DCCCCV
| Anno di | Cristo DCCCCV. Indizione VIII. |
| Sergio III papa 2. | |
| Lodovico III imperadore 5. | |
| Berengario re d'Italia 18. |
Sul fine dell'anno precedente, siccome ho detto, dovette succedere la seconda venuta in Italia di Lodovico III Augusto, non già orbo, ma tuttavia guernito d'un paio d'occhi sani e veggenti. E in quest'anno poi crebbe la sua felicità, ma che andò a terminare in una grave miseria, con essere avvenuto tutto quel che abbiamo narrato di sopra all'anno 902. Era dalla sua Adalberto II duca di Toscana; avea questi tratto nel suo partito varii altri principi d'Italia; in guisa che essendo venuto Lodovico con grandi forze, e mancando al re Berengario quelle dei principi suoi vassalli, fu astretto a dar luogo a questa prepotente tempesta, con perdere non solo Pavia e Milano, ma anche Verona, e con doversi ritirare in esilio fuori d'Italia. Si trovava egli [Antiquit. Ital., Dissert. XXVIII.] VII kalendas junii anno dominicae Incarnationis DCCCCV. domni vero Berengarii invictissimi regis XVIII Indictione VIII, in valle Pruviniano juxta plebem sancti Floriani. Dove sia questa valle, altri più pratico di me lo dirà. S'aggiunse, secondo il panegirista di Berengario [Anonym., Paneg. Bereng., in lib. 4.], che un'indiscreta quartana rendè esso Berengario inabile alla difesa e ad accudire al bisogno sì pressante de' proprii affari. Dacchè egli si fu messo in salvo, Lodovico si portò a Verona, dove prestando fede, alla voce o accidentalmente corsa o maliziosamente sparsa, che Berengario fosse morto, se ne stava senza buone guardie e senza sospetto, quasi che fosse oramai terminata ogni disputa del regno. Questa sua trascuratezza animò Berengario e la sua fazione ad entrare furtivamente di notte in Verona, dove colto lo sconsigliato Lodovico, gli fece dipoi buon mercato con solamente privarlo degli occhi. Che in quest'anno, e non già nell'anno 902, accadesse la di lui venuta e rovina, ecco le ragioni che ce lo han da persuadere, da me dedotte prima d'ora nelle Antichità italiche [Antiquit. Ital., Dissert. XIV.]. Siccome poco fa avvertii, abbiamo presso il Campi la carta dell'elezion di Guido vescovo di Piacenza, fatta da quel clero e popolo, e scritta [Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1 Append.] anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCCIIII, Indictione octava imperante domno Hludovico serenissimo imperatore anno V. Probabilmente il Campi non ha con assai attenzione copiata quella carta, e in vece dell'anno presente DCCCCV, ha letto DCCCCIV, essendo certo che l'anno quinto di Lodovico Augusto appartiene a quest'anno. Fors'anche ha trascurato il mese, che non si suole ommettere, e che avrebbe dato a noi maggior lume per conoscere meglio il tempo di questa elezione. Ma ne abbiam tanto, che non si può fallare in riferendola al fine dell'anno precedente, in cui correva l'Indizione ottava, oppure all'anno presente. Cominciamo dunque a conoscere che in Piacenza v'era riconosciuto per padrone non già Berengario, come vedemmo all'anno 903, ma bensì Lodovico III imperadore. Ho io poi prodotto [Antiq. Ital., Dissertat. XIV.] due atti di Andrea arcivescovo di Milano. L'uno informe e senza sottoscrizioni, fatto anno Incarnationis Domini nongentesimo nonagesimo sexto, pontificatus vero suprataxati domni Andreae archiepiscopi sexto, mense julio, Indictione octava. Ma senza fallo si dee scrivere nongentesimo quinto, perchè in questo correva l'anno sesto di esso Andrea, eletto arcivescovo nell'anno 900, e nel luglio di questo medesimo anno correva l'indizione ottava. Più corretto è l'altro consistente in un placito tenuto dal medesimo arcivescovo in Belano sul lago di Como, e da Ragifredo giudice del sacro palazzo, amendue missi domni imperatoris, e scritto anno imperii domni Hludovici imperatoris quinto, mense julio, Indictione octava. E che nel dì 4 di giugno del presente anno esso Lodovico imperadore si trovasse in Pavia, lo raccolgo da un suo privilegio, sottoscritto da Arnolfo notaio ad vicem Liutuardi episcopi (di Como) et archicancellarii. Datum pridie nonas junias, anno Incarnationis dominicae DCCCCV, Indictione VIII, anno V, imperante domno Hludovico glorioso imperatore in Italiam. Actum Papiae.
Però giusto fondamento a noi si porge per credere finalmente che in questo anno ritornato per la seconda volta l'Augusto Lodovico in Italia, niun caso facendo del giuramento verisimilmente prestato a Berengario nell'anno 902, allorchè fu costretto a ritornarsene in Provenza, riconquistasse Pavia, Milano e Piacenza, o, per dir meglio, tutta la Lombardia, e cacciasse ancor fuor di Verona il re Berengario allora infermo. Secondo i documenti originali da me veduti e dati alla luce, si truova Berengario nell'ultimo dì di luglio e nel primo di agosto del presente anno in Tulles, corte posta sul lago di Garda, dove a petizione di Bertila regina e moglie, e di Ardengo vescovo di Brescia ed arcicancelliere, concedette alcuni beni a certi suoi famigliari. Il primo è scritto II kalendas augusti, anno dominicae Incarnationis DCCCCV, regni domni Berengarii piissimi regis XVII (si dee scrivere XVIII), Indictione octava. Actum Tulles. Il secondo fu dato kalendis augusti con altre simili note, e coll'anno XVIII del regno di Berengario. Trovossi egli inoltre nel dì V d'agosto in Peschiera sullo stesso lago, dove fece un dono al monistero di san Zenone di Verona [Antiq. Ital., Dissert. XLI.], III nonas augusti anno dominicae Incarnationis DCCCCV, domni vero Berengarii piissimi regis XIX (va scritto con una unità di meno XVIIII), Indictione octava, Reginone scrive [Rhegino in Chron.] che in mense augusto haec mutatio regni facta est. Ma Galvano Fiamma [Flamma, in Manipul. Flor., tom. 11 Rer. Ital.] notò che Berengario XII kalendas augusti entrò di notte in Verona, e colse nella rete l'incauto suo avversario. E così appunto avvenne, ciò risultando dal suddetto diploma dato da Berengario in Peschiera, dove egli dice: Omnium noverit solertia, Johannem quemdam, qui alio nomine Braccacurta vocitabatur, nostrae olim fidelitati offensum, in qua etiam perdurans comprehensus est, et mulctatus, cujus res omnisque substantia legali judicio nostrae fuit ditioni subjecta, ec. Per buona ventura il panegirista di Berengario [Anonym., in Panegyr. Berengarii, lib. 4.] ci ha conservata questa medesima notizia, chiaramente comprovante che nel tempo appunto del ricuperamento di Verona, e dell'acciecamento di Lodovico Augusto, questo Giovanni Braca-corta infedele fu preso in una torre, e tagliato a pezzi. Ecco le sue parole:
Tu ponens etiam Curtum-Femorale Johannes,
Alta tenens turris, si forte resumere vitam
Sis potis: hinc traheris tamen ad discrimina mortis,
Et miser in patria nudos truncaris arena.
Sicchè oramai tocchiam con mano, in vigore delle addotte pruove, che appartiene al presente anno la seconda comparsa in Italia d'esso Lodovico, e la felicità delle sue armi, la quale poi andò a terminare in una sonora disavventura, per cui gli convenne tornar senza occhi in Provenza. Anche l'Annalista sassone [Annalista Saxo apud Eccardum, tom. 1 Rer. Ital.], Mariano Scoto [Marian. Scottus, in Chronico.] ed Ottone Frisingense [Otto Frisingensis, in Chronico.] riferiscono all'anno 905 la scena suddetta; e però non si dee questa rimuovere dall'anno presente. La cronologia di Sigeberto è affatto difettosa in questi tempi, massimamente per le cose d'Italia. Giugne [Sigebertus, in Chronico.] egli a differir la disgrazia suddetta di Lodovico sino all'anno 915. È stato di parere il padre Bernardo Maria de Rubeis [De Rubeis, Monument. Eccl. Aquilejens. cap. 51.] che Grimaldo ossia Grimoaldo marchese, nominato in alcuni diplomi di Berengario da me dati alla luce, governasse in questi tempi la marca del Friuli, appellata anche veronense, perchè Berengario, prima d'essere re, nella nobil città di Verona avea fissata la sua residenza.