SCENA II.

Vittorio, Dario, Cantoni.

VITTORIO

(E va benone! anche lui, adesso!)

DARIO

Che faccenda è questa? Domenico non voleva lasciarmi passare a nessun costo.

VITTORIO

Eseguisce i miei ordini.

DARIO

I tuoi ordini?

VITTORIO

Già: vi ò invitato per le 6½: che venite a farci qui, alle 5?

CANTONI (ridendo, a Dario)

Siamo capitati male. À un appuntamento.

DARIO

Un appuntamento?

VITTORIO

Affè d'Iddio che siete nojosi! (Comico) Bisogna rivelarvi i miei piccoli misteri. Ninì... mi aveva promesso di anticipare la sua venuta...

CANTONI

Ninì? Si tratta di lei? (Ride) Là là, allora non ò rimorsi. (Siede su una poltrona e accende un sigaro) La riceveremo insieme.

VITTORIO

Converrai... che non è l'istessa cosa...

CANTONI

Infine, senti, non mi farai mica andare a spasso per un'oretta...

DARIO (accanto alla finestra)

Come nevica!

CANTONI

Nevica, figurati! Vorrei andarmi a pigliar dell'umido! Qui si sta così bene! (Crogiolandosi nella poltrona) Una delizia! Di' Dario, noi, a Berlino, di questi lussi, non ce li siamo neppur sognati mai.

DARIO (siede e accende una sigaretta)

VITTORIO (dopo averli osservati)

E fate pure! Mettete di essere in casa vostra.

CANTONI

Oh Dio! si capisce: noi ti disturbiamo, ma non ne avevamo l'intenzione. Vuol dire che per oggi rinunzierai alle recondite gioje di un tête à tête con Ninì.

VITTORIO (sfiduciato, comicamente)

Per questo, vi giuro che non rinuncio a nulla...

CANTONI

Oh! oh!

VITTORIO

Gli è che Ninì, se verrà, chiederà a Domenico se c'è qualcuno: e quando saprà che ci siete voi tornerà indietro.

CANTONI

Falle dire da Domenico che non c'è nessuno.

VITTORIO

Bravo! per avere una scena dopo... per sentirmi dire che la comprometto e che... «badi a quello che faccio...»

CANTONI

Ah! dice così?

VITTORIO

Sicuro! (Suona).

DARIO

D'altronde io ò bisogno di parlarti, Vittorio.

CANTONI

Oh! adesso vi disturbo tutti e due?

DARIO

No, no! al nostro colloquio amo, anzi, che tu sia presente, da quel buono e vecchio amico che mi sei.

(Entra Domenico).

VITTORIO (a Domenico)

Se viene quella signora, quella signorina...

DOMENICO

Ò capito...

CANTONI

(À una bella intelligenza!)

VITTORIO

Dille che son solo, ma corri innanzi ad avvertirmi.

DOMENICO

Sissignore. (Esce).

CANTONI

Ebbene, ti giuro, Vittorio, tutto questo è curiosissimo.

VITTORIO

Meno di voi, che venite a...

CANTONI

D'accordo! E dimmi un po': se verrà, io e Dario che faremo?

VITTORIO

Uscirete per di lì: c'è la biblioteca, poi il bigliardo, poi il fumoir... Infine, ò un appartamento di quindici camere compresi la cucina e i ripostigli: ve ne metto 14 a disposizione: se vi compiacete di lasciarmene una... in casa mia!

CANTONI (ride)

Povera vittima! Di' Dario!...

DARIO (stava leggendo un giornale illustrato)

Che?

CANTONI

Oh! miracolo! Nelle nuvole, sempre! (A Vittorio) Dimmi: è la prima volta che ci viene, la Ninì?

VITTORIO

Ufficialmente sì.

CANTONI

E... officiosamente?

VITTORIO

No...

CANTONI (si alza)

Briccone! E jeri, jer sera, facendomi la fisiologia di Ninì e delle sue sorelle, osavi affermare che...

VITTORIO

Perfettamente!

CANTONI

Oh qui, che ci viene a fare?

VITTORIO

Se lo dico che non ài capito niente! Non sei ancora entrato nello spirito del tipo. Tu credi la Ninì e le sue sorelle... ciò che assolutamente non sono.

CANTONI (ridendo)

Viene qui a... parlar di politica? Dimmi, si arrischia sino a... prendere un thè e due tartine?

VITTORIO

Poco di più. È tanto compiacente da farmi da modella...

CANTONI

Oh! oh!

VITTORIO

Per la testa! Tutt'al più un pezzo di braccio...

CANTONI

E poi?

VITTORIO

E poi che?

CANTONI

«Arrivederla, torni presto...?»

VITTORIO

«Arrivederci, torna presto!»

CANTONI

Ah! le dài del tu...

VITTORIO

Officiosamente...

CANTONI

E perchè ci viene?

VITTORIO

Perchè sua madre la lascia andar attorno sola: perchè alla lezione si secca: perchè qui si trova bene un'oretta: perchè le preparo sempre qualche piccolo regalo: infine, perchè non à senso morale... Vieni qui... (Lo prende per la mano e lo conduce alla porta di sinistra e la apre). Guarda...

CANTONI (dopo aver guardato)

La tua stanza da letto... (Si scostano)

VITTORIO

Ebbene: questa soglia, è la colonna d'Ercole di Ninì.

CANTONI

Ma allora, tu sei un amante affatto platonico...

VITTORIO (comico)

Per forza!

CANTONI

Ma allora la Ninì che cosa vuole? A che cosa tende?

VITTORIO

A formarsi una posizione, ad assicurarsi un avvenire. I fiori d'arancio per lei non sono il retaggio di una esistenza illibata... non sono il gran tesoro che ogni fanciulla inconsciamente possiede e che porta in dono all'uomo che ama e che le dà il suo nome. Per la Ninì e per la Selene sono unicamente un valore, che esse sanno perfettamente apprezzare. I fiori d'arancio, che ànno sacrosantamente il diritto di portare, rappresentano in esse l'apice della corruzione più sopraffina: e non li lascieranno cogliere che da un innamorato cretino che le sposi, o da un botanico... ricchissimo che ami adornar le sue serre dei fiori più rari e costosi...

CANTONI

Ci sono! Ora ò capito! Ora ti sei spiegato bene!

VITTORIO

Ah, ma ce n'è volute delle spiegazioni! (Guarda l'orologio) Cinque ore e mezza Scommetto che à visto entrare uno di voi ed è tornata indietro... Tra mezz'ora sarà qui la madre...

CANTONI

Ah, che amore quella madre che si piglia le sue tre figliole a braccetto e va a pranzare in casa d'un giovinotto... Che tipo!... Di', di', e quel marchese... altro tipo! L'ài invitato anche lui?

VITTORIO

Per forza; me lo à imposto la Selene...

CANTONI

È il suo adoratore?

VITTORIO

Sì, come io lo sono della Ninì. Però, vedi, la Selene s'è imbattuta meglio della Ninì...

CANTONI

Perchè?

VITTORIO

Perchè quel marchese lì, mezzo rimbambolato, raccoglie le due qualità di ricco e di cretino...

CANTONI

È un botanico...?!

VITTORIO

Sì: ma se la Selene à giudizio, riesce a farsi sposare. (Guarda l'orologio): Cinque e trentacinque!

CANTONI

Sei sulle spine!... Non sei mica innamorato?...

VITTORIO

Ah no! Ma via, è carina! Non è vero che è carina?

DARIO

Quando avrete finito i vostri discorsi fisiologici e psicologici mi avvertirete, e parlerò io.

VITTORIO

Ma parla pure, cugino.

DARIO (si alza. A Vittorio)

In queste pitture così efficaci che fai di quelle ragazze, non ci metti in mezzo anche la Paolina, nevvero?

VITTORIO

No, no. Perchè me ne avresti chiesto ragione sul terreno?!

DARIO

Ti prego di non scherzare, perchè io parlo seriamente, così seriamente come se si trattasse di prendere una decisione importantissima nella mia vita.

VITTORIO

(Ci siamo! È matto!)

DARIO

E forse si tratta appunto di ciò.

VITTORIO (siede)

Sapevamcelo.

CANTONI

Ripigli il discorso d'jeri?!

DARIO

Sì, e per esaurirlo... Ò riflettuto a lungo e sono deciso a sposare la Paolina... cioè a chiederle se vuol essere mia moglie.

CANTONI

Che fa lo stesso. Perchè se credi che si farà pregare....

DARIO

Forse sì. Ò già accennato a questa mia idea ed ella à sempre cercato di cambiar discorso. Eppure sono certo che m'ama. Anzi, perchè mi ama, poveretta, non vuole assolutamente ch'io trovi in lei un incoraggiamento a compiere questo passo che il mondo potrà giudicare una pazzia! Che delicatezza di sentimento è in quella ragazza!

VITTORIO

E che cieco innamorato tu sei!

DARIO

Oh infine! Sua madre è una donna volgare: le sue sorelle, non so che cosa sieno, ma fossero tutto quello che di peggio si può immaginare, non è men vero che Paolina è una buona e saggia creatura. Vittorio à potuto constatarlo: pratica quella casa da sei mesi: à conosciuta la Paolina e à visto la vita che conduce, pura, illibata. Anche quando ancora non sapeva che io esistessi ella si comportava come adesso; non potete credere dunque che finga ora per me. Infine, l'amo: perchè non posso sposarla?

VITTORIO

Perchè forse non è necessario.

DARIO

Ah, la bella ragione! Farne la mia amante, dici tu. Sì: dato l'ambiente in cui vive, la sua famiglia disgraziata, e poichè mi ama, potrebbe darsi che acconsentisse a diventarla. E perchè accetterei questo sacrificio? E perchè compirei questo vero delitto, di abusare delle condizioni in cui la Paolina si trova non per colpa sua? «Ma il mondo riderà!» direte voi. Ebbene, io rido del mondo!

VITTORIO

E sposala! E che il Signore Iddio vi benedica, e figli maschi!... Già, senti, sei libero, sei padrone di te: non ài più, disgraziatamente, e come me, nè babbo nè mamma che ti debbano dare il consenso. Contento tu, contenti tutti. Io farò forse delle pazzie per la Ninì: e tu fanne una per la Paolina: e che Dio ce la mandi buona...

DOMENICO (di dentro)

Sissignora, sissignora. (Entra affrettato e fa dei segni d'intelligenza a Vittorio).

VITTORIO (lestissimo, piglia Dario e Cantoni per un braccio e li spinge a corsa fuori della porta di destra, dicendo piano)

Giungendo, tra una mezz'ora, non m'avete ancora veduto, oggi... (Cantoni e Dario escono dalla destra).