SCENA QUARTA. Detti e Rosaria.

Rosaria

(entrando per la comune e chiamando a sè il signor Paolino con un comico gesto della mano).

Qua un momentino, signor professore!

Paolino.

Che volete? Sto a far lezione; e sapete bene che quando sto a far lezione....

Rosaria.

Lo so, benedetto Iddio, lo so! Ma appunto perchè lo so, se sono entrata, mi scusi, è segno che debbo dirle qualche cosa che preme.

Paolino

(agli scolari).

Abbiate pazienza un momento. — (Appressandosi a Rosaria) — Cosa che preme?

Rosaria.

È venuta una signora, con un ragazzo, che — dice — lei la conosce bene.

Paolino.

La mamma di qualche allievo?

Rosaria

(sospettosa).

Non so. — Sarà! — Ma è agitatissima....

Paolino.

Agitatissima?

Rosaria.

Sissignore. E, chiedendo di lei, si è fatta bianca, rossa.... di cento colorì.

Paolino.

Ma chi è? il nome! V’ho detto mille volte di domandare il nome a chi viene a cercar di me!

Rosaria.

E l’ho fatto! Me l’ha detto. Si chiama.... — aspetti.... — la signora.... la signora Pe....

Paolino

(con un balzo, quasi atterrito, in vivissima agitazione).

Perella? — La signora Perella, qua? — Oh Dio! E che sarà avvenuto?... Aspettate.... aspettate.... — Ditele che attenda un po’.

Rosaria.

Ah, la conosce dunque davvero?

Paolino

(facendole gli occhiacci).

Non mi seccate! Ditele che attenda un po’.

Rosaria.

Va bene.... va bene.... (esce).

Paolino

(cercando di dominare l’agitazione e riaccostandosi alla scrivania).

Ragazzi, non.... non perdiamo tempo. — Guardate: invece della storia e della geografia, mi.... mi farete anche oggi una versioncina....

Giglio e Belli

(protestando).

Ma no, scusi, professore!

Paolino.

Dall’italiano in latino!

Giglio e Belli.

No, professore, per carità!

Paolino.

Facile facile.

Giglio.

L’abbiamo fatto jeri!

Belli.

Sempre latino! sempre latino!

Paolino.

È il vostro debole!

Giglio.

Ma non ne possiamo più!

Paolino

(severo).

Basta così!

Belli.

Non abbiamo neanche i dizionari.

Paolino.

Ve li darò io! (Li cava in fretta dallo scaffale). Eccoli qua! — A voi!

Giglio.

Ma professore....

Paolino.

Basta così, ho detto! (Prende dalla scrivania un libro e comincia a sfogliarlo) — Tradurrete.... tradurrete.... (Cercando, si distrae e comincia a parlare tra sè). Qua?... così per tempo?... E quando mai?... Che.... (s’accorge che i due scolari guardano curvi, e intenti nel libro ch’egli tiene aperto in mano, come se vi cercassero le parole da lui proferite, e si riprende) Che cercate?

Giglio.

Eh.... la traduzione....

Belli.

Quello che lei leggeva....

Paolino.

Io non leggevo un corno! — Tradurrete — ecco — qua.... questo passo qua.... breve breve. — Oh! Mi farete il piacere.... (va ad aprire l’uscio dello sgabuzzino in fondo e li attira a sè col gesto delle mani) qua, venite qua.... — di mettervi qua, in questo camerino.... abbiate pazienza!

Belli

(con orrore).

Là?

Giglio

(c. s.).

Professore, ma non ci si vede!

Paolino.

Abbiate pazienza, per un momentino! Andiamo! (Li spinge dentro). Traducete ciascuno per conto vostro, mi raccomando! Al lavoro, al lavoro. Non perdiamo tempo! (Richiude l’uscio e corre alla comune per invitare la signora Perella a entrare). Signora, venga.... venga avanti....

SCENA QUINTA. Il signor Paolino, la Signora Perella e Nonò poi, dietro l’uscio in fondo, Giglio e Belli.

Entra per l’uscio a sinistra la signora Perella con Nonò. La signora Perella sarà la virtù, la modestia, la pudicizia in persona; il che disgraziatamente non toglie ch’ella sia incinta da due mesi — per quanto ancora non paja — del signor Paolino, professore privato di Nonò. Ora viene a confermare all’amante il dubbio divenuto pur troppo certezza. La pudicizia e la presenza di Nonò le impediscono di confermarlo apertamente; ma lo lascia intendere con gli occhi e anche — senza volerlo — con l’aprir di tanto in tanto la bocca, per certi vani conati di vomizione, da cui, nell’esagitazione, è assalita. Si porta allora il fazzoletto alla bocca, e con la stessa compunzione con cui vi verserebbe delle lagrime, vi verserà invece di nascosto un’abbondante e sintomatica salivazione. La signora Perella è molto afflitta, perchè certo per le sue tante virtù e per la sua esemplare pudicizia non si meriterebbe questo dalla sorte. Tiene costantemente gli occhi bassi; non li alza se non di sfuggita per esprimere al signor Paolino, di nascosto da Nonò, la sua angoscia e il suo martirio. Veste, s’intende, con goffaggine, perchè la moda ha per sua natura l’ufficio di render goffa la virtù, e la signora Perella è pur costretta ad andar vestita secondo la moda, e Dio sa quanto ne soffre. Parla con querula voce, quasi lontana, come se realmente non parlasse lei, ma il burattinaio invisibile che la fa muovere, imitando malamente e goffamente una voce di donna malinconica. Se non che, ogni tanto, urtata o punta sul vivo, se ne dimentica, e ha scatti di voce, toni e modi naturalissimi. Nonò ha un bellissimo aspetto di simpatico gatto, con un magnifico cravattone rosso a farfalla e un collettone rotondo inamidato. Non sarebbe male che impugnasse con molta convinzione un bastoncino di quelli per ragazzi con testina di cane. Ride spesso, e più spesso ancora tira sorsi col naso per risparmiare il fazzoletto che gli fa bella comparsa sporgente dalla tasca in petto, ben ripiegato e intatto.

Paolino

(subito, scambiando uno sguardo d’intelligenza con la signora e smorendo alla vista di lei che con gli occhi gli fa cenno di badare alla presenza di Nonò).

Sì? Ah Dio... sì?... (Volgendosi a Nonò, per rispondere al cenno della signora). Caro Nonò.

Nonò.

Buon giorno!

Paolino.

Buon giorno! Bravo, il mio Nonò.... S’accomodi signora — (Piano, porgendole da sedere). Non c’è più dubbio? proprio certo? (A un nuovo e più pressante cenno degli occhi della signora, voltandosi verso Nonò). Eh, sei venuto a trovare il tuo professore, Nonotto bello?

Nonò

(fa cenno di no col dito, prima di parlare, con un verso che gli è abituale).

Siamo andati a Santa Lucia, allo Scalo.

Paolino.

Ah si? A veder le barchette?

Nonò

(c. s.).

A domandare a che ora arriva papà col «Segesta». (Poi, con un sorriso da scemo, guardando e indicando a Paolino la madre che, appena seduta, apre la bocca come un pesce). Ma ecco che mamà apre di nuovo la bocca!

Paolino

(rivoltandosi di scatto).

Chi? come? la bocca? (Spaventato alla vista della bocca aperta della signora). Oh Dio! che è?... che è?... (E accorre a lei che, alzandosi col fazzoletto alla bocca, ora si reca in fondo alla scena, presso l’uscio dello sgabuzzino).

Signora Perella

(appoggiandosi sfinita a uno degli scaffali, col fazzoletto sempre alla bocca e facendo cenni disperati a Paolino di non accostarsi e di badare per amor di Dio a Nonò).

Per carità.... per carità....

Nonò

(a Paolino che si volge a lui come basito, placidamente e sorridente):

Da tre giorni apre la bocca così!

Paolino.

Ah, ma non è niente sai, caro Nonò.... Niente! La.... la mamma... la mamma sbadiglia, — ecco. — Così.... — sbadiglia.

Nonò

(facendo prima il solito verso col dito, e poi con lo stesso dito, accennando allo stomaco).

È cosa che le viene di qua.

Paolino

(con un grido).

No! Benedetto figliuolo, che dici?

Nonò.

Ma sì, sì, debolezza di stomaco. L’ha detto lei!

Paolino

(rifiatando).

Ahhh — già.... — ecco, sì — debolezza, va bene. Un po’ di debolezza di stomaco, Nonò! Nient’altro!

Signora Perella

(gemendo dal fondo della scena).

Ah! per carità....

Nonò.

E ora sputa dentro il fazzoletto, guarda! tanto tanto!

Signora Perella.

Per carità....

Paolino.

Ma Nonò! insomma? Sei impazzito? Sono cose che si dicono, queste?

Nonò.

Perchè no?

Signora Perella

(lamentosa, senza forza di parlare).

Le dice.... le dice anche davanti alla persona di servizio....

Nonò.

E che male c’è?

Paolino.

Nessun male, no! Ma scusa, ti pare buona educazione, davanti a una persona di servizio?

Signora Perella

(c. s.).

E al padre! Subito lo dirà al padre, appena lo vedrà arrivare! (A Paolino, con terrore, piano). Arriva oggi! Arriva oggi!

Paolino

(restando allibito).

Oggi?

Nonò

(festante, battendo le mani).

Oggi, sì! (Subito accorrendo alla madre, con petulanza). Oh, mi mandi, mi mandi col marinajo a bordo?

Paolino.

Ma Nonò! Scostati!

Nonò

(per rassicurarlo).

Non è niente! Ora le passa. (Alla madre). Mi mandi a bordo, mamà? Sì, sì! Mi piace tanto quando papà dal ponte comanda la manovra d’attracco, col berretto da capitano e il cappotto di tela cerata! Mi mandi mamà?

Signora Perella.

Ti mando, sì.... ti mando.... (A Paolino, indicando Nonò). Mi fa morire....

Paolino.

Ah, Nonò, ti perdo tutta la stima, sai? Non vedi che mamma soffre?

Nonò.

Mi fa tanto ridere, quando apre la bocca così (eseguisce) come un pesce....

Paolino.

Bravo! La mamma soffre, e tu ridi! Bravo! E lo dirai anche a papà, che la mamma apre la bocca come un pesce, perchè ne rida anche lui, è vero? (Va alla scrivania e ne prende un grosso libro illustrato). Guarda: ti volevo regalar questo, oggi!

Nonò.

«La vita degli insetti....». Oh bello! Sì! Sì!

Paolino.

No, caro! Tu sei cattivo, e non te lo darò più.

A questo punto si sente picchiare forte all’uscio in fondo, e contemporaneamente:

Le voci di Giglio e Belli.

Professore! Professore!

Signora Perella

(ancora presso l’uscio, balzando e correndo avanti, atterrita).

Oh Dio!... Chi è?

Paolino.

Ma sono quegli animali! Niente, signora, due scolari.... non tema!

Nonò.

Oh bella! Nascosti là?

Paolino

(recandosi all’uscio in fondo, aprendolo appena e introducendovi il capo).

Che diavolo volete?

Nonò

(accostandosi curioso per vedere tra le gambe di Paolino).

Li tieni lì in castigo?

Signora Perella

(richiamandolo).

Nonò, qua!

La voce di Giglio.

Un lume! una candela almeno, signor professore! Non ci si vede!

La voce di Belli.

Non riusciamo a decifrar le lettere nel dizionario!

Paolino.

Sta bene! Silenzio! Vi porterò una candela! (richiude l’uscio).

Nonò.

E perchè li hai nascosti lì dentro?

Paolino.

Ma non li ho nascosti! Fanno una versione.

Nonò

(spaventato).

Al bujo?

Paolino.

No, vedi? Vado a prender loro un lume (s’avvia).

Nonò.

Io intanto guardo il libro.

Paolino.

Ah, no! non te lo dò più.... non te lo dò!

Esce per la comune e, poco dopo, rientra con una candela accesa in mano. Nel frattempo, i due scolari Giglio e Belli, prima l’uno e poi l’altro, sporgono il capo dall’uscio in fondo a guardare con sorrisi maliziosi la signora Perella, che se ne spaventa, mortificata; e poi Nonò, cacciando fuori la lingua.

Nonò

(a Paolino che rientra).

Han cacciato fuori la testa, sai?

Signora Perella

(tremante).

M’hanno vista! m’hanno vista!

Nonò.

Prima l’uno e poi l’altro! E mi hanno fatto così! (caccia fuori la lingua).

Paolino.

Ho dimenticato di chiudere a chiave! Pazienza, signora! (Si reca all’uscio in fondo, lo apre di nuovo appena, porge la candela). Ecco qua la candela! Attendete alla traduzione! (richiude l’uscio a chiave. Poi, appressandosi a Nonò). Dunque tu vorresti codesto libro?

Nonò.

Io, sì! L’hai comprato per me?

Paolino.

Sì. E te lo dò; ma a patto che tu prometti....

Nonò.

Sì, sì.... (Guarda la madre che riapre la bocca). Ma, oh! — guarda. È inutile! Io non lo dico, ma lei lo rifà!

Paolino.

Ah Dio! ah Dio! Ma questo è atroce! (Volgendosi a Nonò). Tu intanto, caro mio, non lo ridici più! Ho la tua promessa, bada! Se non mantieni, il libro, via! — Mettiti qua (lo fa sedere su una seggiola con le spalle voltate verso la madre, gli colloca su un’altra davanti il libro) ecco così — e guardatelo! (S’appressa alla signora Perella, che combatte ancora col fazzoletto sulla bocca). È atroce! è atroce! È d’una evidenza che grida, tutto questo!

Signora Perella

(lamentosa).

Sono perduta.... sono finita.... non c’è più rimedio per me.... La morte sola....

Paolino.

Ma no! che dici?

Signora Perella.

Sì.... sì....

Paolino.

Se t’avvilisci così, fai peggio!

Signora Perella.

Ma tu capisci, che se mi viene di farlo davanti a lui....

Paolino.

E tu non farlo!

Signora Perella

(con scatto di voce naturale).

Come se dipendesse da me!... Mi viene. (Rimettendosi a parlar come prima). Ed è lo stesso segno, preciso, di quando fu di Nonò!

Paolino.

Anche allora? Ah! E lui lo sa?

Signora Perella.

Lo sa. E ne rideva, quando me lo vedeva fare, come ora ne ride Nonò....

Paolino.

Oh Dio! Ma allora se ne accorgerà?

Signora Perella.

Sono perduta.... sono finita....

Paolino.

Ma non puoi sforzarti di non farlo, perdio?

Signora Perella.

Mi viene di qua, all’improvviso.... Una specie di contrazione!

Nonò

(accorrendo col libro in mano).

Oh guarda, mamma! Bello! Il ragnetto che tesse la tela!

Paolino

(con scatto d’ira, ma subito frenandosi e passando a una comica esageratissima affettuosità).

Ma sì, lascia in questo momento.... caro Nonotto bello: il ragnetto sì, che tesse la tela.... guàrdatelo da te! Ci sono tant’altre belle bestioline, sai? tante! tante! guàrdatele da te; chè poi mamma se le guarderà anche lei con comodo, eh? Ragnetti, formichette, farfalline.... (Lo rimette a sedere c. s.). Qua, qua.... bonino! bonino!

Si sente di nuovo picchiare all’uscio in fondo e contemporaneamente:

La voce di Belli.

Professore! Professore!

Paolino.

Parola d’onore, io li uccido! (Correndo all’uscio in fondo e aprendolo c. s.). Che altro c’è? Non sapete star fermi un quarto d’ora ad attendere a una versione, che farebbe un ragazzino dà seconda ginnasiale?

Belli

(sporgendo il capo dall’uscio).

Non solo, ma anche, signor professore.

Paolino.

Che cosa, ma anche?

Belli.

Dice così qua (mostra il libro). Non solo ma anche. — Forma avversativa, è vero?

Paolino.

Avversativa? Come avversativa, asino! Non vede che esprime una coordinazione?

Giglio

(facendosi avanti).

Ecco! ecco, sissignore! gliel’ho detto io, signor professore! Crescente d’intensità, e di valore....

Paolino.

Ma se lo sa anche quel ragazzino là (indica Nonò). «Non solo, ma anche», a te, Nonò! Come si traduce? Non solo....

Nonò

(pronto, sorgendo in piedi, sull’attenti).

Non solum!

Paolino.

Benissimo! Oppure?

Nonò.

Oppure.... Non tantum!

Paolino.

Benissimo! Oppure?

Giglio.

Non modo, signor professore, non modo, o tantùmmodo!

Paolino

(ricacciandoli dentro lo sgabuzzino).

Ma se lo sapete! Andiate al diavolo tutt’e due! (Richiude l’uscio).

Signora Perella.

Dio, che vergogna.... Dio, che vergogna!

Paolino.

Ma no! Perchè? Non temere! Tu figuri qua la mamma d’un allievo.... Ho interrogato Nonò apposta! È per quella maledetta Rosaria, piuttosto!

Signora Perella.

Come m’ha guardata! Come m’ha guardata!

Paolino.

Hai fatto male a venire.... Sarei venuto io prima di sera!

Signora Perella.

Ma il Segesta arriva alle cinque! Avevo bisogno di prevenirti che non c’era più dubbio.... Lo vedi?... Non c’è, non c’è più dubbio, purtroppo.... Come farò?

Paolino.

Sai quando ripartirà?

Signora Perella.

Domani stesso!

Paolino.

Domani?

Signora Perella.

Sì, per il Levante! e starà fuori altri due mesi, per lo meno!

Paolino.

Passerà dunque qui soltanto questa notte?

Signora Perella.

Ma farà come tutte le altre volte, ne puoi star sicuro!

Paolino.

No, perdio, no!

Signora Perella.

Ma come no?... Lo sai....

Paolino.

Non deve farlo!

Signora Perella.

E come? Come? Non lo sai, com’è? Sono perduta, Paolino.... Sono perduta....

Si sente picchiare all’uscio a sinistra.

Paolino.

Chi è?

SCENA SESTA. Detti e Rosaria.

Rosaria

(aprendo l’uscio).

Prendo, se permette, la chiave lasciata dal signor Totò per suo fratello il dottore. L’ho dimenticata qua sul tavolino (s’avvia per prenderla).

Paolino

(a cui è balenata un’idea).

Il dottore?... Aspettate!... È di là il dottore?

Rosaria.

Vuole la chiave.

Paolino

(levandole la chiave dalle mani).

Datela a me. Ditegli che aspetti un momentino, perchè ho da parlargli.

Rosaria.

Ma casca dal sonno, sa? Ha vegliato tutta la notte.

Paolino.

Vi ho ordinato di dirgli che aspetti un momento.

Rosaria.

Ecco: sarà obbedito.... (esce).

Signora Perella

(spaventata).

Oh Dio, che vuoi fare? Che vuoi fare col dottore, Paolino?

Paolino.

Non lo so. Gli parlerò. Gli domanderò ajuto, consiglio.

Signora Perella.

Che ajuto? Per me?

Paolino.

Sì! Lasciami fare, lasciami tentare....

Signora Perella.

No, no, Paolino! Che vuoi dirgli? Per carità!

Paolino.

Ma bisogna ch’io t’ajuti!

Signora Perella.

Mi comprometti!

Paolino.

Vuoi morire?

Signora Perella.

Ah, piuttosto morire! E non questa vergogna!

Paolino.

Tu sei pazza! Ci sono qua io! Lascia fare a me....

Signora Perella.

Che cosa?

Paolino.

Non lo so, ti dico! Qualche cosa! Il dottore è amico mio, intimo, da fratello. Lasciami parlare con lui. Tu vattene! Verrò a casa prima dell’arrivo del Segesta. Sarò a tavola con voi! (Andando verso Nonò che seguita a guardare il libro!) Su, Nonò.... Pòrtati via codesto libro e vai con la mamma, chè più tardi io verrò a scriverti qua (indica il frontespizio del libro) una bella dedica: «Al caro Nonotto in premio dei suoi progressi nello studio del latino». Va bene?

Nonò.

Sì, sì.... È tanto bello, sai? anche com’è scritto!

Paolino.

Dammi un bacio.

Signora Perella.

E ringrazia il signor professore, Nonò....

Nonò.

(solito gesto col dito; poi):

Non c’è n’è bisogno.

Signora Perella.

Come non ce n’è bisogno?

Nonò.

Me l’ha detto lui (a Paolino). È vero?

Paolino.

Verissimo, verissimo! Vai, vai, Nonò....

Nonò.

Vieni anche a tavola con noi?

Paolino.

Sì e ti porterò le pasterelle che ti piacciono....

Nonò.

Sì, sì.... Addio! Presto, eh?

Paolino.

A rivederla tra poco, signora. (Piano). Coraggio! coraggio!

Signora Perella.

A rivederla!

Esce per la comune con Nonò, accompagnata dal signor Paolino. La scena resta vuota un momento.