SCENA IV.
Giulia e Andrea
Giulia
ad Andrea, che entrato dalla porta di destra si è messo a cercar qualcosa per la stanza
Che cerchi?
Andrea
Non ò lasciato qui delle carte, dianzi?
Giulia
Non so.
Andrea
Ah, eccole.
Giulia
Andrea
Vado nel mio studio.
Giulia
A lavorare? Anche di festa? Non esci più oggi?
Andrea
No.
Giulia
E Giannino non si è mosso tutto il giorno, dovresti portarlo a fare una passeggiata.
Andrea
Non esci, tu?
Giulia
No. Sai che quando si à gente a pranzo bisogna sorvegliare. Di Teresa e di Antonietta ci si può fidar poco. Dovresti fare una corsa sino al Dal Verme, con Giannino, per prendere il palco.
Andrea
Ma sono le cinque e mezzo.
Giulia
Ài tutto il tempo.
Andrea
Si avvia.
Be', fai vestire Giannino.
Giulia
Andrea, che ài?
Andrea
Io? Nulla.
Giulia
Andrea
Non lo sono stato mai. Ti ò detto ciò che stimavo giusto di dirti: ecco tutto.
Giulia
E dunque?
Andrea
Devi comprendere però che io sia sempre un po' preoccupato.
Giulia
Ma perchè?
Andrea
Perchè mi dà pensiero la tua leggerezza: una leggerezza che non ti conoscevo. Non ti ò mai fatte delle prediche, non ò mai imposto nè desiderato che tu fossi una di quelle donne di una pruderie ridicola che tutto sottomettono alle apparenze, e che anzi, molte volte, fanno consistere l'onestà solo nel salvar le apparenze. Ma da questa scioltezza, da questa sicurezza di te che non mi è mai dispiaciuta, all'eccesso d'ieri ci corre.
Giulia
E allora, per una sciocchezza, per uno sbaglio, su, su, su, la testa vola, e almanacchi, e ti preoccupi... e fors'anco dubiti di me! Di che cosa non siete capaci voialtri mariti?!
Andrea
Come ài torto, come ài torto, Giulia, di parlare così! Parli come qualche volta agisci: senza riflettere. E dici delle cose che, se ne comprendessi il significato, arrossiresti di dire.
Giulia
Andrea
Io?
Giulia
Sì, tu. Sai come bisogna pigliarmi, io. Jeri mi ài fatta una paternale, mi ài convinta dell'errore che avevo commesso. Te ne ò chiesto perdono. Doveva essere finita! No, mi tieni il broncio.
Andrea
No, mia cara. Ma mi rimane il dubbio che domani, dimenticandoti di nuovo, tu faccia qualcos'altro, di meno grave, anche, ma che sia poco corretto.
Giulia
Forse che ero andata da Velati per il gusto di vederlo? C'era una ragione o no? Il movente era buono: quello di avvertirlo tuo malgrado, perchè tu per un falso riguardo non lo volevi fare. E non volevo che avessi degli impicci tu per conto d'altri. Capisci?
Andrea
E se io non ti avessi incontrata, là, tu, forse, non mi avresti neppur avvertito di quanto avevi fatto.
Giulia
Oh! no, te lo avrei detto sùbito. Ti ò mai nascosto nulla?
Andrea
Non lo so...
moto di Giulia
Non lo credo. Ma vedi, Giulia, dovevi scrivergli che venisse qui. Invece! Velati vive solo, abita nel centro della città, lo sanno nostro amico...
Giulia
E dagli! Ò capito! Ò sbagliato, sì. Si direbbe, tanto insisti, che dubiti... Per fortuna che è fidanzato!...
Andrea
Oh! Giulia! Poveretto me se avessi bisogno di una tale considerazione per acquietare il mio cuore! Decisamente non rifletti!
Si avvia.
Giulia
Andrea!
Gli si avvicina affettuosa
Ti chiedo perdono ancora un'altra volta... Ma non insistere più.
Andrea
Gli è che ti voglio bene, Giulia, gli è che sono geloso della tua riputazione. So che spesso una piccola imprudenza fu causa di grandi sventure. Vedi: io avrei voluto che ieri quando sei uscita al mio braccio da quella casa, tutti quelli che ti conoscono, tutta la città fosse là per vederti al mio braccio... Suvvia! non parliamone più, non parliamone più. Vesti Giannino. Vado a riporre queste carte e torno.