DCCCCLXXVII

Anno diCristo DCCCCLXXVII. Indiz. V.
Benedetto VII papa 3.
Ottone II imperadore 11 e 5.

Cominciarono almeno in quest'anno, e continuarono nel seguente, le discordie fra Ottone II Augusto e Lottario re di Francia, a cagion del ducato della Lorena. Non sono concordi gli antichi storici, cioè Ermanno Contratto, Sigeberto, l'Annalista sassone ed altri, in assegnare i tempi di quelle militari imprese. L'Annalista suddetto [Annalista Saxo, apud Leibnitium et Eccardum.] racconta sotto il presente anno, ed altri sotto il seguente, ciò ch'io sono ora per dire. Perchè Lottario avea data la Lorena a Carlo suo fratello, e questi s'era collegato coll'imperadore, Lottario in collera portò l'armi sue in Lorena, e dato il sacco al palazzo di Aquisgrana, sedia del regno, e ad altri luoghi, se ne tornò indietro. Ottone irritato forte da queste violenze del re suo cognato, per attestato di Sigeberto [Sigebertus, in Chron. ad ann. 978.], cum inestimabili exercitu prosecutus, condicto die, scilicet kalendis octobris Franciam intravit, quam usque ad kalendas decembris pervagatus, fines Remensium, Laudunensium, Suessionum, et Parisiensium, diversa caede vastavit, ecclesiis tantum Dei omnium immunitate concessa. L'Annalista sassone scrive ch'egli usque Parisius nullo sibi obsistente pervenit. Ma nel tornare indietro, allorchè ebbe da valicare il fiume Assona, colto dall'armata di Lottario, vi perdè buona parte del bagaglio e della preda. Lascerò ch'altri decida, se questa guerra appartenga al presente o al susseguente anno. Secondochè scrive il suddetto Annalista, prima che seguisse questa rottura fra l'imperadore e il re Lottario, il deposto duca di Baviera Arrigo II occupò la città di Passavia. Vi accorse Ottone Augusto, assediò lui nella medesima, e in fine l'obbligò a sottomettersi al suo volere. E Lupo protospata [Lupus Protospata, in Chronico.] lasciò scritto a questo medesimo anno: Incenderunt Agareni civitatem Oriae, et cunctum vulgus in Siciliam deduxerunt. Altri tengono succeduto più tardi questo fatto. Vien rapportato dal Margarino [Margarin., Bullar. Casinens., tom. 2, Constit. LVIII.] un diploma di Ottone II Augusto, come spettante all'anno presente, colle seguenti note: Datum IV nonas aprilis anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXVII, Indictione V, regni vero domni Ottonis XVI, imperii XI. In esso dichiara egli conte di Bobbio l'abbate di quell'insigne monistero, come erano stati in addietro altri abbati. Ma altrove [Antichità Estensi. P. I, cap. 21.] ho io dubitato della legittimità di questo diploma, al vedere sì anticamente investito l'abbate per annulum aureum de jam dicto comitatu, e al trovar qui l'anno XI dell'imperio, il quale cominciava a decorrere solamente nel Natale dell'anno presente. Però l'Ughelli tralasciò l'anno di esso imperio, ed aggiunse: [Ughell., Ital. Sacr., 4 in Episcop. Bobiens.] Actum Noviomaga in palatio imperatoris. Sono ivi citati per testimonii l'arcivescovo di Magonza, Rinaldo vescovo di Pavia, Giovanni vescovo di Piacenza, ed altri. Non si solevano allora registrar ne' diplomi imperiali i nobili testimonii. Tal costume fu introdotto più tardi. Vescovo era allora di Piacenza Sigolfo e non Giovanni, come s'ha dalle carte accennate dal Campi [Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.], il quale stranamente si studia d'accordare con esse l'anacronismo di questo diploma. Comunque sia, quivi s'incontrano le seguenti parole: Quaecumque igitur Adalbertus vel Opizo marchiones, vel eorum sequaces, in praefato comitatu, et ejus pertinentiis agere vel facere praesumpserunt, nisi de expressa licentia et libera voluntate comitis memorati, volumus irrita fieri atque cassa. Abbiamo veduto all'anno 972 provato con un autentico strumento, ed io ho prima d'ora con altre pruove nelle Antichità estensi dimostrato, che fiorivano in questi tempi Adalberto ed Oberto II marchesi, figliuoli del marchese Oberto I, dal secondo dei quali discende la nobilissima casa d'Este. E in una pergamena lucchese dell'anno 1011 s'incontra [Antichità Estensi, P. I. cap. 16.] Adalbertus marchio filio bonae memoriae Oberti, qui Oppitio: del che fo io menzione, acciocchè si sappia che il medesimo Oberto II era anche appellato Obizzo. Nella stessa maniera s'incontrerà Adalbertus, qui et Azzo, ed altri simili esempli si truovano nelle memorie di quei tempi. Però Azzo ed Obizzo divennero poi nomi de' principi estensi susseguenti, e andarono a poco a poco in disuso quei di Oberto e di Adalberto, che è lo stesso che Alberto.