XVI. L'INCONTRO.

Nel salone grande della casa di Grazia dov'è la vecchia spinetta tra vecchi quadri di famiglia e vecchi mobili che mai Grazia ha voluto cambiare — e sembra, ed è, infatti, un vecchio salotto del Cinquantanove — nel salone grande e scuro della casa di Grazia gli abiti chiari delle sue amichette mettono note di luce qua e là. Ogni tanto, azzurra o rosea, tutta tulle e nastrini, ne spunta un'altra su questa o quella porta. E sembran nella penombra grandi fiori rosei o celesti che sboccino, d'improvviso, su una porta, dietro una tenda, fra un mobile e l'altro, davanti a una consolle o sopra un canapè, qua e là...

Qua e là, da per tutto, corre Grazia che Rosetta serve e segue come il prete all'altare. Qua riordina, là spolvera... Metton dovunque fiori e fiori nei vasi...

— Hanno spogliato il giardino! dice a un gruppo di piccole amiche, sorridendo, Marcello, Marcello che domina il suo malessere per non turbare a Grazia l'ora di quell'arrivo che è una gran festa per lei...

Spolvera, spolvera, spolvera... Quanta polvere c'era e quanta ce n'è ancora... Ci vuole aiuto... E Grazia, quando i quattro amici in abito da cerimonia fan l'entrata solenne in processione, mette sùbito un bello scopettino nei guanti bianchi di don Giovannino e invita questi a spolverare, a spolverare lui la spinetta, mentre lei spolvererà lo consolle e Rosetta il canterano e le campane di cristallo.... Ma, oh Dio!, il domestico entra ed annunzia: «Claudio Arceri è arrivato». È come se fosse caduto il fulmine. Tutti son lì, immobili, in piedi, impietriti;... Nell'ansia Grazia ha dimenticato di togliersi il grembiulino e se ne accorge quando Claudio è già apparso su la porta e s'è inchinato davanti a lei... Mentre Claudio, nell'inchino, ha giù gli occhi al pavimento, fa a tempo Grazia a toglierselo, a chiuderlo in una mano, dietro il dorso. Claudio è venuto avanti. Come agita, Grazia, le mani dietro la schiena... È il momento di dar la mano al maestro. Ma in una ha il grembiule e nell'altra lo scopettino. Un grand'imbecille quel don Giovannino che è dietro di lei e non vede che bisogna toglierla d'impaccio! Non pensa, Grazia, alla cosa più semplice: buttar tutto per terra. Ma nella confusione accade sempre così: ci si impunta su un ostacolo e la soluzione più semplice ci sfugge. Ecco che Claudio le è davanti. Grazia s'è inchinata a sua volta. Ora è il caso di tirarsi su, di dargli la mano... Ma come fare? Quell'imbecille di don Giovannino... Si sente, Grazia, perduta... Ma miracolosamente, a tempo, due mani — quelle di don Giovannino diventato meno stupido? — le tolgono scopetta e grembiule ed ella, tirandosi su dal bell'inchino, può dare a Claudio la mano e dirgli commossa e col suo più bel sorriso:

— Inutile assicurarle, maestro, ch'ella ha qui tutt'un piccolo mondo d'ammiratori...

Claudio sorride: il sorriso solito per la solita frase udita mille e mille volte. E Grazia presenta: suo fratello, Rosetta, i suoi grandi amici — che stretta di mano stile Louis XV dà il conte Spada e che shake-hand da spezzare il braccio al maestro dà don Giovannino! — e, finalmente, le sue amiche. E, ad una ad una, le ragazze passan davanti al maestro con un piccolo goffo inchino che le fa diventar tutte rosse e poi si ritraggono e fanno qua e là, nel fondo in penombra della gran sala, gruppi chiari e chiacchierini che son per Claudio Arceri tutti sguardi e commenti.

E poi, appena Claudio è seduto accanto a Marcello che lo interroga sul suo lavoro e sui suoi propositi, le ragazze, chiamate da Grazia, vengono avanti e l'aiutano a servire il tè. In un angolo don Giovannino studia il maestro. Ora s'avvicina a tre ragazze che son rimaste lì ferme a guardare coi gomiti poggiati alla consolle. E chiede, in confidenza:

— Meglio di me il maestro? Osereste affermarlo?

Una risata delle ragazze gli risponde e rimane lì, come uno stupido, mentre le ragazze volan via anche loro verso il maestro, per servire i biscotti...

E don Giovannino si consola. Guarda il maestro, vestito semplicemente d'una giacca nera. E guarda, invece, il suo tight:

— Si fan forse le visite in giacca?... Ma bisogna compatirlo... Poverino! È un artista. E non conosce gli usi...