DCCI

Anno diCristo DCCI. Indizione XIV.
Giovanni VI papa 1.
Tiberio Absimero imp. 4.
Ragimberto re 1.
Ariberto II re 1.

Fu chiamato in quest'anno da Dio al premio delle sue sante azioni Sergio I papa nel dì 7 di settembre, per quanto crede il padre Pagi [Pagius, ad Annal. Baron.]. Lasciò egli in Roma varie memorie della sua pia liberalità verso le chiese, che si posson leggere presso Anastasio, e per sua cura si dilatò non poco per la Germania la fede santissima di Gesù Cristo. In somma egli meritò d'essere registrato fra i santi, e la sua memoria si legge nel martirologio romano al dì 9 del mese suddetto. Gli succedette nella cattedra di san Pietro Giovanni, VI di questo nome, greco di nazione, che fu consecrato papa nel dì 28 di ottobre. Noi vedemmo di sopra all'anno 662 che il re Godeberto tradito ed ucciso in Pavia dal re Grimoaldo, lasciò dopo di sè in età assai tenera Ragimberto, ossia Ragumberto che dai fedeli servitori del padre fortunatamente fu messo in salvo e segretamente allevato. Dappoichè il buon re Bertarido fu risalito sul trono, saltò fuori questo suo nipote, e Bertarido il creò duca di Torino. L'ingratitudine, vizio nato nel mondo, entrò in cuore di costui; e quello che non aveva osato di tentare, finchè regnò Cuniberto suo cugino, lo eseguì contra del di lui giovinetto figliuolo Liutberto [Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 18.]. Unì dunque Ragimberto un grosso esercito, e venne alla volta di Pavia per detronizzare Liutberto suddetto, pretendendo per le ragioni paterne a sè dovuto il regno. Fu ad incontrarlo nelle vicinanze di Novara con una altra armata Ansprando tutore del giovine re, spalleggiato con tutte le sue forze da Rotari duca di Bergamo. Un fatto di arme decise in parte le loro controversie, perchè Ragimberto essendone uscito vittorioso, s'impadronì di Pavia e della corona del regno longobardico. Per conto di Ansprando e del re Liutberto, essi ebbero la fortuna di salvarsi colla fuga. Ma non godè l'ingrato principe lungamente il frutto della sua vittoria, perchè prima che terminasse l'anno, la morte mise fine al suo vivere. A lui succedette Ariberto II suo figliuolo, che seguitò a disputare del regno col giovinetto Liutberto. Circa questi tempi essendo stato riferito a Tiberio Absimero Augusto [Theoph., in Chronogr.], che Filippico figliuolo di Niceforo patrizio s'era sognato di diventar imperadore, solamente perchè gli parve di vedere un'acquila che gli svolazzava sopra la testa, gl'insegnò a parlare con più cautela sotto principi ombrosi: cioè per questa gran ragione il cacciò in esilio; e noi vedremo in fatti questo personaggio salire a suo tempo sul trono imperiale.