p. 337.
[312.] Intorno alle vere cause della così detta Riforma leggasi l'eccellente Storia delle Variazioni delle chiese protestanti di Bossuet. N. del T.
[313.] Diario di Stefano Infessura, p. 1190.
[314.] Diar. di Roma del Notajo di Nantiporto, p. 1091.
[315.] Raynald. Ann. Eccl. 1484, § 41, p. 340.
[316.] Stefano Infessura Diar. Rom., p. 1190. — Lettere di Guid'Antonio Vespucci a Lorenzo de' Medici, in cui racconta a quale prezzo il cardinale Giuliano aveva acquistati per Giovanni Battista Cibo i voti di varj suoi colleghi. Presso Roscoe Append., n.º 44, t. IV, p. 7.
[317.] Onofr. Panvino Vite de' pontefici, p. 466.
[318.] Diar. di Roma di Stef. Infessura, p. 1190. — Onofrio Panvino non parla che dei due figli maggiori, p. 466.
[319.] Raynald. Ann. Eccl. 1484, § 47, p. 341.
[320.] Mémoires de Philippe de Comines, l. VII, c. XIII. Collect. des Mémoires pour l'Histoire de France, t. XII, p. 208.
[321.] Rayn. Ann. Eccl. 1485, § 40, p. 358.
[322.] Il Muratori pubblicò una raccolta degli storici originali dell'Aquila. Antiq. Ital. Med. Aevi, t. VI, p. 485-1032. — Diario di Stef. Infessura, p. 1181-1194.
[323.] Antiq. Ital., t. VI. Cron. Aquilana, § 70, p. 923. — Nicc. Machiavelli, l. VIII, p. 436.
[324.] Cron. Aquil., § 72, p. 924.
[325.] Lettera d'Innocenzo VIII al conte di Montorio per felicitarlo intorno alla ricuperata libertà. Ann. Eccl. 1485, § 41, p. 358.
[326.] Diario di Stef. Infessura, t. III, p. II, p. 1196.
[327.] Giannone Istor. Civile del Regno di Napoli, l. XXVIII, c. I, p. 610.
[328.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 169.
[329.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 171.
[330.] Bulla Innoc. VIII apud Raynald, 1485, § 45, p. 359. — And. Navagero, p. 1192.
[331.] M. A. Sabellico, Dec. IV, t. III, f. 243. — Diar. di Roma del Notajo di Nantiporto, p. 1098. — Diar. Ferrar., t. XXIV, p. 277.
[332.] Phil. de Comines, l. VII, c. I, p. 155, t. XII. Mém. pour l'Hist. de France.
[333.] Giannone Ist. Civ. del regno di Napoli, l. XXVII, c. I, p. 612.
[334.] Giannone Istor. Civ., l. XXVIII, c. I, p. 614.
[335.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 171.
[336.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 173.
[337.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 173. — M. A. Sabellico, Dec. IV, l. III, f. 243.
[338.] Rayn. Ann. Eccl. 1486, § 16, p. 368.
[339.] Rodrigo Borgia prese a dire che il santo padre non doveva abbadare ad un ubbriaco; rispose il cardinale di Balue a quest'insulto, attaccandolo ancora più direttamente intorno ai costumi, alla nascita ed alla fede del marrano, o miscredente spagnuolo. Stefano Infessura Diar. Rom., t. III, p. II, p. 1204-1205.
[340.] Rayn. Ann. Eccl. 1486, § 1, 2, p. 366.
[341.] Stef. Infessura Diar. Rom., p. 1211. — Diar. del Notajo di Nantiporto, p. 1103. — Rayn. Ann. Eccl., § 13 e 14, p. 368.
[342.] Ann. Napolitani di Raimo, t. XXIII, p. 238.
[343.] Mémoires de Philip. de Comines, l. VII, c. II, p. 138.
[344.] Stef. Infessura Diar. di Roma, t. III, p. II, p. 1214. — Raynald. Ann. Eccl. 1486, § 19, p. 369.
[345.] Giannone Ist. Civile, l. XXVIII, c. I, p. 618.
[346.] Stef. Infessura Diar. Rom., p. 1218. — Raynald. Ann. Eccl., 1487, § II, p. 382.
[347.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 176. — M. A. Sabellico, d. IV, l. III, f. 243. — Hier. de Bursellis Ann. Bonon., t. XXIII, p. 906.
[348.] Valori in vita Laurenti, p. 53. — Roscoe Life of Lorenzo de Medici, t. II, c. VI, p. 27.
[349.] Istor. di Giovanni Cambi, t. XXIV, p. 39.
[350.] Machiavelli Ist., t. VIII, p. 435. — Scip. Ammirato, l. XXV, p. 177. — Jo. Mich. Bruti, l. VIII, p. 209. — Diario di Stefano Infessura, t. III, p. II, p. 1215. — Diar. di Roma del Notajo di Nantiporto, p. 1106.
[351.] Roscoe Life of Lorenzo, c. VI, p. 31.
[352.] Stef. Infessura Diar. Rom., p. 1213. — Marin Sanuto vite dei duchi, p. 1241. — Rayn. An. Eccl., 1486, § 32, p. 371.
[353.] Stef. Infessura, p. 1217. — Raynald. An. Eccl., 1487, § 7, p. 381.
[354.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 162.
[355.] Battista Fregoso scrisse egli medesimo la storia di questa rivoluzione, e fece il quadro dei delitti e de' vergognosi vizj di suo zio nel suo libro: de Facti et dictis mirabilibus. — Uberti Folietae, l. XI, p. 650. Agost. Giustiniani An., l. V, f. 241. — Pietro Bizarro Hist. Genuens., l. XV, p. 356.
[356.] Niccolò Machiavelli, l. VIII, p. 428.
[357.] Pietra Santa è la più grossa terra della Versilia, ed ha il nome di città, sebbene, forse a cagione del suo clima insalubre, sia poco popolata. È distante sette miglia da Massa da Carrara, 16 da Lucca, e venti circa da Pisa. N. d. T.
[358.] Niccolò Machiavelli, l. VIII, p. 431. — Scip. Ammirato, l. XXV, p. 163. — I. Mich. Bruti, l. VIII, p. 198.
[359.] Uberti Folietae Gen. Hist., l. XI, p. 651. — P. Bizarro, l. XV, p. 357. — Agost. Giustiniani Ann., l. V, f. 241.
[360.] Scip. Ammir., l. XXV, p. 163.
[361.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 164. — Machiavelli Istor., l. VIII, p. 434. — P. Bizarro, l. XV, p. 358. — Agost. Giustiniani, l. V, f. 242.
[362.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 166.
[363.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 167.
[364.] Ivi, p. 173. — Uberti Folietae, l. XI, p. 652.
[365.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 178.
[366.] Scip. Ammirato, l. XXV, p. 179. — Uberti Folietae, l. XI, p. 653.
[367.] Ubert. Folieta Hist. Genuens., l. XI, p. 654.
[368.] Diario del Notajo di Nantiporto, p. 1105. — Barthol. Senaregae Comment. de reb. Gen., t. XXIV, Rer. Ital., p. 513.
[369.] Barth. Senaregae, p. 514. — Ubert. Folietae, l. XI, p. 653.
[370.] Barthol. Senaregae de reb. Genuens., p. 515. — Uberti Folietae, l. XI, p. 655.
[371.] Barth. Senaregae, p. 515.
[372.] Uberti Folietae, l. XI, p. 656. — Barth. Senaregae, p. 516. — P. Bizarri, l. XV, p. 363.
[373.] Uberti Folietae, l. XI, p. 657. — Barth. Senaregae, p. 517.
[374.] Uber. Folietae Gen. Hist., l. XI, p. 657. — Barth. Seneragae, t. XXIV, p. 518. — P. Bizarro, l. XV, p. 366.
[375.] Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 182.
[376.] Orl. Malavolti Stor. di Siena, p. III, l. V, f. 86.
[377.] Ivi, f. 92.
[378.] Orl. Malavolti, p. III, l. V, f. 85. — Alleg. Allegretti Diar. Sanesi, p. 811-813.
[379.] Orl. Malavolti, l. V, f. 87.
[380.] Orl. Malavolti, p. III, l. V, f. 93.
[381.] Orl. Malavolti, p. III, l. V, f 92-93. — All. Allegretti Diar. Sanesi, t. XXIII, p. 822. — Stef. Infessura Diario di Roma, t. III, p. II, p. 1217.
[382.] Orland. Malavolti, p. III, l. VI. f. 94.
[383.] Orl. Malavolti, p. III, l. VI, p. 95.
[384.] Stef. Infessura Diar. Romano, t. III, p. II, Rer. Ital. p. 1187.
[385.] La loro lettera è stampata in Roscoe, Appendix n.º 71, p. 101. Marin Sanuto accusa formalmente Lorenzo de' Medici di essere stato l'istigatore di tale attentato, p. 1244.
[386.] Bayle, Dictionnaire critique alla parola Sforza (Catarina) fa che questa principessa dia un'immodesta risposta, diventata celebre; e si appoggia alle autorità del Machiavelli, l. VIII, p. 443; di G. M. Bruto, l. VIII, p. 213, e del Muratori Ann. d'Ital. che segue una cronaca MS. di Bologna; ma il Bayle, che amava lo scandalo, non fece parola del racconto assai più naturale e più onesto della maggior parte degli storici contemporanei, quali sono Stefano Infessura, ch'egli conosceva, t. III, p. II, Rer. Ital., p. 1220. — All. Allegretti, Diar. Sanesi, t. XXIII, p. 823. — Hier. de Bursellis, Ann. Bononienses, p. 907. — Bernardino Corio, Stor. di Milano, p. VI, p. 1025. — Diario Ferrarese, t. XXIV, p. 280. — Ricordanze di Tribaldo de' Rossi, Deliz. degli Erud., t. XXIII, p. 240.
[387.] Diar. di Stef. Infessura, p. 1219-1220.
[388.] Ivi, p. 1221. — Hier. de Bursellis Ann. Bonon., p. 907. — Diar. Ferrar., t. XXIV, p. 280. — J. Mich. Bruto, l. VIII, p. 214. — P. Bembi, Hist. Venet., l. I, p. 10.
[389.] Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 183. — Roscoe, Life of Lorenzo de' Medici chap. VIII, p. 174. — Diari Sanesi di Alleg. Allegretti, p. 823.
[390.] Ricordanze di Tribaldo de' Rossi, Deliz. degli Erud., t. XXIII, p. 241.
[391.] And. Navagero Stor. Venez., t. XXIII, p. 1192.
[392.] And. Navagero Stor. Venez., p. 1193.
[393.] P. Bembi Rer. Venet. Histor., l. I, p. 16. In Thesaur. Antiq. Ital., t. V, p. I.
[394.] And. Navagero Stor. Venez., p. 1194. — P. Bembi Rer. Venet., l. I, p. 2. — Spiegel der Ehren B. V, c. XXXIV, p. 967.
[395.] And. Navagero, p. 1195. — P. Bembi Rer. Ven., l. I, p. 8. — Spiegel der Ehren B. V, c. XXXIV, p. 968.
[396.] And. Navagero, p. 1196. — Stef. Infessura Diar. Roman., p. 1217. — Diar. Ferrar., t. XXIV, p. 279. — P. Bembi, l. I, p. 16.
[397.] And. Navagero Stor. Venez., p. 1193.
[398.] And. Navag., p. 1197. — Rayn. Ann. Eccl. 1488, § 9, p. 389.
[399.] And. Navagero Stor. Ven., p. 1197. — P. Bembi Hist. Ven., l. I, p. 12.
[400.] And. Navagero Stor. Venez., p. 1198.
[401.] And. Navagero Stor. Ven., p, 1199. Era cosa ovvia il credere, che nella storia di questo stesso Bembo, di cui si comincia a far uso in quest'epoca, si dovessero trovare molte particolarità intorno alla rivoluzione di Cipro. Ma per lo contrario fu assai conciso, l. I, p. 13. La sua politica non gli acconsentì giammai di descrivere con estensione un avvenimento, che poteva procacciare qualche biasimo al suo governo.
[402.] Gem in lingua turca è il nome di una specie di uva squisitissima; e Gemm è un nome magico applicato d'ordinario a Salomone. Demetrio Cantemir pende dubbioso tra le due etimologie, ed osserva che verun altro Turco ebbe questo nome. Zizim, egli dice, è un vocabolo corretto dagli Europei, l. III, c. II, § 6. Nota.
[403.] Rayn. Ann. Eccl. 1482, § 35, p. 312. — Turco Graeciae Hist. Politica, l. I, p. 30. — Demet. Cantemir, l. III, c. II, § 7 ed 8, p. 128.
[404.] Cait-Bai, il più accorto e più famoso soldano d'Egitto, era originario della Circassia, ed il suo nome è tartaro. Cait in quel linguaggio significa conversione: e Bai ricco. Demet. Cantemir, l. III, c. II.
[405.] Ann. Eccl. 1481, § 36, p. 313.
[406.] Ivi 1485, § 11 e 12, p. 351.
[407.] Ivi 1489, § 1, p. 393.
[408.] Diario di Stef. Infessura, p. 1225.
[409.] Diar. Burchardi ap. Rayn. Ann. Eccl. 1489, § 2 e 13, p. 393. — Stef. Infessura Diar. di Roma, p. 1225. — Marin Sanuto Vite dei Duchi, p. 1244. — Diar. Romano del Notajo di Nantiporto, p. 1106.
[410.] Diar. di Stef. Infessura, p. 1224.
[411.] Ann. Eccl. 1490, § 5, p. 498. — Diar. di Stef. Infessura, p. 1231.
[412.] Et cum semel interrogaretur vicecamerarius quare de delinquentibus non fieret justitia, sed pecunia exigeretur, respondit me presente, videlicet: Deus non vult mortem peccatoris, sed magis ut solvat et vivat. Stef. Infessura Diar. Romano, p. 1226.
[413.] Constitutio apud Raynaldum Ann. Eccl. 1488, § 21, p. 392. — Quella di Pio II era del 7 maggio del 1463.
[414.] Stef. Infessura Diar. Romano, p. 1232.
[415.] Stef. Infessura Diar. Rom., p. 1229. — Rayn. Ann. Eccl. 1490, § 22, p. 402.
[416.] Marinæus Siculus de reb. Hispan., l. XIX, c. 22, p. 481. — Ann. Eccl. Rayn. 1483, § 47-48 e 328. — Mariana, l. XXIV, c. XVII, p. 106.
[417.] Mariana Hist. de las Hespanas, l. XXVI, c. I, p. 142. — Rayn. Ann. 1492, § 8, p. 408.
[418.] Eytat apud Raynaldum Ann. Eccl. 1483, § 49, p. 329.
[419.] Barth. Senaregae de Rebus Genuenses, t. XXIV, p. 531.
[420.] Raynaldi Ann. Eccl. A Trento nel 1475, § 37; nella Marca nel 1476, § 20; a Megalopoli l'anno 1492, § 9, ec. — Il continuatore delle Cronache di Monstrelet., vol. III, f. 195.
[421.] Ricordanze di Tribaldo de' Rossi. Deliz. degli Erud., t. XXIII, p. 238.
[422.] Alleg. Allegretti Diar. Sanese, p. 823.
[423.] Jovian. Pontanus de Sermone, l. II, c. ult., p. 1623. — Bayle Diction. crit., art. Cataldus. — Mémoires de Philippe de Comines, l. VII, c. XIV, p. 213.
[424.] Difficilmente potrebbe trovarsene un più spaventoso esempio di quello della persecuzione di Arras nel 1459, contro gl'infelici accusati di vaudoisie. Ecco il come viene raccontato da Monstrelet. Cronique du roi Charles VII, t. III, f. 84. «In quest'anno nella città d'Arras, nel paese d'Artois, avvenne un terribile e compassionevole caso, che chiamossi, non saprei per quale ragione, vaudoisie. Ma si dicevano essere alcune persone d'ambo i sessi che si trasportavano, per virtù del demonio, dai luoghi in cui si trovavano, e subito giugnevano in luoghi solitarj, ne' boschi o ne' deserti, ove raccoglievansi in grandissimo numero, uomini e donne, e colà trovavano un diavolo in forma d'uomo, di cui non vedevano mai il volto; e questo diavolo dava loro i suoi comandi ed ordinanze, e come ed in qual modo dovevano essi adorarlo e servirlo. Poi facevasi da ciascuno di loro baciare il deretano, indi contava a ciascheduno un poco di danaro, ed all'ultimo loro somministrava vino e cibi in grande abbondanza, di cui essi si nutrivano: indi tutt'ad un tratto ognuno s'avvicinava ad una, ed in quell'istante spegnevasi la luce, e conoscevansi l'un l'altro carnalmente, e ciò fatto si trovavano tutti nello stesso luogo di dove erano da prima partiti.»
«A cagione di questa follìa furono prese ed imprigionate molte persone di qualità della detta città d'Arras, ed altre persone di minor conto; e vennero talmente angustiate e così terribilmente tormentate, che gli uni confessarono essere loro accaduto tal caso, come abbiamo detto, e molti di più confessarono d'avere veduti e conosciuti nelle loro adunanze molti ragguardevoli personaggi, prelati, signori ed altri, governatori di balliagi e di città, val a dire coloro, secondo la fama comune, che gli esaminatori loro nominavano e ponevano in bocca, onde a forza di pene e di tormenti essi gli accusavano e dicevano che veramente gli avevano veduti, e questi, così nominati, venivano subito dopo imprigionati, e posti alla tortura tanto e così lungamente, e tante volte, ch'erano forzati a confessare; e furono quelli che appartenevano al basso popolo giustiziati e bruciati inumanamente. Altre più potenti e ricche persone si ricomperavano a forza di danaro per ischivare le pene e le vergogne che loro si facevano; e tali altri vi furono dei più grandi, che furono ammoniti e sedotti dagli esaminatori, che loro davano ad intendere, e loro promettevano, se confessavano il caso, che non perderebbero nè corpo nè roba. V'ebbero alcuni che soffrirono con maravigliosa pazienza e costanza le pene ed i tormenti, ma nulla confessarono a loro danno... e non devesi qui tacere ciò che molti uomini dabbene hanno abbastanza conosciuto, che questa maniera di accusa fu una cosa inventata da certi scellerati per incolpare, distruggere o disonorare, o per desiderio di vendetta, alcune ragguardevoli persone, contro le quali nudrivano inveterato odio.»
Soltanto a motivo di questo sospetto lo storico ardisce questa volta parlarne liberamente. Quasi ogni anno s'incontrano indizj di somiglianti persecuzioni in uno o in altro luogo; ma i cronicisti, risguardandole come giuste e sante, non le ricordano ordinariamente che con una parola.
[425.] Bullarium Rom. Innoc. VIII, Constit. X. — Apud Raynaldum Ann. Eccl. 1486, § 57, t. XIX, p. 377.
[426.] A difesa della chiesa romana ho di già indicata la Storia delle rivoluzioni delle chiese protestanti di monsignor Bossuet, cui di nuovo per l'ultima volta rimetto il lettore cattolico. N. d. T.
[427.] Ann. Eccl. Raynaldi, 1489, § 19, p. 396.
[428.] Ann. Eccl. ex Burchardi Diariis, 1489, § 21, p. 397. — Istorie di Gio. Cambi, t. XXI, p. 63. — La cerimonia dell'invio del cappello e della consacrazione di Giovanni de' Medici si fece nell'abbadia di Fiesole il 9 gennajo del 1492. — Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 186; e più circostanziatamente Roscoe Life of Lorenzo Appendix, § 65. — Roscoe ha pure riprodotta una lettera di Lorenzo a suo figlio intorno ai suoi doveri ed alla condotta da tenersi nel sacro collegio, dov'era il più giovane, non solo de' cardinali presenti, ma di quanti cardinali vi erano stati in addietro. Ivi, § 66, t. IV, p. 89.
[429.] Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 184-186. — Istorie di Gio. Cambi, t. XX, p. 39. Questo storico era figlio del gonfaloniere Neri Cambi ammonito in quest'occasione.
[430.] An. Eccl. Raynaldi, 1489, § 8 e 9, p. 394.
[431.] Scipione Ammirato, t. XXVI, p. 184-185.
[432.] Istorie di Gio. Cambi, t. XXI, p. 54.
[433.] Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 185. — Machiavelli, l. VIII, p. 448.
[434.] Ann. Bononienses Hier. de Bursellis, t. XXIII, p. 906.
[435.] Ann. Bonon. Hier. de Bursellis, p. 908.
[436.] Ivi, p. 903, 906, et passim.
[437.] Hier. de Bursellis, p. 907-908. — Diario Ferrarese, t. XXIV, p. 281. — Stef. Infessura, Diario di Roma, p. 1222.
[438.] Stef. Infessura, Diario di Roma, p. 1222.
[439.] Ivi, p. 1237. — Orl. Malavolti Stor. di Siena, p. III, l. VI, f. 96.
[440.] Barth. Senaregae de Reb. Genuens., t. XXIV, p. 525. — Philiph. de Comines, Mémoires, l. VII, chap. III, p. 151.
[441.] Phil. de Comines Mémoires, l. VII, chap. V, p. 158.
[442.] Ann. Eccl. Raynaldi, 1490, § 5, 6 e 7, p. 498. — Spiegel der Ehren. B. V, c. XXXII, p. 936, c. XXXV, p. 978.
[443.] Spiegel der Ehren. der Erzhauses von Oesterreich, B. V, c. XXXI, p. 926. — Il Fugger enumera ventisei diverse guerre fatte da questo sovrano. Ivi, B. V, c. XLI, p. 1073.
[444.] Bonfinius de reb. Hung., D. IV, l. VIII, p. 672. — An. Eccl., 1490, § 10, 11, p. 399. — Marin Sanuto vite dei Duchi di Venezia, p. 1247. — Diar. Ferrar., p. 281. — Spiegel der Ehren, B. V, c. XXXVIII, p. 1023.
[445.] Bonfinius Rer. Ung., D. V, l. II, p. 717. — An. Eccles., 1491 § 14, p. 405. — Spiegel der Ehren, B. V. c. XXXVIII, p. 1024.
[446.] Intorno alle feste d'Italia celebrate in quest'occasione osservinsi Barthol. Senaregae, de Rebus Genuens., p. 531. — Ann. Eccl. Raynal., 1492, § 1, 2, 3, p. 406.
[447.] Raynaldi An. Eccl., 1489, § 7, 8, 9, p. 394. — Diar. Romano di Stef. Infess., p. 1229.
[448.] Diploma apud Raynaldum An. 1492, § 11, 12, 13, p. 408-410. — Diar. di Stefano Infessura, t. III, p. II, p. 1240.
[449.] Istor. di Gio. Cambi, t. XXI, p. 71. — Il Diario Romano del Nantiporto termina alla morte d'Innocenzo VIII, t. III, p. II, p. 1108. Il Muratori, pubblicandolo, intese di contrapporlo al giornale di Stefano Infessura, che assume la qualità di segretario, scriba, del senato e del popolo romano. Vuole che si richiamino in dubbio le maldicenze dell'Infessura intorno a Sisto IV e ad Innocenzo VIII, perchè nulla trovasi di simile nel giornale del notajo di Nantiporto: ma a dir vero non trovasi in questo giornale, nè la conferma delle cose dette dall'Infessura, nè altre cose, tranne la data affatto nuda degli avvenimenti. I più insignificanti, come i più importanti sono egualmente indicati da una breve frase, non facendovi il notajo veruna diversità. «Il 15 di maggio, egli dice, il cardinale de' Medici fu fatto legato del patrimonio: il 16 il duca di Ferrara partì da Roma e se ne andò; il 26 l'ambasciatore di Venezia entrò in Roma con molto onore; il 27 il principe di Capova, figlio del duca di Calabria, fece il suo ingresso in Roma trionfalmente, tra il cardinale di Benevento e quello di Siena; seco condusse molta signoria, ed alloggiò nel palazzo del papa; il 29 il principe andò a visitare i cardinali, cominciando dal vice cancelliere;» e tutta la sua narrazione seguita nello stesso modo. Non si può di buona fede opporre il silenzio di un giornale, scritto in questa maniera, all'autorità d'una storia ragionata e circostanziata, dove si vede la volontà ed il sentimento dello scrittore. Il giornale del notajo di Nantiporto è stampato nel t. III, p. II, p. 1071-1108. Quello dell'Infessura trovasi nello stesso volume p. 1109-1252. Ma il Muratori soppresse varie circostanze che gli sembrarono scandalose sul conto di Sisto IV. Lo stesso giornale trovasi senza lagune in Eccardus Hist. Medii Aevi, t. II. Lipsiae, 1723.
[450.] Diar. di Stef. Infessura, p. 1233.
[451.] Diar. di Stef. Infessura, p. 1234.
[452.] Ivi, p. 1241. — Raynaldi An. Eccles., 1492, § 9, p. 412, ex Volaterrano, l. XXII, et aliis.
[453.] Machiavelli, l. VIII, p. 447. — Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 186.
[454.] Machiavelli, Ist., l. VIII, p. 449.
[455.] Il signor Roscoe pubblicò nell'appendice § 77, t. IV, p. 122, una commovente lettera di Angelo Poliziano del 17 di giugno del 1492, nella quale narra gli ultimi istanti e la morte di Lorenzo. I suoi amici nel frenetico dolore per tanta perdita, uccisero il medico Pietro Leoni di Spoleto, che lo aveva curato, o almeno lo minacciarono con tanta violenza, che per disperazione gittossi da sè medesimo in un pozzo, a San Cervagio. Ricordanze di Tribaldo de' Rossi, Deliz. Erud., t. XXIII, p. 275. — Scip. Ammirato, l. XXVI, p. 187. — Alleg. Allegretti, Diari Sanesi, t. XXIII, p. 825. — Istorie di Giovanni Cambi, t. XXI, p. 67. — Rime di Jacopo Sannazzaro nella morte di Pier Leone medico. — Roscoe, Appendix, § 78-79.
[456.] La storia fiorentina del Machiavelli termina col 1492, alla morte di Lorenzo, ma i suoi frammenti storici, i suoi decennali, ed in particolare le lettere scritte in tempo delle sue legazioni, ci serviranno ancora di guida per gran parte dello spazio che ci rimane a scorrere.
La storia fiorentina di Gio. Michele Bruto, dotto Veneziano, che visse dal 1513 al 1594, termina pure alla morte di Lorenzo de' Medici, dopo avere cominciato con quella del vecchio Cosimo (Burmannus Thes. Ant. et Hist. Ital., t. VIII, p. II, p. 1-216.) Bruno viene collocato tra i principali storici latini del sedicesimo secolo; ma ciò soltanto per l'eleganza del dire. Visse in Lione cogli emigrati fiorentini, nemici della casa de' Medici, ed in generale adottò le loro opinioni e l'odio loro: pure pochissimo aggiugne a ciò che già si sapeva. Le sue autorità sono Machiavelli, i Commentari e le lettere del cardinale di Pavia, e la vita di Lorenzo de' Medici di Niccolò Valori. Egli disamina le loro opinioni, e sceglie con poca buona critica; ed i lunghi sermoni sparsi nella sua narrazione non sono che amplificazioni di quelli del Machiavelli, cui ha tolto il loro colore originale.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (Rackovieckz/Rackowieckz e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.