CAPITOLO II. ORDINAMENTO DELLA CHIESA E DELLA SOCIETÀ.

Chiesa dei Galli e Chiesa dei Franchi. — I cherici e gli uomini di guerra. — Metropolitani e vescovi. — Fondazione dei monasteri. — Neustria. — Austrasia. — Aquitania. — Germania. — Le leggende. — Apostolato alle terre barbare. — I reliquiarii. — Le chiese. — Concilii provinciali. — Instituzioni municipali. — Le città, i borghi. — Ricordanze di Roma e delle Gallie.

SETTIMO ED OTTAVO SECOLO.

In sì violento tramutar d'invasioni e di conquiste non fu possibile alla Chiesa conservar quel carattere di regolata unità, di che il papato impresse più tardi la gran forma cattolica, e la società mostrava di que' tempi una mescolanza di leggi civili e di canoni ecclesiastici, una perpetua confusion tra gli uomini di guerra ed i cherici, tra i conti ed i vescovi. La Chiesa primitiva delle Gallie erasi costituita sugli antichi scompartimenti dell'Impero, colle sue provincie e le metropoli, partizioni territoriali già da Roma buttate innanzi al mondo. La Gallia christiana ripartiva le metropoli e le suffraganee in tredici provincie come la Gallia imperiale, e il metropolitano rappresentava nella costituzione spirituale il magistrato che l'imperatore deputava al governo di quelle provincie.[38]

Gli stessi scompartimenti durarono anche dopo la conquista dei Franchi, se non che allora si manifestò la confusione degli uomini di guerra e dei cherici: il vescovo e l'abate brandiscon spesso anch'essi l'asta nelle battaglie, e si fan per le secolari foreste seguir da mute di cani e da' falconieri, e coperti d'impenetrabil ferro, duellano a morte[39], intantochè l'uom di guerra, divenuto possessore, in vece, della badia o del vescovado, conduce su quelle pingui terre i suoi soldati, i suoi famigli e le sue concubine, distribuisce tra loro i poderi, l'entrate; vi son donne perfino, che ricevono a feudo vescovadi e badie: gli è un viluppo che i papi non sono ancor giunti a distrigare. Il diritto della conquista si mesce con le antiche leggi della Chiesa, lo spirito barbarico col cristiano, donde poi si ha spesso la spiegazione di quegli strani canoni che trovansi sparsi nella raccolta dei concilii delle Gallie; gli è un conflitto tra i grezzi e primitivi principii delle nazioni germaniche, e le massime di morale insegnate dalla Chiesa di Cristo, e vorrebbesi imporre un freno all'impeto dei sensi e dei loro appetiti che scoppiano a guisa di folgore. L'amor della donna è fra quelle conquistatrici nazioni il principio più operativo; perchè l'uom franco, quando la passion gli bolle prepotente in cuore, non potrà egli liberamente soddisfarla? Che gli fa d'esser congiunto a una compagna per tutta la vita? Che male s'ei tiene in casa concubine, o se la donna, ch'egli ama, sia parente sua in grado strettissimo! Quando il sangue parla, nessuno il può domare... Di tali costumanze sanno alcun poco i primissimi concilii delle Gallie, nè sempre hanno quel carattere di sublime purità, di che i pontefici improntar seppero appresso il sistema cattolico[40]: i canoni stessi rivelano questo miscuglio delle idee clericali con le violenze degli uomini di guerra. Ai concilii non assistevan già solo i cherici, ma anche i conti ci venivano con le focose e brutali loro passioni; l'episcopato, d'origine, di consueto, romana, noverava nelle sue schiere alcuni di quest'impetuosi Franchi non rattenuti da freno veruno: onde non è maraviglia che in siffatte adunanze la purità dei canoni della Chiesa n'andasse di mezzo. Egli è permesso quindi agli uomini di guerra ripudiar, benchè casta, la moglie, nè la concubina v'è altrimenti vituperata, e vi son tollerati e spiegati i traviamenti della carne. Più innanzi occorrerà di tener dietro all'opera faticosa del papato per ricostituire il matrimonio e proteggere la santità del tetto domestico[41].

La partizion romana intanto delle metropoli, sopravviveva, già il dissi, a questa confusione delle leggi civili e religiose, e la podestà dell'episcopato attenevasi alla giurisdizione che altri esercitava sulla provincia ecclesiastica. In ogni città che fosse stata residenza del pretore o del magistrato era di pien diritto istituita la metropoli; ma quanto a' territorii di più recente acquisto al cristianesimo il deliberar delle instituzioni metropolitane era dei papi, e ne vediamo un esempio nel vescovado di Magonza. Convertito che quest'ampio borgo fu da san Bonifazio alla fede di Cristo, Zaccaria scrisse che ivi fosse stabilita la sedia del metropolitano[42], potendo questi di colà vigilar tutta la Chiesa della Germania e san Bonifazio continuar sotto il piviale e la mitra episcopale la sua predicazione[43]. Curioso è questo carteggio dei papi, dei vescovi e dei concilii; ivi Roma è oramai l'autorità che altri viene a consultare in tutte le quistioni di morale, e par che il papa, perseguitato com'è dentro alla città santa dai turbolenti patrizii, domini il mondo cristiano non altro che col principato della parola. Cotesto lavoro è un lungo conflitto, finchè la suprema autorità papale assume nel secolo undecimo, sotto Gregorio VII, l'universal dittatura, per ben dell'universa morale e dell'ordinato principio del governo[44].

Presso alla instituzione gerargica dei vescovi troviamo la fondazione dei monasteri, che tanto con l'opera contribuirono alla civiltà del mondo cristiano. In mezzo alle invasioni dei Barbari, le anime stanche del mondo e delle sue agitazioni si consacravano alla solitudine ed a Dio, e la maggior parte delle basiliche che noi vediamo oggidì, quelle ruine, quegli avanzi, ci additano la grandezza insieme e la sorte degli ordini monastici nelle Gallie. Il secolo settimo andò principalmente famoso per la fondazione di badie e di monasteri. Chi cerchi le origini delle città di Francia, delle grosse borgate, dei villaggi, troverà che la più parte riconoscon la loro fondazione dal monasterio, edificato in origine con meravigliosa simmetria nei luoghi più inculti. Dapprima innalzavano un devoto oratorio, un romitorio al deserto, come dice la cronaca, poi v'aggruppavano intorno alcune celle, e una comunità religiosa mutava questo romitorio in una famiglia nella quale oravano, lavoravano e digiunavano in onore di Dio e ad edificazione degli uomini[45]. Ampliate di poi queste celle, pie confraternite mutavano la cappelletta in basilica, e se accadeva che qualcun di quei santi abati morisse martire o confessore, si raccoglievan le sue relique, le gocce del suo sangue, le preziose sue ossa, e foggiavasi nel monastero a deporvele, un'area di forme bisantine con l'effigie del Santo; e da tutte le parti accorreva qui gente in pellegrinaggio, però che quell'arca rifugio degli infermi e dei tapini avea grido di miracolosa. Ma se i pellegrini accorrevano, e sempre più folta si facea la turba loro, convenia pur provedere a ospitarli, e a quest'uopo si costruivan da prima alcune case di legno, alcuni modesti abituri; poi fra breve ci vennero a gara i mercadanti ad offrir le loro derrate e ad esercitar l'industria loro, in quella guisa che venivano e facevano alle fiere di San Dionigi; quindi le fiere e i mercati che ottenean lettere patenti e privilegi in nome dell'abate, e poi del conte o del re; quindi l'industria per tutto ivi d'intorno, sì che al fianco del monastero edificavasi un borgo, e il borgo poi si convertiva in città. Tale si fu l'origine della maggior parte fra le città della Francia, cui grato il popolo, dotava del nome d'un santo tutelare: celle e romitorj, arche benedette, fiere e borghi furon cagione ed origine della fondazion di luoghi cittadinati nelle Gallie, e le sconoscenti generazioni indarno si affannano di cancellar queste memorie, ch'elle rimangono incrostate nei marmi, a quel modo che scritte nelle carte antiche della patria[46].

Curiosa è la geografia monastica delle Gallie nel settimo secolo, però che addita il progresso e lo svolgimento dell'amore alla regola, dir potendosi che in ogni luogo dove fondasi un monastero, ivi s'inchina ad un più perfetto ordinamento della società. Nella Neustria, le badie e i monasteri vengon multiplicando, ivi lunga schiera di gran santi, con le loro leggende, si mostra; tutti resero smisurati beneficj alla civiltà di quelle contrade, pur or disertate dall'invasione dei Barbari. Ecco i due Germani le reliquie dei quali adoravansi nei monasteri edificati sulle rive della Senna: l'un d'essi san Germano, l'antico vescovo d'Auxerre (l'Auxerese, come le leggende il chiamano), l'altro san Germano ai Prati, nelle fiorite praterie, sulle quali sorse poscia l'Università; ecco santa Genoveffa al Monte, monumento alla memoria della vergine di Nanterre, che salvò il paese dai guasti dei Barbari, e preservò dalla fame Parigi. Indi a due leghe sulla Senna ecco san Dionigi famoso pel suo tesoro, per le sue cronache, per le sue fiere e pe' suoi landiti[47]; san Dionigi dove scriveasi la storia del paese per atto di religione e di patria devozione.

Pur prezioso è il catalogo dei santi nazionali della Neustria! Gervasio, Eligio orefice, Landry, il fondator degli ospizj, Meri o Mederico tutti artieri o cherici, l'arche dei quali, costrutte nelle basiliche in onor loro, splendevan d'oro e di gemme più che le corone dei re. Sant'Ovano di Rouen, san Martino di Tours e san Vandrillo di Piccardia aveano le ospitali lor celle; san Bertino vedeva edificare il monastero di Sithieu; sant'Uberto correndo i boschi, convertiva alla fede i selvaggi abitatori delle Ardenne, più barbari delle fiere medesime; sant'Uberto, diss'io, le cui reliquie sanavano i morsicati dagli animali arrabbiati: che non potea la fede sul morale dell'uomo![48] All'estremità dell'Oceano, sur un promontorio chiamato il sepolcro e il pericolo del mare, quando ivi a romper venivano gli agitati e spumanti suoi flutti, edificavasi il monastero di San Michele[49] a salvamento de' marinai, mentre san Bonifazio fondava in Germania, sopra una pacifica riviera, la badia di Fulda dove aveasi a scriver tra i lavori della terra pur allora dissodata, gli annali de' carolingi[50]. Nella Neustria, nell'Austrasia, in Aquitania e in Germania, s'instituivano dappertutto monastiche instituzioni, sotto il patrocinio di santi nomi; le comunità religiose piantavan le viti sui colli del Reno e del Rodano, aravano per la prima volta le vaste pianure, introducevano l'ordine, il lavoro, la regola, la gerarchia, e fondavano l'ampie città che portano tuttora i nomi loro così nella Germania come nella Gallia[51].

Da queste fondazioni monastiche inspirate furono le leggende, tradizioni poetiche del cristianesimo, drammi colorati che miravano ad insegnare al mondo con l'intervenimento del cielo le verità morali, e le leggi dell'umanità. In tutti i tempi la riconoscenza degli uomini ai grandi benefizi appiccò alla storia dell'uom di mente sovrana, e al benefattore del genere umano, alcun che di maraviglioso: alle azioni vere della vita vien quindi a congiungersi la parte dorata, e si copre d'oro e di rubini il modesto sepolcro in cui deposte sono le sue reliquie. Così fa coi santi la leggenda, racconto entusiastico di quanto il servo e il discepolo videro o udiron della vita di colui l'ossa del quale riposano nell'arca preziosa; e questi maravigliosi racconti, quasi tutti contengono una lezione di morale; ai tumulti della guerra, alla foga dei Barbari, i leggendari contrappongono le dolcezze della solitudine, lo spettacolo della tranquillità e della pace. Se gli uomini di guerra, violenti e rissosi, opprimono i servi ed i piccioli che lavoran la terra, le leggende raccontano come la mano del conte (del graff e dell'hern) s'è inaridita nel dar di piglio alla sostanza del popolo, o al reliquiario della Chiesa; come i prieghi e le ammonizioni d'un santo, arrestarono i conquistatori; il digiuno, l'astinenza, fanno ivi contrapposto alla cupidità degli uomini di guerra, che si divorano il bene del povero, e fan le corpacciate di cacciagione nei loro conviti. Se alcun di quei furiosi conti, caccia dal talamo nuziale la casta sua sposa, la leggenda narra bentosto come la morte lo ha colto in mezzo a' suoi carnali banchetti[52]; ivi un povero servo che s'è fatto monaco o eremita, esercita, per mezzo de' miracoli, maggior potere che non il conte e il duca, chè alle sue preci accorrono le celesti legioni, ed i diavoli sono gli strumenti che adoprano le leggende a far stare a segno il malvagio.

Le vite dei santi sono il racconto più schietto di que' tempi, esse affidano i deboli, e spaventano i potenti; nei Bollandisti, più che altrove è da imparare il medio evo; Plutarchi della solitudine che descriveano con fede i miracoli onde il debole era stato salvo dalla vendetta del forte. Le leggende furon l'unico freno per avventura onde la società fu salva dalle violenze della guerra; questi miti del cristianesimo erano in armonia con lo stato sociale; vi furon luoghi sacri contro la violenta man del soldato, vi furon deboli risparmiati, vi fu una morale mantenuta per le vive impressioni della credenza: leggete i miracoli di san Germano descritti da frate Aimoino[53]; la storia di san Benedetto, il predicatore dell'Inghilterra; la vita di Martino da Tours, e vedrete che l'esempio di questi uomini pii aveva preparato e indirizzato le generazioni verso una via migliore. In una società ancor selvaggia, era pur bisogno di queste umane leggende, che nobilitasser la donna, proteggessero i deboli fanciulli, i servi, le città, i mercati e i pellegrini. E tu nobile, Genoveffa del Brabante, non eri tu ivi la donna perseguitata dal traditore e dal forte dalla man di Dio guidata e salvata dagli oltraggi dello sleal maggiordomo?[54]

Alcune di tali leggende raccontan la vita errante dei Santi che si consacrano all'apostolato in terre incognite, e se la maggior parte dei monaci si chiudono in cella per insegnare al mondo esservi una felicità in cospetto di Dio e di sè stesso, e se altri pregano e digiunano per avvezzare il mondo alle mortificazioni, mentre gli uomini di guerra ingrassan di selvaggina fra gli stravizzi del convito, altri cherici si votano alla vita errante per bandire la parola di Dio, e appunto quando la società è più circondata di Barbari estranei alla civiltà e alla fede cristiana, vescovi pieni di fervore s'avviano ver quelle inospiti contrade per predicare e convertire. San Benedetto Biscopo o Bischopo[55], ammaestra i popoli dell'Ettarchia sassone; Vilfredo o Bonifazio, sassone anch'egli, si fa apostolo della Germania, e fonda di mano in man ch'ei passa città e monasteri nell'Assia e nella Turingia dalle scure foreste[56]. Tutti quei paesi son coperti di barbare torme; nelle Ardenne pure son popoli selvaggi; vi si adoran gl'idoli del mondo antico, ma nulla fa dare addietro gli apostoli, nè la crudeltà de' Frisoni, nè l'odio efferato dei Sassoni contro le massime e le leggi del cristianesimo. Muovono essi per insegnare la verità senz'altro portar seco che alcune lettere dei papi e dei principi, e predicano per annunziare in ogni luogo il vero Dio, la santità del matrimonio, la vita e la missione di Cristo. Spesso a coronamento dell'opera loro, quegli apostoli patiscono il martirio, un tumulto di popolo gli sacrifica appiè degli idoli, e cadon sotto l'asta o la scure. Così finì san Bonifazio[57] sull'indomita terra dei Frisii, che gli strapparon le viscere, e sfragellarono il cranio contro quelle pietre insanguinate.

Le ossa de' martiri eran quindi a gran cura raccolte e incassate nei reliquiarii, che le chiese chiamavano il loro tesoro: tesoro infatti di fede e di protezione pel tapino e pel debole! Quei reliquiarii chiudevano preziosi avanzi, e eran coperti d'oro, tempestato di pietre, di smeraldi, di topazii che splendevano a par della luce del giorno. Quelle arche eran l'oggetto dell'adorazion dei fedeli, i quali venivano a deporvi sopra i loro presenti; la sanna del cignale che li minacciò, l'azza che rimbalzò sulle teste loro; servi, popoli, Romani e Franchi accorrono per pregare intorno a queste reliquie ch'essi accompagnano in solenne processione, tra i profumi dei fiori e degli incensi. Se Dio nega il ristoro della pioggia all'arse campagne, ecco aversi ricorso al sacro reliquiario, per ottener la benefica inaffiatura; se il morbo e la fame affliggono il paese, ecco un concerto di comuni preghiere d'intorno all'arca: essa è il tesoro e la ricchezza della chiesa; vi si depongon voti, e lampane, si prega e si digiuna in onor suo. Sul modello di siffatti reliquiari si costruiscon le cattedrali lombarde e bisantine del settimo secolo; ognun si gloria ed onora d'imitare in tutto le tombe dei Santi; le vengon trasformate in basiliche, a quel modo che prima le furon foggiate in argento puro o dorato, secondo che usava l'orafo Eligio, il possessore e l'artefice del reliquiario di san Martino di Tours. Un piccol frammento dell'ossa di qualche vescovo in venerazione fu spesso origine e cagione di que' bei monumenti del medio evo, pantei cristiani sparsi qua e là; ogni cattedrale ha la sua leggenda, ed ogni leggenda la sua cattedrale. I racconti sulla vita de' Santi son la più curiosa lettura che far tu possa intorno al medio evo; ci vedi predicata la temperanza, la castità, i digiuni, quasi provisioni di polizia e fame disciplinata nelle grandi fami sì frequenti a quei tempi; tu ci vedi esempi di moderazione. In mezzo a una società violentemente scossa e agitata, la vita monastica fu come un contrappeso posto di rincontro alla vita operosa e violenta dell'orde barbare; la solitudine del monastero forma riscontro alla foga errante delle popolazioni germaniche[58].

L'azione de' concilii, benchè irregolare ancora, venne in aiuto delle leggi politiche per l'ordine della società, e questi concilii furono nelle Gallie frequenti al secolo ottavo, però che grande essendovi la rilassatezza dei costumi, e' conveniva, per reprimerla, aver ricorso alle leggi ecclesiastiche. Questi atti ritraggon del mescuglio pur sempre degli uomini di guerra e dei cherici: una cosa v'è confusa con l'altra, nulla v'è di distinto, una disposizione meramente ecclesiastica, è accanto d'un atto di polizia sociale. Le regole del matrimonio occupano principalmente i concilii, chè le passioni dei sensi sono le più difficili a domare fra le nazioni selvagge, signoreggiate come sono da ogni cosa che venga dai moti del sangue, come a dir l'ira e l'incontinenza. La disciplina dei cherici occupa il primo luogo, chè egli è d'uopo prima introdur l'ordine della Chiesa per farlo poi prevalere nella società. I concilii di Verberia[59] e di Nantes possono aversi in conto dei due estremi del sistema ecclesiastico, per tutto il durar d'un secolo, nelle Gallie. Il concilio di Nantes[60] antichissimo, serba una sembianza romana, nè ivi è trattato se non della clerical disciplina. — Deesi ascoltar la messa alla sua parrocchia; ogni domenica, si domanderà, dalla porta della chiesa, se ci sien persone in nimistà fra loro, e dovranno prima della messa rappacificarsi. I cherici non potranno coabitare con donne, nè sarà pur lecito a queste, in chiesa, accostarsi al coro. Le sepolture si faran sotto il portico delle chiese o nell'atrio; nessun prete aver possa più d'una chiesa, e la decima altro non è per essi che un sussidio pei poveri e pellegrini. Lecito è ripudiar la moglie per causa d'adulterio; il pasto del prete consiste in un pezzo di pane e in una tazza di vino; l'omicida è punito con quattordici anni di penitenza; alle donne non sia lecito ingerirsi nelle cose pubbliche, ma attendano ai lavori dell'ago; niuno può tramutarsi da un luogo all'altro senza il beneplacito del vescovo. Si facciano al più presto atterrare gli alberi druidici, pe' quali il popolo conservi ancor qualche venerazione, e si distruggan le pietre dalla superstizione degli antichi Galli consacrate alle divinità ignote[61].

All'altra estremità del periodo, il concilio verberiense ritrae de' costumi della nazione conquistatrice, e dir puoi che se il concilio di Nantes è romano quello di Verberia è franco; ond'è che men rispettata v'è la continenza, e si suppone possibile il caso d'un prete che siasi sposato con la propria nipote, e moltiplicate vi si trovan le cause del ripudio, e preveduti vi sono svariatissimi casi d'incesto o d'adulterio, come se frequenti fossero, e non vi appar niente custodita la castità del domestico tetto. — Se alcuna moglie si duole, così il concilio, che il marito non abbia mai consumato il matrimonio, vadano entrambi alla croce, e se vero è quanto la femina afferma, sieno separati, e sia libero a lei di fare il voler suo.[62] — Rinnovasi ai cherici il divieto di portar armi, il passatempo loro più caro; si pongono restrizioni alla caccia, e pene per gli omicidj; gli è un codice di polizia sociale. Questi concilii provinciali non hanno carattere alcuno di universalità, sono anzi spesso al tutto speciali ad una metropoli, a una città, a un distretto diocesano; sol qualche volta comprendono tutte le chiese delle Gallie[63]. In caso alcuno essi stender non si possono alle leggi generali della Chiesa; son come addizioni ai capitolari, ai diplomi, agli atti dei consigli reali. Nel secolo ottavo si vien formando una mescolanza di leggi religiose. E qual differenza puoi tu trovar fra i concilii e i capitolari? Quelli e questi trattano egualmente della Chiesa, del popolo, delle leggi penali e degli editti civili; vi son capitolari che si frammettono della disciplina episcopale, e vi son concilii che si frammetton dei Conti d'un borgo, e degli inviati regi, per una perfetta confusione di tutti i sistemi. Invano tu sceverar vorresti per metodo la costituzion civile dalla ecclesiastica, chè elle si incastran pur sempre, e si attraversano nei medesimi codici[64].

E qual era poi questa costituzione civile nel secolo ottavo? Le società politiche, non provan pure per la conquista alcun compiuto e assoluto cambiamento; le masse son di granito, e quando già esiste una civiltà, il sopravvenire e stanziarsi d'una nuova generazion di conquistatori, non distrugge altrimenti l'antico ordine sociale, egli è come se tu dicessi uno strato nuovo di terra che viene a porsi sul vecchio. Quindi è che i Romani si stabiliron nelle Gallie con le loro larghe e vigorose instituzioni, e non pertanto le costumanze dei Galli rimasero, chè non si distruggon così a un tratto le tradizioni di un popolo, e i costumi sopravvivono per gran tempo anche dopo che la conquista si sia raffermata. Tal pure avvenne dei Franchi, nè altro che per ispirito di sistema creder si potè al rapido passaggio da un ordine sociale all'altro.

Chi esamina da presso i documenti dell'epoca gallica, romana e franca, ben s'avvede che l'indole originaria conservasi delle tre nazioni e ne ritraggono i costumi del paro e le leggi, avendo la conquista lasciato sopravvivere una moltitudine di principii antichi nello stato delle persone, delle città e delle possessioni territoriali.

Il primo carattere che riconoscer si dee in questi tempi, si è la personalità delle leggi o dei codici applicabili a ciascun popolo; qui ancor non è proposito di nazioni stabili, ma sol di tribù, ognuna delle quali conserva i suoi titoli e le sue politiche instituzioni. I Galli e i Romani hanno il codice teodosiano[65]; i Franchi la lex salica o ripuaria; i Longobardi le leges Longobardorum; i Visigoti, i concilii de' vescovi, che tolgono dalle leggi di Roma i più dei prescrivimenti loro[66]. Nulla v'ha di territoriale, sì che quando i Franchi e i Borgognoni si tramutano in altre terre, eglino il fanno seco recando il loro codice particolare. Onde lo stato delle persone all'ottavo secolo, vien regolato per mille diverse forme dalle leggi proprie a ciascun popolo: servi, uomini liberi, uomini di guerra, vescovi, conti, tutti hanno lor privilegi scritti nella loro speciale legislazione. Posa in falso chi afferma che i Romani o i Galli furono tutti servi o soggetti a un dominio esclusivo sotto la massa dei Franchi, accampatisi come conquistatori, sulle terre degli antichi possessori; chè vescovi, cherici e conti appartenevano spesso alla razza gallica e alla romana, nè questa civiltà s'è altrimenti cancellata, ma sì mescolata e confusa, però che quando un popolo è giunto sì alto, la conquista s'accompagna sibbene ai fatti antichi, ma non li distrugge.

La società gallica prima dell'epoca carolingica si manifesta in tutto e specialmente nella costituzione dei municipii; chè la comune non nacque già spontaneamente nel secolo decimo come un fatto della sedizione[67], nè le instituzioni municipali uscirono altrimenti dal popolo in un giorno di tumulto e di bollore nei servi. Tutta la Gallia romana era coperta di città, di comuni, coi loro privilegi e le loro curie: al mezzodì Arli, Aix, Carpentrasso, Marsiglia, Frejus; al settentrione Amiens, Auxerre, Tournai, San Quintino. In tutte le quali città troviamo lo stabilimento compiuto della curia e dei magistrati municipali, e ve n'ha un ordine intero, e la legge Julia municipalia ordinava la polizia nelle città delle Gallie[68]. Roma ammetteva le comunità municipali, la libera elezione dei cittadini, e i collegi dei negozianti e i merciai, e i nautes della Saona e della Duranza avean conservato gran riputazione nei fasti dell'Impero[69]; nè le instituzioni erano ponto sparite al passaggio della conquista e moltissimi municipii s'erano serbati in piedi attraverso dei secoli.

Nello stabilimento dei Barbari v'ebbe per avventura più ordine che altri non crede. Fecesi una specie di spartizione: in un luogo i vinti obbligaronsi a lavorar la terra mediante tributo; altrove le parti furon più eguali, la civiltà romana sopravvisse, e Clodoveo, se stabilir volle le condizioni del suo governo, fu obbligato di accettare la religion dei Romani; la santa leggenda di Clotilde fu come il simbolo di questo passar dei Franchi ai costumi e agli usi cristiani, e Clotilde fu la imagine dell'antica patria, dinanzi alla quale s'inginocchiò il capo dei Barbari. Ond'è che in ogni luogo si trovano, sotto la prima schiatta, vestigia d'anteriori instituzioni. Se i Franchi salii o ripensi conservaron le leggi loro, i Romani ed i Galli conservaron anch'essi le loro prische instituzioni: le leggi imperiali quelle divennero della Chiesi e del clero, e i concilii ritraggono dei forti studi che i vescovi hanno fatto dell'Instituta e del codice teodosiano[70]. I quali studi influiscon pure sulle leggi dei re Franchi, e vedesi ch'eglino hanno studiato la legislazione di Roma, i preamboli degli editti de' Merovei manifestando questa inclinazion loro verso i codici, conservatisi come tradizioni fra i Galli soggetti a Roma. Le formole quasi tutte son compilate con questo spirito[71], e i re merovingi si studian di piegar i fieri loro compagni ai più miti costumi dei vinti. «I Franchi, dice Agatia, hanno per sè accettata la maggior parte del diritto romano; si governano con le medesime leggi, si maritano alla stessa foggia de' Romani, hanno abbracciata la religione di questi, però che i Franchi son tutti cristiani e cattolici, hanno magistrati e vescovi nelle città loro, nè in altro diversano dai Romani, che nel vestire e nella favella[72]

Quest'è un fatto che importa moltissimo notarlo, perch'esso stabilisce e comprova gli elementi di cui si servì Carlomagno a compier la sua grand'opera, nella quale non ebbe ad impiegar solo la civiltà franca e germanica, ma sì ancora ad invocar la forza cristiana e pontificia mista con le rimembranze di Roma. Le greche e bisantine instituzioni[73] anch'esse sovraneggiavano i Barbari, e il codice con le basiliche conservato aveano la riputazione e l'autorità loro; Galli, Romani, Franchi, tutti si mescolarono insieme dinanzi agli altari nella comunione di Cristo. I codici serviron di base ai concilii ed ai capitolari, e ne scorgiamo i vestigi fin entro alle formole de' conquistatori, i quali ebbero certe loro speciali costumanze, che in breve si confusero. Le curie, i municipii furono il principio de' comuni; le magistrature si perpetuarono sotto altri nomi, le comunità e compagnie delle arti[74] si mantennero in condizioni pressochè simili alle antiche.

Se Galli e Romani in gran quantità si trovaron ridotti allo stato di coloni, i Franchi rimaser liberi e fieri, ed ecco una delle prime distinzioni. Più forte era l'ammenda che dovea pagar chi avesse ucciso un Franco o un Romano, e il vincitore fu esente d'ogni gravezza, nè ad altro era tenuto che a servire con la persona in caso di guerra. Eccetto queste distinzioni, non vi furon tra le razze conquistatrici e conquistate assolute ripartizioni o separazioni compiute; il trapasso da uno stato sociale all'altro fu quasi insensibile; i Franchi non contrassegnaron altro che per breve momento della tradizion germanica le terre soggette, e i Carolingi furon per avventura la manifestazion più fiera di questo spirito della conquista. La potenza dell'incivilimento e delle sue maraviglie è sì grande, che noi vedrem Carlomagno, nipote di Carlo Martello, il prefetto di palazzo[75], il Germanico per eccellenza, imprimer sovente gli atti suoi e le sue leggi dello spirito romano. Forsechè il finale intendimento di Carlomagno, suggeritogli dagli imperadori e dai papi, quello non fu di ricostituir l'impero di Occidente sulle fondamenta e sulle tradizioni di Roma?