DCCCXC
| Anno di | Cristo DCCCXC. Indizione VIII. |
| Stefano V papa 6. | |
| Berengario re d'Italia 3. | |
| Guido re d'Italia 2. |
Abbiamo da Ermanno Contratto [Hermann. Contractus, in Chron.] che in quest'anno Arnolfo re di Germania ex verbis apostolici obnixe rogatur, ut Romam veniens Italiamque sub ditione sua retinens, a tantis eam eruat tyrannis. Era Stefano V pontefice di rara virtù, e non è improbabile che i malanni di Roma per cagion dei Saraceni, e quei dell'Italia per la guerra dei due re, il movessero a procurar la venuta d'Arnolfo. Tuttavia sapendo noi quanta parzialità egli nudrisse per Guido re d'Italia, con apparenza ancora che coi suoi buoni uffizii l'avesse egli aiutato a montare sul trono, non pare sì facilmente da credere l'invito che qui si suppone da lui fatto ad Arnolfo di calare in Italia, e di levarla di mano dei due nemici regnanti. Anzi son io d'avviso che in questo racconto v'abbia dell'errore, essendo ben vera la chiamata, ma questa fatta nell'anno susseguente, oppure nell'anno 893, siccome vedremo, e non già nel presente; e da Formoso papa, e non già da Stefano, tuttavia vivente in quest'anno. Il continuatore degli Annali di Fulda [Annales Fuldenses Freherii.], pubblicati dal Freero, molto più antico di Ermanno Contratto scrive sotto quest'anno, ma fuor di sito, in parlando del re Arnolfo: A Formoso apostolico enixe rogatus interpellabat (scrivo interpellabatur) ut urbe Roma (si scriva urbem Romam) domum sancti Petri visitaret, et Italicum regnum a malis christianis, et imminentibus Paganis ereptum ad suum opus restringendo dignaretur tenere. Sed rex multimodis caussis, in suo regno increscentibus praepeditus, quamvis non libens, postulata denegavit. Copiò Ermanno Contratto queste parole, ed anche egli intese di nominar Formoso col nome di apostolico, e non già di parlare di papa Stefano. Ora certo è che Formoso solamente fu eletto romano pontefice nell'anno seguente, e per conseguente a quello si dee riferir l'invito fatto al re Arnolfo: se pur non volessimo immaginare che Formoso vescovo in questi tempi di Porto, e non per anche papa, avesse chiamato in Italia il re Arnolfo, col quale egli manteneva buona corrispondenza, ed era legato, siccome vedremo, con parziale affetto. Ma, siccome dissi, piuttosto nell'anno 893 si adoperò papa Formoso per tirare in Italia il re Arnolfo, e quivi perciò ne riparleremo. Attestano gli Annali suddetti, che trovandosi esso re Arnolfo in Forcheim dopo Pasqua nel mese di maggio ibi ad eum filia Hludovvici italici regis, vidua Bosonis tyranni, magnis cum muneribus veniens honorifice suscepta, ac ad propria remissa est. Ma neppure questo fatto è rapportato al suo luogo. Da un diploma d'esso Arnolfo, che io ho accennato di sopra, abbiamo già appreso che la vedova imperadrice Ermengarda si trovò nell'anno precedente alla corte del re Arnolfo in Forcheim. Il motivo del suo viaggio e dei sontuosi regali portati al re Arnolfo, fu il desiderio che Lodovico figliuolo suo e di Bosone, già pervenuto ad età convenevole per governar popoli, assumesse il titolo di re del regno arelatense ossia di Provenza, ch'ella fin qui avea governato come tutrice a nome del figliuolo. Non voleva ella far questo passo senza licenza del re Arnolfo, principe potentissimo, che manteneva pretensioni sopra tutta la monarchia dei Franchi. E siccome Odone in Francia ossia nella Gallia, e Berengario in Italia, non si crederono sicuri del possesso dei loro regni, se prima non si furono accordati con esso Arnolfo: così Ermengarda ricorse a lui per avere il consentimento suo in favore del figliuolo; con riconoscere anch'ella il regno suddetto dipendente dalla sovranità del re della Germania. Però tornata ch'ella fu in Provenza, raunati i vescovi e baroni del regno, fece solennemente riconoscere per re, e coronar Lodovico suo figliuolo.
L'atto di questa elezione e coronazione si legge stampato nel corpo dei concilii [Labbe, Concil., tom. 9.], e si dice fatta quella raunanza e funzione anno Incarnationis dominicae DCCCXC, Indictione VII, cioè o nel fine del presente, o nel principio del corrente anno. Si vede che il buon papa Stefano con sue lettere aveva esortato tutti i vescovi di quel regno a costituire re Lodovico, nipote per via della madre di Lodovico II imperadore, al quale, come protestano que' prelati e baroni praestantissimus Carolus (il Grosso) Imperator jam regiam concesserat dignitatem (nell'anno 887), et Arnulfus, qui successo ejus extitit, per suum scriptum, perque suos sagacissimos legatos, Reoculfum (oppure Theodolfum) videlicet episcopum, et Bertaldum fomitem, fautor regni, auctorque in omnibus esse comprobatur. Degne son di annotazione tutte queste notizie, per intendere come i re della Germania acquistassero e mantenessero dipoi la loro superiorità nel regno arelatense, e per conoscere questo Lodovico re per tempo, di cui la storia d'Italia avrà da parlare non poco, andando innanzi. Cosa operassero in quest'anno in Italia i due emuli re Berengario e Guido, difficilmente si può ricavar dalla storia assai digiuna in questi tempi delle cose nostre, e specialmente difettosa per la cronologia. Abbiamo presso l'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Faesulan.] un diploma del re Guido, dato VII kalendas junii, anno dominicae Incarnationis DCCCXC, Indictione VIII, anno domno Widone rege in Italia regnante primo. Actum in taurinensi comitatu. Cosimo della Rena [Rena, Serie de' duchi della Toscana, p. 122.] scrive che nell'originale di questo documento da lui veduto si legge Indictione VII, e che, ciò non ostante, torna esso nell'anno 890: cosa ch'io non so intendere. Quando veramente appartenga all'anno stesso 890, si vede che Guido metteva il principio del suo regno nell'889, e non già nell'888, come pare che risulti da un altro, da me citato di sopra. Ora in questo diploma dice il re Guido: Quia Adalbertus dilectus nepos noster et marchius, deprecatus est celsitudinem nostram, ut Zenovio sanctae ecclesiae fesulanae episcopo, ec. Certo è che qui si parla di Adalberto II marchese e duca della Toscana. Noi già vedemmo suo padre Adalberto I marito di Rotilde, sorella di Lamberto duca di Spoleti in un documento dell'anno 884. Convien credere che quando fu dato il diploma suddetto dal re Guido, fosse già mancato di vita esso Adalberto I, con succedergli nella Marca e nel ducato della Toscana Adalberto II, di cui parla qui il re Guido. E con ciò si conferma che lo stesso re Guido fu fratello di Lamberto e di Rotilde, e figliuolo d'un altro Guido. Trovo io il re Berengario in Verona nel dì 20 d'ottobre dell'anno presente, ciò apparendo da un suo diploma originale da me veduto nell'archivio del capitolo de' canonici di Reggio [Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.]. Esso fu dato decima tertia kalendas novembris anno Incarnationis Domini DCCC et XC, anno vero regni domni Berengarii gloriosissimi regis III, Indictione IX. Mancò di vita in quest'anno Aione principe di Benevento, se vogliam credere ai conti di Lupo protospata [Lupus Protospata, in Chron. apud Peregr.]; e lasciò per suo successore Orso suo figliuolo, e non già suo fratello, ma di età non per anche atta al governo.