SCENA VII.

Paolina, Delfina, Dario.

DELFINA (affannata)

Eccomi qui. Oh Dario, come va?... Sono stata dalla sarta, dalla modista. È quasi tutto pronto... (Con intenzione) Quasi!...

PAOLINA

E la Ninì, e la Selene?

DELFINA

Ànno voluto assolutamente andare alle loro lezioni: che smania di studiare ànno quelle due ragazze! Dicevo dunque che tu, Paolina, ti sei scordata una cosa importante, anzi due.

PAOLINA

E quali?

DELFINA

Anzitutto i testimonî per le nozze. Ci ò pensato io. Ò scritto stamane un biglietto al Vercellini...

PAOLINA (spaurita)

Al Vercellini?!

DELFINA

Sì. Non lo si vedeva da un pezzo. Nota che egli non sa nulla del tuo matrimonio. Bisognava avvertirlo. Quanto poi all'essere il tuo testimonio, gli spetta di diritto.

PAOLINA (c. s.)

Gli ài scritto, tu, stamattina? Gli ài detto di che si tratta?

DELFINA

No, ò voluto lasciargli la sorpresa: gli ò mandate due righe soltanto, per pregarlo di passare oggi...

PAOLINA (con orgasmo crescente)

E verrà?

DELFINA

Certo... lo spero, se non è malato... Ò pensato bene?

PAOLINA

No, non voglio!

DELFINA

Non vuoi?! Ma come? Il nostro migliore amico? (A Dario) Si figuri, signor Dario.... lei non lo conosce, nevvero? È il nostro amico più vecchio, più affezionato: sono vent'anni che frequenta la nostra casa... Sarebbe stata una vera mancanza di riguardo... (alla Paolina) Chissà che bel regalo ti farà!

PAOLINA (agitata ognor più)

Non voglio!

DELFINA

Già, io non l'ò mai capita questa tua antipatia pel Vercellini... e nata tutto a un tratto, poi! Quando eri una bambina gli volevi tanto bene!... (Cambiando tono) Poi ti eri dimenticata un'altra cosa.

PAOLINA (quasi con ira)

Quale?

DELFINA (con una strizzatina d'occhi)

Sta a sentire. Ò veduta dalla sarta una bella pezza di amoerro bianco... Le ò data la commissione...

PAOLINA

Di che?!

DELFINA

E me lo domandi? Della veste da sposa...

PAOLINA

Ma no, ma no!

DELFINA

Anche questo, no? Ma in chiesa come ci vuoi andare? (A Dario) Perchè andrete anche in chiesa, nevvero?

DARIO

Certamente.

DELFINA

Ci tengo sa? La religione va rispettata. E poi già è bella la cerimonia della chiesa. Vengono tutti i conoscenti, tutti i vicini di casa... Ebbene dunque: in chiesa ci si va in bianco...

PAOLINA (quasi con disperazione che invano cerca dominare)

Ma no... (a Dario) Non si era già tutto stabilito? Niente lusso, niente apparato?... Dario, tu me lo avevi promesso... (In preda ad una agitazione che aumenta ognor più, passeggia la scena irrequieta, con una grande preoccupazione, non ascoltando neppur più Delfina).

DELFINA

Oh caro cielo! Ecco le belle idee moderne!... Niente lusso, niente apparato! E noi povere mamme, che si vive in attesa di questo giorno... Oh! la propria figlia in veste da sposa, in chiesa! Una consolazione, un godimento, perchè si dice: eccola qua, guardatela, ammiratela, è il mio sangue...

PAOLINA

No, mamma, ti prego...

(Dario ascolta, osserva tutto un po' stupito, sta per intervenire, ma Delfina continua).

DELFINA

Oh, sarai mamma anche tu!... E poi già adesso è deciso! Una bellissima stoffa, e costa poco, relativamente. Vedrà signor Dario che non si spenderà molto. Una veste semplicissima veh! Poche trine sul davanti, (agisce indicando) un nœd qui sul fianco e una spilla di strass al collo.... (Paolina le si è avvicinata, quasi per interromperla. Delfina continua la mimica su di lei). Sulla testa il velo, lunghissimo, e i fiori d'arancio. (Cava di tasca il fazzoletto bianco, lo attorciglia e fa per porlo come una corona sulla testa di Paolina, dicendo) Sarà un effettone! (Ma Paolina si schermisce, si svincola, si scosta, sdegnosa, e sta per prorompere quando compare Teresa alla porta del fondo).

TERESA (annunciando)

Il signor Vercellini.

(Paolina impallidisce, e rimane allibita).

DELFINA (andando verso la comune)

Vengo, venga.

(Teresa esce).

PAOLINA (con un grido)

No!! (e si precipita alla porta d'entrata, la chiude rapidamente e vi si mette dinanzi, ritta, colle braccia allargate quasi volesse sbarrarla tutta, fissando gli occhi terrorizzati su Dario).

DARIO (rimane un momento stupito, titubante, ma, comprendendo tutto, d'un tratto, una grande angoscia gli si dipinge sul viso. Pure, dopo un po' d'esitanza, quasi sperando ancora, riluttante a credere ciò che già à indovinato, fa un passo verso Paolina, e con un fil di voce le chiede)

Paolina... che vuol dir ciò?...

PAOLINA (angosciosamente, ma quasi solenne)

Vuol dire, Dario, che non posso essere tua moglie! (E vinta dall'emozione, impotente a reggersi più oltre, cade in ginocchio; poi vien meno e sta per cadere bocconi, ma Delfina, che è pur riuscita a vincere il suo stupore, accorre a lei e la sorregge, mentre Dario indietreggia, coprendosi la faccia con un senso d'orrore. Cala la tela).

Fine del Terzo Atto.

ATTO QUARTO

La scena dell'atto precedente.