XXXIII.

A EMILIO PRAGA

Il gracile tuo corpo lotta fiera
Brevemente pugnò:—Ma vinse alfine
L'alma alata e fuggì. Misera fine,
Vittoria altera!

L'alma fuggì pari ai fulgenti versi
Che uscìan da te quasi inconsciente e ignaro
—E se ne andavan per le vie dispersi
Del mondo avaro—

E mentre qui tarda giustizia ormai
Al tuo nome si rende sull'avello
Che incoronato di pòstumi rai
Risorge bello,

E mentre qui trovano alfine il porto,
Il rimpianto e la lode i tuoi poemi,
E rivivono i primi con li estremi,
—Or che sei morto—

Tu forse già mutato in altra forma
Gioisci d'una gloria assai più pura,
Di qualche nuova vita nella norma
A noi oscura.

Ma nella tomba o in nuovi dì raggianti
Hai scordato, non vedi e non ascolti,
Ed ignori i pigmei a te rivolti,
Ora inneggianti!