SCENA VI.
Delfina, Ninì, Selene, Dario, Vittorio, Il Marchese, Cozzi, Merati, Dellago, poi Paolina.
DARIO (entra e si guarda attorno un momento)
DELFINA (dalla sinistra, andandogli incontro)
Oh signor Dario, come sta?
DARIO
Bene, grazie. Quanta gente! E le sue figliole?
DELFINA
Sono là...
DARIO
Anche la Paolina?
DELFINA
No, è ancora nella sua stanza. Ora la chiamo.
DARIO
Non la disturbi.
DELFINA
Che! Quando c'è lei, ci viene volentieri qui. Loro due ànno un carattere che si rassomiglia. Stanno bene assieme. (Esce).
DARIO (si reca al fondo, saluta Vittorio, Cantoni e gli altri)
MERATI (discendendo la scena col Dellago)
(E così, sei riuscito?)
DELLAGO
(Un poco: ma il mio scopo sarebbe di fare una partie carrée. Se venissero tutte due ci si divertirebbe un mondo).
MERATI
(È difficile: perchè l'una fa ogni cosa sua di nascosto dell'altra...)
DELLAGO
(E poi quella madre sempre alle costole... è insoffribile!...) (Seguitano a parlare tra di loro e risalgono la scena).
PAOLINA (entra dalla sinistra e si sofferma un momento ad osservare)
DARIO (la scorge subito, ridiscende la scena e le vien vicino, premuroso)
Come va, Paolina?
PAOLINA
Buona sera signor Carocci.
DARIO
Come siete bella, stasera.
PAOLINA
Per carità!...
(Entra anche Delfina e rimane al fondo a discorrere cogli altri).
DARIO
Non è un complimento. (Le prende le mani, siedono entrambi sul divano). Vi dico che siete molto bella perchè trovo che la siete. Così, quando vi dico di volervi bene potete crederlo, che non è una delle solite banalità...
PAOLINA
Perchè sa dirlo con belle parole...
DARIO
No: perchè dico quello che penso. Da un mese soltanto io vengo in casa vostra: ma come io credo di avervi conosciuta bene, e perciò vi apprezzo e vi stimo, così dovreste aver conosciuto me, e stimarmi un pochino. Dovreste aver capito che non sono come tutti gli altri... Non per merito mio, non ch'io sia migliore degli altri: ma perchè ò avuta una giovinezza molto triste che mi à dato una grande serietà anzitempo...
PAOLINA
Me la racconterà qualche giorno la sua vita...
DARIO
Sì... è una storia poco allegra: la storia di quelli che rimangono orfani bambini, che son cresciuti senza il sorriso della mamma, in un collegio, poi lontano dalla patria, volontariamente, per togliersi dai luoghi che ricordano orribili sciagure... Forse c'è qualche punto di contatto tra la mia giovinezza e la vostra...
(Al fondo scoppiano grandi risate, discussioni animatissime).
DARIO (come ridestandosi)
È Vittorio che tien pulpito, sempre...
PAOLINA
È tanto allegro: ne à sempre qualcuna di nuove.
DELFINA (al fondo in tuono di rimprovero)
Signor Vittorio, signor Vittorio, via, mi raccomando!...
VITTORIO
Ma si parla dell'amore, nulla di più morale dell'amore.
NINÌ
E nulla di più morale del matrimonio!
VITTORIO (avanzandosi, seguito dagli altri)
Ecco qua: sentiamo il parere di Dario, che è un uomo serio. Dimmi: il prender moglie non è una grande sciocchezza?
DARIO
Forse! ma quante sciocchezze non si commettono più quando si è ammogliati!...
VITTORIO
Lo credi? Però, bada, c'è questo inconveniente: che qualche volta l'uomo cessa di far delle sciocchezze quando prende moglie: ma la donna, molto spesso, comincia a farne quando prende marito...
MARCHESE
Un momento, un momento: su questo punto lasciate giudicare a me che delle mogli ne ò avute due...
NINÌ
O poveretto!
MARCHESE
Sicuro, sono vedovo due volte. Ebbene... non chiedetemi di più...
VITTORIO (a parte, ma abbastanza forte per essere udito)
Che bestia!
MARCHESE (lo guarda colla coda dell'occhio un po' dubbioso, poi continua)
Credete a me, figliuoli, finchè siete in tempo, non prendete moglie. (Tutti ridono).
DARIO
Tuttavia l'amore...
NINÌ
Oh per carità non la mi cominci una delle solite sue discussioni tedesche. Io voglio ballare... Signor Vittorio, mi faccia ballare... Chi ci suona una polka? Ah! il signor Cantoni...
CANTONI
Se mi riesce...
NINÌ
Sì, sì... (lo trascina al piano; tutti li seguano fuorchè Dario e Paolina).
MARCHESE (trattenendo Vittorio, bonariamente)
Scusi: un momento fa, quando io parlavo, ella à esclamato: che bestia! — Non lo diceva a me, nevvero?
VITTORIO
Le pare, marchese! Lo pensassi anche non oserei mai di dirglielo.
MARCHESE (soddisfatto)
Ah! (Gli stringe la mano). Poichè lei è tanto gentile, senta, vorrei chiederle uno schiarimento. Lei è pratico della casa, nevvero? conosce a fondo questa famiglia...
VITTORIO
Oh Dio... a fondo... relativamente.
MARCHESE
Le dirò, in confidenza: Selene è una bellissima ragazza...
VITTORIO
Ma sicuro... ed ella à un debole per lei... lo confessi marchese...
MARCHESE
Perchè no? Vorrei sapere... Ecco... è difficile a dirsi... non vorrei che interpretasse male la mia domanda...
VITTORIO
Dica, dica...
MARCHESE
Vorrei sapere... Ripeto, lo domando a lei, perchè conosce meglio di me la famiglia... Io mi ci raccapezzo poco...
VITTORIO
Credo di essere entrato nello spirito della cosa. Permetta una domanda. Lei è molto lontano dall'idea di ammogliarsi una terza volta?...
MARCHESE
Oh Dio, secondo. La primissima gioventù è passata: d'altronde... la solitudine non mi va; se si trattasse di accasarmi, per far una vita quieta, tranquilla...
VITTORIO
È l'affar suo, allora...
MARCHESE
Crede proprio? Da amico?
VITTORIO
Da amico! Selene è fatta apposta per lei.
NINÌ (al fondo)
Signor Olgiati...
VITTORIO
Vengo, vengo...
MARCHESE (porge la mano a Vittorio)
VITTORIO (al marchese)
Ci pensi. (Il Marchese si allontana).
VITTORIO (lo osserva in aria canzonatoria, poi si dirige a Paolina)
Si può salutarvi? Ma davvero che mio cugino, se à il merito di avervi ricondotta un poco tra di noi, in società, dove non vi lasciavate veder mai, à poi il gran torto di ipotecarvi tutta a suo favore...
(Cantoni tocca i primi accordi di una polka).
PAOLINA
Si discorreva...
VITTORIO
Oh! naturalmente; e di cose molto serie... non c'è da essere in pensiero: ma ciò non toglie che in un modo o nell'altro vi rendete terribilmente preziosa...
NINÌ (dal fondo)
Olgiati!
VITTORIO
Vengo, vengo. (Alla Paolina) Voi, già, non ballate?
PAOLINA (si schermisce)
VITTORIO
Suvvia: un solo giro non fosse che per non lasciarvi compromettere troppo da Dario...
PAOLINA (aderisce a malincuore, si alza e dà il braccio a Vittorio)
VITTORIO (piano a Dario)
(Te la riporto subito).
(Vittorio e Paolina si avviano al fondo).
NINÌ (accanto al piano, al Cantoni)
No, no, suona anche lei come un tedesco. Ci suonerà Beethoven, dopo, quando saremo stanchi. Cozzi, suonate voi un pochino.
(Il Cozzi si mette al piano e suona. Il Cantoni ridiscende la scena e viene accanto a Dario. Le coppie si mettono in attesa).
DELFINA (accorrendo)
No, no, siete matti? Qui che non c'è posto neppur per muoversi! Chi vuol ballare, in anticamera, che è grande e non c'è pericolo di romper nulla...
NINÌ
Ma non si sente il piano, allora! Trasportiamolo accanto alla porta... Su, su... (Tutti trascinano il piano vicino alla comune. Il Cozzi si mette a suonare e tutti escono. Però la scena al fondo è sempre mossa, qualcuno va e viene, e dalla porta ogni tanto si vedono le coppie che passano).
(Rimangono sul dinanzi della scena Dario e il Cantoni).
CANTONI
Che famiglia bizzarra!
DARIO
Ti sei già formato un giudizio?
CANTONI
Vittorio mi à spiegato l'ambiente...
DARIO
Oh! mio cugino è un gran pessimista. Te ne avrà detto un mondo di male...
CANTONI
Ma quello che ò potuto constatare sinora non è nulla di meglio. Quelle due ragazze...
DARIO
Quali?
CANTONI
Selene e Ninì...
DARIO
Ah! Ma Paolina è tutt'altra cosa...
CANTONI
Non l'ò ancora osservata bene... Però anche Vittorio mi diceva...
DARIO
Meno male che le rende questa giustizia!
CANTONI
Sì, ma finirà per sentire anche lei l'influenza....
DARIO
Non c'è questo pericolo! È troppo buona, è troppo saggia...
CANTONI
Mi pare che tu le faccia una corte molto assidua...
DARIO
Ti confesso che provo una grande simpatia per lei. Mi fa compassione vedendola qui in questa casa. Come ne soffre! Guarda: ò pensato già più d'una volta, seriamente, se io non potrei fare qualcosa per lei... toglierla di qui...
CANTONI
Eh! non ci sarebbero che due mezzi. Farne la propria amante... o sposarla.
DARIO
Farne la propria amante? Come si vede che non la conosci! Una sola parola che le venga rivolta meno che rispettosa...
CANTONI
Se ne offende? Può essere una ruse come un'altra.
DARIO
Ecco la differenza! Non se ne offende; capisce, poveretta, che non può farlo, che non à il diritto di farlo: ma se ne accora, se ne cruccia sino a muovere compassione. La vita che conduce ne è una prova, del resto!
CANTONI
E allora... non c'è che sposarla... Bada, scherzo, veh!
DARIO (indifferente)
Oh! si può anche dirlo sul serio...
CANTONI (stupito)
Che?...
(Entra Vittorio)
NINÌ (di dentro, batte le mani e grida)
Alla queue, alla queue!
VITTORIO
Divento vecchio... non so più ballare...
DARIO
E la Paolina?
VITTORIO
Non à potuto rifiutare un giro di polka a quel Merati che le fa una corte spietata, con nessun successo però, non spaventarti.
CANTONI
Ma sai che Dario è davvero innamorato della Paolina?
VITTORIO
Eh se lo so! Gli è che la piglia da un lato molto falso. Ma ditemi un po': vojaltri, là in Germania, lo prendete sempre così sul serio l'amore?
CANTONI
Ma davvero che Dario lo piglia troppo sul serio. Figurati che or ora mi diceva come capirebbe che si potesse sposare la Paolina!
VITTORIO
Bè... fin là, spero che non spingerebbe la sua serietà!
DARIO
Perchè no?
CANTONI
Ci canzoni?
DARIO
Niente affatto. Io non ò detto di volerla sposare: ma penso che alla fin fine non c'è una ragione, buona, convincente, che m'impedirebbe di farlo.
VITTORIO
Ma bisogna essere un bambino o un visionario come te, dai subitanei esaltamenti, per pensare di quelle baggianate lì....
DARIO
Non divagare... Dimmi perchè uno che s'innamorasse della Paolina non dovrebbe farne sua moglie. Perchè non à dote?
VITTORIO
Oh! Ma Cantoni, che non vive nelle nuvole come te l'à capito subito il perchè.
DARIO
E dimmelo.
VITTORIO
Ma... guardati attorno...
DARIO
Ebbene?
VITTORIO
Questa casa...
DARIO
Non è la casa di Paolina: è la casa di sua madre...
VITTORIO
E questa madre, e le sorelle?...
DARIO
Parlo di Paolina, non delle sorelle...
VITTORIO (a Cantoni)
Ài inteso? Che filosofo me ne ànno fatto lassù, nella terra d'Arminio? Là, là, non discorriamone che è meglio. Sappiate dunque che ò invitato la Signora Tossi, Ninì e Selene, a venir a pranzo domani da me. Inauguro così allegramente la mia nuova casa. (Al Cantoni) Naturalmente tu sei della partita.
DARIO
E la Paolina?
VITTORIO
Eh! quella lì non ci viene. Se vuoi provare tu... Non esce mai...
CANTONI
E le altre ci verranno?!
VITTORIO
Sicuro che ci verranno. E perchè no? La signora Delfina trova che non c'è nulla di male in questo.
CANTONI
Accettare un pranzo in casa di un giovinotto?
VITTORIO
Mi sarei offeso se non avessero accettato: e per non offendermi!... Del resto, la signora conta su questi inviti, per il pareggio del suo bilancio. Ne à due o tre per settimana. Sai, tra onomastici e compleanni, conoscendo tanta gente, si ànno a disposizione tutte le date e tutti i santi del calendario! E per essa è un'economia. Così, quando invita lei, prepara la zuppa: tutto il resto lo portano gli invitati... e ce ne avanza pel dì dopo... Sempre la questione delle apparenze: denaro mai, ma generi in natura puoi offrirne fin che vuoi!
(Intanto la Paolina è rientrata, Dario, appena vistala, le si è avvicinato).
VITTORIO (volgendosi)
(Eccolo là! Decisamente è innamorato!)
NINÌ (rientrando)
Signor Vittorio, ci à abbandonati completamente?... (piano) Venite venite di là tutti, che voglio far ballare il Marchese. Dev'essere una bellezza!
(Tutti escono fuorchè Dario e Paolina)
DARIO
Come siete pallida... quasi agitata... State poco bene?... Vi ànno forse detto qualcosa che vi è spiaciuto?
PAOLINA
No, no, sto poco bene... Forse sarà meglio che mi ritiri...
DARIO
Volete che me ne vada io?
PAOLINA
Perchè mai?... No, no...
DARIO
Ò una preghiera da rivolgervi...
PAOLINA
A me?
DARIO
Sì... Vittorio à invitato per domani vostra madre e le vostre sorelle... a pranzo...
PAOLINA (si turba)
DARIO
Non à osato d'invitare anche voi, perchè sa che non andate mai da nessuno, voi... Se ve ne pregassi io?...
PAOLINA
Oh! no, signor Dario, non mi dia la pena di doverglielo rifiutare...
DARIO
Sentite... la casa di mio cugino è come fosse la mia casa... E se io vi pregassi di venire da me, con vostra madre, ricevuta nell'istesso modo con cui sempre vi parlo, cioè con tutto il rispetto che meritate, o tutt'al più con quell'affetto che vi porto e che non è più un mistero per nessuno?... Non rispondete?...
PAOLINA
Signor Dario... Ella forse s'inganna sul conto mio... o per lo meno sui sentimenti che prova a mio riguardo...
DARIO (sicuro di sè)
Non credo! Ad ogni modo, volete venire domani in casa di mio cugino? Avremo campo di spiegarci meglio, da solo a sola... Non merito, almeno, la vostra confidenza?...
PAOLINA (commossa, gli sorride, quasi annuendo)
DARIO
Ci verrete?
PAOLINA
Sì.
(Entra Delfina e rimane al fondo occupata all'apparecchio del thè).
DARIO
Grazie.
VITTORIO (dal fondo, a Dario)
Questa è sovranamente nojosa!
DARIO
Che?
VITTORIO
Selene m'infligge per il pranzo di domani quel nojosissimo marchese! Mi scongiura d'invitarlo, altrimenti...
DARIO (ridendo)
Vuoi che gli faccia io l'invito?
VITTORIO
Sì, bravo, faglielo tu. (Dario esce).
PAOLINA (intanto à preso un giornale ch'era sul tavolo e legge in quarta pagina)
VITTORIO (l'osserva un momento, poi le si avvicina adagio, dietro le spalle)
Anche voi...
PAOLINA (spaventata si volge)
VITTORIO
Anche voi avete la vostra piccola corrispondenza in quarta pagina? Via, via, non fatevi rossa... non è un delitto... io poi sarò discretissimo.
(Intanto la scena si ripopola. Il pianoforte tace).
PAOLINA (alle parole di Vittorio à un impeto di commozione così viva, così intensa, che anche Vittorio ne è colpito)
Anche lei, Signor Vittorio, mi giudica così male! Anche lei!
DELFINA (al fondo)
Ninì, occupati un poco del thè...
NINÌ
Sì; signor Merati mi ajuta? (Eseguisce in fondo alla scena, versando il thè nelle tazze.)
VITTORIO (a Paolina)
Ma per carità, non vi affliggete adesso...
PAOLINA
Ah! come è triste, come è doloroso di trovarsi in situazioni come la mia...
VITTORIO (benevolo)
Oh, Paolina, non giustificatevi... non ò nessuno diritto... sono veramente addolorato di avervi causata una pena... non ne avevo proprio l'intenzione...
PAOLINA
Eh no! io lo capisco bene... lei mi spia da qualche tempo, cerca di cogliermi in fallo... è la sua missione...
VITTORIO (dissimulando)
Ma che dite mai!
PAOLINA
Oh! io la apprezzo: à capito che suo cugino forse sta per commettere una pazzia e vuole impedirglielo. Le occorre qualcosa di concreto per convincerlo, e va cercando... Ebbene signor Olgiati... non si dia più questa briga...
NINÌ (viene colla tazza di thè e la porge a Vittorio poi si allontana)
Signor Vittorio...
VITTORIO
Grazie piccina. (A Paolina) Non vi capisco...
PAOLINA
Sarò io stessa che, nel caso, glielo impedirà...
DARIO (viene con una tazza di thè e la porge a Paolina)
Paolina...
PAOLINA
Grazie, non ne prendo...
DARIO
Neppur un sorso?
PAOLINA
No, grazie...
DARIO (torna al fondo per posare la tazza)
PAOLINA (a Vittorio)
Su quel giornale, cercavo semplicemente di scoprire, se mi riesce, le pazzie delle mie sorelle, per rimediarvi, o evitarne le conseguenze, se è possibile... Ecco tutto... glie lo giuro, signor Vittorio...
VITTORIO
Ma... vi assicuro Paolina...
PAOLINA
Non mi spii più... non scoprirebbe nulla... Le prometto che saprò evitare a Dario e a lei qualunque pena, qualunque dispiacere... (commossa ognor più) Glielo prometto... Soltanto... non dica nulla a Dario... non gli dica nulla... Egli potrebbe interrogarmi... potrebbe affrettare una decisione... e allora forse mi mancherebbe il coraggio... E, glielo giuro, ò bisogno di tutto il mio coraggio... (Sul punto di scoppiare in un singhiozzo, si allontana per nascondere la propria emozione).
VITTORIO (a parte)
(Via! o sa fingere alla meraviglia... o è davvero una gran disgraziata!)
(Intanto, e cioè al principio del dialogo tra Paolina e Vittorio, Delfina è venuta a sedersi su una poltrona, e a poco a poco si è addormentata. A questo punto, al fondo, dove tutti, fuorchè Paolina e Dario, sono raccolti attorno al piano, scoppiano di nuovo le risate e un vocìo generale).
VITTORIO (osserva la scena, poi Delfina addormentata)
Che madre... romana! (Poi siede, mentre al fondo s'intuona la canzone di Carulì: egli accende una sigaretta, allunga le gambe, e si accompagna al coro, sottovoce. Cala la tela).
Fine del Primo Atto.
ATTO SECONDO
Salotto ricchissimo in casa di Vittorio. Al fondo una grande apertura dalla quale si scorge una specie di andito fiorito o serra. Divani, grandi tavole coperte di libri e di riviste. Una parte del salotto è arredata ad uso di studio da pittore: un elegante cavalletto, scatole di colori, ecc. Porte ai lati.