DCCCCLXIX
| Anno di | Cristo DCCCCLXIX. Indiz. XII. |
| Giovanni XIII papa 5. | |
| Ottone I imperadore 8. | |
| Ottone II imperadore 3. |
Secondo l'Annalista Sassone [Annalista Saxo, apud Eccardum.], Ottone il Grande, dopo aver solennizzata la festa del santo Natale dell'anno precedente nella Puglia, fermossi tuttavia in quelle parti, e celebrò la Pasqua dell'anno presente in Calabria. Sono affatto scuri i fatti d'esso Augusto in quelle parti, dove egli si tratteneva, perchè tuttavia durava la guerra coi Greci, nè voleva egli permettere che i principi di Benevento e di Capua, divenuti suoi vassalli, restassero esposti allo sdegno dell'imperadore di Oriente. Sigeberto [Sigebertus, in Chronico.] attribuisce a quest'anno una vittoria riportata sopra i Greci in Calabria da Guntero e Sigefredo uffiziali dell'Augusto Ottone. Che vittoria fosse questa, lo dirò fra poco. Lupo protospata [Lupus Protospata, Chronic., tom. 5 Rer. Ital.] altro non dice sotto quest'anno, se non che introivit Otho rex in Apuliam mense martii; obsedit civitatem Bari irrito conatu. Abbiam veduto che ciò succedette nell'anno antecedente. Aggiunge: Et in alio anno intravit in Calabriam mense octobris, et sol obscuratus est mense decembris. Pare che questo accadesse nell'anno presente. In fatti abbiamo presso l'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.] un suo diploma, dato XIV kalendas maii, anno Incarnationis dominicae DCCCCLXIX, anno vero domni Othonis serenissimi Augusti, octavo Indictione XII. Actum in Calabria in suburbio Cassano. In esso, a petizione di Uberto vescovo di Parma ed arcicancelliere, conferma Ottone ad Ingone suo vassallo tutti i beni da lui goduti in comitatibus bulgariensi, laumellensi, plombiensi, mediolanensi, evoriensi, papiensi, placentino, parmensi: e dice fra le altre cose: Cum nos in Calabria residebamus in confine atque planicie, quae est inter Cassanum, et Petram Sanguinariam, ibique nostro imperiali jure nostris fidelibus tam calabris, quam omnibus italicis, francisque atque theutonicis leges praeceptaque imponeremus, ec.; il che ci fa intendere la sovranità imperiale in quelle parti, senza che ivi si parli punto di alcun altro diritto o pretensione dei romani pontefici. Leggesi un altro diploma, spedito da esso Augusto in confermazione de' beni e privilegii del monistero di Casauria, dato kalendis maii, coll'altre note suddette [Chronic. Casauriense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]. Actum in suburbio Bivino oggidì Bovino. Trovasi in questi tempi Giovanni duca e console di Gaeta [Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Append.], cioè principe di quella città, ma dipendente dai greci Augusti. Ora per tornare alla vittoria che dissi riportata dall'imperadore in Calabria, Witichindo [Witichinius, Hist., lib. 3.] e Ditmaro [Ditmarus, in Chron., lib. 2.] la raccontano in questa maniera. Fecero credere i Greci ad Ottone Augusto d'aver condotta la principessa richiesta in moglie pel giovinetto Ottone II; perlochè egli inviò in Calabria molta nobiltà con alcuni reggimenti di soldati a riceverla. Quando questi si credevano d'essere iti a far feste, all'improvviso i Greci si scagliarono loro addosso, non pochi ne uccisero e molti ne presero, che inviarono prigioni a Costantinopoli, con dar anche il sacco a tutto il loro bagaglio. Se a questo avviso fumasse per la collera Ottone il Grande, ci vuol poco a figurarselo. Diede ordine immantinente a Guntario e Sigefredo, valorosi suoi generali, che col fiore delle sue genti andassero a dimandar conto ai Greci di tanta iniquità. Volarono questi, sorpresero l'armata nemica; ne fecero gran macello, e a quanti presero tagliarono il naso, lasciandoli poi ire a lor comodo dove voleano. Posero in contribuzione tutta quella parte di Calabria e Puglia che apparteneva ai Greci, e carichi di bottino, d'allegria e di gloria se ne tornarono all'imperadore. L'Anonimo salernitano [Anonymus Salernit., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 299.] scrive che Ottone Calabriae fines venit, incendiis et depraedationibus eam vehementer afflixit, et millia damna vel oppressiones gessit in principatu salernitano. Gisolfo principe di Salerno tenea allora coi Greci. Pretende Witichindo che questa nuova portata a Costantinopoli servisse di motivo al popolo di congiurare unitamente coll'iniqua imperadrice contra di Niceforo Foca imperadrice d'Oriente, a cui levarono la vita. Ma da altre cagioni ebbe origine la morte inferita nel dicembre di quest'anno a Niceforo: sopra di che si possono vedere gli storici greci [Curopalata. Leo Diacon. Cedrenus. Zonaras.]. Lupo protospata, Sigeberto ed altri il fanno ucciso nell'anno seguente, e questa sembra opinione meglio fondata. In luogo suo salì sul trono Giovanni Tzimisce, che ebbe assai a cuore di trattar d'amicizia con Ottone Augusto.
Tenuto fu quest'anno un concilio in Roma da papa Giovanni XIII. Gli atti ne sono periti; ma ne resta la testimonianza nella bolla dell'erezione della chiesa di Benevento in arcivescovato, fatta in esso concilio dal papa. Le note cronologiche di quella bolla son queste: [Ughell., Ital. Sacr., tom. 8 in Episcop. Benevent.] Data VII kalendas junii anno pontificatus domni nostri Johannis XIII papae IV, imperatoris Othonis majoris VII, et minoris II, Indictione XII, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXIX. Pandolfo Capodiferro quegli fu che procacciò questo onore alla sua città di Benevento, e adoperò l'intercessione dell'imperadore, praesidentibus nobis, dice il pontefice, in sancta synodo acta ante confessionem beati Petri Apostolorum principis septimo kalendas junias, praesente domno Ottone gloriosissimo imperatore Augusto Romanorum, nostro filio, ec. hortatu benigno ipsius praefati domni Ottonis clementissimi imperatoris Augusti, ec. intervenientibus Pandulfo beneventanae et capuanae urbium principe, seu Spoleti et Camerini ducatus marchione et duce, simulque et Landulfo excellentissimo principe filio ejus, ec. Sicchè seguitava tuttavia Pandolfo a governare anche Spoleti e Camerino. Di lui racconta l'Anonimo salernitano il fatto seguente [Anonymus Saler., P. I. tom. 2 Rer. Ital. p. 299.]. Dacchè l'imperadore ebbe dato il guasto alla Calabria e al principato di Salerno, se no andò a Ravenna Pandolfo; il pregò di lasciargli un corpo delle sue truppe, per poter tentare qualche altra prodezza contra de' Greci, e l'ottenne. Con questo e co' suoi si portò sotto la città di Bovino; venne alle mani coi Greci, usciti della città, e li sconfisse. Ma sopraggiunto un rinforzo ad essi Greci, si attaccò di nuovo la battaglia, e Pandolfo preso nella mischia (di ciò si può dubitare non poco) fu inviato a Costantinopoli prigione. Dopo ciò Eugenio patrizio generale de' Greci spinse le sue armi contra gli stati di Pandolfo. Prese Avellino, e giunto a Capoa vi mise l'assedio, con saccheggiar intanto il paese e far prigioni quanti gli vennero alle mani. Si prevalse di tal congiuntura Marino duca di Napoli per danneggiare il più che potè il distretto di Capoa. Ma dopo quaranta giorni d'assedio, in cui inutilmente tormentata fu quella città dalle macchine di guerra, i Greci, per timore che non sopraggiugnesse l'armata imperiale di Ottone, se n'andarono con Dio, ritirandosi a Salerno, dove quel principe, cioè Gisolfo, che sembra collegato con essi, fece lor godere un delizioso trattamento. Arrivò in fatti a Capua l'esercito de' Tedeschi e degli Spoletini, e trovando sloggiati i nemici, passò coi Capuani a vendicarsi de' Napoletani. Renderono ben loro la pariglia. Ripresero Avellino, e ne fecero un falò, perchè s'era dato ai Greci spontaneamente. Ad Eugenio, patrizio greco, preso per la sua crudeltà dai suoi ed inviato a Costantinopoli, era succeduto Abdila patrizio. Questi, con quante forze potè, andò a trovar l'esercito cesareo verso Ascoli. Restò egli ucciso, e sbaragliata la sua gente colla morte di mille e cinquecento persone. Arricchirono forte delle spoglie de' vinti i vincitori. Se è vero tutto questo racconto, e massimamente la prigionia del principe Pandolfo, convien credere che tali fatti accadessero qualche settimana dopo il dì 20 di maggio, in cui abbiamo veduto il medesimo Pandolfo presente al concilio romano.