LIV. «AH, QUESTA MUSICA...»
Entra la canzone di pifferi e di tamburi nella stanza di Marcello per la finestra aperta...
— Ah, questa musica, questa musica che viene dal Padiglione... Chiudi! Chiudi!
Grazia ha chiuso ed è ritornata ai piedi del fratello disteso su la chaise-longue: odia il letto da quando sa di dovervi un giorno — assai presto — morire... E a Grazia Marcello dice, quasi scusandosi:
— Non posso sentire... Perdonami... Quella musica mi snerva...
Scoppia a piangere, infatti, tanto è snervato. Il male lo riprende con un attacco di tosse. Si picchia il petto lacerato, dilaniato:
— Ho il fuoco... il fuoco... qui...
Si volge alla sorella esterrefatta... Le afferra con violenza il domino quasi volesse strapparglielo di dosso:
— E tu, tu, tu sei vestita così...
Grazia si toglie il domino. Peggio. Le rimane l'abito da festa, con le spalle nude. Grazia ha paura dello sdegno di Marcello. Vorrebbe coprirsi... Cerca attorno e non trova.. Ma la voce di Marcello è dolorosa e pacata:
— E anche senza domino, vestita così... Ma è giusto che tu sii vestita così.. tu che stai bene... tu che vivrai...
È umiliata, Grazia, è disfatta e si fa piccola piccola e trova lì, a terra, un mantello nero del malato e, pavida, vergognosa, ne avvolge e ne copre le spalle nude. La voce del fratello geme:
— Còpriti, còpriti... Non voglio, non posso vedere...
E la risposta di Grazia, umile, bassa, sussurrata appena:
— Son coperta... Càlmati...
Lo sguardo di Marcello si volge su lei. Le braccia avvolgono e l'attirano a un bacio:
— Così va bene... Perdonami, Grazia... Ma promettimi, promettimi che non andrai se non starò meglio, se non sarò più calmo...
E Grazia promette. E copre di baci, di piccoli baci innumerevoli, la mano ardente di Marcello.