SCENA III.
Vittorio, poi Paolina.
(Vittorio accompagna Cantoni sino all'uscita. Intanto Paolina appare alla porta di sinistra, e vedendo Vittorio si sofferma timida, vergognosa. Egli allora si dirige a lei, e le porge la mano. Paolina lo guarda per un momento, stupita. Vittorio le prende la mano e la stringe affettuosamente tra le sue, fissandola negli occhi, benevolo).
PAOLINA (con un fil di voce, commossa)
Lei mi porge la mano, signor Vittorio?
VITTORIO
Sì: e vi prego di ritenermi il vostro migliore amico. (La trascina dolcemente al divano e la fa sedere, sedendole accanto).
PAOLINA
Oh, grazie, grazie per queste sue parole. Ora posso lusingarmi di essere stata compresa, almeno da lei... Perchè non desidero altro ormai: di non essere disprezzata, di non essere creduta una malvagia che voleva ingannare l'unico uomo che ò amato con tutta l'anima mia... Egli mi disprezza forse... egli crede forse ch'io sia stata...
VITTORIO
Oh! no, Paolina. La vostra confessione, se impedisce a Dario di compiere quello che era il suo sogno, non gli dà il diritto che a compiangervi. Dario è oggi infelice quanto voi, forse più di voi. Questo colpo lo à annichilito. Egli non ragiona più, non riflette più... à perduta la testa... Pensa a fuggire, lontano da qui, dove aveva intravveduta la suprema delle felicità, dove invece si è trovato ad un tratto colpito dal più crudele dei disinganni.
PAOLINA
E sono io la causa di tutto ciò! Dio mio. Dio mio, avrei dovuto disingannarlo subito, avrei dovuto dirgli sino dal primo giorno...
VITTORIO
Ah, sì, figliola mia: sarebbe stato meglio per voi, per la vostra felicità, forse...
(Paolina scoppia in pianto, singhiozza affannosamente).
VITTORIO (cercando confortarla)
Paolina, Paolina...
PAOLINA (a voce interrotta, singhiozzando)
Io lo sapevo bene che non potevo essere sua moglie... Ma egli mi credette buona, onesta, degna di lui... Ò cominciato ad amarlo appunto per questo, perchè mi trattava bene, perchè mi mostrava del rispetto... mentre tutti gli altri... (Pausa) Avrei dovuto trovarlo prima, lo so, il coraggio di dirgli il mio segreto, di svelargli che non ero quella che mi credeva. Oh! che sforzi ò fatto per trovarlo questo coraggio, sino dal primo giorno. Ma egli mi parlava con tanto amore... «Tu sei buona, mi diceva, sei onesta, non puoi più rimanere in questo ambiente, almeno per ora, per qualche tempo, finchè avremo rimediato al male che ti circonda adesso... e a cui tu ài saputo sfuggire!» Egli mi diceva così... Era il primo uomo che mi stimasse, il primo che non mi dicesse delle cose orribili... Ed io avrei dovuto rivelargli la verità! Pensi, pensi che supplizio! C'erano persino dei momenti in cui finivo per convincermi che questo bel sogno si poteva realizzare, che io avrei potuto essere la moglie buona, onesta, innamorata che egli sognava!... (Esaltandosi) Ma jeri! jeri! venne lui, quell'infame... e stava per entrare, avrebbe stretta la mano di Dario, del mio Dario adorato... Ah! allora l'ò trovato il coraggio, non ò più avuto vergogna... ò sentito che non avrei arrossito in quel momento confessando la mia sventura... E l'ò fatto... e ò benedetto Iddio che mi à data la forza di farlo... tardi, ma ancora in tempo!... (Scoppia di nuovo in singhiozzi, nascondendosi la faccia tra le mani).
VITTORIO (dopo una pausa, commosso)
Orsù, figliola mia, non crucciatevi così... non piangete più... Pensiamo piuttosto al da farsi: ve l'ò detto, voglio essere il vostro migliore amico, voglio far qualcosa per voi... Sentite... nelle condizioni d'animo e di spirito in cui Dario si trova, non vi consiglierei neppur di tentare di rivederlo... adesso...
PAOLINA
Oh! non lo tenterò... glielo giuro!...
VITTORIO
Lo dico per voi... vorrei risparmiarvi nuove emozioni... avete bisogno di essere calma... oggi specialmente... Fra poco saranno qui la Ninì e la Selene, dovete nascondere il vostro affanno... Via, Paolina, asciugate i vostri occhi... dissimulate... non fatevi scorgere così... lasciate che partano... poi, rimasti qui noi soli, vedrete che, con calma, troveremo — decideremo...
PAOLINA (alzandosi, sforzandosi di essere calma)
Sì, sì... lo vede... sono calma... sono tranquilla... Dopo tutto, signor Vittorio, non ò il diritto di esserlo? La mia coscienza non mi rimprovera nulla... So che, onestamente, Dario non può rimproverarmi di nulla... non l'ò tradito, non l'ò ingannato, come avrei potuto farlo se fossi stata meno onesta... (Commovendosi ancora) se l'avessi amato meno...
NINÌ (di dentro)
Per di qua, per di qua.
VITTORIO (a Paolina)
Paolina, dissimulate, ve ne scongiuro.
(Entra Ninì, seguita da un fattorino).