SCENA VI.

Giulia, Gustavo e Costanzo

Giulia

Buon giorno!

Costanzo le stringe la mano. Gustavo fa un lieve inchino, corretto: poi rimane al fondo, in piedi, a disagio.

Giulia

Siede sul divano e invita Costanzo a sederle accanto

Avete incontrato mio marito?

Costanzo

L'abbiamo veduto uscire con Giannino; ma volse verso la piazza. Credo non ci abbia scorti. Nevvero Gustavo?

Gustavo

Mi pare.

Giulia

È andato al Dal Verme a prendere un palco per stasera. È una vecchia promessa che adempiamo verso Giannino.

Un silenzio.

Era tanto desideroso d'andarci.

Costanzo

Chi?

Giulia

Giannino.

Un silenzio.

Costanzo

Ah! il ballo.

Giulia

Il Sieba.

Costanzo

Il Sieba di Manzotti.

Un silenzio.

È rappresentato bene, con lusso.

Giulia

Sì? Non lo ricordo quel ballo. L'ò veduto alla Scala, la prima volta. Ma è un pezzo.

Costanzo

Oh! sì, dieci anni, almeno.

Un silenzio. Piano a Giulia

(Mi pare che la conversazione langua!)

Un silenzio.

E poi c'è la musica tanto bella...

Giulia

Di che?

Costanzo

Del Sieba. Non si parlava del Sieba?

Giulia

Ah! sì.

Un silenzio.

Costanzo

È di Marenco la musica, nevvero?

Giulia

Non so...

Costanzo

Gustavo, è di Marenco?

Gustavo

Di Marenco.

Un silenzio.

Giulia

Venite anche voi, Monticelli, al Dal Verme?

Costanzo

piano a Giulia

(Siete crudele!)

Giulia

(Perchè?)

Un silenzio.

Velati, non avete nulla da dire?

Gustavo, impacciato, fa un passo innanzi accennando di no. Giulia si alza, va al fondo, dove è un piccolo stipo. Lo apre, fa scattare una molla, e, da un segreto che s'apre, toglie un pacco di lettere legate con un nastro azzurro. Poi richiude lo stipo e ridiscende la scena.

Giulia

a Velati senza guardarlo e porgendogli le lettere.

Velati, sono le vostre lettere.

Egli fa l'atto di prenderle, ed essa, ritirando impercettibilmente la mano

Le prendete?

Gustavo

Poichè... me le date...

Giulia

A voi.

Glie le dà.

Allora... tutto è finito, definitivamente finito?

Pausa

Rispondete ancòra: «poichè siete voi che lo volete!...» Nevvero? Perchè sono io che vi congeda. Vi ò fatto venire per questo.

Gustavo

dopo una pausa, tanto per dire, senza guardare mai Giulia.

Amica mia... al punto in cui sono giunte le cose... io penso...

Costanzo intanto si è alzato, è andato verso la porta come tentasse uscirne alla chetichella.

Giulia

Monticelli, andate via?

Siede sul divano.

Costanzo

No... guardavo...

Giulia

Ah! Non andate via.

A Gustavo

Dicevate?

Gustavo

Al punto in cui le cose sono giunte... dopo quanto è accaduto jeri... Non che sia la verità... Vi prometto che quanto credete sul conto mio...

Costanzo

a parte

(Dio bonino, che figura ci si fa!)

Gustavo

Ma infine, nel vostro interesse, per la vostra tranquillità... forse è meglio... è meglio così... Vi parlo francamente, a parte qualunque considerazione mia personale... Non è certamente il mio desiderio... nè che io... Vi potrei dimostrare che sono fandonie tutto quanto si dice del mio matrimonio... Ma lo stato d'animo... dirò meglio, le condizioni fatteci ad entrambi... Non so...

Si interrompe.

Costanzo

(Bel discorso!)

Giulia

a Gustavo

Avete finito? Volete che ve la dica io la verità?

Si alza, gli vien dappresso.

Non valete meglio di un altro. Mi avete tenuta due anni, sinchè vi à fatto comodo: poi vi siete stancato, e per abitudine, o per inerzia, o per paura, trascinavate questo amore come una catena che non vi riusciva di spezzare. Non valete meglio di un altro! Uno che fosse un uomo, veramente, non un fantoccio, avrebbe trovato il coraggio di dirmelo. E con una donna come me avreste potuto farlo, senza paure. Sapete bene che se anche vi amassi ancòra — e non vi amo più, ve lo giuro — non farei nulla per trattenervi, per attaccarmi a voi, perchè c'è sempre qualcosa che mi preme più di voi. Così siete venuto a questo bel risultato: che sono io che vi congedo. Io, sì, perchè se volessi, potrei vendicarmi, e tenervi, per forza: e ci stareste, perchè avreste paura. Potrei tenervi, divertendomi anche, ora che non vi amo più: un fantoccio come te non si ribella. Ma trovo che non ne vale proprio la pena. Tranquillizzatevi: vedete come sono tranquilla io! Però, badate: vi ripeto quanto dissi testè a Monticelli: badate a quello che fate. Prendete moglie o no, non me ne importa: ma salvate le apparenze di fronte a mio marito. Non vi allontanate da noi bruscamente talchè egli non possa spiegarsi il vostro contegno. Potrebbe... non dubitare, no... ma stupirsi, ricordare il passato, quello che avvenne jeri, ricostruire tanti piccoli fatti... e perdere quella completa, quella cieca fiducia che à in me, a cui tengo tanto, e di cui ò tanto bisogno!... Ah! ah! voglio poter fare quello che voglio, aver anche un altro amante se mi talenta, senza ch'io debba fingere più meglio di quello che ò finto continuamente sinora. E poi, lo sapete, voglio bene a mio marito... A mio modo, si capisce, ma gli voglio bene, e non debbo causargli neppure una preoccupazione. Siamo intesi? Venite dunque quando vi aggrada, cioè quando quel poco d'onestà di buon senso che vi rimangono ve lo faranno credere opportuno. E non temete di causarmi un dolore colla vostra vista, non crediate che il ricordo di voi mi debba togliere il sonno e l'appetito. No! Sarà tanto seccante per me il ricevervi, quanto per voi il venirci: ma è necessario! Perchè, proprio, potete vantarvi di cavarvela bene, ma la presunzione di lasciar dei rimpianti levatevela dalla testa. Non vi amo più... non so neppure se vi ò amato mai... mi par fino impossibile di aver amato un uomo come voi. Ieri, vi ò lasciato dicendovi: «non crediate di sposarla!» Era l'eccitazione del momento. Ci ò ripensato; ora vi dico: «sposatela pure!» Poveretta! come la compiango! E non crediate che vi amerà come vi ò amato io... Già, io spero che sarà più intelligente di me, e capirà subito che non val la pena di amarvi: è tempo perso!... Oh! un'ultima cosa. Abbiate la cortesia di rimandarmi tutto quanto avete di me: lettere, ritratti, biglietti... Badate di rimandarmi tutto, che non manchi nulla. Non commettete quest'ultima vigliaccheria di tenervi qualcosa. Già, d'essere stato mio amante non vi converrà di vantarvi mai, nè potreste compiacervene mai... Manderò io a prendere tutto, domani.

S'ode all'interno il suono del campanello elettrico. Costanzo corre alla porta del fondo e guarda chi arriva.

Giulia

Siamo intesi?

Costanzo

Signora, vostro marito!

Giulia

Siamo intesi?

Costanzo

concitato

Vostro marito è in anticamera.

Giulia

volgendosi a Costanzo

Ò finito!

Entra Andrea.