SCENA VIII.

Dario, Paolina poi Ninì.

PAOLINA (si lascia cadere su una sedia, come disgustata, stanca)

DARIO (in fondo alla scena, si ferma la osserva, poi viene a lei)

Paolina....

PAOLINA (si alza, stupita)

Come, è rimasto?

DARIO

Sì... poichè siete rimasta voi... (La fissa) Siete triste? (Con interesse) Non state bene?...

PAOLINA

No... sto bene... Ma ò fatto male di venir qui...

DARIO

Mi rimproverate di avervi pregata di venirci?

PAOLINA

Oh! no...

DARIO

Dovreste considerarvi come in casa mia... E in questo pensiero... io mi lusingavo doveste acquietare la vostra coscienza... Mi sono dunque ingannato... Io sono proprio un estraneo per voi? Mi considerate come tutti gli altri...

PAOLINA

Oh! no, signor Dario... Anzi cercherò di essere allegra... Tanto... (commovendosi) potrebbe crederla una finzione questa mia tristezza.

DARIO

E potete supporlo! Vi ò dato ragione di supporlo, dopo un mese che vi dimostro tutto il mio rispetto, e che oso parlarvi d'amore come solo permetterei se ne parlasse ad una mia sorella? Mi avevate data una gran consolazione, jersera: quando accennai ad un mio disegno... mi parve di essere stato compreso finalmente... Mi sembravate così allegra, così contenta: mi pareva, lasciandovi, che desideraste di rivedermi presto, e di ripigliare il nostro discorso interrotto...

PAOLINA (dominandosi a stento)

No, no, signor Dario, ò capito poi che questo è impossibile...

DARIO

Impossibile?... Ma... via, venite qui. (Siedono) Credete che io voglia scherzare, Paolina? Vi pare che questo sia del mio carattere? Ebbene, voglio essere franco. Quando mi sono sentito nascere in cuore dell'affetto per voi, ò cercato di vincerlo: non perchè io vi temessi, ma perchè la mia natura un po' selvaggia mi spingeva a fuggire ogni legame. Non ci sono riuscito. Il mio affetto si è ingigantito, si è mutato in passione. E allora ò pensato di soddisfare questa passione nel modo più puro, più giusto, nell'unico modo che ò stimato degno di voi e del mio amore: ò pensato che avrei potuto fare di voi, buona, saggia creatura, la compagna di tutta la mia vita. E quando ò potuto lusingarmi che il mio affetto fosse un po' corrisposto, vi ò parlato subito, sinceramente, del mio disegno. E jersera....

PAOLINA

Oh jeri sera! Ero così commossa, così lusingata dalle sue parole! Era la prima volta che mi sentivo parlare seriamente, che udivo pronunciare delle parole buone per me... delle parole oneste... Non ò riflettuto lì per lì, ò creduto di sognare... Ma ò riflettuto poi... ò capito che era proprio un sogno!...

DARIO (circondandola)

Ma no, poichè io sono qui per realizzarlo questo sogno, se voi lo vorrete...

PAOLINA

Non è possibile, non è possibile...

DARIO

Ma perchè?

PAOLINA (imbarazzata, commossa, cercando allontanarsi da Dario)

Io non sono più tanto giovane... sono povera... non ò nulla...

DARIO

Una quistione di denaro, Paolina?!

PAOLINA (svincolandosi, alzandosi)

E poi... tante altre cose... No... no...

DARIO (alzandosi)

Tante altre cose!... Ma che dunque?

PAOLINA (con disgusto)

Sì... la mia famiglia... mia madre... le mie sorelle... No, no, signor Dario, la scongiuro... non me ne parli più... mi fa soffrire... mi obbliga a dir cose di cui arrossisco...

DARIO

E credete che non abbia pensato a tutto questo? Credete che non sappia, e che molti non si sieno dati la cura d'informarmi? Ebbene? Vedete, io sono qui, ciò malgrado, accanto a voi, e ò fede in voi. Che m'importa della vostra casa, di vostra madre? (Con crescente passione, circondandola) Io sposo te, io amo te, mi basta che tu sii degna di me e del mio amore... (la trascina, siedono assieme sul divano, egli l'abbraccia) Noi lasceremo Milano, lasceremo l'Italia... Io ti dò il mio nome, tutto il passato scomparisce, tu devi rivivere una vita nuova, con me, solo con me che ti adoro... Ma vedi, vedi come è facile tutto questo, se mi ami, se vuoi essere mia!...

PAOLINA (trascinata, come in estasi)

È possibile, è possibile, questo che mi dici Dario?... Non è un sogno, dimmi, non è un sogno?...

DARIO (con grande e crescente passione)

Ma no, non mi vedi qui, vicino a te, non odi le mie parole?... Ti adoro...

NINÌ (di dentro)

Presto, presto... io sono già abbasso! (Si affaccia alla porta del fondo e si ferma subito vedendo Dario e Paolina abbracciati) Oh! ò disturbato un idillio! Pardon! se avessi saputo! (Dà una risata e sparisce).

PAOLINA (indignata, alzandosi, con grande orgasmo)

Lo vedete, lo vedete, Dario, è un sogno, è un sogno!

DARIO (si alza un pò contrariato, ma rifacendosi subito)

E se malgrado ciò io ti sposo, gli è che ti amo, gli è che senza di te non posso più vivere...

PAOLINA

Ma è una catena questa, orribile, che non potrò mai spezzare!...

DARIO (circondandola, con passione)

Sì, sì, se tu mi ami.

PAOLINA (involontariamente, trascinata)

Se ti amo, Dario!...

DARIO

E allora dunque è deciso, sei mia, sei la mia sposa adorata... Non sfuggirmi... non sfuggirmi... Dimmi che vuoi essere mia, e in questo momento si decide della nostra vita... Dimmelo, dimmelo... (Come in estasi, egli posa le sue labbra sulle labbra di lei e la bacia, lungamente, poi si scioglie raggiante) Ah sì... sei mia. (Voci lontane) E non dir nulla, adesso, è il nostro piccolo segreto... (le bacia le mani, quasi con rispetto, si dirige al fondo, ed esce).

PAOLINA

(rimane un momento come trasognata, tramortita: poi si orizzonta, vorrebbe gridare, richiamarlo, ma appena riesce a pronunciare con voce fioca:) Dario, no... Dario!... (e ricade spossata sulla poltrona).

(Si ode un acuto grido di Delfina, poi un vociare di dentro).

NINÌ (dal fondo, correndo, ridendo a crepapelle)

Oh povero Marchese, oh povero Marchese! (Siede come spossata pel gran ridere) È ruzzolato dalla scala della torre! (Continua a ridere. Cala la tela).

Fine del Secondo Atto.

ATTO TERZO

La scena del 1.º Atto. Sulla tavola, sui divani, sulle sedie, sparse alla rinfusa, varie vesti e trine e gale d'ogni foggia.