SCENA V.

Paolina, Dario, Vittorio.

DARIO (bacia in fronte Paolina)

VITTORIO (a parte)

(Eppure... che strano dubbio... Essa non finge... certamente: e allora, perchè?...)

DARIO (venendo a Vittorio)

E tu che facevi qui, in colloquio intimo? Bada, son geloso...

VITTORIO

E sei allegro! (Gli stringe la mano) Ma sapete Paolina che avete il merito di aver trasformato Dario? Da ragazzo lo chiamavamo mutria, avea sempre sempre un palmo di broncio... Ora è allegro come un pesce. Oh! l'amore!... Ed ora, poichè sei geloso, me ne vado. (Piano) (A proposito...) (forte) Scusate Paolina. (Piano) (Ti ò già detto, in segreto, il gran progetto di Ninì...)

DARIO (ridendo)

(Sì...)

VITTORIO

(Ridi anche di questo?)

DARIO

(Che me ne importa? Io e Paolina partiremo il dì delle nozze e ce ne andremo tanto lontano, per sempre, forse... Poichè non spingo il mio eroismo, come lo chiami tu, sino a tentare la rigenerazione dell'intera famiglia!)

VITTORIO

(Bè, dunque, dovrebbe partir domani per Napoli ed io dovrei accompagnarla).

DARIO

(Benone!)

VITTORIO

(Ma... non credi che tenti di rimandare questo affare a dopo le nozze? Perchè, come puoi immaginare, sarà uno scandalo, tutta Milano ne parlerà...)

DARIO

(Ebbene?... Ma anzi, è una fortuna...)

VITTORIO (forte)

Perdonate, Paolina...

PAOLINA

Ma vi pare!

VITTORIO

Un affare mio di famiglia...

DARIO (piano)

(Ti dico, molto meglio: il mio matrimonio non è una festa, o lo è, intima, per me solo: sarà meglio che quella scimunitella sia lontana: tanto chiasso di meno).

VITTORIO (piano)

(E sia come vuoi! Io l'accompagno e torno in tempo...)

DARIO

(Ma no, non ne vale la pena: ci abbracciamo stasera, e verrai a trovarmi a Berlino. Ne riparleremo a pranzo...)

VITTORIO (alla Paolina)

Arrivederci, dunque...

PAOLINA

Buon giorno, signor Vittorio.

DARIO (piano a Vittorio, accompagnandolo)

(Paolina non sa nulla neppur essa?...)

VITTORIO

(No, nessuno. La bomba dovrebbe scoppiare domattina, secondo i disegni di Ninì). (Gli stringe la mano ed esce).