XLIV. PETTEGOLEZZI PROVINCIALI.
Le amiche di Grazia, nei loro chiari abiti primaverili di mussolina o di percalle, tra le spalliere fiorite del piccolo giardino provinciale, son tutte lì, raccolte attorno ai quattro «amici del dopopranzo».
— Io dico che il grande musicista, esclama il farmacista, a Collina Verde ci prende moglie!
— Ed io dico che sposa o Grazia o Rosetta!
Che risata accoglie la bella scoperta del maestro di scuola....
— Seneca ha parlato...
— Ma bravo! Ma che testone!
Grazia o Rosetta. Bella scoperta! Su questo sono tutte d'accordo... Ma il difficile è sapere quale delle due sposerà.
— Grazia o Rosetta?
— Ai voti! Ai voti!
Tutti scrivono su un biglietto un nome e il farmacista va attorno raccogliendo i biglietti nella sua papalina dal fiocchetto scozzese: un regalo di Grazia, l'anno scorso, per il suo onomastico...
Il conte Spada fa, dignitosamente, austeramente, da gran signore, per l'onore di tutti i suoi avi, lo spoglio dei voti:
— Undici voti per Grazia e tre per Rosetta!
La maggioranza — come tutte le maggioranze — applaude. Ma bisogna sapere di più. Votare non basta. Bisogna ficcare il naso nei fatti altrui. E don Giovannino è l'uomo indicato: deve andare da Grazia, spiare, sapere come vanno le cose, chi prevale, chi vince... E in un gran tramestio di ragazze don Giovannino è mandato via, via, sùbito, in servizio d'informazioni.