DCCCXCI
| Anno di | Cristo DCCCXCI. Indizione IX. |
| Formoso papa 1. | |
| Guido imperadore 1. | |
| Berengario re d'Italia 4. |
Quale stretta corrispondenza passasse fra papa Stefano e Guido re d'Italia, l'abbiam già veduto di sopra. Seppe ben profittar Guido di questo favorevol vento; e però nulla paventando dalla parte di Berengario, scemato troppo di forze, s'inviò a Roma, e da esso papa impetrò d'essere creato e incoronato imperador de' Romani nell'anno presente, e non già nel seguente, come immaginò il cardinal Baronio [Baron., Annales. Eccl., ad ann. 892.] con altri. Il preciso giorno della sua coronazione, già dottamente avvertito dal Sigonio [Sigonius, de Regno Ital., lib. 5.], fu il dì 21 di febbraio, ciò costando da un suo diploma da lui veduto, e poi pubblicato dall'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.], e da un altro da me [Antiquit. Italic., Dissert. III et XXX.] dato alla luce, in cui Guido conferma ad Ageltruda imperadrice sua moglie, sorella del suddetto Ajone principe di Benevento, e per conseguente figliuola del fu parimente principe Adelgiso, tutti i beni a lei appartenenti o per eredità o per donazione sua. Fu dato questo diploma kalendas martii, Indictione VIII, anno Incarnationis Domini DCCCXCI, regnante domno Widone in Italia anno regni ejus III, imperii illius die prima. Actum Roma. Abbiamo anche pubblicata dal Campi [Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1, Append.] una bolla del medesimo papa Stefano con cui sono confermati a Bernardo vescovo di Piacenza tutti i suoi privilegii e diritti. Fu essa scritta per manum Anastasii regionarii et scriniarii sanctae romanae Ecclesiae in mense februarii, Indictione nona. Data IV kalendas martias per manum Zachariae primicerii sanctae sedis apostolicae, imperante domno piissimo Augusto Wido a Deo coronato, magno, pacifico imperatore anno primo, et post consulatum ejus anno primo, Indictione nona, cioè nell'anno presente, e nel dì 26 di febbraio. Altre pruove ci sono che in quest'anno e mese ci fan conoscere indubitata la coronazione imperiale di Guido. Veggasi ancora uno strumento pisano, da me riferito altrove [Antiq. Ital., tom. 3, pag. 1039.]. Nella bolla di piombo pendente dai suoi diplomi, da me veduta, si mira nell'una parte il suo busto col capo coronato e con lo scudo, e all'intorno WIDO IMPERATOR AVG.; e nell'altra RENOVATIO REGNI FRANC.: dal che era ben lontano questo imperadore, neppur signore di tutta l'Italia. Se gli andavano bene gli affari, fors'egli avea la mira di far delle conquiste anche in Francia, siccome apparisce dalle lettere di Folco arcivescovo di Rems [Frodoardus, Hist., lib. 4, cap. 5.]. E correa voce in Francia che questo prelato, benchè si mostrasse tutto favorevole a Carlo il Semplice, pure tenesse segreta corrispondenza con esso Guido imperadore per tirarlo in Francia. Ma dopo questa funzione pochi mesi sopravvisse il buon papa Stefano V, certo essendo che egli passò nell'anno presente ad una vita migliore. Era in questi tempi sconcertata di molto la buona armonia del clero e popolo romano per le due potenti fazioni che vi predominavano, cominciate negli anni addietro. Abbiamo da Liutprando [Liutprandus, Hist. lib. 1, cap. 9.] che seguì non lieve scisma nell'eleggere il novello papa. Concorse l'una parte del clero e popolo nella persona di Sergio diacono della Chiesa romana; ma allorchè egli saliva all'altare per essere consecrato, la contraria parte prevalendo, violentemente lo scacciò, e fece consecrar Formoso vescovo di Porto, da loro eletto e stimato assai pro vera religione, divinarumque Scripturarum et doctrinarum scientia. Ma s'inganna Liutprando. Questa elezione e caduta di Sergio accadde solamente nell'anno 898, siccome vedremo. Liutprando prende non pochi altri abbagli negli avvenimenti di questi tempi, perchè non succeduti ai suoi giorni. Ora noi troviam qui divisi i giudizii dei posteri. Il cardinal Baronio [Baron., Annal. Eccl.] è tutto per Formoso, esaltando le sue molte virtù, e credendolo indebitamente già scomunicato da papa Giovanni VIII. Il padre Mabillone [Mabill., Saecul. V Benedict.] ed altri nol sanno credere esente da colpa, perchè adducono i motivi di quella scomunica, che non erano noti ai tempi del cardinal Baronio. Certamente pare che non mancasse l'ambizione di gustar in Formoso gli ornamenti della religione e della sacra letteratura, commendata in lui da Liutprando e da altri. Nè lasciò il partito contrario di fargli guerra, finchè egli visse, e peggio dopo la sua morte, siccome vedremo. Il suo avversario Sergio, non credendosi sicuro in Roma, si rifugiò in Toscana sotto l'ali di Adalberto II duca e marchese di quella provincia.
In quest'anno, se vogliamo stare all'opinione dell'Eccardo e d'altri, venne in Italia Zventebaldo, spedito con un esercito dal re Arnolfo suo padre in aiuto del re Berengario, che si trovava a mal partito; e fu assediata da essi, ma indarno, Pavia. Secondo me, appartiene un tal fatto all'anno 893, dove ne parleremo. Pretende l'Eccardo che il suddetto Zventebaldo abbandonasse l'assedio di quella città nel mese di marzo del corrente anno, perchè il panegirista di Berengario [Anonym., Paneg. Bereng. P. I, tom. 2 Rer. Italic.] scrive che questo giovane principe chiamato da lui Sinibaldo alla maniera degl'Italiani,
It monitu regis patrias Sinibaldus ad oras:
Tertia vix lunae se cornua luce replerant.
Non appartengono a quest'anno quei versi, siccome dirò più abbasso; e poteva accorgersene lo stesso Eccardo al considerare che Guido fu coronato imperadore in Roma nel dì 21 febbraio del presente anno, e trovandosi colà, non poteva essere in Pavia, che fu assediata di febbraio; e noi sappiamo da Liutprando e dal panegirista suddetto che Guido in persona sostenne quell'assedio, e però non può essere succeduto nell'anno presente. Riportò bensì in quest'anno il re Arnolfo un'insigne vittoria contra de' Normanni. Reginone scrive che ex innumerabili multitudine vix residuus fuit qui ad classem adversum nuncium reportaret. Non c'è obbligazione di credergli tutto questo gran flagello. Per la morte di Ajone principe di Benevento restò quel principato in una somma debolezza con rimanere nelle mani di Orso suo figliuolo, inetto al governo, perchè fanciullo di soli sette anni. Di questa svantaggiosa situazione de' Beneventani ben consapevoli i Greci, non istettero colle mani alla cintola, bramosi ancora di far vendetta della guerra lor fatta dal defunto Ajone [Anonymus Salernitan., apud Peregrin. P. I, tom. 2 Rer. Ital.]. Avea poco dianzi Leone il Saggio imperador d'Oriente spedito per generale delle sue armi in Italia Simbaticio, appellato da Leone Ostiense [Leo Ostiensis, Chronic., lib. 1, cap. 49.] imperialis protospatarius, et stratigo Macedoniae, Thraciae, Cephaloniae, atque Langobardiae. Davano i Greci il nome di Lombardia a quel tratto di paese ch'essi possedevano in Calabria e nella Puglia, e in altri siti del regno ora di Napoli. Ora costui mise l'assedio nel dì 13 di luglio dell'anno presente alla città di Benevento, ben conoscendo che l'imperador Guido, troppo impegnato nella Lombardia maggiore per la guerra tuttavia durante contra di Berengario, non avrebbe mosso un dito per disturbar quell'impresa. Fecero una lunga e vigorosa resistenza i Beneventani; ma in fine, perchè non aveano forze da poter fare sloggiare i Greci, nè altronde speravano aiuto, lusingati ancora dalle promesse di un soave trattamento, che Simbaticio andava loro con segrete ambasciate facendo penetrare: capitolarono la resa della città, dove pacificamente entrarono i Greci nel dì 18 d'ottobre, divenendo padroni di tutte le dipendenze di quel principato. In quest'anno ancora, per attestato del Dandolo [Dandul., in Chronic., tom. 12, Rer. Ital.], Pietro doge di Venezia avendo spedito a Pavia i suoi ambasciatori a Guido Augusto, ab eo obtinuit privilegium in ea forma, qua praedecessores sui imperatores ducibus Venetiarum retroactis temporibus concesserant. Fu rapportato dal cardinal Baronio e dal padre Mabillone un diploma di Guido Augusto, dato in questo anno nel dì primo o nel dì 15 di novembre in Balva, città allora del ducato di Spoleti, dove era egli capitato, e Benevento redeuntes nostra cum conjuge, la quale gli partorì Lamberto suo figliuolo, che vedremo imperadore nell'anno seguente: per la qual grazia a lui conceduta da Dio egli dona al monistero volturnense una chiesa, e tanto oro quanto pesa il real fanciullo [Chron. Volturnens., P. II, tom. 1, Rer. Ital. pag. 430.]. Ho io prodotto alcune difficoltà intorno a questo documento, il quale, quando mai si supponesse nato Lamberto in quest'anno, vien certamente da me creduto aprocrifo, perchè molto prima era venuto alla luce questo principe; oltre di che, non potè Guido tornare in tempi tali da Benevento che era in mano de' Greci.