DCCCCIV

Anno diCristo DCCCCIV. Indizione VII.
Sergio III papa 1.
Lodovico III imperadore 4.
Berengario re d'Italia 17.

Da un privilegio conceduto al monistero di San Vittore di Marsiglia, e pubblicato dai padri Martene [Martene, Veter. Scriptur., tom. I.] e Durand, noi impariamo che Lodovico imperadore soggiornava in Arles in Provenza nel dì 21 di marzo dell'anno presente, essendo dato quel diploma XI kalendas maii, anno Domini DCCCCIV, Indictione septima, anno quarto, imperante domno nostro Illudovico. Actum Arelate. All'incontro noi troviamo in Verona il re Berengario nel dì 4 d'aprile di questo medesimo anno, ciò costando da un suo diploma originale da me veduto nell'insigne monistero di san Zenone di quella città, e pubblicato con queste note [Antiquit. Ital., Dissert. XIV.]: Data pridie nonas aprilis, anno dominicae Incarnationis DCCCCIV, regni vero domni Berengarii piissimi regis XVII, Indictione VII. Actum Veronae. Ne abbiamo un altro già dato alla luce dal Sillingardi e poi dall'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., tom. 2, in Episcop. Mutinens.], cioè un privilegio conceduto a Gotifredo vescovo di Modena, dato VIII kalendas julias, anno Incarnationis Domini DCCCCIV, anno vero domni Berengarii serenissimi regis XVII. Actum urbe ticinensi. Così sta nel suo originale. Un altro ancora spedito XVIII kalendas julii di quest'anno, Actum villa Itazani, si legge nell'archivio de' canonici di Modena. Perciò possiam conietturare che la pace per quest'anno continuasse in Italia, nè fosse turbato il re Berengario nel possesso dell'italico regno. Egregiamente già ha provato il padre Pagi [Pagius, in Critic. ad Annal. Baron.] che nel presente anno fu cacciato dal trono pontificio l'usurpato re Cristoforo, e in suo luogo eletto e consecrato Sergio prete, cioè quel medesimo che dianzi nell'anno 898 vedemmo eletto papa in concorrenza di papa Giovanni IX. Ebbe più polso in esso anno 898 la fazione opposta; laonde egli senza poter giugnere alla consecrazione, fu necessitato a mutar cielo e a fuggirsene in Toscana, dove stette nascoso per sette anni. Bisogna qui ascoltar Frodoardo, scrittore di questi tempi [Frodoardus, de Roman. Pontificib., P. II, tom. 3 Rer. Ital.], che ne parla nella seguente maniera:

Sergius inde redit, dudum. qui lectus ad arcem

Culminis, exsilio tulerat rapiente repulsam.

Quo profugus latuit septem volventibus annis.

Hinc populi remeans precibus, sacratur honore

Pridem adsignato. quo nomine tertius exit

Antistes, Petri eximia quo sede recepto

Praesule, gaudet ovans annis septem amplius orbis.

Sicchè non è vero ciò che scrisse Liutprando istorico dell'elezion di Sergio nell'anno 891, nè che a lui prevalesse quella occasione papa Formoso. Ciò avvenne, come ho detto, solamente all'anno 898; e però convien ripetere che Liutprando, a cui per altro siam tanto obbligati per la storia d'Italia di questo secolo, non può negarsi che non l'abbia molto imbrogliata ne' fatti accaduti, prima ch'egli nascesse, perchè li scrisse solamente per altrui relazione. L'han seguitato alla cieca i susseguenti storici, perchè negli affari d'Italia non aveano di meglio da poter consultare. Si scatena qui contra Sergio il cardinal Baronio [Baron., Annal. Eccl., ad ann. 908.] con parlarne all'anno 908, sino al quale egli differisce l'ingresso del medesimo Sergio nel papato, con dargli i titoli di nefandus, quem audisti in Formosum papam ita saevisse. Potens iste armis Marchionis Tusciae Adalberti, homo vitiorum omnium servus facinorosissimus omnium, quae intentata reliquit? Invasit iste sedem Christophori. Ab omnibus non legitimus pontifex, sed conclamatur invasor. Se il porporato Annalista avesse potuto vedere a' suoi di ciò che di Sergio scrive Frodoardo, oltre ad altre memorie venute dopo di lui alla luce, avrebbe insegnato alla sua penna maggior moderazione contra di questo pontefice. Certo non fu egli esente da' vizii, ma non giunse mai agli eccessi che qui gli vengono attribuiti. Fidossi qui troppo il cardinale di Sigeberto, come anche prima avea fatto il Platina. Ma Sigeberto forte s'ingannò con addossare a Sergio l'iniquissimo procedere di papa Stefano VI contra del cadavero e delle ordinazioni di papa Formoso. Nè sussiste che Sergio colla potenza dell'armi di Adalberto duca di Toscana usurpasse la sedia pontificia. Fu egli richiamato a Roma precibus populi romani, e affin di deporre Cristoforo, cioè un ingiusto occupatore del pontificato. Certo è finalmente che Sergio fu riguardato da tutta la Chiesa di Dio come vero e legittimo pontefice, e non già come usurpatore della sedia di s. Pietro. Vedremo a suo luogo l'epitaffio di questo papa che va d'accordo coll'asserzione di Frodoardo. Per testimonianza dell'Ostiense [Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 50.], il deposto Cristoforo si fece monaco, ed ebbe tempo da far penitenza dei falli della sua ambizione. Secondo i conti di Camillo Pellegrino e del padre Mabillone [Mabillon., in Annal. Benedictin. lib. 41, num. 25.], il nobilissimo monistero di Monte Casino, circa ventidue anni prima smantellato dai Saraceni, in quest'anno per cura di Leone abbate si cominciò a rifabbricare, affinchè vi tornassero ad abitare i monaci, i quali dopo la rovina di quel sacro luogo aveano eletto il loro soggiorno in Teano. Potrebbesi credere che sul fine di quest'anno ritornasse in Italia con grandi forze l'imperador Lodovico III, quando fosse stato esattamente copiato dal Campi il decreto dell'elezione di Guido vescovo di Piacenza [Campi, Istor. di Piacenza tom. 1, Append.], fatta dopo la morte di Everardo, con queste note: Anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCCIV, Indictione VIII, imperante domno Hludovico serenissimo imperatore anno quinto. Ma di ciò parleremo all'anno seguente, siccome ancora di Guido parlerà la storia andando innanzi. Basti per ora osservare che essendo qui nominato Lodovico Augusto, si comprende ch'egli, e non già il re Berengario, signoreggiava allora in Piacenza. Ciò servirà di lume per quello che verremo dicendo all'anno seguente.