XXXVIII.

INTERNO
A F. COPPÉE

Lontana dai rumor, chiara e quieta,
Addorme il core ed il pensier risveglia
La stanza del poeta,
Qui c'è l'impronta della lunga veglia,
Là stanno i libri che lo spirto adora,
Ovunque è sparsa una malìa segreta.

La penna giace non asciutta ancora;
Tutto spira la vita e insiem la pace.
Ed il sole colora
Ogni appeso ritratto: là, procace,
Mostra un'attrice le sue grazie infide
E turba lievemente la dimora.

Qui s'impegnò la lotta che non vide
Il lettore distratto; e qui l'idea
Passò come la donna che sorride,
Poi torna Dea.
—Su un piedestallo, bianca e imperitura,
La Venere di Milo ne conquide

Con la sua posa eternamente pura.