DCCCCLXXVI

Anno diCristo DCCCCLXXVI. Indiz. IV.
Benedetto VII papa 2.
Ottone II imperadore 10 e 4.

Dall'Annalista sassone [Annalista Saxo, apud Eccardum.] sotto il presente anno abbiamo che Arrigo II duca di Baviera, appellato da' moderni il Rissoso, fu posto, come oggidì diciamo, al bando dell'imperio, e privato del ducato, ed anche scomunicato per la sua ribellione all'imperador suo cugino. Ritirossi egli in Boemia, mettendosi sotto l'ali di Boleslao II duca di quel paese. Prese motivo di qui l'imperador Ottone di far guerra alla Boemia, ma con poca fortuna la fece. Sorpreso dai Boemi un corpo di Bavaresi ch'erano venuti al servigio di Ottone, fu per la maggior parte tagliato a pezzi. A questo avviso, se ne tornò indietro assai confuso l'imperadore, ma pieno di rabbia e di desiderio di vendicarsene. Per testimonianza del Dandolo [Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], una fiera tragedia accadde in quest'anno in Venezia. Avea Pietro Candiano IV doge di Venezia sotto varii pretesti ripudiata sua moglie, con obbligarla a farsi monaca nel nobilissimo monistero di san Zaccheria. Quindi passò ad accasarsi con Gualdrada, sorella di Ugo duca e marchese di Toscana, che gli portò in dote assaissimi poderi, servi e serve, verisimilmente verso i confini del Ferrarese. Per difesa di questi beni che erano fuori del dominio veneto, egli assoldò molti soldati italiani: il che accrebbe la sua baldanza in maniera, che cominciò a trattar con troppo rigore il popolo di Venezia, ed attaccar facilmente brighe coi vicini. Dicono ch'egli ferrariensis castelli populum debellavit; opiterginum quoque castrum igne comsumtum devastari jussit; nonnullaque alia se objurgantibus aspera intulit. Ma finì male l'alterigia sua. Venuto egli in odio a tutto il popolo, e formata una congiura contra di lui, questa scoppiò nell'anno presente. L'assalirono un dì, e perchè non poteano espugnare il palazzo, dov'egli si difendeva con alquanti soldati, seguitando lo sconsigliato parere di Pietro Orseolo, vi attaccarono il fuoco. Le fiamme non solamente distrussero il palazzo, ma anche le chiese di san Marco, di san Teodoro e di santa Maria Zobenigo, e più di trecento case. Pietro doge nel fuggire fu preso, e unitamente con Pietro suo figliuolo infante trucidato dai principali della città. Nel dì 12 d'agosto fu eletto doge il suddetto Pietro Orseolo, personaggio di rara pietà e di costumi veramente cristiani, il quale s'applicò tosto a rifare il palazzo ducale e il tempio di san Marco, e a governare con singolare carità e giustizia il popolo suo. Da san Pier Damiano [Petrus Damian., in Vita Sancti Romualdi.], che narra questo avvenimento, tali notizie prese lo stesso Dandolo. E merita d'essere notato dirsi dal medesimo san Pier Damiano che Pietro Orseolo dalmatici regni adeptus est principatum, ovvero, ch'egli dalmatici ducatus gubernabat habenas; il che potrebbe far credere che i Veneziani già fossero in possesso della Dalmazia. Ma noi vedremo che molto più tardi la Dalmazia venne sotto il dominio dei Veneziani. Il Damiano per anticipazione parlò così, perchè a' suoi giorni la Dalmazia ubbidiva a quell'inclita repubblica. Veggasi qui sotto all'anno 997. All'anno presente notò Lupo protospata [Lupus Protospata, in Chronico.] che obsederunt Saraceni Gravinam, sed irrito conatu; e che Giovanni Zimisce imperador glorioso de' Greci diede fine alla sua vita, con succedergli Basilio e Costantino, figliuoli di Romano juniore già imperadore: il che viene attestato anche da altri scrittori delle cose greche: nè si dee tralasciare che nell'anno presente stabilì pace e lega Sicardo conte, e tutto il popolo della città di Giustinopoli, oggidì Capodistria, col suddetto Pietro Orseolo, appellato ivi gloriosissimus Venetiarum dux. Lo strumento rapportato dal Dandolo ha le seguenti note: Imperante domino nostro domino Ottone serenissimo imperatore anno quarto (coll'epoca incominciata dopo la morte del padre) XII mensis octobris, Indictione V, cominciata nel settembre; e perciò nell'anno presente, e non già nell'anno secondo, come pensò il Dandolo, perchè sussiste che egli fosse creato doge nel presente. Di qui poi abbiamo che l'Istria tuttavia riconosceva l'imperador d'Occidente per suo sovrano.