CANTO V.

I.

Chi veder vole un bel giardino ameno,

Che sia de' riguardanti allo occhio grato,

De ordini il veggia e varietadi pieno,

Chè cum tal variar si fa più ornato;

Così un poema sta nè più nè meno,

Che esser de' vario in tutto et ordinato;

Così varia il pittor col suo pennello,

E per il variare il mondo è bello.

II.

Però, Signor, se bene io vi parlai

Poco anzi di re Carlo e di Leone,

Bene alloggiati tutti io vi lassai

Di careccie, di cibi e di mesone,[264]

E parmi aver di lor parlato assai;

Sicchè tornare io voglio al fio[265] d'Amone,

Qual per amore ha l'anima gioconda,

Cum la sua bella e umiliata Ismonda.

III.

Avea Ranaldo ormai sì intenerita

E scaldata d'amor la bella dama,

Che l'uno e l'altro come la sua vita,

E il cuor del petto suo si aprezza et ama;

Non è la dama più nel cuor smarrita,[266]

Ma tacendo conferma, e l'amor brama;

Ranaldo di scaldarla mai non resta,

L'abbraccia, l'accareccia, e falle festa.

IV.

Ma mentre stan li amanti in tal diletto,

Nè più la dama ormai fa resistenza,

E sperano d'amor l'ultimo effetto,

Nè vi è chi lor ne faccia conscienza,

Entrar li fece in subito suspetto

Un rumor grande, e strana appariscenza

Ch'ivi comparse[267] e fe' sorger Ranaldo,

Che era in quel punto tutto d'amor caldo.

V.

La dama non men presta in piede sorse,

Insieme vergognosa e tremebonda,

Subito apresso al suo Ranaldo corse,

Come dir voglia: guarda la tua Ismonda;

Ma ben presto Ranaldo le soccorse.

Ma voglier[268] mi bisogna a una altra sponda,

Nè dir vi posso or questa istoria tutta,

Che meglio gusta il ber bocca più asciutta.

VI.

Io vi lassai sì come Bradamante

Seguito avea Ranaldo: per trovarlo

Passati ha i Pirenei,[269] e va più avante,

Che al tutto si è disposta a seguitarlo;

Volse il camin pigliar[270] verso Levante,

Che anco Ranaldo spesso solea farlo;

Poi come spinta da furor divino[271]

Verso la Spagna prese il suo camino.[272]

VII.

E longamente nella Spagna errando,

Or nella Catalogna, ora in Castiglia,

Pur di Ranaldo va sempre cercando,

E cerca l'Aragona e la Siviglia;

Di cercarlo non resta, e nol trovando

Verso Valenza alfine il camin piglia,

Più presto non sapendo ove si andasse,

Che di veder la terra desiasse.

VIII.

E quasi apresso alla cittade essendo,

Vide uscir fuori una gran gente armata,

E in mezzo a quella sopra un carr[273] piangendo

Cum l'una e l'altra man drieto legata

Era una dama, quale a fuoco orrendo

A morir crudelmente[274] è condennata;

E sì pietosa piagne,[275] e aiuto impetra,

Che mosso aria a pietade un cuor di pietra.

IX.

Cum una benda aveva la donzella

Legati li occhi, come allor si usava,

Che non vedendo il suo tormento quella,

Così forse il morir manco le agrava;

Però bench'essa fusse in viso bella,

Per quella benda allor nol dimostrava;

Ma pietosa era nel suo pianger tanto,

Che gentil si mostrava insin nel pianto.

X.

Bradamante che amor[276] la dama vede

Fra gente tanta, et ode lamentarla,

La causa di tal cosa a un pagan chiede,

Qual le rispose che volean brugiarla,

Ne più[277] risposta poi a quella diede;

Ma Bradamante che ode lamentarla,[278]

Soffrir non puote, e la visera abbassa,

La lanza arresta e contra al capo passa.

XI.

Era capo di quelli un mascalzone

Maggior de li altri più d'una gran spana,[279]

Largo in le spalle, e grosso di ventrone,

Tagliato ha il viso, e guardatura strana;

E sin nell'ossa, a dirlo, era poltrone,

Che ha 'l corpo grande, e il cuore di puttana;

Ma in tutta Spagna mai non fe' natura,

Quanto era in quello, la maggior bravura.[280]

XII.

Tutto era armato di armatura bianca,

E sopra li altri di statura avanza;

Or Bradamante, quella dama franca,

Verso di quello accosta la sua lanza;

E proprio al petto nella parte stanca

Il ferr[281] li pose cum tanta possanza,

Che più di un palmo lo passò di dietro,

Come di giaccio fusse o fragil vetro.

XIII.

Poi subito recossi in man la spada,

E al resto di color cacciossi adosso;

Non così secator atterra biada,

Quanto essa di color fa il terren rosso;

Scampale ognun davanti e fale strada,

Che quanto gionge taglia insino all'osso;

Tal fende al petto, e tale alla centura,

E chi non gionge, caccia di paura.

XIV.

Fu in breve spazio sbarratato il piano,

E abbandonato cum la dama il carro;

Fugì ciascuno che volse esser sano,

Morto quel capo lor poltron bizzarro;

E nell'arcion la dama cum la mano

Trassessi presto più ch'io non vel narro;

E via fugendo quella dama porta,

E cum parol la inanima e conforta.

XV.

Lontana da Valenzia la condusse,

Sempre[282] spronando forte il suo destrero,

Tanto che esistimò che salva fusse,

Nè più di essere offesa ebbe pensero;

E in ripa a un fiume appunto la ridusse,

Ove era naturale un bel verzero

Di mille frutti et erbe delicate,

Vaghe di sua verdura, e di odor grate.[283]

XVI.

Ivi slegolla, e gli occhi le disciolse,

E in terra dall'arcion repose quella,

E alquanto reposarse anch'essa volse,

E allor d'un salto si levò di sella;

Dapoi la dama apresso si raccolse,

Guardolla in viso, e ben le parve bella,

Che per la benda che avea a li occhi involta,

Bellezza le era e la apparenzia tolta.

XVII.

E subito pietà di quella prese

Maggior che pria la forte Bradamante,

E all'altra dama chi fusse chiese,

E qual cagion la indusse a pene tante;

Quella che sempre Bradamante crese

Esser non donna, ma barone aitante,

Rimase del suo onore in gran suspetto,

E più d'un gran suspir gittò dal petto.

XVIII.

Poi le rispose: Sapi, cavaliero,

Che per mio ben da Dio fusti mandato,

Che di ciò che mi chiedi io dirò il vero,

Che molto ben da me l'hai meritato.

Ma perchè dirvel poi più ad agio io spero,

Queste per or vi lasso in quel bel prato,

Che poi fur, per averle nelle mani,

Assai cercate da' Valenziani.

XIX.

Le dame io lasso et a Ranaldo io torno,

Che disturbato fu dal suo piacere,

Nè fu sì lieto mai quanto quel giorno,

Se si potea la dama allor godere;

Onde restonne cum disconzo[284] e scorno,

Che ben perfetto non si puote avere;

E subito al rumor recossi in mano

La sua Fusberta il sir di Montalbano.

XX.

Riguarda quello, e vede giù da un monte

Scendere un toro fra tre vacche belle,

E un pastor grande, che di fresco monte[285]

Tutte le aveva, seguitava quelle,

Che avea un solo occhio in mezzo della fronte,

Nè già vi scrivo favole e novelle;

Che grande era quello occhio a ponto a ponto

Quanto quatro comuni a giusto conto.

XXI.

Questo non crederà qualche vulgare,

Che poco sale nella zucca serra,

Chè sol dà fede a quel che all'occhio appare

Il vulgo ignaro che vaneggia et erra:

Come che a un cieco descriveste il mare

Quanto sia grande, e i monti[286] della terra,

E la torr[287] di Babel, e che vi è gente

Che tutta è nera, crederebbe niente.

XXII.

Ma talor più ragion che 'l senso vede,

Chè lo intelletto è di maggiore altezza,

E i mostri di natura esser concede,

Anci più volte il sentimento sprezza;

Chi crederia che 'l sol, che par de un piede

A nui che siam qua giuso, di grandezza

Della terra maggior sia per natura

Centosessantasei volte[288] a misura?

XXIII.

Se creder non volete ai scritti miei,

Prestate fede almeno al buon Turpino:

Credete il ver, ch'il falso io non direi,

Non son greco bugiardo, ma latino;

Chi crederebbe la essenzia di Dei,

La providenzia e lo ordine divino?

La fede è sol del certo incerto a nui,

Credete mo' quel che ne piace[289] a vui.

XXIV.

Ora tornando al mio primo proposto,

Le vacche costui guida alla campagna,

E come sopra vi narrai, composto

Longamente pastor, nasciuto in Spagna;

Ma di veder la Franza era disposto[290],

Che del steril paese assai si lagna,

Quale è gran parte nel paese ispano,

Però se n'è partito, e va lontano.

XXV.

E dove era Ranaldo cum Ismonda

Apunto apunto si trovò per caso;

Ranaldo che sua sorte assai gioconda

Sturbar si vede, e n'è privo rimaso,

Tanto si sdegna, e tal furor gli abonda

Che foco soffia per la bocca e naso;

E cum Fusberta in mano a gran furore

Andò Ranaldo contra a quel pastore.

XXVI.

Più non si mosse allor quel rozzo e brutto

Pastor, come ivi alcuno non vedesse,

E che securo si trovasse in tutto,

O contra a lui un fanciullino avesse;

E mossessi[291] il gran tor[292], quale era instrutto,

Che se in lor danno alcuno si movesse,

Debbia quel toro cum le corna urtarlo,

E cum quel colpo occiderlo o atterrarlo.

XXVII.

Mossessi il toro allor cum gran rovina,

E a un urto riversò Ranaldo al piano,

Proprio nel ventre cum la fronte china

La bestia gli fermò quel colpo strano;

Tramortito è Ranaldo, e la meschina

Ismonda piagne e si lamenta in vano,

Che subito il pastor quella pigliava,

E in mezzo alle tre vacche la cacciava.

XXVIII.

Come una belva fusse o un'altra vacca,

Innanzi si cacciava Ismonda bella,

E così nell'onor la offende e smacca,

Che assai più che 'l timor molesta quella;

Nel cuor dogliosa, e già nel pianger stracca

Non ardisce gridar, nè pur favella,

Però che se piangesse, avea timore

Che 'l tor non la offendesse o quel pastore.

XXIX.

Così lassando oppresso il suo campione,

Ismonda fra le vacce[293] caminava,

Il mostro che chiamato era Burone,

A un folto bosco oscuro la guidava;

La giovane tra se chiama Macone,

Ma nulla alla meschina allor giovava;

Prima tre or che fusse risentito

Stette Ranaldo in terra tramortito.

XXX.

Ma poi che fu risorto, a Ismonda[294] il core

Subito volse et ogni suo[295] pensero,

Come colui che le portava amore,

E per cercarla ascese il suo destrero;

Nè la vedendo, scoppia di dolore,

Che pur potette assai, a dire il vero:

Maledisse il pastore e la fortuna,

E intanto giunse allor la notte bruna.

Manca la continuazione

INDICE DI TUTTI I NOMI PROPRI
CONTENUTI IN QUEST'OPERA.

Il numero romano indica il Canto, e l'arabo la Stanza.

A

Alardo fa strage de' pagani, III. [7].

Aldrovagi combatte sotto il comando di Gano, II. [93].

Alfonso I d'Este vince i nemici colla prudenza, III. [3]; pericoli corsi con Giulio II per favorire i Francesi, [4]; sue vittorie e sue lodi, [5] e seg.

Amore carnale, sue varie distinzioni, III. [16 a 34].

Anselmo combatte sotto il comando di Gano, II. [93].

Antiforo figlio di Arimonte si fa cristiano ad insinuazione d'Orlando, III. [12].

Ardubalasso abbatte Dudone e lo fa prigioniero, II. [95]; fuga i cristiani, [96]; s'azzuffa con Oliviero, ed è abbattuto da Gano, [98], [99].

Arideo accorre in camera di Galliciana al romore suscitato da Libichello, II. [50]; si fa cristiano ad insinuazione d'Orlando, III. [12].

Artiro affricano combatte contro Salomone, I. [2]; si spinge contro i cristiani, II. [68]; muove contro Salomone e si attacca seco, IV. [16] e seg.; è dalla folla impedito il combattimento, e fa strage di Cristiani, [21 e seg.]

Astolfo fatto prigione dai pagani, II. [100]; spinto contro di essi da Uggero, uccide un Amirante quindi Partenio, Validoro e Iverso, IV. [23], [24], [25].

B

Balugante manda Bravante contro i cristiani, II. [60]; spinge nella battaglia Ardubalasso, [95]; manda Marcaluro in soccorso de' pagani, [104]; è messo in fuga dai Cristiani, III. [9]. Accetta la sfida della battaglia da Uggero, IV. [15]; suo sdegno nel veder uccidere tanti de' suoi, [22]; ordina ad Odrido di entrare in battaglia, [23].

Bastia luogo del Ferrarese ripigliato agli Spagnuoli da Alfonso I d'Este, III. [4].

Beltramo combatte sotto il comando di Gano, II. [93].

Bertolagi combatte sotto il comando di Gano, II. [93].

Bradamante chiamata da Oliviero in soccorso de' cristiani, II. [62]; colla lancia abbatte Armeno, [63]; uccide Chiariolo, [ivi], Glorio, Lampruccio e Meleardo, [65]; ferisce Odrido, [69]; è assalita da Bravante, [ivi]; assale Rinaldo sconosciuto e lo insegue, [80], [81]; lo riconosce, [85]; intende da esso la trama contro i pagani ordita, [86]; corre a Parigi ed espone la cosa ad Uggero, [89]; insieme a Ricciardetto muove contro i pagani, [101], [108]; ne uccide molti, III. [7]. Suoi viaggi per ritrovar Rinaldo, V. [6] e [7]; sua avventura in Valenza, [8]; salva una donzella chiamata Ismonda che dovea esser arsa, [10 e seg.]; se la pone in groppa e la porta via, [14]; si riposa con essa in riva d'un fiume, [15 e seg.]

Bravante fa strage di cristiani, ed abbatte Rodoardo, II. [60], [61], [68]; assale Bradamante, [69].

Buffardo combatte contro i cristiani, II. [59], [68], e contro Dudone, [71]; vien da esso abbattuto, [73]; risorge e infuria tra' cristiani, [75].

Burone, pastore con un solo occhio, assalito da Rinaldo, V. [25]. Abbattuto Rinaldo dal toro si spinge innanzi Ismonda vituperandola, [28].

C

Califa abbattuto da Rinaldo, II. [104], [105]; suo smarrimento nel vedersi ingannato, [108].

Carlo con la sua schiera entra in battaglia contro i pagani, dopo essere informato da Uggero della trama di Rinaldo, II. [102]; festeggia per la vittoria riportata su' pagani, IV. [26]; invita alla corte i suoi baroni per ricompensarli e prepararsi alla conquista del S. Sepolcro, [27], [28]; riceve il messaggero che gli espone l'arrivo di Gualtiero da Monlione, [29]; di Desiderio di Pavia, [30]; di papa Leone Terzo, [ivi]; sua letizia per ciò, [31 e seg.]; suoi ordini pel ricevimento del pontefice, [33], [35]; gli va incontro con Turpino e tutto il clero di Parigi, [30 e seg.]; sue lodi all'Italia e agl'Italiani, [38 e seg.]; assegna la stanza in Parigi a tutta la baronia accorsa, al papa e ad altri dignitarj ecclesiastici, [59].

Chiariolo di Soria ucciso da Bradamante, II. [64].

D

Descrizione del giardino di Venere, e suo carro trionfale, III. [15 e seg.]

Desiderio re di Pavia in aiuto di Carlo per la conquista del S. Sepolcro, IV. [30].

Doranio attende il momento di spingersi contro i pagani II. [110]; li mette in rotta, III. [8]; ammira la pompa sacra nel ricevimento in Parigi di papa Leone Terzo, IV. [58].

Dudone chiamato da Uggero in soccorso de' cristiani, II. [62]; fa strage de' pagani, [67]; si azzuffa con Buffardo, [71]; lo abbatte, [73]; è abbattuto e fatto prigione da Ardubalasso, [95].

E

Ettore procura vincere i greci per forza, III. [1].

F

Fada nemica di Venere uccisa da Ferraù, I. [7]; uccideva chiunque non era innamorato che di lei, [9]; chi l'estingueva si rendeva Venere propizia, IV. [1].

Falcone combatte sotto il comando di Gano, II. [93].

Ferraù cade in mare, ed è salvato dalla ninfa Liquezia, I. [4]; accolto in un palazzo delizioso e festeggiato per avere uccisa la Fada nemica di Venere, [6]; sarà sempre fortunato in amore per tal impresa, [10], [11]; ringrazia la Ninfa, II. [4]; le si raccomanda, e le fa varie questioni naturali, [5] e [6]; è guidato in delizioso luogo dove vede il trionfo dell'Amor carnale, III. [14 e seg.]; sua maraviglia e sua variazione, [33], [34]; accarezzato da Venere, IV. [2]; gli fa baciare il pomo d'oro, [4]; desta invidia nella turba de' di lei seguaci e sue parole ad essi, [5 e seg.]; è da tutti accarezzato, [8]; Venere gli promette buona fortuna in amore e lo licenzia, [9]; è condotto fuori del soggiorno di Venere da Liquezia, [10] e [11]; suo voto a Macone per gli scampati pericoli, [ivi]; si avvia verso la Persia, [14].

Festa per l'ingresso in Parigi di papa Leone Terzo, IV. [44 a 59].

Fondrano accorre in camera di Galliciana al romore suscitato da Libichello, II. [50]; si lagna di Macone, e risolve farsi cristiano, e battezzarsi alle preghiere di Orlando, III. [10], [11].

Francesco I re di Francia fatto prigione per senno più che per forza, III. [5].

Francesco Sforza difeso due volte dal senno dell'amico, III. [2].

G

Galliciana regina, madre di Milone, ingannata da Malagigi che la gode sotto la sembianza d'Orlando, II. [15]; gli manda un nuovo invito con lettera che il messo consegna al vero Orlando [16], [17], [18]; suo dispetto nel ricevere la risposta, [21 e seg.]; Malagigi torna a lei sotto la finta sembianza; come accolto, [27 e seg.]; gli porge la lettera d'Orlando vero, [31]; istigata dal servo scuopre l'inganno dei due Orlandi, [40 e seg.]; vuol vendicarsi del finto, [43]; torna con armati alla sua camera, e tutti son malconci da Libichello, [47 e seg.]; strano scherzo fattole da esso convertito in asinello, [53], [54]; battezzata per mano d'Orlando, III. [13].

Gano comanda la settima schiera in soccorso dei cristiani, II. [92]; uccide Medonte, e Corifonte, [94]; abbatte Ardubalasso, [99].

Gigante che combatte con Uggero, II. [57].

Giulio II papa nemico di Alfonso I d'Este, III. [4].

Glorio ucciso da Bradamante, II. [65].

Grugnato si fa cristiano ad insinuazione d'Orlando, III. [12].

Gualtiero da Monleone va in aiuto di Carlo per conquistare il S. Sepolcro, IV. [29]; accoglienza che gli è fatta alla corte, [ivi]; duce delle genti italiane, [37], [43]; lodato da Turpino, [ivi]; il primo nel corteggio del papa entra in Parigi con Desiderio, [46].

I

Idoli de' gentili decaduti dopo la venuta del Salvatore, II. [1], [2].

Ismonda amante corrisposta di Rinaldo, V. [2]; intrattenendosi con esso, son disturbati da un gran romore, [4]; sua sventura, e come salvata da Bradamante [8 a 18]; abbattuto Rinaldo dal toro, è dal pastore Burone cacciata innanzi con le vacche, [27], [28].

Italia ed Italiani lodati da Carlo e da' suoi baroni, IV. [38 a 42].

Iverso ucciso da Astolfo, IV. [25].

L

Lampruccio ucciso da Bradamante, II. [65].

Leone Terzo papa alla corte di Carlo per stabilire la conquista del S. Sepolcro, IV. [30]; come accolto e festeggiato in Parigi, [32 e seg.]; benedice il popolo accorso, [57].

Libichello spirito infernale lasciato da Malagigi in sua vece nella camera di Galliciana, II. [44]; avea prese le sembianze d'Orlando, [46]; si difende dagli assalitori armati, [47 e seg.]; al giunger d'Orlando si converte in asinello, [51]; suo strano scherzo a Galliciana, [53 e seg.]

Lifonte combatte sotto il comando di Gano, II. [93].

Liquezia ninfa marina nemica della Fada, salva Ferraù dallo affogare, e lo conduce in un delizioso palazzo, I. [6]; avea dato ad esso lo scudo per vincer gl'incanti della Fada, [8]; palesa a Ferraù il suo stato, [12]; non era ombra vana, II. [3]; ringraziata da esso, [4]; spiegazione che gli dà su questioni naturali, [7 e seg.]; lo guida in luogo di delizie, e gli mostra il trionfo dell'Amor carnale, III. [14 e seg.]; lo accompagna fuori del soggiorno di Venere, IV. [10 e seg.]

M

Malagigi lieto di sua buona ventura con la regina Galliciana, per aver preso la somiglianza d'Orlando, II. [14 e seg.]; torna a visitarla sotto le stesse sembianze, e trovandola adirata cerca pacificarla, [27 e seg.]; si scusa della lettera che ella gli mostra del vero Orlando, [31]; trovandosi scoperto cerca di rivolger in burla l'avventura, [37 e seg.]; chiuso in camera dalla regina, mentre ella va per vedere il vero Orlando, [42]; fugge per incanto, lasciando lo spirito Libichello in sua vece, [44].

Marcaluro mandato da Balugante in soccorso dei pagani, II. [104].

Marsilio messo in fuga dai cristiani, III. [9].

Meleardo ucciso da Bradamante, II. [65].

Milone prega Orlando a non partire, II. [34]; accorre in camera della madre al romore suscitato da Libichello, [50]; si fa cristiano ad insinuazione d'Orlando, III. [12].

N

Namo comanda la sesta schiera in soccorso de' cristiani, II. [90]; muove contro Tricardo, [109].

Nestore procura vincere i Troiani col senno, III. [1].

O

Odrido si scaglia contro i cristiani, II. [68]; ferito da Bradamante, [69]; entra in battaglia per ordine di Balugante, IV. [23].

Oliviero signor di Vienna anima i cristiani a resistere ai pagani, II. [97]; è assaltato da Ardubalasso ed è soccorso da Gano, [98], [99].

Oranio re di Creta si accorda con Rinaldo per favorire Carlo, II. [77 e seg.]

Orlando si maraviglia della lettera scrittagli da Galliciana, e sua risposta, II. [17 e seg.]; protesta di voler partire dalla corte di Milone, [33]; accorre al romore suscitato da Libichello, [50]; vedendo le stranezze di esso, si accorge ciò esser per negromanzia, e lo esorcizza, [55]; persuade Fondrano a battezzarsi insieme a tutta la sua città, III. [11] e [12]; si dispone a difenderlo, [13] e [14].

P

Panteraccio, messo in rotta dai cristiani, III. [9].

Partenio ucciso da Astolfo, IV. [25].

Pinabello combatte sotto il comando di Gano, II. [93].

Priamo procura vincere la guerra per forza, III. [1].

R

Ravenna, rotta datavi da Alfonso I d'Este all'esercito spagnolo, III. [4].

Reo che va adagio alla forca I. [1], simil.; graziato della vita, [5].

Ricciardetto comanda la nona schiera in soccorso de' cristiani, II. [90]; muove con Bradamante contro i pagani, [101]; ne uccide molti, III. [7].

Rinaldo creduto pagano rimira la battaglia tra i saracini e i cristiani, e arde di desiderio di prendervi parte, II. [77]; induce il re di Creta a battezzarsi e diventare amico di Carlo, [79]; suo strattagemma per farsi riconoscere da Bradamante, [80 e seg.]; se le scuopre, [84]; le spiega il segreto per soccorrer Carlo, [86 e seg.]; veduto i cristiani aver la peggio, si scaglia addosso a Califa, [105]; sbaraglia i saracini, [106-107]; cerca solo di uccidere i capi, III. [9]. Innamorato d'Ismonda, V. [2]; intrattenendosi seco, è sorpreso da gran fracasso, [4]; era un pastore da un occhio solo, che con tre vacche e un toro andava in Francia, [19 e seg.]; buttato tramortito a terra dal toro, [26 e seg.]; suo dolore per tal caso e per vedersi rapita Ismonda, [29] e [30].

Rodoardo di Lamporeggio abbattuto da Bravante, II. [61].

Rondello cavallo di Uggero, II. [57].

Rosadoro accorre in camera di Galliciana al romore suscitato da Libichello, II. [50]; si fa cristiano ad insinuazione di Orlando, III. [12].

S

Salomone combatte contro Artiro, I. [2]; fatto prigione dei pagani, II. [100]; è assalito da Artiro, e con esso attacca combattimento, IV. [16 e seg.]; impedito dalla folla di finire il combattimento, si scaglia contro i pagani, [21].

Sanguino combatte sotto il comando di Gano, II. [93].

Scipione romano, vicario d'Orlando, guida in Parigi le truppe di S. Chiesa, IV. [51], [52].

Servo fido di Galliciana che porta al vero Orlando la lettera di lei, che dovea recapitare in mano del finto, che era Malagigi, II. [16 e seg.]; sua maraviglia nel trovare presso la regina il finto Orlando, mentre avea lasciato il vero a parlare con Milone, [32 e seg.]; induce la regina a sincerarsi de' due Orlandi, [40].

Spinardo combatte sotto il comando di Gano, II. [93].

T

Tricardo assalito da Namo, II. [109].

Turpino comanda l'ottava schiera contro i pagani, e sua bravura, II. [101 e seg.]; va con Carlo all'incontro di Leone papa, IV. [36]. Loda Gualtiero da Monleone, [43]; accoglie in abito episcopale il papa alle porte di Parigi, [54].

U

Uggero combatte col gigante, II. [57]; fa strage de' pagani, [58]; chiama in soccorso de' cristiani Dudone e Bradamante, [62]; informato da questa dello strattagemma di Rinaldo, manda Namo, Ricciardetto e Gano in aiuto al campo dei cristiani, [89], [90]; dispone come capo dell'esercito le cose della guerra, [91 e seg.]; manda soccorsi al campo ed informa Carlo della trama di Rinaldo, [101], [102]; manda la sfida di battaglia a Balugante, IV. [15]; manda Astolfo a rinforzare la pugna, [23].

Ulisse procura vincere i Troiani col senno, III. [1].

Urcasto figlio di Arimonte si fa cristiano ad insinuazione d'Orlando, III. [12].

V

Validoro ucciso da Astolfo, IV. [25].

Venere nemica della Fada, I. [7]; suo carro trionfale e suoi seguaci, III. [17. e seg.]; è propizia a Ferraù per aver uccisa la Fada e lo accarezza, IV. [2], e [3]; gli fa baciare il pomo d'oro, [4]; sue parole alla turba invidiosa de' suoi seguaci, che si acquetano, [6 e seg.]; gli promette fortuna in amore e lo licenzia, [9].

Vili e codardi aborrono dalle battaglie, I. [1].

Vittoria è più utile ottenuta col senno che colla forza, III. [1].

Z

Zanniolo picciolo fiume di Romagna, celebre per la vittoria riportatavi da Alfonso I. d'Este contro l'esercito di papa Giulio II. e degli Spagnoli, III. [4].