SCENA I.

Alessandro, Elisa, Giovanni, Flaviano, Pertusani, Germignani, Marzotti, poi Rocco.

(Germignani è dietro alla tavola col bicchiere di sciampagna alzato. Marzotti, Giovanni e Pertusani accanto a lui, pronti a brindare. Elisa un poco più discosta. Alessandro è verso il mezzo della scena. Flaviano colle spalle al caminetto, in aria annojata).

Germignani

(in tono enfatico) Ed è questo il più bell'elogio che si possa fare al nostro amico: à lavorato tutta la vita, e al suo lavoro soltanto deve l'agiatezza, la felicità che lo circondano. Figlio delle sue opere....

Alessandro

(interrompendo) Gran Dio! no! pare che mi reciti l'elogio funebre! Germignani mio, come uomo d'affari sei un tesoro, ma come oratore non ne vali un cavolo.

Germignani

(c. s.) L'affetto e la riconoscenza....

Alessandro

Basta!

Germignani

O che siamo riuniti per parlare di politica? Siamo qui per una festa allegra, della tua famiglia, di tutti.... di tutti quelli che ti conoscono e ti vogliono bene. Parlerò tuo malgrado. Mesci.

Alessandro

(gli versa lo sciampagna) Bevi, e taci.

Germignani

Ebbene, non parlerò di te.

Alessandro

Oh, bravo!

Germignani

Parlerò, poichè si festeggiano le tue nozze d'argento.... (gli sguardi di Pertusani e di Alessandro s'incontrano. Questi si volge e va al fondo. Flaviano osserva, ironico) della donna che ti è compagna cara e affettuosa e che noi tutti amiamo. La nostra buona signora Elisa, figlia del forte mezzogiorno....

Pertusani

(interrompendo) No, via, Alessandro à ragione. Lei (scherzoso) è rettorico nei suoi brindisi.

Germignani

(commosso) Eppure vi giuro che è il cuore che parla!

Alessandro

(tornando a lui, abbracciandolo) Sì, sì, mio buon Beppe, ti credo.

Germignani

La nostra buona signora Elisa che lasciò il bel paese degli aranci e delle rose sempre in fiore, per seguire l'uomo che il suo cuore aveva scelto, il suo Alessandro, e della città di lui, si fece una patria adottiva.

Flaviano

(L'à imparata a memoria!)

Germignani

Io ebbi campo di conoscere e apprezzare giorno per giorno questa donna e le sue virtù di moglie e di madre. Io bevo a lei e auguro a noi tutti che fra cinque lustri....

Flaviano

(Non ci mancavano più che i lustri!)

Germignani

.... Noi, festeggiando qui le sue nozze d'oro, la ritroviamo.... essa e il suo Alessandro, così.... in buona salute da.... da poterci augurare e anzi.... veder sicure e prossime le nozze di diamante.

Marzotti

A meraviglia! (Toccano).

Flaviano

Magnifico! (A parte) (Commedie della vita!)

Germignani

Orsù, Alessandro, abbraccia tua moglie, e ringraziala di tutte le felicità che ti à procurate.

(Elisa, intontita, non si muove. Alessandro, con uno sforzo evidente, le si avvicina e le porge la mano).

Germignani

Via, via, un abbraccio! non abbiate vergogna di noi!

(Alessandro bacia in fronte Elisa. Pertusani, Germignani e Marzotti applaudono e brindano).

Flaviano

(Sapperlotte! è ripugnante!)

Pertusani

(che si è avvicinato a Flaviano, cogliendo a volo l'esclamazione, spaventato, piano a lui) (Che?! lei sa, cavaliere?)

Flaviano

(Il segreto di Pulcinella!)

Pertusani

(Per carità!)

Flaviano

(Scusi, signor Presidente: sono un gentiluomo!)

Germignani

E non ò finito!

Pertusani

(Dio santo! Che supplizio!)

Germignani

E non ò finito. Bevo alla cara, alla dolce figliola, ad Eva, che dovrebbe essere qui per prendere parte a questa festa del babbo e della mamma, ma che invece le amorevoli cure della maternità tengono lontana; e al suo sposo, il nostro buon Giovanni, che Alessandro ama come un figliolo e che.... e che io onoro in lui il sagace, esperto, attento direttore della nostra fabbrica.

Pertusani — Alessandro

Evviva Giovanni!

Marzotti

A meraviglia!

Flaviano

(Evviva la grammatica, soprattutto!)

Pertusani

Sandrino sta poco bene? Ma non è cosa grave?

Giovanni

No, no, piccoli malanni di bambini. Ma col freddo che fa non ci siamo arrischiati a portarlo qui, quantunque dalla fabbrica non ci sia che una mezz'ora di carrozza. Eva poi non à voluto lasciarlo solo.

Germignani

Ma, o signori, non ò ancora finito!

Flaviano

(È atroce!)

Alessandro

(piano a Pertusani) (Non la finirà più?)

Germignani

Un ultimo evviva, un ultimo augurio.

Flaviano

Bravo!

Germignani

Un augurio alla nostra ditta, alla ditta Germignani e Fara, la prima e più importante fabbrica italiana di stoffe di juta....

Flaviano

(Prezzi limitati, non si teme la concorrenza!)

Germignani

.... che Fara à fondata e ideata....

Alessandro

Coi tuoi denari!

Germignani

E che cosa sono i denari? Senza di te avrebbero fruttato? Onore dunque ad Alessandro Fara industriale coraggioso e meritatamente fortunato. Ed io....

Alessandro

Basta!

Tutti

Evviva, evviva!

Alessandro

Ringrazio, amici, degli auguri, degli evviva. Ringrazio anche a nome di Elisa.... di mia moglie, che.... come vedete.... l'emozione rende muta.... Grazie per Eva, per Giovanni, i miei diletti figlioli.... (Allegro) E grazie anche per la fabbrica. Però, se mi permettete, vi farò osservare che della fortuna della fabbrica non ànno merito nè l'opera mia, nè i capitali di Germignani. La fortuna sta nel genere del commercio intrapreso. Pensateci, o signori: noi ci dedicammo alla juta. Ora, chi non sa che chi s'a-juta. Dio l'a-juta?

Tutti

(un urlo e una risata di protesta).

Flaviano

E à dello spirito!

Pertusani

(ridendo) Questa è indegna di te.

Giovanni

(ad Aless.) Ed ora, papà, ti saluto. Corro a casa.

Alessandro

Te ne vai?

Giovanni

Sì, non voglio lasciar sola Eva più a lungo.

Pertusani

Tante cose da parte mia all'Eva.

Giovanni

Grazie.

Pertusani

Le dica che il vecchio amico del babbo la ricorda sempre quantunque non la veda da 15 anni.

Giovanni

Grazie, signor Presidente.

Alessandro

Ah! ah! il nostro Presidente. Ma lo sono anch'io presidente, sai?

Pertusani

E di che cosa?

Alessandro

Non di tribunale, come te, no. Semplicemente della società dei divertimenti pubblici.

Pertusani

Era da immaginarlo! Tornato in patria, visto e preso.

Giovanni

Un bacio, papà.

Alessandro

Sì, un bacione. E un altro per Eva. E un altro per Sandrino. Vai. Ài la carrettella, con Rocco?

Giovanni

Sì, arrivederci. (Saluta tutti e bacia Elisa. A Flaviano) Ciao, Flaviano.

Flaviano

Adieu, mio caro. (Richiamandolo) Di'.... (Lo conduce in disparte) (Di', avresti cento lire da prestarmi? sino a domani, o posdomani al più tardi! La Direzione deve inviarmi dei fondi....)

Giovanni

(togliendo il portafoglio di tasca e dandogli le cento lire, in tono dimesso) (Te ne ò già dati degli altri....)

Flaviano

(Li avrai tutti assieme. Ài paura di tuo fratello? Que diable!)

Giovanni

(timido) (No, sai, ò anch'io degli impegni. Mi secca farmi fare anticipazioni da mio suocero.)

Flaviano

(Sapperlotte! Sei tu che fai tutto; ài la cassa in mano.... Sei sempre un ragazzo. Oh! se nostro padre ti avesse fatto viaggiare come ò viaggiato io, non saresti un timido borghesuccio come sei!)

Giovanni

(Vai al veglione stasera?)

Flaviano

C'est probable!

Giovanni

(bonario, sorridendogli) (Mi raccomando....)

Flaviano

Ah! ah! Una paternale! No, je t'en prie! È già molto che mi sia ridotto a vivere in questa cittaduzza di provincia, io abituato ai grandi centri e a tutte le folies del gran mondo. Del resto, credimi, non mi ci divertirò. Oh! giammai della vita!

(Giovanni gli stringe la mano ed esce. Flaviano torna al caminetto, e legge un giornale).

Pertusani

(ad Alessandro) Dev'essere un gran buon figliolo, quel tuo genero.

Alessandro

Poi, l'ò allevato io. Quando venni qui da Napoli, me lo presi ragazzo, in istudio. Ed ora dirige la fabbrica come meglio non potrei far io stesso.

Pertusani

Glie la si legge in faccia la bontà.

Alessandro

À un difetto: la timidezza. Timido al punto che, innamorato di Eva, non osava di dirlo nè di farlo capire. Un giorno, quattro anni fa, lo sorprendo a piangere. Lo interrogo, non risponde. Insisto, e mi confessa che è obbligato a lasciarmi. Perchè? gli chiedo. Non siete contento della vostra posizione? Volete un aumento di stipendio? Infine, ò dovuto strappargli il segreto.

Pertusani

E come mai con questo carattere può stare a capo di una fabbrica che à trecento operai?

Alessandro

È la sua stessa bontà che lo fa rispettato. Gli operai lo adorano. E poi, pare una contraddizione, e non è: talvolta, se ci è trascinato, à degli impeti e dei furori che fanno stupire. Ma credo sia così di tutti i timidi. Guai se perdono la loro timidezza, per un istante.

Giovanni

(rientrando) Papà....

Alessandro

Come?! Ancora qui?

Giovanni

Sì: c'è Rocco....

Alessandro

Rocco?

Giovanni

Il vecchio e buon Rocco che non vuole tornare alla fabbrica senza averti fatti i suoi auguri. Ce n'eravamo dimenticati tutti. È rimasto sinora abbasso, in cucina. Ora, quando sono sceso e gli ò detto: “andiamo„, non si muoveva, ma non osava.... Ò indovinato il suo pensiero....

Alessandro

Povero vecchio.

Giovanni

Perchè sai che è lui l'organizzatore della festa.... Lo faccio salire?

Alessandro

Ma sicuro! (Giovanni esce. — Piano a Pertusani) (Poveretto! non sa, lui, che dolore mi à rinnovato colla sua famosa idea!)

Pertusani

Ma chi è?

Alessandro

Il figlio del vecchio fattore di mio padre in un piccolo fondo che si possedeva illo tempore. Quando tornai in patria, lo presi alla fabbrica come cocchiere e carrettiere. (A Rocco che entra) Avanti, avanti, Rocco. Qua la mano.

Rocco

Oh! signore....

Alessandro

Qua, amico mio. E grazie a te dell'idea affettuosa che ài avuta. Che diavolo! Bisognava salire prima....

Rocco

(guardandosi attorno) E la padrona?

Alessandro

Eccola là.

(Rocco si volge. Elisa gli si avvicina, ed egli fa per baciarle la mano).

Alessandro

Rocco, un bicchiere di sciampagna.

Rocco

Non si disturbi.

Alessandro

Su, su, alla nostra salute. Ti piace?

Rocco

Buono. È vin francese? Sa, mi ricorda un po' alla lontana il vino spumante d'Asti.

Alessandro

Ah! ah!

Flaviano

(a parte) (Che quadro commovente!)

Alessandro

Oh! dimmi, com'è che ài ricordata questa data, tu? Non me la ricordavo neppur io!

Rocco

Ò il documento.

Alessandro

Il documento?

Rocco

Sicuro. Quando il suo povero papà si trasferì a Napoli a causa del suo impiego, saranno trent'anni, eh? io passai al servizio del signor Rossi, che aveva comperato il fondo e che era amico della sua famiglia.

Alessandro

Sì.

Rocco

Circa dieci anni dopo lei si sposò: e mandò al signor Rossi l'annuncio, uno di quei cartoncini che usano lor signori. Poi il signor Rossi morì, vennero gli eredi, portarono via i mobili e mi lasciarono in regalo alcune suppellettili di poco conto. Ebbene nel tiretto di un tavolo cosa ò trovato?

Flaviano

Il faire-part.

Rocco

Quel tal cartoncino. Ed io l'ò conservato sempre. Poi lei è tornato qui, io fui di nuovo al suo servizio.... Quel cartoncino portava la data del 22 Febbrajo....

Alessandro

Povero Rocco!

Rocco

Sa? Sono degli anni che aspettavo questo giorno. E mi dicevo: Chissà se se ne ricorderanno, essi, i padroni. Glielo rammenterò io.

Flaviano

(È dell'Erkmann Chatrian, sputato!)

Alessandro

(dopo aver stretta di nuovo la mano a Rocco. A Giovanni) Ed ora andatevene tutti e due. Preme anche a me che Eva non sia sola.

Rocco

In venti minuti siamo alla fabbrica. La cavallina trotta bene.

Alessandro

Addio, Rocco.

Rocco

Buona sera a tutti. Grazie. Tanti auguri. (Esce con Giovanni).

Elisa

(a Pertusani) Signor Presidente, un bicchierino d'anisette?

Pertusani

Grazie. (Le prende le mani) Dunque, come va signora? Non si è potuto ancora discorrere un poco, noi due, da vecchi amici. (Gli altri fanno crocchio al fondo).

Elisa

Da vecchi amici! (À un impeto di commozione).

Pertusani

Per carità, signora!.... À ragione, si deve evitare ogni parola che ricordi il passato.... Un passato che è così ben dimenticato, ormai.

Elisa

Lo crede? Perdonato, forse, sì. Dimenticato, no. E non mi lagno, non ò nessun diritto. Devo baciare la terra dove Alessandro mette i piedi. Ma che triste vita! Vede, a quarantacinque anni, i capelli sono già grigi.

Pertusani

Ebbene, à altre consolazioni, adesso, signora. Qualcosa le arride nella vita.... sua figlia, suo nipotino....

Elisa

(si asciuga le lagrime) E lei? Chi avrebbe detto che ci si incontrerebbe ancora, dopo vent'anni? E come si trova qui, nella sua nuova residenza?

Pertusani

Bene, abbastanza. Sono arrivato da tre giorni, non ò ancora preso possesso dell'ufficio. Ma i colleghi sono simpatici, e ò ritrovato qui Alessandro. Anzi, fu appunto nella considerazione di ritrovare un caro e vecchio amico che venni qui. Mi si era dato da scegliere tra il Tribunale d'Ivrea e questo. Ò scelto questo.

Germignani

(al fondo, attorno al tavolo con Alessandro e Marzotti) Magnifico!

Marzotti

Eh? le pare? sarà una cosa d'effetto?

Germignani

Eh! non c'è da dubitarne. Questo caro Fara non c'è che lui che abbia di queste idee.

Marzotti

Oh! mi raccomando. Acqua in bocca! Altrimenti, tolto l'effetto della sorpresa....

Germignani

Sarò muto.

Pertusani

Che cos'è? un segreto?

Marzotti

Un gran segreto.

Pertusani

E deve esserlo anche per me?

Alessandro

No, un magistrato è un uomo al quale si può confidarsi.

Pertusani

C'entri tu? Allora si tratta di una burla, certamente, di uno scherzo.

Marzotti

Ah! ah! uno scherzo! I nostri buoni concittadini, debbono rimanere abbagliati domani, vedendo quello che à saputo organizzare la Società dei divertimenti.... per merito del suo illustre presidente. (Elisa esce a destra).

Pertusani

Domani?

Marzotti

Naturalmente. Mercoledì grasso!.... il Corso mascherato!....

Pertusani

Ah! ò capito!

Marzotti

(ad Alessandro) Lo riveliamo alla magistratura?

Alessandro

E dàgli? Riveliamolo!

Marzotti

Parlo io o parla lei?

Alessandro

Parli lei mio discepolo ed apostolo.

Pertusani

Ah! il signor Marzotti è il tuo discepolo?

Alessandro

Sì, c'è la stoffa di un umorista in questo giovanotto.

Flaviano

(Umorismo provinciale!)

Alessandro

Quando mi ritirerò dall'agone, sarà il mio successore naturale.

Pertusani

À un tipo spagnuolo, il nostro signor Marzotti, nevvero?

Alessandro

Sì, tra lo spagnolo e l'ottentotto.

Marzotti

Dunque: si tratta di una gran mascherata che comparirà domani sul corso. Rappresenterà il Trionfo di Bacco....

Flaviano

(Idea peregrina!)

Marzotti

Una gran botte, una botte enorme. E a cavalcioni di essa un gran Bacco....

Alessandro

Di carta pesta....

Marzotti

.... incoronato di pampini, col calice alzato, il faccione ridente. Sotto, tutt'attorno, dodici baccanti, raffigurate da dodici giovinotti della città, in costume analogo....

Alessandro

Che è poi un'assenza di costume....

Marzotti

I quali butteranno dolci e fiori. I dolci raffigureranno grappoli d'uva, botticelle, arnesi di cantina, bottigline ecc. E una profusione di coriandoli, poi, bianchi e rossi, che raffigureranno gli acini dell'uva.

Pertusani

Grazioso. E poi?

Alessandro

E poi? Tò! mi pare che basti. Per una città di provincia cosa pretendi di più? Eh! amico mio, non siamo più ai nostri bei tempi di trent'anni fa. Li ricordi i carnevali di Napoli? Allora si era giovani, allora le idee erano più matte, più ardite, più gustose.

Pertusani

Allora si era Alleluja, in una parola. Lo sei ancora, ò il piacere di constatarlo. Ma allora eri Alleluja all'apogeo del brio e dello spirito. Alleluja! Perdio, quanti ricordi a questo nome! (Agli altri) Già lo saprete che questo era il nomignolo di Fara. La fama ne sarà giunta sino in patria. (Ad Alessandro) Di', ricordi? Si era in quindici o venti. L'uno più matto dell'altro. Ma tu! Questo giovanotto del settentrione, capitato là in un branco di ragazzi spensierati, e lui più spensierato di tutti! Fosti eletto Re, per acclamazione! Alleluja! Ah! ah! era il grido giulivo.... ma che? era l'urlo che ti accoglieva quando arrivavi. Alleluja! Dio sia lodato! Come una risata che non finiva più, come un fuoco d'artificio che non si spegneva mai: la nota comica che c'intonava tutti! Ricordi i corsi mascherati? E le feste di Piedigrotta? E le serenate? E le feste a Frisio?....

Alessandro

E la conclusione, sapete qual fu? Che all'università non ci si andava mai, e che agli esami mi ànno famosamente bocciato! Cosicchè ò dovuto lasciar le pandette e dedicarmi ai telai meccanici.

Germignani

Tò, mi piace, questo nome d'Alleluja. Ò da battezzare un cavallo nato pochi giorni sono.... Se permetti?

Alessandro

Figurati! Tanto, io non lo sono più, da un pezzo.

Marzotti

Come?! Lei non à mai cessato di esserlo. Naturalmente, c'è differenza tra i vent'anni e i cinquanta, ma uomo più allegro, più gioviale, più burlone di lei dove vuol trovarlo? E dica: si fa nulla in città, per gli spettacoli pubblici, per la beneficenza, senza che c'entri lei? Dunque: viva Alleluja!.... O a proposito! Ora me ne dimenticavo. Sono stato oggi a vedere il carro in fabbricazione. C'è un inconveniente. Ecco qua, ò portato i disegni: guardi un po'....

(Alessandro, Germignani e Marzotti si recano attorno alla tavola; in fondo, e osservano un disegno).

Flaviano

(avvicinandosi a Pertusani) Che ne dice, caro signore?

Pertusani

Di che cosa?

Flaviano

Di tutto quello che abbiamo udito e veduto qui stasera?

Pertusani

È qualcosa che allarga il respiro! È prodigioso quest'uomo, quasi vecchio, e così giovine di cuore, ancora; che à fatto della bontà e dell'allegria i cardini della sua vita. Che fibra! Fortunato davvero suo fratello che ne divenne il genero, anzi il figliolo dilettissimo.

Flaviano

Fortunato! Lo crede?

Pertusani

Lo credo? Sicuro! E tutti possono constatarlo.

Flaviano

Sì, se tutte le gioje della vita consistessero nel benessere materiale e.... sia pure, nelle soddisfazioni del cuore. Ma, e l'onore?

Pertusani

L'onore?

Flaviano

Parlo con lei che può comprendermi. In questo meschino ambiente provinciale nel quale ò dovuto — e spero non definitivamente — ridurmi a vivere, chi mi comprenderebbe?.... Ebbene, sì: le ripeto: l'onore?

Pertusani

Davvero non capisco!

Flaviano

Via, lei conosce il passato.

Pertusani

Di Fara?

Flaviano

Oh non di lui: intemerato! ma....

Pertusani

Ah! della moglie.

Flaviano

Non siamo che io e lei qui, in tutta la città, credo, a saperlo. Io lo seppi a Napoli, e disgraziatamente, troppo tardi.

Pertusani

Cioè, quando suo fratello aveva già sposato Eva?

Flaviano

Voilà!

Pertusani

E se l'avesse saputo prima?

Flaviano

Ah! colla mia autorità di fratello maggiore avrei impedito questo matrimonio.

Pertusani

Sì?

Flaviano

Mais sans doute.

Pertusani

Ella dunque crede che le figlie debbano scontare le colpe delle madri?

Flaviano

So, caro signore, che nella nostra famiglia, la mia, non ci fu mai una macchia.

Pertusani

Via, Cavaliere, c'è dell'esagerazione d'amor proprio in quanto ella dice. Impedendo questo matrimonio, ella avrebbe fatto l'infelicità di suo fratello, innamorato di Eva. Così è il più felice degli uomini.

Flaviano

E fin quando lo sarà? Dio! abbrucia le labbra il dirlo.... e, lo confesso, nulla mi autorizza a dirlo. Ma infine.... le figlie non assomigliano troppo spesso alle madri?

Pertusani

Oh!

Flaviano

Lasciamo questo tasto terribile. Preoccupiamoci solo del passato. Ebbene, coll'onore non si scherza. Ah! giammai della vita! E, senta, ci tenevo a farle sapere, a far sapere a lei, che se sono assenziente ai fatti, appunto perchè trovai i fatti compiuti, protesto nell'intimo della coscienza. Infine, non vorrei ella credesse che, per l'interesse indiretto di mio fratello, io avessi chiuso un occhio benignamente sul passato di sua suocera.

Pertusani

Ma creda che, fosse anche stato così, io non l'avrei stimata meno. Perbacco, se tutte le figlie delle donne che commisero un fallo dovessero....

Flaviano

Anche in ciò est modus in rebus. Sì: noi sposiamo troppe figlie di donne adultere e dovremmo dare un esempio alle madri colpendole nelle figlie. Ma passi ancora quando l'adulterio fu, come dire? un adulterio comune.... Ma qui ci fu scandalo, ne seguì un duello....

Alessandro

(al fondo) Un momento, un momento! Qui di fianco, le ghirlande vanno rialzate.

Pertusani

(a Flaviano, continuando) Anche qui c'è esagerazione. Alessandro scoperse, vendicò l'offesa come il mondo stupidamente impone di vendicarla, battendosi. Poi, nel pensiero della sua bambina, evitò scandali, separazioni, ecc. inflisse alla moglie la più crudele delle pene: quella di vivere come una estranea accanto al marito. Lasciò Napoli, ritornò qui; nessuno sa nulla. E la signora Elisa à espiato duramente, ed espìa ancora adesso il suo fallo. Infine....

Flaviano

Infine, caro signore, è questo perdono di Fara che è umiliante. I Conte non si trovarono mai in simili circostanze, glie l'ò detto: le donne che uscirono dalla nostra casa o vi entrarono furono modelli di virtù. Ma in un caso simile, se disgraziatamente fosse avvenuto, un Conte non avrebbe perdonato, avrebbe ammazzato!

Pertusani

Quistione di temperamento.

Flaviano

Già, di temperamento. E Fara à un temperamento così fortunato — io direi ridicolo — da potere essere.... Alleluja, per spiegarmi con una parola, mentre avrebbe tante ragioni di piangere sui casi suoi e di tenersi in disparte.

Pertusani

Mi dica, ella non rivelò mai la cosa a suo fratello?

Flaviano

Oh! giammai della vita! E mi guarderei bene dal farlo. A che pro?

Pertusani

Giustissimo.

Marzotti

Ah! ecco, così sì. Ecco risolto il problema. Adesso corro al Circolo a dare gli ordini per domani. Non c'è tempo da perdere.

Germignani

E me ne vado anch'io. Dev'essere tardi. Le dieci! Perbacco!

Marzotti

La signora?.... Volevo salutarla.

Alessandro

La chiamo. Elisa? Elisa? (Elisa entra).

Alessandro

Guarda, Marzotti e Germignani ti salutano.

Elisa

Se ne vanno già?

Germignani

È tardi, almeno per me. Sa che io sono come i polli.

Alessandro

(a Pertusani) Tu ti trattieni un poco. Ancora una mezz'ora di chiacchiere. Non mi par vero, dopo vent'anni!

(Germignani e Marzotti salutano ed escono).

Flaviano

(porgendo la mano a Pertusani) Presidente.

Pertusani

Ma lei abita qui in casa, nevvero?

Flaviano

Sì, provvisoriamente. Vado a mettermi il frak. Dò una capatina a questo famoso veglione.

Pertusani

Buon divertimento.

Flaviano

Ma la ritrovo, passando. (Esce).

Elisa

Buona notte, signor Pertusani.

Pertusani

Buona notte, signora Elisa.

Elisa

Addio, Alessandro.

Alessandro

Buona notte, Elisa. (Elisa esce).