SCENA III.

Giulia e Gustavo

Giulia rimane un momento sulla soglia, sinchè Teresa si è allontanata. Poi richiude la porta con cura, e, rapidamente, viene a Gustavo ch'è rimasto in piedi colle spalle al caminetto, e gli butta le braccia al collo

Gustavo

cerca respingerla dolcemente.

Bada, può venir qualcuno.

Giulia

Ma no, non c'è nessuno. Che improvvisata, che bella improvvisata mi ài fatta! Non ti aspettavo, sai, stasera.

Gustavo ripete l'azione di prima.

Ti annoio? ti annoio?

Gustavo

No, mia cara, ma infine non bisogna scherzare col pericolo.

Si scioglie dall'abbraccio e siede.

Giulia

Pericoli? Ma non ce n'è punti... E non te ne sei mai preoccupato tanto!

Gustavo

È ben necessario che mi decida a ragionare e a farti ragionare.

Giulia

Non mi ami più, allora?

Gustavo

Ma sì, ti amo, ti amo, ti amerò sempre. Però pensa, Giulia, che se un giorno ti dicessi: «È necessario che ci lasciamo e che ritorniamo semplicemente i buoni amici di una volta...» anche quel giorno ti amerei come adesso, come il dì in cui fosti mia... e dovresti credermi... e dovresti ubbidirmi.

Giulia

colpita, commossa

Lo crederei nel solo caso che quel giorno non ti amassi più neppur io.

À uno scatto, corre alla porta del fondo, l'apre, guarda al di fuori, la richiude, si accosta rapida a Gustavo e siede accanto a lui.

Perchè mi fai questo discorso? Perchè mi dici queste cose? Di', di', Gustavo, dimmi... dimmi!

Gustavo

Per farti ragionare, perchè tu ti renda conto, una buona volta, della tua, della nostra situazione.

Giulia

Sei stufo? Ti secca? Vuoi finirla?!

Gustavo

Ssss!... Per Iddio!!

Giulia

Che paura ài stasera!

Gustavo

Per le sciocchezze che tu fai! Lo vedi: testè tuo marito era ancora per le scale, Teresa non era ancora uscita di qui, e tu mi buttavi le braccia al collo. Poteva tornar lui, e sarebbe stata la tua rovina. Poteva rientrare essa e sarebbe stata la pace perduta, o per lo meno il ridicolo sopra di noi!

Giulia

alzandosi

Gustavo!... Ti preoccupa in egual modo il pericolo della mia rovina, e quello di diventar ridicoli in faccia a una serva?!...

Pausa.

Tu fingi! E nella preoccupazione di fingere, dici delle cose orribili!

Siede accanto alla tavola e vi si abbandona colla testa fra le mani.

Gustavo

dopo aver accesa una sigaretta

Mia cara... tu non capisci...

Giulia

Taci! taci! Ài ragione, non capisco nulla, mi fai perdere la testa!

Pausa.

Dio mio! Dio mio! E l'avevo creduta una festa per me la tua visita di stasera!

Gustavo fa un gesto di noia: si alza, torna al caminetto. Giulia si volge, lo guarda un momento, poi gli si avvicina, come prima, affettuosa.

Gustavo, dimmi la verità: che ti è accaduto oggi? Non ci vedevamo da due giorni: ti è accaduto qualcosa? qualcosa di seccante che ti à contrariato? Stai poco bene? Di', di'... ma non ài nulla con me, nevvero? di', Gustavo?

Lo circonda, egli la respinge un poco.

No, no, non ti tocco... guarda, potrebbe vederci chiunque così... Ecco, va bene così?... Ma dimmi che è successo? Io ti perdono tutto: lo so, ài degli affari... delle noie forse...

Gustavo

Ma no, non ò nulla.

Giulia

Sì, sì, sei di cattivo umore... Vuoi andar via? Ti secca di essere venuto?... Vuoi andartene?... Ci vedremo domani; domani sarà passato... ecco. Vuoi andartene?

Gustavo

Mi mandate via?

Giulia

No! Temo che ti annoi... temo che rimanendo qui, tu mi dica ancòra delle cose che mi fanno male.... Senza scopo poi, perchè adesso dovrei perdonartele: ò capito che sei di cattivo umore, ecco tutto. Domani sarai il Gustavo di prima.

Gli toglie la sigaretta dalle labbra e lo circonda.

Gustavo

E daccapo?!

Giulia

No, no, non ti tocco!... Non vuoi? Non vuoi confessarlo che sei preoccupato, di cattivo umore?... Sì, confessalo, mi farebbe tanto piacere che tu lo confessassi. Mi spiegherei tutto, allora...

Gustavo si scosta dal caminetto e si mette a passeggiare su e giù. Giulia rimane colla faccia verso lo specchio e segue in esso i movimenti di lui.

Gustavo

Dio santo! Come ingrandite ogni cosa! Come di ogni mosca che vola fate una balena addirittura. Che vi ò detto alla fin fine? Delle cose giuste! Perchè voi donne, che dovreste avere tanta e maggiore sensibilità di noi uomini e una più raffinata squisitezza di sentimento, pure talvolta non arrivate a comprendere... Per esempio, vedete, voi non arrivate a comprendere che nella vostra casa, nella casa di vostro marito non voglio esser che un amico per voi... Che mi ripugna, che ripugna alla mia coscienza d'uomo onesto di tradire quell'uomo qui sotto il suo tetto!... Tutto questo mi indigna!

Giulia

E da quando?

Gustavo

Da... sempre! Ò potuto dimenticarlo nei primi tempi della nostra relazione, quando la passione mi accecava. Ma ora non più. Ve l'ò detto: è tempo di ragionare, e ragiono.

Giulia

E mentite!!

si volge

Oh! come mentite!... E mi parlate della vostra coscienza d'uomo onesto! Quale coscienza? Quale onestà? Sapete quale sarebbe la vera, la sola onestà? Quella di dirmi: «Non ti amo più!» senza menzogne, senza ipocrisie. Perchè non mi amate più. Lo capisco, lo capisco bene, pur troppo! Siete mutato, molto mutato, da qualche tempo!... Una volta vi lamentavate, voi, vi doleva, di non poter venire più sovente a vedermi qui, perchè non vi bastavano le ore che si passavano assieme... altrove! E cercavate dei pretesti per venire, e venivate anche di sotterfugio... Stasera, dopo tanto tempo che questo bisogno di vedermi non lo provate più, quando vi ò visto entrare e ò udita la ragione della vostra visita, ò capito subito che si trattava di un pretesto: so bene che non siete punto in pensiero per vostro fratello... E ne ò gioito, e ò creduto che ritornaste il Gustavo di una volta, e vi ò buttate le braccia al collo!... Era un pretesto, sì, ma per venire a prendere congedo da me.

Un silenzio

Non rispondete nulla? Non avete nulla da rispondere?

Gustavo

dopo aver accesa un'altra sigaretta.

Che volete che risponda alle vostre sciocchezze?

Giulia

Ah! alle mie sciocchezze! Badate, è così sciocco quello che dico come sono veri i sentimenti che avete espressi testè.

Gustavo

Che diritto avete di dubitarne?

Giulia

Poveretto! Credete dunque ch'io possa giustificare la vostra freddezza, le vostre rivolte, con un improvviso risvegliarsi della coscienza? con un'improvvisa... tenerezza per mio marito?

S'ode muoversi la molla dell'uscio di fondo. Giulia si ricompone.

Teresa

dal fondo

Signora...

Giulia

Che c'è?

Teresa

Sono le nove passate. Debbo mettere a letto il bambino?

Giulia

Sicuro! À imparata la lezione?

Teresa

Un pochino.

Giulia

Non importa. Mettilo a letto. È tardi.

Teresa esce. Gustavo si alza e torna al caminetto. Si apre di nuovo la porta del fondo ed entra Teresa che accompagna per mano Giannino

Giulia

Buona notte, tesoro mio.

Abbraccia Giannino che è venuto sino a lei, e poi si avvia per uscire.

E non dài la buona notte al signor Velati?

Giannino si dirige a Gustavo che si curva e lo bacia. Poi va al fondo. Teresa lo prende per mano e lo conduce via.

Giulia

dopo un lungo silenzio, seduta, senza guardare Gustavo

Quando penso che ci fu un tempo in cui eri geloso di mio marito! Perchè io ò sempre avuta questa virtù o questa fortuna, di non odiarlo, come quasi tutte le donne che ànno un amante odiano il marito, e lo trascurano, e lo trattano male. Io, no. È buono, è onesto, mi ama — lui — è il padre del mio bambino!... Non l'ò amato mai per questo forse mi fu facile di volergli bene, perchè noi donne non odiamo che l'uomo che abbiamo amato, e quando cessiamo di amarlo. Ma allorchè ò provato anch'io il bisogno irresistibile di amare, e per disgrazia, fatalmente, mi sono innamorata di tutt'altri che di lui, ò saputo però conservarmi ai suoi occhi una buona moglie affezionata... Tu fosti geloso di queste cure, di questa affezione. E avevi persino il coraggio, un tempo, di non credere al mio amore, e me lo dicevi, perchè ti pareva impossibile che amandoti, potessi sopportare un altro uomo vicino a me.

Volgendosi a lui che si è seduto, avvicinando la propria poltrona alla sua, affettuosa

Le ricordi le nostre discussioni d'allora? Io ti dicevo: «Gustavo, ti amo, ti amo, ed è questo amore che mi fa essere buona, paziente, saggia... Saggia, sì, perchè non voglio perderti, perchè voglio essere tua tutta la vita. Se facessi delle sciocchezze, se mi compromettessi, se dessi a lui un sospetto, s'egli dubitasse di me e mi spiasse, la nostra pace sarebbe perduta, e il pericolo, forse, ti allontanerebbe da me... E se lui sapesse tutto, un giorno, che avverrebbe? Tu, buono, onesto, non mi abbandoneresti. Ma sopravviverebbe in te l'amore, grande, immenso, come io lo voglio, senza preoccupazioni, senza noie, senza averne sciupata la tua esistenza, compromessa la tua carriera? Non ti verrei a noia, un giorno? Vedi, Gustavo, questa idea mi spaventa, mi fa inorridire: e in questa idea di perderti per colpa mia, trovo la forza di simulare, di essere in faccia a lui una buona moglie.»

Circondandolo

Ti ricordi?... E ti convincevi, e le nostre discussioni finivano in un bacio...

Pausa

Non mi ami più? Non mi ami più?... È possibile?... Gli è che ti ò abituato male: ti ò amato, ti amo troppo! Ti annoio! Sei così sicuro del mio amore! Nevvero? Gustavo? Gustavo?

S'ode dall'interno il suono del campanello elettrico. Giulia à un sussulto, dà un'occhiata alla porta, poi si curva su Gustavo, gli dà un bacio ardente sulla bocca, poi si scosta, si ricompone. Entra Andrea.