SCENA SETTIMA. Paolino, il Dottor Pulejo, poi Giglio e Belli.
Paolino.
(dando passo al dottor Pulejo).
Entra, entra, dottore.... (lo fa entrare; entra anche lui). E siedi lì (gl’indica una poltrona).
Pulejo
(bell’uomo, sui trent’anni, biondo, con gli occhiali).
Seggo? Ah no davvero! Ho bisogno d’andare a dormire, io, caro mio!
Paolino.
E io ti dico, invece, che te ne puoi scordare per oggi!
Pulejo.
Che?
Paolino.
Ho da parlarti d’una cosa gravissima!
Pulejo.
E vuoi che non vada a dormire? Tu sei matto!
Paolino.
Sei medico, sì o no?
Pulejo.
Ah. Hai forse bisogno della mia professione?
Paolino.
Sì, subito!
Pulejo.
E va bene: parla.
Paolino.
Parlo.... già! parlo.... Ti dico che si tratta d’una cosa gravissima, e vuoi che ti parli così, su due piedi, mentre mi dici che hai sonno e che vuoi andare a dormire?
Pulejo.
Ma se ho sonno, scusa, c’è poco da dire: ho sonno! Ho diritto anch’io di dormire, dopo una notte di guardia, mi pare!
Paolino.
Ti faccio portare un caffè! due caffè!
Pulejo.
Ma che caffè! Parla piuttosto!
Paolino.
Oh, sai che faccio? M’arrampico, là su quello scaffale; mi butto giù; mi fratturo una gamba, e ti costringo a starmi attorno per una mezza giornata!
Pulejo.
Bravissimo! Mi costringerai a curarti la gamba; ma non parlerai.
Paolino.
Sì, sì, che parlerò, perdio!
Pulejo.
Parlerai; ma io non ti darei ascolto, perchè dovrei curarti la gamba.
Paolino.
Ma non andrai a dormire!
Pulejo.
E che ci guadagnerai, scusa? Io perderò il sonno; tu ti fratturerai la gamba; e mezza giornata andrà perduta. Se invece mi lasci riposare un pajo d’ore....
Paolino.
Non posso! non posso! Non c’è tempo da perdere! Mi devi dare ajuto subito!
Pulejo.
Ma che ajuto? Di che si tratta insomma?
Paolino.
Della mia vita, Nino! della mia vita, perchè — se tu non m’ajuti — sono un uomo finito, io: morto: da sotterrare! e non io solo! è in giuoco la vita di quattro persone.... no, no, di cinque anzi; sì, quasi di cinque! Perchè io, al punto in cui mi trovo, posso fare anche una carneficina!
Pulejo.
Nientemeno!
Paolino.
Sì, sì, te lo giuro! Nasce un macello, te lo giuro!
Pulejo.
Ma insomma, che cos’è? che t’è accaduto?
Paolino.
Devi darmi un rimedio, subito, in mattinata!
Pulejo.
Rimedio! Che rimedio?
Paolino.
Non lo so! Lasciami dire....
Pulejo.
Se dipende da me....
Paolino.
Sì, un rimedio che forse tu solamente mi puoi suggerire.
Pulejo.
Ebbene, sentiamo. (Siede).
Paolino.
M’ascolti bene?
Pulejo.
Ma sì, perdio! Parla!
Paolino.
Come a un fratello, bada! Ti parlo come a un fratello. Anzi, no! il medico è come il confessore, non è vero?
Pulejo.
Certo. Abbiamo anche noi il segreto professionale.
Paolino.
Ah, benissimo. Ti parlo allora anche sotto il sigillo della confessione. Come a un fratello e come a un sacerdote. (Si posa una mano su lo stomaco, e con uno sguardo d’intelligenza, aggiunge, solennemente). Tomba, oh!
Pulejo
(ridendo).
Tomba, tomba, va bene! Avanti!
Paolino.
Nino! (sbarra tanto d’occhi, stende una mano e congiunge l’indice e il pollice quasi per pesare le parole che sta per dire). Perella ha due case.
Pulejo
(stordito).
Perella? E chi è Perella?
Paolino
(prorompendo).
Perella il capitano, perdio! (Poi, piano, ricordandosi che di là ci sono i due scolari). Perella della Navigazione Generale! capitano di lungo corso! il comandante del Segesta!
Pulejo.
Va bene, sì. Ho capito. Il capitano Perella. Non lo conosco.
Paolino.
Ah, non lo conosci? Tanto meglio! Ma tomba lo stesso, oh! (Con la stessa aria cupa e grave ripiglia): Due case. Una qua, una a Napoli.
Pulejo.
Fortunato. Due case. E poi?
Paolino
(lo squadra; poi scomponendosi tutto nella rabbia che lo divora).
Ah, ti par niente? Un uomo ammogliato, e con figlio, che approfitta vigliaccamente del suo mestiere di marinajo e si fa un’altra casa in un altro paese, con un’altra donna, ti par niente? Ma sono cose turche, perdio!
Pulejo.
Turchissime, chi ti dice di no? Ma a te, che te n’importa? Che c’entri tu?
Paolino.
Ah, che me n’importa a me, tu dici?
Pulejo.
Che è tua parente, la moglie di Perella?
Si sente picchiare ancora, forte, all’uscio in fondo.
Le voci di Giglio e Belli.
Professore! Professore!
Paolino
(scattando).
Ancora! Io faccio davvero uno sproposito, oggi! (Senza alzarsi, urla verso l’uscio in fondo). Che altro avete?
La voce di Belli.
Abbiamo finito, professore!
La voce di Giglio.
Apra! Qua si soffoca! Apra!
Paolino.
Ancora un momento! Non è possibile che abbiate finito!
La voce di Belli.
Ma se abbiamo finito, scusi!
La voce di Giglio.
Non respiriamo più, qua dentro! Apra!
Paolino.
Non apro un corno! Correggete, e statevi zitti! L’ora non è finita. (Al dottor Pulejo). Ah, non deve importarmene, tu dici, perchè non è mia parente? E se fosse?
Pulejo.
Ah, se è una tua parente...
Paolino.
No! È una povera donna, che soffre pene d’inferno! Una donna onesta, capisci? tradita in un modo infame, capisci? dal proprio marito! C’è bisogno d’esser parente per sentirsene rimescolare, indignare, rivoltare?
Pulejo.
Ma sì.... sì.... però non vedo che ci possa fare io, scusa....
Paolino.
Se non mi lasci finire, sfido! Mi piace, intanto, codesta tua placidità, mentre io friggo. — Non vedi che friggo? Permetti? (gli afferra una mano e gliela stringe fino a farlo gridare).
Pulejo
(ritirando la mano).
Ahi! Oh, mi fai male! Sei matto?
Paolino.
Ma per farti sentire com’è quando si parla degli altri! Li guardi da fuori, tu, gli altri; e non te n’interessi! Che cosa sono per te? Niente! Immagini che ti passano davanti, e basta! Dentro, dentro bisogna sentirli; immedesimarsi; provarne.... ecco, così.... (indica la mano che il dottore si liscia ancora) una sofferenza, facendola tua!
Pulejo.
Grazie tante, caro! Mi bastano le mie! Ognuno, le sue. Ma sai che sei buffo davvero? (ride guardandolo).
Paolino.
Esilarante, eh, lo so! Esilarantissimo. Lo so. La vista chiara, aperta, delle passioni — e siano anche le più tristi, le più angosciose — ha il potere, lo so, di promuovere le risa in tutti! Sfido! non le avete mai provate, o usi come siete a mascherarle (perchè siete tutti foderati di menzogna!), non le riconoscete più in un pover’uomo come me, che ha la sciagura di non saperle nascondere e dominare! Sèntimi! sèntimi, perdio! Dentro di te, sèntimi! Io soffro!
Pulejo.
Ma di che soffri? Eccomi! Sono qua! Se non mi dici di che soffri! Mi parli della signora Perella....
Paolino.
Ma appunto, sì, di lei!
Pulejo.
Soffri della signora Perella?
Paolino.
Sì, Nino mio! Perchè tu non sai! tu non sai! Lasciami dire. Quel caro capitano Perella, quel carissimo capitano Perella non si contenta, capisci? di tradire la moglie, d’avere un’altra casa a Napoli, come ti dicevo, con un’altra donna. No! Ha tre o quattro figli là, con quella, e uno qua, con la moglie. Non vuole averne altri!
Pulejo.
Eh, cinque — mi pare che bastino!
Paolino.
Ah così tu la pensi? Con la moglie ne ha uno, uno solo! Quelli di là non sono legittimi; e se ne ha qualche altro là con quella, può buttarlo via come niente, in un ospizio di trovatelli, capisci? Invece, qua, con la moglie, no! D’un figlio legittimo non potrebbe disfarsi, è vero?
Pulejo.
Naturalmente....
Paolino.
E allora, brutto manigoldo, che ti combina? (Oh, dura da tre anni, sai, questa storia!). Ti combina che, nei giorni che sbarca qui, piglia il più piccolo pretesto per attaccar lite con la moglie, e la notte si chiude a dormir solo. Le sbatte la porta in faccia, capisci? ci mette il paletto; il giorno appresso, se ne riparte, e chi s’è visto, s’è visto! Da tre anni — così.
Pulejo
(con una commiserazione da cui non riesce a staccare un sorriso).
Oh povera signora.... — la porta in faccia?
Paolino.
In faccia.... — e il paletto.... — e il giorno appresso.... (gesto della mano per significare che se la fila).
Pulejo.
Povera signora, ma guarda!
Paolino.
Ah, così.... E non sai dirmi altro?
Pulejo.
E che vuoi che ti dica? Non capisco ancora, scusa, che cosa ci possa fare io.... Mi dispiace.... mi duole....
Paolino.
E basta? Se fosse tua sorella, se Perella fosse tuo cognato e tu sapessi che tratta la moglie così....
Pulejo.
Ah, perdio! Lo piglierei per il collo!
Paolino.
Lo vedi? Lo vedi? Per il collo lo piglieresti!
Pulejo.
Sfido! Da fratello!
Paolino.
E se questa povera signora, fratelli, non ne ha? e non ha nessuno? nessuno, dico, che possa, legittimamente prenderlo per il collo, questo signor capitano Perella, e richiamarlo ai suoi doveri di marito, si deve lasciar perire così una donna, senza darle ajuto? Ti pare giusto? ti pare onesto?
Pulejo.
Già.... — ma tu?...
Paolino.
Io, che cosa?
Pulejo.
Scusa.... — come le sai tu, prima di tutto, codeste cose?
Paolino.
Come le so!... Le so.... le so.... perchè..,, sì, da.... da un anno io.... do lezione di.... latino al ragazzo, al figlio di Perella, che ha undici anni....
Pulejo
(comprendendo).
Ah.... Era quella signora che è uscita di qua, poco fa, con un ragazzo?
Paolino
(subito quasi saltandogli addosso).
Tomba, oh! Segreto professionale!
Pulejo.
Ma sì, diavolo! Non dubitare!...
Paolino.
Per carità! La virtù in persona! E tu non puoi sapere, Nino mio, non puoi sapere quanta pietà m’ha inspirato, per tutte le lagrime che ha pianto, quella povera signora! E che bontà! che nobiltà di sentimenti! che purezza! Ed è pure bella! L’hai vista?
Pulejo.
No.... Col velo abbassato....
Paolino.
È bella! Fosse brutta, capirei. È bella! Ancora giovane! E vedersi trattata così, tradita, disprezzata e lasciata in un canto, là, come uno straccio inutile.... Vorrei vedere chi avrebbe saputo resistere! chi non si sarebbe ribellata! E chi può condannarla? (Quasi venendogli con le mani in faccia). Tu oseresti condannarla?
Pulejo
(arretrando).
Io no!
Paolino.
Vorrei veder questa, che tu la condannassi!
Pulejo.
Ma no! Se è vero che il marito la tratta così....
Paolino.
Così! così! Non metterai in dubbio, spero, la mia parola!
Pulejo.
Ma nient’affatto!
Paolino.
E allora, amico mio, dammi subito una mano per salvarla, perchè questa donna si trova adesso come sospesa all’orlo d’un precipizio. Ajutami, ajutami, prima che precipiti giù! Bisogna salvarla!
Pulejo.
Già.... ma come?
Paolino.
Come? E non intendi quale può essere il precipizio per lei, lasciata lì da tre anni dal marito? Si trova.... si trova purtroppo....
Pulejo
(lo guarda, crede di capire e non vorrebbe).
Che?...
Paolino
(esitante, ma in modo da non lasciar dubbio).
Sì.... in una.... in una terribile situazione.... disperata....
Pulejo
(irrigidendosi e guardandolo ora severamente e freddamente).
Ah, no no, caro! Ah, non faccio di queste cose, io sai? Non voglio mica aver da fare col Codice Penale, io!
Paolino
(con uno scatto pieno di stupore e di sdegno).
Pezzo d’imbecille! E che ti figuri adesso? che ti figuri che io voglia da te?
Pulejo.
Come, che mi figuro! Sono medico.... e se mi dici che si trova....
Paolino.
Pezzo d’asino! E per chi m’hai preso? Ma quella è una donna onesta! Quella, ti dico, è la virtù fatta persona!
Pulejo.
E via.... lasciamo andare!
Paolino.
No! Senza lasciare andare! È così come ti dico!
Pulejo.
Sarà! Ma scusa, non mi domandi?...
Paolino
(incalzando).
Che ti domando? Vuoi che ti domandi un delitto? Una immoralità di questo genere, per lei e per me stesso? Mi credi un birbaccione capace di tanto? che chieda il tuo ajuto per.... Oh! mi fa schifo, orrore, sodo a pensarlo!
Pulejo
(perdendo del tutto la pazienza).
Ma insomma: mi dici che corno vuoi, allora, da me? — Io non-ti-ca-pi-sco!
Paolino
(imperterrito).
Quello che è giusto, voglio! Voglio quello che è onesto e morale!
Pulejo.
Che cosa?
Paolino
(a gran voce).
Che Perella sia un buon marito — voglio! Che non sbatta più la porta in faccia alla moglie, quando sbarca qui! — Questo voglio!
Pulejo.
E lo vuoi da me, questo? (Scoppia in una interminabile risata). Ah! ah! ah! ah! E che pre.... e che pre.... e che pretendi.... ohi ohi ohi.... ah.... ah.... ah.... pre.... pretendi che costringa l’asino a bere per forzai?... ah! ah! ah!
Paolino
(mentre il dottore seguita a ridere, guardandolo in bocca).
Che ridi, che ridi, animalone? C’è in vista una tragedia, e tu ridi? una donna minacciata nell’onore, nella vita, e tu ridi? E non ti parlo di me! — (Risolutamente, stringendo le braccia al dottore). Oh! Sai che avverrà? (truce). Perella, imbarcato da tre mesi, arriva questa sera. Passerà qui soltanto una notte. Questa notte. Ripartirà domani per il Levante, e starà fuori, per lo meno, altri due mesi. Hai capito ora? Bisogna assolutamente approfittare di questo giorno ch’egli passa qui, o tutto è perduto!
Pulejo
(frenando a stento le risa).
Va bene, va bene; ma.... ma io....
Paolino.
Non ridere! non ridere, o ti strozzo!
Pulejo.
Non rido, no!
Paolino.
O anche ridi, ridi, se vuoi, della mia disperazione; ma dammi ajuto, per carità! Tu avrai un rimedio.... — sei medico — tu avrai un mezzo....
Pulejo.
Per impedire che il capitano prenda un pretesto d’attaccar lite questa sera con la moglie?
Paolino.
Precisamente!
Pulejo.
Per la morale, è vero?
Paolino.
Per salvare quella povera martire e me! Seguiti a scherzare?
Pulejo.
No — mi interesso, vedi? — Ma se questo capitano.... — Scusa: quant’anni ha?
Paolino.
Non so. Una quarantina....
Pulejo.
Ah, ancora in gamba!
Paolino.
Un bestione!
Pulejo.
M’hai detto che torna da un viaggio di tre mesi?
Paolino.
Già, sì; ma ha già toccato Napoli, capisci?
Pulejo.
Ah.... dove ha l’altra casa!
Paolino.
Precisamente. — Manigoldo! — E fa sempre così!
Pulejo.
Tocca, prima Napoli?
Paolino.
Napoli!
Pulejo.
Bisogna che pensi allora questa sera — assolutamente — che ha una casa anche qui?
Paolino.
Una moglie!
Pulejo.
Che lo aspetta....
Paolino
(avvertendo un sapor d’ironia nel tono del dottore e irritandosene).
Ah, senti! Che vorresti discutere?
Pulejo.
No! no! Dio me ne guardi! — Il torto è suo! — Ma ecco.... c’è.... c’è forse qualche.... sì, dirò.... qualche cosa di più....
Paolino.
No: nient’affatto! non c’è altro che il suo torto, e le conseguenze di esso!
Pulejo.
Già, ecco, sì.... una conseguenza che forse avresti potuto....
Paolino
(subito, interrompendo).
Ma chi l’ha voluto? — Nè io, nè lei! — Questo è positivo! — Ora, scusa: chi è imputabile? L’intenzione, è vero? Non il caso. — Se tu l’intenzione non l’hai avuta!... — Resta il caso. — Una disgrazia! — Guarda: è come se tu avessi una terra, e la lasciassi abbandonata. — C’è un albero in questa terra, e tu non te ne curi. Come se fosse di nessuno. — Bene. Uno passa. — Coglie un frutto di quell’albero; se lo mangia; butta via il nocciolo. — Lo butti.... così, per il solo fatto che hai colto quel frutto abbandonato. — Bene. Un bel giorno, da quel nocciolo là ti nasce un altro albero! — L’hai voluto? — No! — Nè lo ha voluto la terra che ha ricevuto.... così.... quel nocciolo. — Scusa: l’albero che nasce a chi appartiene? — A te, che sei il proprietario della terra!
Pulejo.
A me? — Ah no, grazie!
Paolino
(lo investe subito, furibondo, afferrandolo per le braccia e scrollandolo).
E allora guardati la terra, perdio! guardati la terra! impedisci che altri vi passi e colga un frutto dall’albero abbandonato!
Pulejo.
Sì, sì, d’accordo! — Ma tu dici a me, scusa! Io non c’entro! Questo lo farà il capitano!
Paolino.
E deve farlo! deve farlo! — Ma tu dici che lo farà?
Pulejo.
Dio mio, procureremo di farglielo fare....
Paolino
(baciandolo con veemente effusione di gratitudine e d’ammirazione).
Nino, sei un dio! — Ma di’, di’: come? come?
Pulejo.
Come!... Aspetta (Pausa. Sta a pensare). Dimmi un po’: mangia in casa il signor Capitano?
Paolino.
In casa, sì.... verso le sei, appena sbarcato. Sono anch’io invitato a tavola....
Pulejo.
Ah, bene. — E allora.... — sì, dico, tu non ci andrai così, suppongo, a mani vuote.
Paolino.
Perchè? — Ah, ho promesso di portare al ragazzo un po’ di paste....
Pulejo.
Benissimo! (Troncando). Senti: va’ a comperare codeste paste.
Paolino
(non comprendendo ancora).
Come? Perchè? E tu?
Pulejo.
Le porti in farmacia, da mio fratello Totò.
Paolino.
Ma tu che vuoi fare?
Pulejo.
Aspettami là in farmacia. Il tempo almeno di lavarmi la faccia, santo Dio! M’hai fatto perdere il sonno!
Paolino.
Ah no, sai! Non ti lascio, Nino! non ti lascio! Se prima non mi dici....
Pulejo.
Che vuoi che ti dica, scusa? Ti dico d’andare a comperar le paste, e dammi intanto la chiave di casa mia.
Paolino.
Ma le paste sono per il ragazzo.
Pulejo.
Va bene. Ma ne offrirai anche alla signora, suppongo, e anche al signor Capitano — (lo guarda con intenzione). Mi spiego?
Paolino.
Le paste?
Pulejo.
Ma sì, via! Lascia fare a me. Dammi la chiave.
Paolino.
No! Non te la do! Tu ti butti a dormire....
Pulejo.
Ma no, fidati! Il sonno m’è passato.
Paolino.
Làvatela qua da me, la faccia.
Pulejo.
Andiamo, via! Mi sembri un ragazzino! Da’, da’....
Paolino
(dandogli la chiave).
Eccola qua. Mi fido di te, bada! Bada, Nino, ne va della vita! (Riassalito da un dubbio angoscioso) Ma che vuoi fare con queste paste?
Pulejo.
Ti dico di lasciar fare a me!
Paolino.
Ah, sì? — Puoi.... puoi con.... con la scienza? (Riprendendosi, con scatto di sdegno). Ah Dio, questo! io, questo!
Pulejo.
Che cos’è?
Paolino.
Che cos’è! che cos’è.... — Ti pare forse che io, quello che io sono, sia tutto qua, in questo caso per cui ti domando ajuto? Io, io, domandare ajuto, per questo, alla scienza, — io! — a te, che della scienza.... sì, ti servi per campar la vita — mentre io l’amo disinteressatamente, la scienza! la venero a costo di tanti sacrifizi!
Pulejo.
Oh sai? se ti paresse di profanarla....
Paolino.
No! Intendimi! Io dico, esser costretto a ricorrere.... (sbuffa). Ufff.... Tutte le viscere mi si torcono dentro, credi! Esser preso così.... senza saper come.... — per niente.... — per un po’ di pietà verso una donna che vedi piangere e che non te ne vuol dire, in prima, il perchè.... Tu la forzi a dirtelo.... La.... la conforti.... oggi.... domani.... E.... e poi.... sissignore, ti trovi stretto così — per la feroce e beffarda crudeltà d’un manigoldo, ecco qua — in una necessità come questa — buffa, sì, ti pare che non lo senta? Tu ne ridi.... ne hai riso....
Pulejo.
Eh, veramente.... Ma no!
Paolino.
Ma sì! ma sì! E t’ho fatto ridere io — perchè voglio....
Pulejo.
Che il Capitano faccia il suo dovere di marito....
Paolino.
Perchè non posso voler altro — tu lo capisci!
Pulejo.
La morale, la morale, sì....
Paolino.
Ma non la mia! La vostra! Come la volete voi! Perchè io, invece, lo ucciderei — e ti giuro, sai, che lo uccido, io! — se non fa l’obbligo suo questo signor capitano! — Tu devi sentirlo veramente, perdio, che sono uri uomo onesto, io, e che me la sposerei, io, se stesse in me, quella signora, subito, per riparare!
Pulejo.
Sì, sì.... Ma andiamo; non discutiamo più, adesso....
Paolino.
Andiamo, sì, andiamo. — L’uccido, ti giuro!
Pulejo.
Ma no! speriamo che non ce ne sarà bisogno.
Paolino.
Di’: venti basteranno?
Pulejo.
Che cosa?
Paolino.
Venti paste?
Pulejo.
Uh, anche troppe!
Paolino.
Ne compro trenta, sai? trenta, quaranta.... (si avvia con Pulejo, e sta per uscire, quando scoppia un gran fracasso all’uscio in fondo tra grida altissime).
Le voci di Giglio e Belli.
Professore! Professore! Apra, perdio! Ci lascia qua?
Paolino
(al dottore).
Ah, già.... Aspetta!... Gli scolari!... Chi ci pensava più? (corre ad aprire l’uscio).
Giglio e Belli vengono fuori scapigliati, con le facce congestionate, furibondi, scaraventando per terra libri e dizionari e protestando a coro:
Giglio e Belli.
— Questa è soperchieria! prepotenza!
— Siamo asfissiati!
— Non verremo più!
Paolino
(cercando di placarli).
Abbiate pazienza! abbiate pazienza!
TELA.