DCCCCLXXXIX

Anno diCristo DCCCCLXXXIX. Indiz. II.
Giovanni XV papa 5.
Ottone III re di Germania e d'Italia 7.

Tanto dall'Annalista sassone [Annalista Saxo.], quanto da quello d'Ildeseim [Annal. Hildesheim.], abbiamo che in questo anno Theophania imperatrix mater regis (cioè di Ottone III) Romam perrexit, ibique Natalem Domini celebravit, et omnem regionem regi subdidit. Per la tenera età e per la lontananza del re Ottone III, pur troppo aveano cominciato i popoli dell'Italia a calcitrare e a suscitar delle sedizioni, siccome verrò dicendo più innanzi. Ancorchè la santa imperadrice Adelaide, stando in Pavia, comandasse e si studiasse di tener quieti i popoli, pure non era assai temuta e rispettata la di lei autorità. Venne con più polso in Italia l'Augusta Teofania, e di qui impariamo che essa dovette rimettere in miglior sesto gli affari. Ma non si dee tacere che l'archimandrita calabrese Giovanni, da noi veduto di sopra creato abbate del ricchissimo monistero di Nonantola, seppe ben far fruttare in suo favore l'intrinsichezza ch'egli godeva presso la suddetta imperadrice Teofania, siccome uomo intendente della lingua greca, ed originario di Calabria. Passò in questo anno a miglior vita Sigualdo vescovo di Piacenza [Campi, Istor. di Piacenza, T. 1.], e l'accorto Greco colla protezione dell'Augusta fu promosso a quella chiesa, quantunque, per attestato del Cronografo sassone [Chronographus Saxo editus a Leibnitio.], fosse stato eletto vescovo un uomo degno, ch'egli fece discacciare. Nè di ciò contenta la sua ambizione, giacchè in quel secolo era divenuto alla moda il far dei nuovi arcivescovati, ottenne da papa Giovanni XV che Piacenza fosse eretta in arcivescovato, con levarla di sotto alla giurisdizione del metropolitano di Ravenna. Ha recato maraviglia a taluno, ed è sembrato errore, il trovar questo Giovanni arcivescovo di Piacenza; ma di tal verità non si può dubitare. Leggesi presso il Campi una permuta da lui fatta in Pavia col mastro di quella zecca, in cui esso è appellato domnus Johannes archiepiscopus sancte placentine ecclesie, et abbas monasterii sancti Silvestri, siti Nonantule. Lo strumento fu scritto anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi nongentesimo ottuagesimo nono, tertio die mensis genuarii, Indictione secunda. Il non veder qui fatta menzione degli anni del re Ottone III, siccome neppure nello strumento d'Ildebrando vescovo di Modena, citato all'anno precedente, e neppure un altro, accennato da Cosimo della Rena [Cosmo della Rena, Serie de' Duchi di Toscana.], e in altri della Cronica del Volturno [Chronicon Vulturnense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.], mi fa restar sospeso in pensare come Ottone III fosse re anche d'Italia, e non entrasse, secondo il costume, il suo nome ne' pubblici documenti. Forse perchè non era stato per anche coronato. Lascerò decidere ad altri questo punto; poichè per altri documenti si vede che Ottone III signoreggiava in questi tempi come re in Italia.

Ma prima di abbandonare il suddetto strumento di Giovanni arcivescovo di Piacenza, si vuol osservare che, in conformità del buon rito che si praticava allora in molti luoghi, affinchè nelle permute non venisse danno alle chiese, furono inviati estimatori pubblici a riconoscere il valore dei beni che s'aveano a permutare. Però quivi si legge: Et ad hanc previdendam commutationem accesserunt super ipsis rebus ad previdendum Ilderadus misso donni Teodaldi marchio, et comes comitatu motinense, et Adelbertus clericus misso eidem donno Johanni archiepiscopo. Perchè il monistero di Nonantola era ed è situato nel territorio di Modena, e qui si trattava di permutar dei suoi beni, perciò, d'ordine del conte ossia del governator perpetuo di Modena, andarono gli estimatori pubblici a raccogliere il valor delle terre da permutarsi. Ma Tedaldo, avolo della celebre contessa Matilda, è inoltre appellato marchio. Di che marca era egli marchese? Così nell'anno 975 (come da strumento [Antiq. Ital., Dissert. VII.] da me pubblicato apparisce) si truovano in Pisa Adalbertus et Obertus (progenitore della casa d'Este) germani marchioni, filii bonae memoriae Oberti marchionis et comitis palatio. A qual marca comandavano questi due marchesi? L'una delle due vo io conghietturando: cioè o che già fossero istituite delle marche minori, e che, per esempio, Modena con altre circonvicine città formasse una marca, da cui Tedaldo prendesse il titolo di marchese; e che la Lunigiana, in cui possedeano tanti stati i maggiori della casa d'Este, siccome vedremo, anch'essa desse il titolo marchionale ai due suddetti Adalberto ed Oberto fratelli: oppure che gl'imperadori conferendo il titolo di marchese ai principi che possedeano molti stati, come terre e castella, gli esentassero con ciò dalla giurisdizione dei marchesi maggiori, concedendo loro l'autorità marchionale sopra i medesimi Stati. Veggiamo in questi tempi ancora introdotti i conti rurali, cioè signori di qualche castello, esentati dalla giurisdizione dei conti delle città. Così a poco a poco s'andarono trinciando le marche e i contadi non meno in Italia che in Germania. Questi son punti scuri; e giacchè ci manca la chiara luce della verità, si debbono ammettere come buona moneta le conietture fondate sopra il verisimile. Scrive Lupo Protospata [Lupus Protospata, in Chronico.] sotto questo anno che descendit Johannes patricius (governator greco della Puglia), qui et Ammiropolus, et occidit Leonem Cannatum, et Nicolaum Critis, et Porphyrium: probabilmente dei principali di Bari. In questi tempi noi ritroviamo duca di Spoleti e marchese di Camerino Ugo marchese di Toscana: il che è degno di osservazione. Da quel dominio dovea essere decaduto Trasmondo, oppure egli era solamente marchese di Camerino. Ce ne assicura un placito [Gattola, Hist. Monaster. Casinens., Part. I.], pubblicato dal padre Gattola, e tenuto in territorio Apruciense, anno nongentesimo octuagesimo nono, et mense julio, per Indiccio secunda. A quel giudizio presedeva Guglielmus comes missus domni Ugoni dux et marchio. Si sarebbe desiderata più attenzione in Pier Maria Campi, autore per altro benemerito delle lettere per la sua Storia ecclesiastica di Piacenza, allorchè produsse un diploma di Ottone III [Campi, Stor. Eccles. di Piacenza, tom 1.], con cui crea militi i Bracciforti, cittadini di Piacenza, e dà loro in feudo Vicogiustino con varie esenzioni. La data del privilegio è questa: Datum XV kalendas decembris, anno Incarnationis Domini 989, Indictione prima, anno vero domni Ottonis III, imperii ejus quinto. Actum Placentiae in ecclesia sanctae Brigidae. Testibus praesentibus Getone duce Boemiae, Geufredo duce Bavariae, et Henrico comite de Lauzomonde. Nè si avvide il buon Campi che Ottone III non era per anche imperadore, nè era venuto in Italia per questi tempi, nè correva l'indizione prima nell'anno presente 989, per nulla dire di que' testimoni e d'altre particolarità di quel finto documento.