DCCCCXXIII

Anno diCristo DCCCCXXIII. Indiz. XI.
Giovanni X papa 10.
Berengario imperad. 9.
Rodolfo re d'Italia 3.

Non mancava all'Augusto Berengario nè coraggio nelle sue avversità, nè partito di aderenti e fedeli pronti ad impiegar la vita in difesa di lui. Fra questi specialmente si contava Guido vescovo di Piacenza [Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 17 et seq.], il quale poco fa abbiam veduto che era uno de' consiglieri del re Rodolfo in Pavia. Il Campi [Campi, Istor. di Piacenza, lib. 8.] notò che nell'anno 922 uno strumento fu scritto in quella città di Piacenza, correndo il mese di maggio e la decima indizione, con gli anni di Rodolfo re d'Italia: il che fa conoscere che Piacenza allora ubbidiva a lui. Ma in altre due carte, scritte nello stesso anno e sotto la stessa Indizione, e amendue in presenza di Guido vescovo, si fa menzione di Berengario imperadore, correndo l'anno settimo del suo imperio; segno che il vescovo Guido e Piacenza erano tornati all'ubbidienza di lui. Anzi da questi atti si può ricavar pruova che i due diplomi da me accennati, come spediti nel precedente anno in Pavia, possano appartenere (almeno l'uno d'essi) piuttosto all'anno 921, come io sospettava. Perciocchè, come potè sul fine dell'anno 922 essere Guido in Pavia consigliere del re Rodolfo, quando noi già il troviamo passato nel partito di Berengario, correndo l'indizione decima, cioè probabilmente prima del settembre d'esso anno 922? E se così fosse, il principio del regno di Rodolfo in Italia sarà stato nel fine dell'anno 921, come io già conjetturai, e non già nell'anno susseguente. Aggiugne il Campi, che sotto il dì 18 di maggio dell'anno presente 923 si vede altro strumento scritto con gli anni di Rodolfo in Piacenza. Sicchè dovea già Rodolfo avere ricuperata quella città. Intanto l'imperador Berengario, adunate quante forze potè, volle tentar la fortuna di una battaglia, che troppo svantaggiosa in fine riuscì per lui. La rapporto io all'anno presente sulla testimonianza di Frodoardo, che ne scrive così: [Frodoardus, in Chron., tom. 2 Rer. Franc. Du-Chesne.] Rodulphus cisalpinae Galliae rex, quem Italici, abjecto rege suo Berengario, in regnum receperant, cum ipso Berengario conflixit, eumque devicit, ubi mille quingenti viri cecidisse dicuntur. È narrato questo fatto d'armi da Liutprando colle seguenti circostanze. S'incontrarono le due armate nemiche a Fiorenzuola tra Piacenza e Borgo San Donnino, nel dì 29 di luglio, e quivi vennero alle mani con un conflitto tanto più detestabile, perchè per la diversità delle fazioni si videro imbrandire il ferro i padri contra de' figliuoli, i figliuoli contra de' padri, i fratelli l'un contra dell'altro.

. . . . Acer avus lethum parat ecce nepoti

Sternendus per eum....

Sembrano queste parole indicar Berengario imperadore, che dovette in quella giornata avere per avversario il suo stesso nipote Berengario, figliuolo di Gisla figliuola sua e di Adalberto marchese d'Ivrea. Di grandi prodezze vi fece l'Augusto Berengario, non minori il re Rodolfo. Ma finalmente si dichiarò la vittoria in favore del primo, e andò rotto tutto il campo del re borgognone. Avea questo re maritata con Bonifazio conte potentissimo, che divenne poi marchese di Spoleti e di Camerino, Gualdrade sua sorella, donna per beltà e per saviezza illustre, che era anche vivente allorchè Liutprando scrivea le sue storie. Comparve questo Bonifazio insieme con Gariardo conte, menando seco un buon corpo d'armati, in soccorso del re suo cognato, ed avrebbe desiderato di entrare anche egli nel primo fuoco di quella battaglia. Ma siccome personaggio di rara astuzia, giudicò meglio di tenersi in agguato, aspettando l'esito del combattimento, per dare addosso a quei di Berengario, caso che vincessero e si sbandassero, cioè per far quello che tante volte è avvenuto in simili casi o per la poca accortezza de' generali, o per la disubbidienza de' soldati troppo ansiosi del bottino. E così appunto avvenne, talchè i berengariani di vincitori divennero vinti. Jam Rodulphi, dice Liutprando, paene omnes milites fugerant, et Berengarii dato victoriae signo colligere spolia satagebant: quum Bonifacius atque Gariardus subito ex insidiis properantes, hos tanto levius quanto inopinatius sauciabant. Gariardo accettava chiunque se gli rendeva prigione. Bonifazio a niuno dava quartiere. Mutata perciò la faccia della fortuna, e tornati alle bandiere i soldati fuggitivi di Rodolfo, facilmente sconfissero l'armata di Berengario, con tanta strage nondimeno dell'una e dell'altra parte, che, se vogliamo prestar fede a Liutprando, a' suoi dì pochi uomini di arme restavano in Italia. Fuggissene l'imperador Berengario a Verona. Rodolfo allora, nulla temendo più dell'abbattuto avversario, dopo questa vittoria, diede una scorsa in Borgogna, colà richiamato da varii suoi premurosi affari.