DCXCV

Anno diCristo DCXCV. Indizione VIII.
Sergio papa 9.
Leonzio imperadore 1.
Cuniberto re 18.

La mala condotta di Giustiniano imperadore giunse finalmente in questo anno a produrre de' gravi sconcerti, e quasi la total sua rovina. Se crediamo a Teofane [Theoph., in Chronogr.], aveva egli ordinato a Stefano patrizio e suo generale, di fare una notte un gran macello della plebe di Costantinopoli, e che cominciasse dal patriarca Callinico. Niceforo [Niceph., in Chron.] nulla dice di questo, e potrebbe essere una voce sparsa dipoi, per procurare di giustificar quanto avvenne. Per tre anni era stato detenuto nelle carceri Leonzio, generale una volta dell'armata d'Oriente, e persona di gran credito. All'improvviso l'imperadore il liberò, e scioccamente nello stesso tempo gli restituì il comando delle armi, con farlo partire nel medesimo giorno verso l'esercito. Si fermò Leonzio la notte a Giulianisio porto di Sofia, dove prese congedo dai suoi amici, che erano accorsi a congratularsi e ad augurargli il buon viaggio. Fra questi erano Paolo di Callistrata e Floro di Cappadocia, amendue monaci, dilettanti più di strologia che di teologia, i quali più volte visitandolo alla prigione, gli aveano predetto che diventerebbe in breve imperadore. A questi rivolto Leonzio dimandò loro, dove fossero terminate le lor predizioni, quando il miravano andar lungi da Costantinopoli a cercar non un trono, ma bensì la morte. Gli risposero che quello era appunto il tempo, e che fattosi coraggio, tenesse lor dietro. Come entrasse in Costantinopoli, se pur ne era fuori, nol dice lo storico. Solamente scrive che Leonzio, presi seco i suoi domestici, coll'armi andò quella notte al pretorio, e bussato alla porta, come se l'imperador venisse per sentenziar alcuno de' carcerati, il prefetto corse in fretta ed aprire: ma appena uscito, restò preso e ben legato dagli uomini di Leonzio. Entrati poi dentro, spalancarono tutte le carceri, dove erano moltissime persone nobili ed avvezze al mestier della guerra, che ivi da sei ed anche otto anni stavano rinchiusi. Con questo numeroso drappello, provveduto in breve d'armi, corse Leonzio alla piazza, gridando al popolo che venisse a santa Sofia, e così fece proclamare per le contrade della città. Corsero a migliaia i cittadini colà, ed intanto Leonzio coi nobili scarcerati fu a trovare il patriarca Callinico, a cui si fece credere il pericolo che gli sovrastava; pregollo di venire al tempio, e che gridasse ad alta voce: Questo è il giorno fatto dal Signore. Tutto fu eseguito. Fu preso Giustiniano, e condotto la mattina nel circo, quivi gli fu reciso il naso, ma non già la lingua, come ha per errore il testo di Teofane; e la pubblica determinazione fu di mandarlo in esilio, confinandolo in Chersona città della Crimea. Teodoro e Stefano, que' due crudeli ministri, de' quali s'è parlato nell'anno precedente, restarono vittima del furor della plebe, e bruciati vivi. Terminò la tragedia con venire acclamato imperadore lo stesso Leonzio promotor del tumulto. Per sentimento del Pagi [Pagius, Critic. Baron.], morì in quest'anno Clodoveo III re de' Franchi, e gli succedette Childeberto III suo fratello, governando intanto la monarchia franzese Pippino d'Eristallo suo maggiordomo.