SCENA I.
Elisa — Eva
(Elisa è in piedi accanto alla finestra. Eva seduta accanto al tavolo a destra, coi gomiti sul tavolo e la testa sui gomiti).
Elisa
Eva, vatti a riposare. (Eva singhiozza) A che serve tormentarti così? Papà, uscendo, ti à detto di star di buon animo, di sperare, di confidare in lui.
Eva
E Sandrino!
Elisa
Anche per lui devi essere tranquilla. Bisogna aver fiducia.
Eva
(alzandosi) Vado alla fabbrica.
Elisa
No. Papà à detto che non ti muova, che tu non veda nessuno. (Un silenzio). (Eva si accascia, singhiozza).
Elisa
(avvicinandosele) Suvvia! Non martoriarti così. Vatti a riposare piuttosto. È da ieri che non ti corichi. Non martoriarti più. Non ài fatto nulla di male? di veramente grave? Dunque! Il tuo fallo ti sarà perdonato, tutto passerà, tutto si dimenticherà.
Eva
Sì, ma intanto la cosa sarà risaputa. Che vergogna! E come.... provare....? E papà dove andava? Cosa voleva fare? Comprometterà tutto, magari! Bisognava far nulla. Non toccava a noi di provare.... Quello che è successo jersera, io l'ò spiegato nevvero? Se mio marito non crede, non vuol credere.... lo provi lui che ò mancato, tocca a lui.... Vorrei un po' vedere che senza prove osasse di....
Elisa
No, non dire così, Eva. Non dimenticarti che tutti i torti sono tuoi.... Papà andava.... non so dove.... certamente quello che farà sarà ben fatto! Tu non ài che da aspettare, e aver fede che la verità....
Eva
Sì! E mio figlio, intanto! mio figlio! non ànno il diritto di togliermelo, malgrado tutto....
Elisa
Nessuno te lo toglie, che si sappia....
Eva
E la colpa, poi, è anche di mio marito. Sì, sì, di mio marito. Che uomo è?
Elisa
Come?!
Eva
Ma sì! La sua fabbrica, il suo lavoro.... null'altro. Si alzava alle sei del mattino, sino alle sette di sera non lo vedevo più: e, qualche volta, dopo pranzo tornava al lavoro, e mi lasciava sola. Dio! che vita! Era forse un compagno, un amico, un innamorato, lui? Chi se ne è mai accorto? Che confidenza poteva esserci tra me e lui? (Elisa l'ascolta stupita) Così quando il Marinelli à cominciato a seccarmi, credi tu che io abbia mai trovato il momento buono di avvertirlo, di fargli delle confidenze che avrebbero evitato i guai d'adesso? E, soprattutto, credi tu che m'ispirasse la confidenza necessaria?
Elisa
(stupita sempre) Ma ti voleva e ti vuole un gran bene.
Eva
Sì, a modo suo.
Elisa
Ti à sposata perchè era innamorato....
Eva
Sfido! E cresciuto in un guscio! La prima ragazza che à visto e che à trattato, se ne è innamorato. Si sarebbe innamorato di qualunque altra. Già, una moglie bisogna prenderla. Ma senza poesia, ma senza tenerezza.... Basta dire che non gli è neppur passato per la testa che si dovesse fare un viaggio di nozze. “E la fabbrica? Come farebbero senza di me?„ Ecco cosa mi à risposto quando glie ne ò parlato. E il nostro viaggio fu da qui alla fabbrica. Il giorno dopo quello delle nozze, pareva fossero passati già dieci anni!
Elisa
Eva?! Come parli?!
Eva
Come parlo! Ma sì, è tempo di dirle queste cose.
Elisa
Non eri contenta, dunque?
Eva
No, proprio no.
Elisa
E non mi ài mai detto nulla.
Eva
A che scopo? Queste cose, nè tu nè papà le avreste capite. Siete della generazione passata. Fossi venuta a dirvi: ma mio marito non è l'uomo che avevo sognato, tutto premure, tutto delicatezze, tutto riguardi, mi avreste riso in faccia o fatta una paternale.
Elisa
Eva!
Eva
Ma sì, ma sì, è la verità. Figurarsi: un marito che è un uomo onesto, che lavora tutto il giorno, che è un buon diavolo insomma, ma ce n'è di troppo! Cosa vuoi pretendere di più?.... Tu non avrai mai preteso di più dal papà!
Elisa
Eva....
Eva
Bisogna che te le dica, adesso, queste cose. Fosse stato un altro uomo, mi avesse ispirata più fiducia, più tenerezza per lui, non sarebbe accaduto quello che è accaduto.
Elisa
Ma tu gli volevi bene, lo ài sposato convinta e contenta di sposarlo.
Eva
Cosa ne sappiamo noi ragazze? Papà e mamma ci dicono: sposa quello lì, che va benone. E lo si sposa. Dopo si capisce che non andava benone niente affatto.
Elisa
(spaventata prendendole le mani, fissandola) Eva! Eva! Non parlavi così stanotte.
Eva
Stanotte!.... Dovevo difendermi, dovevo giustificarmi, e l'ò fatto.... Ma adesso debbo ben dire che la colpa non è tutta mia....
Elisa
La colpa di che?....
Eva
Di quello che ò fatto.
Elisa
Ma cosa?
Eva
Quello che è successo, che si sa,.... jersera insomma! Ò dovuto fare così, dovevo fare così, agire da me, perchè mio marito non era l'uomo a cui ci si può confidare. Delle grandi furie, qualche volta, quelle sì, che non servono a nulla. Ma ragionare, ma agire, da uomo serio, quando non si tratta della fabbrica e delle sue macchine, niente.... Così se malauguratamente non fosse tornato subito jersera, io sarei riuscita a convincere quell'altro, e a quest'ora tutto sarebbe finito....
Elisa
Eva, Eva, come parli!
Eva
Come parlo! Parlo come debbo.... Perchè già adesso dovrò anche chiedere perdono a mio marito....
Elisa
“A mio marito„.... Che durezza! Non lo chiamavi mai che Giovanni....
Eva
Be', Giovanni, è lo stesso. Dovrò chiedergli perdono.... Perchè già delle prove non ne troveranno....
Elisa
Ma che prove?!
Eva
Di niente. Dico bene che non ne troveranno, perchè non ce ne possono essere. Non ò fatto nulla....
Elisa
(terribilmente angosciata, sospettosa) Eva! Mi ài mentito stanotte?!
Eva
No! Ò detta la verità....
Elisa
Eva, Eva, ti scongiuro!.... Come mi parli adesso.... Come sei cambiata da poche ore fa.... Eva....
Eva
(allontanandosi) Sì, non ci mancherebbe altro che dubitassi anche tu, che ti mettessi dalla parte di mio marito....
Elisa
(rimane, gli occhi fissi, spauriti, come in preda a un incubo terribile).