CAPITOLO VII. LA VISIONE DEL VESCOVO.

«Il Vescovo ha rotto i freni. — mi scriveva Ernesto, — cavalca nel vuoto assoluto. Oggi vuol cominciare a rimettere in piedi il nostro miserabile mondo, annunciandogli il suo messaggio. Me ne ha avvertito, e non sono riuscito a dissuaderlo. Questa sera presiede lui il I.P.H.[51] ed esporrà il messaggio nell’allocuzione di apertura.

«Posso passare a prendervi per andarlo a sentire? Naturalmente il suo sforzo è condannato, anticipatamente, a fallire. Il vostro e pure il suo, ma sarà per voi un’eccellente lezione di cose. Sapete, cara e tenera amica, quanto sia fiero del vostro amore e come vorrei meritare la vostra più alta stima, per compensare ai vostri occhi, in certa maniera, la mia indegnità a questo onore. Il mio orgoglio desidera persuadervi che il mio pensiero è corretto e giusto. Le mie idee, al riguardo, sono aspre; la futilità di quell’animo, che, pure è nobile, vi dimostrerà che la mia asprezza è necessaria. Venite alla riunione di questa sera. Per quanto tristi possano essere gli incidenti, sento che vi terranno più stretta a me».

L’I.P.H. aveva convocato per quella sera, a San Francisco, un’assemblea per esaminare lo sviluppo dell’immoralità pubblica, e per studiare i rimedî. Il vescovo Morehouse occupava la poltrona presidenziale, e, come osservai subito, era in uno stato di eccitamento nervoso. Ai suoi lati sedevano il vescovo Dickinson, il dottor Jones, capo della facoltà di etica all’Università di California, la signora W. W. Hurd, grande organizzatrice di opere di carità, il signor Filippo Ward, altro grande filantropo, ed altri astri di minore grandezza nel cielo della morale e della carità.

Il vescovo Morehouse si alzò e cominciò con questo esordio improvvisato:

«Passavo in carrozza per le vie: era notte. Ogni tanto guardavo attraverso le porte. Ad un tratto i miei occhi parvero aprirsi e vidi le cose come sono. Il mio primo gesto fu di alzare una mano alla fronte, per nascondermi l’orribile realtà, e nell’oscurità mi rivolsi questa domanda: Che cosa si può fare? Un momento dopo, la stessa domanda assunse quest’altra forma: Che cosa avrebbe fatto il mio divin Maestro? Allora una luce improvvisa sembrò riempire lo spazio, e mi apparve il mio dovere, come la chiarezza del sole, come Saul aveva visto il suo, sul cammino di Damasco. Feci fermare, scesi, e dopo qualche istante di conversazione con due donne pubbliche, le indussi a salire nella mia vettura, con me. Se Gesù ha detto il vero, quelle due infelici erano due mie sorelle, e la sola possibilità di purificazione stava nel mio affetto e nella mia tenerezza per loro. Vivo in uno dei quartieri più piccoli di San Francisco. La casa che abito è costata mille dollari, l’arredamento e i libri, e le opere d’arte valgono una somma uguale alla precedente. La mia casa è un castello dove si agitano numerosi servi. Ignoravo sinora a che cosa possano servire i manieri, credevo che fossero fatti per viverci. Ora lo so. Ho condotto le due ragazze della strada nel mio palazzo, ed esse rimarranno con me. E di sorelle mie, di questa specie, spero di empire le vaste camere della mia dimora».

L’uditorio diventava sempre più agitato e i visi delle persone sedute sul palco manifestavano uno spavento e una costernazione crescente.

Improvvisamente, il vescovo Dickinson si alzò, e con un’espressione di disgusto, abbandonò il palco e la sala. Ma il vescovo Morehouse, che non badava a nulla, continuò:

«O mie sorelle e miei fratelli, in questo modo di agire, trovo la soluzione di tutte le difficoltà. Non mi rendevo conto della necessità delle carrozze. Ora lo so. Sono fatte per trasportare i deboli, gli ammalati e i vecchi, non per rendere onore a coloro che hanno perduto persino il senso dello vergogna.

«Non sapevo perchè i palazzi fossero costruiti, ma oggi ne ho scoperto l’uso: le residenze ecclesiastiche dovrebbero essere convertite in ospedali e asili per coloro che sono caduti lungo la via, e che stanno per morirvi».

Fece una lunga pausa, dominato evidentemente dall’intensità del suo pensiero, e incerto sul modo migliore di esprimerlo.

«Sono indegno, cari fratelli, di dirvi qualunque cosa in fatto di moralità. Ho vissuto troppo a lungo in un’ipocrisia vergognosa, per essere in grado d’aiutare gli altri, ma il mio atto verso quelle donne, verso quelle sorelle, mi mostra che la migliore via è facile a trovare. Per coloro che credono in Gesù e nel suo vangelo, non può esservi fra uomini altri rapporti che un legame dì affetto. L’amore solo è più forte del peccato, più forte della morte.

«Dichiaro dunque ai ricchi, fra voi, che il loro dovere è di fare ciò che ho fatto, ciò che faccio. Tutti coloro che sono nell’opulenza, prendano in casa un ladro, e lo trattino come fratello; prendano una infelice e la trattino come sorella, e San Francisco non avrà più bisogno di polizia e di magistrati. Le prigioni saranno sostituite da ospedali, e il delinquente sparirà, col delitto.

«Non dobbiamo dare solo il nostro danaro: dobbiamo dare noi stessi, come faceva Cristo. Tale oggi è il messaggio della Chiesa. Ci siamo smarriti ben lungi dall’insegnamento del Maestro. Ci siamo consumati nella nostra stessa golosità. Abbiamo inalzato il vitello d’oro sull’altare. Ho qui una poesia che riassume tutta questa storia in pochi versi. Ve la leggerò. Fu scritta da un’anima smarrita, che però vedeva le cose chiaramente[52]. Non bisogna prenderla come un attacco contro la Chiesa, ma contro lo splendore e la pompa del clero, che si è allontanato dal sentiero tracciato dal Maestro e ha abbandonato le sue pecorelle. Eccola:

Trombe d’argento nella Cattedrale

squillarono sul popolo inchinato,

e sulle spalle io vidi sollevato,

re di Roma, il Divino Mortale.

Prete nella sua veste liliale,

re, di regale porpora ammantato,

tre volte cinto di serto regale,

il Papa andò, e si spente il creato.

Pel deserto de’ secoli il mio cuore

pervenne sino a un solitario mare

e a un viandante in cerca di sua pace.

«Uccello in nido e volpe in tana giace;

io solo cerco invano di posare,

ferisco i piedi e bevo il mio dolore».

L’uditorio era agitato, ma non commosso. Il vescovo Morehouse non se ne accorgeva. Seguiva la sua via con cuore fermo.

«Ecco perchè dico ai ricchi, fra voi, e a tutti i ricchi: «Voi avete crudelmente oppresso le pecore del Maestro, voi avete indurito i vostri cuori, avete indurito i vostri orecchi, alle voci che gridano sulla via, voci di sofferenza e di dolore che non volete sentire, che però saranno esaudite un giorno! Ecco perchè lo predico...».

Ma in questo momento, i signori Jones e Ward che da un po’ si erano alzati dai loro scanni, presero il vescovo per un braccio e lo trascinarono giù dal palco, mentre l’uditorio rimaneva oppresso dallo scandalo.

Appena in istrada, Ernesto scoppiò in una risata che mi urtò i nervi. Il mio cuore stava per iscoppiare sotto il peso delle lagrime.

— Ha comunicato loro il suo messaggio! — esclamò il mio compagno. — La forza di carattere e la tenerezza profondamente insita nella natura del vescovo, si sono rivelate agli occhi dei suoi uditori cristiani che l’amavano, e questi ne hanno concluso che egli non aveva la testa a posto. Avete veduto con quanta sollecitudine gli hanno fatto abbandonare il palco? In verità, l’inferno deve aver riso di questo spettacolo.

— Pure, ciò che il vescovo ha detto questa sera, provocherà una forte impressione, — osservai.

— Lo credete? — chiese Ernesto ironicamente.

— Farà molta sensazione, — affermai. — Ho veduto i cronisti scrivere come matti, mentre egli parlava.

— Neppure una parola di quanto ha detto, apparirà domani sui giornali.

— Non posso crederlo, — esclamai.

— Aspettate e vedrete. — neppure una parola, neppure un pensiero suo. La stampa quotidiana? Un trucco continuo.

— Ma i cronisti? Li ho visti con i miei occhi.

— Neppure una parola di quanto ha detto sarà stampata. Voi dimenticate i direttori dei giornali. Il loro stipendio dipende dalla loro linea di condotta, e la loro linea di condotta segue questo criterio: non pubblicare nulla che costituisca una seria minaccia per l’ordine costituito. La dichiarazione del vescovo rappresenta un assalto violento alla morale corrente. È considerato un’eresia. Gli hanno fatto abbandonare la tribuna per impedirgli di dire di più. I giornali puniranno il suo scisma, col silenzio e l’oblìo.

«La stampa degli Stati Uniti? È un’escrescenza parassitarla che spunta e ingrassa sulla classe capitalista. La sua funzione è di servire lo stato attuale delle cose, modellando l’opinione pubblica; e se ne serve a meraviglia. Lasciatemi predirvi ciò che avverrà. I giornali domani racconteranno semplicemente che la salute del vescovo era manchevole, che si era stancato, e che questa sera è stato colto da debolezza. Fra qualche giorno, un altro annunzietto: che è in uno stato di prostrazione nervosa, e che le sue pecorelle riconoscenti hanno fatto una sottoscrizione affinchè gli sia concesso un congedo. Dopo di ciò, potrà accadere una di queste due cose: o il vescovo riconoscerà l’errore commesso prendendo la cattiva strada, e ritornerà dalle vacanze perfettamente guarito, senza più visioni, o persisterà nel suo delirio e in questo caso vedrete i giornali informarci con frasi patetiche, di profonda simpatia, che egli è diventato matto. In fine, gli lasceranno raccontare le sue visioni davanti a mura ben guardate.

— Oh! andate troppo lontano! — esclamai.

— Agli occhi della società, sarà veramente impazzito, — rispose Ernesto. — Quale onest’uomo, sano di mente, prenderebbe in casa dei ladri e delle prostitute per vivere con loro come fratelli e sorelle? È vero che Cristo è morto fra due ladroni, ma è un’altra storia. Pazzia? Ma un ragionamento di un uomo col quale non si è d’accordo sembra sempre falso, e naturalmente la mente del vescovo è sconvolta. Dov’è la linea di separazione fra una mente falsa e una mente pazza? È inconcepibile che un individuo di buon senso possa essere in disaccordo radicale con le vostre più sane conclusioni.

«Ne troverete un bell’esempio nei giornali di questa sera. Maria M’ Kenna abita nella parte meridionale di Market Street. Benchè povera, è perfettamente onesta. È perfino buona patriota. Soltanto, si è formata delle idee false circa la bandiera americana e la protezione di cui dovrebbe essere il simbolo. Ed ecco che cosa le è capitato: suo marito, vittima di un infortunio, è rimasto per tre mesi all’ospedale. Essa ha cercato di guadagnare facendo la lavandaia, ma nonostante il suo lavoro, è rimasta arretrata nel pagamento del fitto di casa. Ieri l’hanno messa sul lastrico. Prima, aveva sventolato la bandiera nazionale davanti alla sua porta, e, ricoverandosi sotto le pieghe di essa aveva proclamato il principio che in virtù di quella protezione non avevano il diritto di buttarla sulla strada. Che cosa hanno fatto? L’hanno arrestata e dichiarata pazza! Oggi è stata sottoposta all’esame medico dei periti ufficiali, che l’hanno riconosciuta pazza e l’hanno rinchiusa nella casa di salute di Napa.

— Il vostro esempio non calza. Supponete che io sia in disaccordo con tutti, circa lo stile d’un’opera letteraria. Non mi manderebbero per questo al manicomio.

— Sfido io! — replicò Ernesto. — La vostra diversità di opinione non costituirebbe una minaccia per la società. In questo è la differenza. Le opinioni anormali di Maria M’ Kenna e del vescovo sono un pericolo per l’ordine costituito. Che succederebbe se tutti i poveri si rifiutassero di pagare l’affitto rifugiandosi sotto la protezione della bandiera americana? La proprietà sarebbe distrutta. Le convinzioni del vescovo non sono meno pericolose per l’attuale società. Dunque, lo aspetta il manicomio.

— Ma io non posso credervi.

— Aspettate e vedrete, — disse Ernesto. — Ed io aspettai.

La mattina dopo, mandai a comperare tutti i giornali: non riferivano neppure una parola di quanto il vescovo Morehouse aveva detto. Uno o due riferivano che egli si era lasciato vincere dalla commozione. Però le stupidaggini degli oratori che avevano parlato dopo di lui erano riprodotte per intero.

Parecchi giorni dopo, un breve annuncio comunicava che il prelato era partito in vacanza per ragioni di salute, in seguito a un eccesso di lavoro. Fin qui Ernesto aveva ragione. Ma non si parlava ancora di stanchezza cerebrale, neppure di prostrazione nervosa. Non immaginavo affatto la via dolorosa che il dignitario della Chiesa era destinato a percorrere, quella via dal giardino degli ulivi al Calvario, che Ernesto aveva intravista per lui.