SCENA II.
Vittorio, Cantoni.
CANTONI
E dunque? Io, ti assicuro, sono qui trasognato...
VITTORIO
Ed io no? È un tal miscuglio di comico e di drammatico, caro mio, che non mi raccapezzo più. Ma, intanto, come sei qui?
CANTONI
Sono stato da Dario, poichè non l'avevo veduto jeri sera: e mi à raccontato tutto. Gli ò chiesto di te: mi à detto che eri qui, e son venuto. Intanto non occorre dire che mi metto a tua disposizione, se c'è qualcosa da fare, se posso essere utile...
VITTORIO
Tutto quello che c'è da fare è di stare accanto a Dario perchè non commetta qualche sciocchezza. Tu come l'ài trovato?
CANTONI
Calmissimo in apparenza. Egli mi diceva: «Sai, io sono come quello che per miracolo è sfuggito ad una grande sciagura: passato il primo istante di sbigottimento, torno a respirare liberamente, mi sento rivivere.» Ma in realtà non è così. Dava le disposizioni per partire. Dice che vuol partire subito, che Milano gli è insoffribile...
VITTORIO
Già: ma sai perchè? À vergogna: teme il ridicolo... Capisci, succede in lui qualcosa di strano ma che si spiega perfettamente. Era un'idea fissa che lo guidava: «Paolina è degna di me; tutto il resto non mi riguarda.»
CANTONI
Ricordo il nostro colloquio, in casa tua, il giorno del famoso pranzo...
VITTORIO
Bravo! — Ma ora, ora, capisci, la benda gli è caduta dagli occhi: Paolina non è degna di lui! — Per Dario è stata una doccia; e adesso torna a ragionare, cioè sragiona come prima ma in senso inverso. «Che bestia sono stato!» dice in cuor suo «mi si ingannava, mi si tradiva!» E non crede più a nulla. Dubita della sincerità di Paolina, suppone che la madre sapesse tutto e cercasse di tradirlo, anche lei... Infine, vuol essere o parere troppo furbo, per compensarsi della ingenuità passata. E vuol fuggire, non vuol rivederla, Paolina, e finge una calma che non à, perchè si capisce che l'ama ancora quella... ragazza, chiamiamola così... E Dio faccia che non commetta pazzie!
CANTONI
Temi che si decida a sposarla ugualmente?
VITTORIO
Questo no. Ora à troppa paura del ridicolo. Jeri era un eroe; gli pareva di compiere una grande azione: salvare una sventurata in pericolo! Oggi non ardirebbe di uscir di casa, perchè in ogni uomo che incontra vede un ex-amante di Paolina. E questo non è, ne sono convinto.
Ma quel Vercellini...
VITTORIO
Quel Vercellini era un vecchio amico di famiglia... Ella lo conosceva da bambina... Rimasta orfana del padre, senza guida, senza cure, con quella madre là, figurati!... realmente ingenua, diciassette anni... Infine la solita storia! — Non sarebbe accaduto questo alla Selene o alla Ninì, sai? — Paolina, quando potè misurare tutta la gravità del fallo (che nascose a tutti, gelosamente, e che per fortuna non ebbe conseguenze) chiese a quel furfante una riparazione; egli le rispose offrendole... un matrimonio morganatico.
CANTONI
E tutto ciò come lo sai?
VITTORIO
Paolina lo scrisse a Dario jeri sera.
CANTONI
Di questo non mi à detto niente...
VITTORIO
Già; perchè non ci crede.
CANTONI
E tu ci credi?
VITTORIO
Io sì. Scusa: ella si era imbattuta in un cieco come Dario: poteva tacere, lasciarsi sposare. À confessato! Vuol dire che è buona e onesta e sincera!
CANTONI
E le sorelle?
VITTORIO
Non sanno nulla. La madre sentì risvegliarsi in sè stessa un senso di pudore, di vergogna, a modo suo, e celò ogni cosa a Selene e Ninì. E la Ninì aveva in pronto per stamane una famosa bomba: va a cantare l'operetta! — Neanche a farlo apposta! — Soltanto, dietro mio consiglio, non disse tutta la verità: fece credere che va a cantar da mezzo soprano al Bellini di Napoli, scritturata telegraficamente per supplire una collega fischiata.
CANTONI
E là madre diede il permesso?
VITTORIO
C'era poco da permettere: la Ninì quello che vuole, vuole. D'altronde, le balenò un'idea che le parve meravigliosa nel suo piccolo criterio. Lasciare Milano: qui non à più nulla da sperare: dunque, è un bene che la Ninì se ne vada; e magari anche la Selene! Rimasta sola con la Paolina cercherà d'indurla a seguir le sorelle e a trasferirsi altrove. E allora dice alla Selene di seguire la Ninì. E per tutta salvaguardia le fa accompagnare dalla fantesca, una donna fidata che ànno in casa da varî anni. La Selene, come puoi credere, non si fa pregare: soltanto, si dà premura di avvertirne quel vecchio marchese rimbambolato. — E così tra un'ora, se vuoi ammirare un quadretto di genere degno del Favretto, vai alla stazione: e nel treno di Roma, in un comparto di 1ª classe, vedrai Ninì, Selene, il marchese e la serva. E questa è la fine delle vergini!
CANTONI
Che fine... immatura!
VITTORIO
Ed ora, amico mio, ti prego, torna a Dario, stagli vicino.
CANTONI
Ci corro.
VITTORIO
A proposito. Digli che sono qui finchè ò... fatta la spedizione per Napoli, ma che non parto.
CANTONI
Dovevi partire?
VITTORIO
Dovevo accompagnare la Ninì. Ma tu capisci bene che non ò nessuna voglia di farlo, adesso.
CANTONI
Lo capisco perfettamente.
VITTORIO
Anzitutto non posso lasciare Dario: se proprio si deciderà a partire, lo accompagnerò a Berlino. E poi... te lo confesso... voglio far qualcosa anche per la Paolina. Povera ragazza, mi fa pietà; trovo che è degna di tutta la commiserazione. (Accompagnandolo) Ci vediamo in casa di Dario, tra poco.
CANTONI
Sta bene. Addio.
VITTORIO
Addio.
(Cantoni esce).