SCENA I.
Vittorio, Cantoni, poi Dario.
VITTORIO (sdrajato su una poltrona, legge. Entra Cantoni dal fondo)
CANTONI
Ciao, Vittorio.
VITTORIO
Come? Sei già qui?
CANTONI
Sì. Ò pensato di venire un'ora prima per chiacchierare un poco... Tanto, non so come ammazzare il tempo in questa Milano. Non conosco più nessuno!
VITTORIO
Ma... come sei entrato?
CANTONI
Bravo, per la porta!
VITTORIO
Grazie tante! Ma non ài trovato Domenico in anticamera? Il mio domestico?
CANTONI
No.
VITTORIO
Perchè...
CANTONI
Disturbo?
VITTORIO
No, ti pare? Ma siccome gli avevo detto che non c'ero per nessuno sino alle sei, così mi stupivo che ti avesse lasciato passare...
CANTONI
Ò capito; decisamente, disturbo...
VITTORIO
Ma no, ti ripeto...
CANTONI
Ài qualche beltà che viene a prendere il lunch in questo salottino che è davvero un amore?! Dimmi la verità... me ne vado... e torno pel pranzo... A che ora è il pranzo?
VITTORIO
Alle 6½. Ma rimani, ti prego...
CANTONI
Ah, no! Dev'essere qualcosa, cioè qualcuno di molto importante, di molto riservato, se l'attendi anche oggi che ài un invito... E che invito, di'?
VITTORIO
Ebbene sì... attendevo qualcuno...
CANTONI
E per che ora?
VITTORIO
Per le cinque.
CANTONI
E alle sei, naturalmente, questo qualcuno si congederà... Ài dei convegni molto spicci!
VITTORIO
No, vedi... adesso ti spiego...
DARIO (di dentro)
Ma come? Ma come? Se sono invitato a pranzo... Vittorio, Vittorio... (Entra).