SCENA II.

Eva — Elisa — Pertusani — Sandrino

Pertusani

(si affaccia alla porta con Sandrino in collo) È permesso?

Eva

(getta un grido, gli strappa il bambino dalle braccia ed à tutta una lunga azione in cui bacia, accarezza, chiama coi nomi più dolci il bambino) Caro.... tesoro.... anima mia.... (Elisa e Pertusani si stringono la mano).

Eva

(a Pertusani) Allora? Tutto è finito? Giovanni à creduto, è convinto?.... Mi à perdonato?.... Verrà qui? Viene?....

Pertusani

Non so....

Eva

Il.... Marinelli è partito eh?.... Non à potuto vederlo, Giovanni? Non gli à parlato?

Pertusani

Non so, non so nulla. Ma questo le deve importar poco. Io ò portato qui il bambino per incarico di papà.... E anche papà sarà qui a momenti e spiegherà tutto. Ora, piuttosto, bisogna dargli da mangiare al bambino. Credo che non abbia ancor fatto colazione.

Eva

No? E già, chi poteva pensarci, se non c'ero io?

(Eva, durante le battute che seguono, fa sedere Sandrino su una sedia alta da bimbi, davanti alla tavola. Gli distende dinnanzi un tovagliolo che leva dalla credenza. Poi ne leva un bicchiere, un ovo, la zuccheriera, del vino, dei biscotti, il frullino, e gli prepara un ovo battuto col vino. Poi vi inzuppa i biscotti e li dà a mangiare a Sandrino).

Elisa

(ridiscende la scena con Pertusani) Dunque, à buone notizie?

Pertusani

Io, nessuna. So appena quello che è accaduto. Però questo mi consola e deve consolar lei. Che Alessandro, l'ò lasciato testè, era niente affranto o accasciato. Anzi, pieno di energia, pieno di buone speranze. Venne da me e mi disse: “Ò un gran favore da chiederti. Prendi il cappello e vieni.„ E via, in carrozza alla fabbrica. Non c'era nessuno. Il bambino era là, affidato alla fantesca e alla portinaja. Gli à fatto indossare il punch, gli ha messo il berretto, e via. Giunti in piazza, è sceso, dicendomi: “Portami a casa il bamboccio. Di' che mi aspettino. Tra mezz'ora ci sarò anch'io. E aspettami anche tu.„ E sono qui. Come vede, ò dovuto far da governante per la prima volta in vita mia.

Elisa

Grazie, signor Presidente. Ma che non abbia agito con troppa precipitazione? Portar via il bambino!

Pertusani

Le azioni di un uomo onesto e di cuore, anche se falla, non possono avere troppo gravi conseguenze.

Elisa

Dio lo voglia! (Si volge, osserva Eva, e l'addita col gesto a Pertusani. Poi, abbassando la voce) La guardi.... È possibile che abbia fallato? Si può neppure supporlo, a vederla adesso, così, col suo bambino?.... (À un impeto di commozione; con un fil di voce) Anch'io.... però.... malgrado il mio fallo.... adoravo la mia piccina.... anzi mi attaccai ad essa più disperatamente....

Pertusani

(piano) Signora, signora, ma cosa dice mai! Non deve neppur pensarlo....

Elisa

Oh! signor Pertusani.... non so più cosa pensare, cosa dire.... Non ho più una goccia di sangue nelle vene.... Non vedo che disgrazie dappertutto.... Jersera.... jersera.... Dio! ò creduto di morire!....