XXXVI.
A ERNESTO ROSSI
Shakespear ne appar quale caverna mistica
Da lontano riflesso stenebrata;
Incerto è il suol, ma di rubini e zàffiri
La vôlta costellata.
Chi vi s'interna sente l'ali viscide
Delle strigi passar sulla sua fronte
E trova ignoti fior foschi e purpurei
Nelle sanguigne impronte.
Incespica tra i scettri e le corone,
Urta i fantasmi mesti degli uccisi;
Poi lo incanta la bianca visïone
Di sovrumani visi.
Inorridito per le larve pallide,
Mentre fugge accecato dalle spade,
Ode dal fiume la canzon d'Ofelia
E il sovvenir lo invade.
E l'immensa caverna ognora stendesi
Da ogni lato nel mondo interïore,
O tenebrosa nel delitto o rosea
Nel mistero d'amore.
E l'uomo vi si perde senza guida,
Oppresso, ammaliato, smorto, anelo…
Ma pur fra il tenebrore e fra le strida
Scorge un lembo di cielo.
Nè bello il vide mai qual nella plumbea
Notte di quelle stanze sontüose
Illuminar da una fessura tenue
Le più sordide cose.
Passan guerrieri spaventosi e taciti,
Passan regine pel rimorso scarne,
Tornan sibille con l'antico dubbio
Lo spirto a affaticarne.
Contorce il riso il labbro del buffone,
E intanto al suoi cade una testa mozza…
Vicino al canticchiare del beone
La passïon singhiozza,
La più gentil pietà vive in Cordelia
Eternamente—e ognora Otello latra;
Vince ogni senno con le forme olimpiche
L'imperïal Cleopatra.
Or tu, sublime attore, alta una fiaccola
Scotendo in mano, discendesti al fondo
Della buia caverna in cui nascondesi
Entro la terra un mondo.
Animoso scendesti del Poeta
Nel vasto impero ove il volgo si tedia,
E forzasti a parlar, possente atleta,
La velata tragedia.
E il popol vide corruscar di rùtili
Gemme la vôlta, e le pareti in fiamma
Pareangli allora che la vita scorrere
Sentivasi nel dramma.
Ai corpi, creator, donasti il palpito
Strappando ad ogni petto il suo segreto;
Nè si potè celar nel nero strascico
Il sognatore Amleto.
Qui ne appare un profilo e là d'un torso
I muscoli, e laggiù brilla uno sguardo…
Or ne atterra il delitto, ora il rimorso
Di Macbeth o Riccardo.
Con la toga romana, o sotto il lucido
Corsaletto, od il manto d'ermellino,
Del cuor dell'uom sentiamo eterno il battito
Pauroso del destino.
E ognor t'inoltri con l'accesa torcia,
Infaticabil cercatore ardito,
E rischiarato dal fulgente genio
Mostri un regno infinito.