XXVI.

Quale la gioia si fosse o il dolore

Che in sorte avesse a lei dato il Signore,

Dirittamente ognor la vera via

Della virtù cristiana ella seguia.

Giovanna Baillie.

Soltanto quando la sua opera d'amore fu così terminata, Gertrude s'avvide che le continue fatiche, sostenute notte e giorno, avevano fatto soffrire il suo organismo ed esaurito le sue forze. Durante la prima settimana seguita alla morte della signora Sullivan il dottor Jeremy temette per lei una grave malattia. Ma dopo aver lottato parecchi giorni contro sintomi assai minacciosi, ella si rimise, e sebbene ancor pallida e patita potè riassumere il suo ufficio di maestra e occuparsi della ricerca d'una nuova casa.

Già più d'una famiglia amica le aveva offerto ospitalità, sollecitandola ad accettare l'invito con un calore così cordiale che rendeva difficile il ricusarlo; ma per quanto commossa profondamente dalla benevolenza manifestatale nel suo dolore e nella sua solitudine, ella volle piuttosto tenersi alla risoluzione presa di trovare addirittura una dozzina fissa. E quando le ragioni su cui la fondava furono intese dagli amici cortesi, essi non poterono che approvare la sua condotta e cessando d'importunarla le prestarono invece con gran premura, il loro aiuto per attuare il suo proposito.

La signora Jeremy sulle prime era rimasta male e si sentiva quasi offesa dal rifiuto della giovanetta di stabilirsi subito in casa sua e rimanerci finchè volesse, magari sempre; e anche il dottore insisteva con un così perentorio «Su, Gertrude, vieni da noi immediatamente e zitta!» ch'ella aveva paura, date le sue condizioni di salute, d'essere portata via senza poter protestare. Ma dopo aver di propria autorità ordinato a Giannina d'impaccare la roba della signorina Flint, chiudere la casa, e ritornarsene dai suoi genitori, egli acconsentì a sentir che cosa Gertrude sapesse dire a giustificazione della sua ritrosia. I ragionamenti su principî generali con cui ella spiegò perchè credesse di non dover accettare la generosa profferta, non valsero per altro a persuadere quell'ottima coppia.

— Voleva, per la sua dignità, uno stato indipendente? Scusa che non si reggeva ritta! O non sarebbe indipendente lo stesso, stando con loro? La sua compagnia era tanto gradita a tutt'e due, ch'ella poteva esser sicura di fare anzichè ricevere un favore, sicchè le obbligazioni non le avrebbe lei, ma viceversa. —

Allora si trovò costretta ad usare l'argomento che veramente aveva avuto il maggior peso sull'animo suo, e che, ella non ne dubitava, doveva parere decisivo anche al dottor Jeremy.

— Dottore, — ella disse — voi, spero, non condannerete in me un sentimento che, lo confesso, ha molto corroborata la mia risoluzione. Io vi menzionerei malvolentieri questo motivo che più d'ogni altro mi ha indotta a prenderla, se già non conosceste lo stato delle cose tra me e il signor Graham, abbastanza a fondo da potermi comprendere e, almeno fino a un certo punto, approvare. Sapete ch'egli era contrario alla mia determinazione di non accompagnarli nel loro viaggio, quest'inverno, e di stabilirmi a Boston; quindi sospetterete che lui ed io non ci siamo lasciati in buona armonia. Egli mi disse che io non sarei certo capace di guadagnarmi la vita e mi troverei ridotta a dipendere da estranei. Ora, giacchè lo stipendio che ricevo dal signor W. è sufficiente a tutti i miei bisogni, sono ardentemente desiderosa di collocarmi in modo da mostrargli al suo ritorno che affermando, o, se si vuole, vantandomi d'essere in grado di bastare a me stessa, non presumevo troppo delle mie forze!

— Dunque, Graham supponeva che senza il suo potente appoggio voi sareste ridotta alla mendicità? — fece il dottore. — Col vostro ingegno e la vostra cultura? L'è da par suo!

— Oh, no, no, non volevo dir questo! — esclamò la fanciulla. — Mi considerava semplicemente come una bambina, e non comprendeva che facendomi educare ed istruire, aveva provveduto al mio sostentamento in anticipazione. Era naturalissimo che non avesse troppa fede nella mia capacità di lavorare: non m'ha veduta mai alla prova.

— Capisco, capisco. Pensava che dovreste un giorno chiamarvi ben contenta di ritornare in casa Graham.... Da par suo, sì, da par suo!

— Via, non credo poi che arrivasse a cotesto segno! — osservò la signora Jeremy. — Era adirato e non badava a quel che diceva. Scommetterei dieci contro uno che non se ne rammenta più nemmeno, e a me pare una specie d'orgoglio da parte di Gertrude il darvi tanta importanza.

— Non saprei, signora Jerry, — obiettò suo marito. — Se è orgoglio, è però un orgoglio onorevole ch'io lodo, e non giuro che se mi trovassi ne' panni di lei, i miei sentimenti non sarebbero identici. Perciò io non insisto più per distorla dal suo proposito. Può stare a dozzina, e tuttavia passar una buona parte del suo tempo con noi, sia ore, sia giornate; e non occorre dirle che caso mai s'ammalasse o fosse altrimenti disturbata, la nostra porta è sempre aperta.

— Ma sicuro! — disse la signora. — Se proprio sei risoluta, cara Gertrude, fa' dunque come credi meglio; soltanto in una cosa tu devi assolutamente compiacermi. Lascia questa casa vuota e triste; vieni via con me, oggi stesso, e rimani da noi finchè tu abbia trovato una dozzina conveniente. —

Per un breve soggiorno, Gertrude accettò la cordiale ospitalità ben volentieri; quindi seguì i suoi amici, senz'indugio. E fu soprattutto grazie alle assidue cure del valentissimo medico, e all'assistenza della signora Jeremy, la quale vegliò su lei con materna sollecitudine, ch'ella potè sfuggire alla malattia che seriamente la minacciava.

Il signor W. e sua moglie conoscevano le dure prove sostenute dalla fanciulla quell'inverno, ed erano per lei pieni di benevolenza e di simpatia. Essi pure le offersero la loro casa fino al ritorno del signor Graham e d'Emilia, facendole vive istanze perchè accettasse; ma quando ella ebbe spiegato che non sapeva quanto durerebbe l'assenza loro, e che del resto probabilmente non avrebbe più vissuto coi signori Graham in avvenire, convennero ch'ella si regolava con saviezza provvedendo a stabilirsi addirittura da sè.

Così i coniugi Arnold, i quali avevano costantemente usato affettuose attenzioni alla signora Sullivan e a Gertrude, ed erano stati le sole persone ammesse oltre il dottore nella camera dell'inferma, volevano ad ogni costo che la giovanetta, due volte orfana, su cui credevano d'avere quasi un diritto di tutela, stesse con loro, sotto la loro protezione, fino ch'Emilia non fosse ritornata dal suo viaggio: perchè come i W. limitavano a questo termine il loro invito. Ma la famiglia del pastore essendo numerosa, e la sua casa relativamente piccola, come la sua paga, l'offerta era mossa da un puro sentimento benevolo: pertanto egli, e la prudente ed economa sua consorte, udito da Gertrude ch'ella guadagnava abbastanza da potersi mantenere con decoro, e aveva risolto di conservare la propria indipendenza, l'approvarono entrambi vivamente; anzi la signora la consigliò e l'aiutò nel modo più efficace.

Ella aveva una sorella vedova che suppliva alla deficienza della sua rendituccia tenendo a dozzina alcune signorine venute a Boston per compiere i loro studi. Gertrude non la conosceva, ma ne aveva spesso inteso parlare con molti elogi; e la sua speranza di trovare da lei una dimora gradevole e non troppo costosa, non fu delusa. La signora Warren, avendo appunto libera una bella camera sul davanti, grande e chiara, acconsentì di buon grado a darla alla giovane maestra che la sorella caldamente le raccomandava. Le condizioni erano convenientissime, e Gertrude poteva prendere subito possesso della sua nuova abitazione.

La signora Sullivan le aveva lasciato tutti i suoi mobili, parecchi dei quali comperati di recente, e scelti, secondo il desiderio di Guglielmo, tra i migliori per qualità e fattura. A fine di risparmiarle le fatiche dello sgombero, dopo i tanti strapazzi a cui s'era sottoposta, la signora Arnold e le sue due figliuole maggiori insistettero amorevolmente perchè ella non s'occupasse che della scuola e affidasse a loro l'incarico di far trasportare e disporre nella sua stanza i mobili che desiderava collocarvi, ed invigilare l'imballaggio del resto: giacchè la fanciulla non voleva che alcun oggetto fosse venduto. Fu per lei un gran sollievo l'essere dispensata dall'assistere al doloroso spettacolo dello spogliamento e dell'abbandono di quella casa ch'era stata il piacere e l'orgoglio della cara amica perduta. E quando entrò nella camera cedutale dalla signora Warren, sebbene le si stringesse il cuore alla vista di quei mobili a lei tanto familiari, ella, ammirando la cura e il buon gusto con cui ogni cosa era disposta per riceverla, pensò che avrebbe commesso un peccato desolandosi e chiamandosi sola al mondo, mentre v'erano anime così buone e mani così operose, pronte a venirle amorosamente in aiuto.

La sera, passò nel salotto da pranzo, dove s'aspettava di trovare alla tavola del tè soltanto persone sconosciute; ma con sua grata maraviglia vide tra le commensali Fanny Bruce, la quale, lasciata a Boston dalla madre e dal fratello che viaggiavano per diporto, era già da parecchie settimane nel numero delle dozzinanti della signora Warren. Fanny, ora una scolaretta dai dodici ai tredici anni, aveva spesso avuto occasione d'incontrarsi con Gertrude durante la villeggiatura estiva, ed ammirava fervidamente la sua vicina da cui sempre otteneva doni di fiori, prestiti di libri, aiuto in lavoretti di fantasia. La notizia della sua venuta data dalla padrona di casa, le aveva fatto concepire la speranza di stringere con lei più intima amicizia, e quando nei grandi occhi neri e nel sorriso della giovanetta scòrse la gioia che anch'essa provava rivedendola, si sentì incoraggiata, a segno che facendosi innanzi salutò la cara signorina Flint con una vigorosa stretta di mano, e pregò d'esserle messa accanto a tavola.

La piccola Bruce era una ragazzina di buone disposizioni e cuore affettuoso, ma negletta dalla madre che riponeva tutto il suo orgoglio nel figliuolo, il famoso Ben, egli pure ammiratore di Gertrude. Più volte quella mamma troppo amante dei divertimenti e quell'indolente fratello l'avevano così piantata in qualche dozzina mentre essi facevano un viaggio di piacere; nè sempre era capitata bene come dalla signora Warren.

La povera creatura, non incorata da alcuna simpatia negli sforzi della sua buona volontà, sentiva che i suoi progressi, il suo benessere morale, non importavano a nessuno, neppure a' suoi, e questo senso d'abbandono era per lei una sorgente d'infelicità profonda.

Gertrude presto s'accòrse che Fanny viveva molto appartata. Ella era d'alcuni anni minore delle sue compagne, tre signorine eleganti, che non accondiscendevano ad ammettere quella bambina nella loro intimità; e la signora Warren, tutta presa dai suoi doveri di padrona di casa, non s'occupava di lei in particolare. La sua solitudine doveva destar la compassione d'una in cui era sempre vivo il dolore per la morte o la lontananza delle persone più dilette. Questo sentimento induceva Gertrude a invitarla frequentemente nella sua camera, quantunque nulla le fosse gradito a quel tempo, come la quiete ed il silenzio. Anzi giungeva a dimenticare la propria afflizione fino a cercar di divertire un po' la sua piccola ospite, la quale invece si stimava già abbastanza fortunata di poterle tenere compagnia nel suo ritiro, leggere i suoi libri, vedersi sicura della sua amicizia. Durante il mese di marzo, che fu insolitamente burrascoso, Fanny passò quasi tutte le serate con Gertrude; e questa, che dapprima sentiva di fare un sacrifizio col dar continuo accesso ad un'estranea in camera sua, privandosi così della sua libertà intima, a poco a poco riconobbe quanto vera fosse la profezia dello zio True ch'ella sforzandosi di fare felici gli altri avrebbe fatto la felicità propria. La conversazione animata e spesso piacevole della ragazzina la distraeva, le impediva di troppo concentrarsi nel suo cordoglio: e l'affezione reciproca che l'avvinceva a lei la salvava dallo scoramento della coscienza d'esser sola al mondo.

Venne l'aprile. E nessuna notizia d'Emilia dopo quella lettera della signora Ellis. Il cuore di Gertrude si struggeva nell'angoscioso desiderio di poter versare come una volta le sue pene nel seno dell'amica tanto cara, di dirle quante volte in quel triste inverno ella avesse sospirato il dolce tocco della mano leggera che soleva posarsi amorosamente sul suo capo, il suono della voce soave che la confortava al solo udirla, e qual bisogno provasse del buon consiglio, dell'incoraggiamento, della consolazione che sempre trovava in lei. Per qualche tempo la fanciulla aveva scritto regolarmente; ma poi, non sapendo ella più dove dirigere le lettere, l'ultima delle quali spedita innanzi la morte della signora Sullivan, ogni sua comunicazione coi viaggiatori era troncata.

Una sera Gertrude sedeva alla sua finestra, pensando agli amici ch'ella aveva amati con amore di figliuola e di sorella e da cui la morte o le vicende della vita l'avevano divisa, quando fu pregata di scendere al pianterreno per ricevere il pastore Arnold e la signorina Anna, sua figlia, venuti a farle visita.

Dopo i complimenti d'uso, Anna le disse:

— Avrete, sicuro, saputo la notizia, Gertrude?

— No, non ho inteso nulla di speciale, — rispose ella.

— Come! — esclamò il signor Arnold. — Ignorate il matrimonio del signor Graham? —

Gertrude sussultò, sbalordita.

— Dite sul serio? Il signor Graham s'è ammogliato! Quando? Con chi?

— Con la vedova Holbrook, una cognata del signor Clinton. Si sono conosciuti all'Avana dove la signora soggiornava anch'essa, in compagnia d'altri Americani settentrionali.

— Ma è strano che voi ne siate rimasta così all'oscuro! — osservò Anna. — Eppure c'era l'annunzio in tutti i giornali: «Maritati alla Nuova Orléans J. H. Graham Esq.[3] di Boston e la signora N. N. Holbrook.»

— Non vedo giornali da due o tre giorni, — disse Gertrude.

— La cecità della signorina Emilia le impedisce di scrivervi, naturalmente, — riprese l'altra. — Il signor Graham, però, avrebbe dovuto mandarvi la partecipazione delle sue nozze. — E poichè Gertrude taceva, soggiunse ridendo: — Forse la sposina ha accaparrato tutta la sua attenzione.

— Sapete qualche cosa, voi, di cotesta signora Holbrook? — domandò quella.

— Non molto, — rispose il signor Arnold. — La vidi poche volte, in casa Clinton. È una bella donna, molto appariscente, che ama il lusso e i ritrovi mondani, a quanto pare.

— Oh, io ebbi occasione di vederla spesso! — fece Anna. — E vi so dire ch'è grossolana, chiassosa, impetuosa.!... Proprio un genere di persona da ridurre la signorina Emilia alla disperazione! —

Una viva angoscia apparve nel viso di Gertrude. Il pastore guardò sua figlia con aria di rimprovero.

— Anna, — egli disse — sei ben sicura di non parlare inconsideratamente?

— La mia autorità è Isabella Clinton, babbo. Il mio giudizio si fonda su ciò che l'udivo dire a scuola circa sua zia Bella, come la chiamava sempre.

— E Isabella dipingeva sua zia in modo così sfavorevole?

— Non mica con cattiva intenzione; al contrario, credeva di lodarla; ma a me quelle lodi non davano una gran buona idea della signora.

— Non dobbiamo condannarla prima d'averla conosciuta meglio, — replicò benignamente il signor Arnold. — Potrebbe darsi che sia invece tutto l'opposto di quello che tu ti figuri.

— E di Emilia non potete dirmi nulla? — chiese Gertrude. — Ritorneranno presto?

— Non so altro che la notizia letta nei giornali, — rispose egli. — Voi, quando aveste lettere? —

Ella disse la data dell'unica missiva della signora Ellis, e riferendo ciò che questa le aveva raccontato di un'allegra compagnia di Americani degli Stati settentrionali incontrata all'Avana, espresse l'opinione che la nuova signora Graham fosse appunto quella tal vedova che le descriveva.

— Senza dubbio, — affermò il signor Arnold.

Sapendo tanto poco dei fatti, non avevano materia da continuare il discorso su questo soggetto, e parlarono d'altro. Ma Gertrude non poteva pensare se non ad Emilia: quel matrimonio aveva conseguenze di così vitale importanza per la sua diletta amica, che la sua mente vi ritornava sempre, ed ella durava fatica a seguire il senso delle parole che fluivano rapidamente dalla bocca della giovane Anna Arnold.

Per fortuna la necessità di rispondere a una domanda che non aveva inteso affatto, venne rimossa dall'improvvisa comparsa dei Jeremy. Il dottore teneva nella destra una lettera suggellata diretta a Gertrude Flint: la scrittura del recapito era quella del signor Graham. Egli la porse subito alla destinataria, poi disse guardando Anna e stropicciandosi le mani:

— Ora, signorina Arnold, saremo informati su queste famose nozze. —

La viva curiosità dei presenti dispensava Gertrude dalle cerimonie. Ella ruppe il suggello e scorse rapidamente il contenuto della busta.

Questo consisteva in una lettera di due o tre pagine fittamente coperte dei caratteri della signora Ellis, e d'un biglietto, non tanto breve, del signor Graham stesso. Per quanto maravigliata di ricevere una missiva da parte d'un signore che aveva dichiarato con tanta collera di non voler sapere più nulla di lei, ella era soprattutto ansiosa d'aver notizie d'Emilia, e però dette la precedenza al documento della governante in cui era più probabile trovarle. Diceva così:

Nuova York, 31 marzo 1852.

«Cara Gertrude,

«Posto che allo sposalizio assistevano molte persone di Boston, credo che oramai vi sarà giunta all'orecchio la gran nuova. Il signor Graham s'è riammogliato. E la sposa è la vedova Holbrook: la medesima vedova di cui vi scrissi. L'ha voluto e l'ha avuto. Non esito a dire che non è lui quello dei due che ha fatto un buon affare. Ama la vita tranquilla e, pover'uomo, può farne il pianto, perchè alla signora invece piacciono i divertimenti e l'allegra compagnia. Bisognava vedere come essa gli dava la caccia, all'Avana; scommetterei però che egli in fondo non intendeva di lasciarsi pigliare. Ma lo raggiunse anche alla Nuova Orléans, e insomma la conclusione è che l'ha spuntata ed oggi è sua moglie.

«Emilia s'è contenuta ammirabilmente; mai non ha detto una parola contro questo matrimonio, nè avrebbe potuto trattare la vedova in modo più benevolo e grazioso: ma, ohimè, come si troverà, poverina, in mezzo alla gioventù spensierata che invade ora la casa e la riempie di chiasso e di confusione? Io non ci sono avvezza, e mi garba poco; figuratevi poi la nostra Emilia! La nuova signora del resto è abbastanza gentile con me, adesso ch'è maritata. Considera che lo richiedono le convenienze, essendo io da tanto tempo nella famiglia di cui è venuta a far parte.

«M'immagino, cara Gertrude, che sarete stata desiderosa di sapere che ne fosse di noi, e apprenderete con maraviglia che siamo già a Nuova York, sulla via del ritorno: ossia, per essere esatta, sulla via del ritorno sono io sola. Avrei voluto scrivervi dalla Nuova Orléans, ma c'era un da fare, un andirivieni tali, che non riuscivo mai a cogliere il momento opportuno; e dopo quell'orrida traversata in piroscafo da Charleston a qui, mi sentivo disfatta; per una settimana non sono stata proprio buona a nulla. Non posso però più differire perchè Emilia è oltremodo ansiosa di darvi sue notizie e avere le vostre. Povera Emilia! Non istà punto bene.... mi spiego, non voglio dire che sia malata; è piuttosto in uno stato d'abbattimento morale, d'irritazione nervosa. Si stanca presto, per ogni minima cagione si scuote, si sconturba, contro l'usato. Io credo che ne siano causa la nuova signora Graham, e lo sciame delle nipoti e compagnia bella, e altre cose sgradevoli. Non si lagna mai, si direbbe anzi che sia lieta delle terze nozze di suo padre; ma a me è sembrata sempre tutt'altro che felice durante questo inverno, e ora ha qualche volta un aspetto così triste che m'impensierisce. Parla molto di voi ed è un grande rammarico per lei non avere più vostre lettere.

«Basta, veniamo ora al punto principale. Sappiate che hanno stabilito d'andare tutti insieme in Europa, Emilia compresa. Secondo me l'idea è della sposa; comunque sia, il viaggio è deciso. Il signor Graham intendeva ch'io li accompagnassi: ma vorrei essere impiccata anzichè avventurarmi un'altra volta per mare, e glielo dissi chiaro e tondo. Perciò egli vi scrive chiedendovi d'accompagnare Emilia. Se il mal di mare non fa paura anche a voi, spero che non ricuserete l'invito, perchè sarebbe una cosa terribile per lei doversi mettere nelle mani d'una estranea; e purtroppo, cieca com'è, non può far senza di qualcuno che l'assista. Io sono certa ch'essa non ha la minima voglia di prender parte a questo viaggio; ma non osa pregare suo padre di lasciarla a casa, per tema ch'egli la creda avversa alla sua nuova moglie.

«Tosto che s'imbarcheranno, cioè alla fine d'aprile, io ritornerò alla villa per badarvi durante la loro assenza.

«Ora Emilia mi detterà un poscritto a questa lettera: di mio non v'aggiungo altro, salvo che siamo impazientissime di sentire la vostra risposta, e che, lo ripeto, mi confido che voi non vi negherete di partire con lei.

«Vostra sinceramente
«Sara H. Ellis.»

Il poscritto era il seguente:

«Non ho bisogno di dire alla mia amata Gertrude quanto ho sentito la privazione della sua compagnia, quanto vivamente ho desiderato d'averla di nuovo accanto a me; nè che ho pensato a lei giorno e notte e pregato il Signore di sostenerla nelle prove dolorose e nelle fatiche in cui doveva cimentare la sua forza e il suo coraggio.

«La lettera scritta dopo la morte del signor Cooper fu l'ultima che mi pervenne, e non so se la signora Sullivan sia ancora viva. Scrivimi subito, figliuola mia, nel caso che tu non possa venire con noi. Il babbo ti dirà i nostri disegni e ti chiederà d'accompagnarci in Europa; sarà per me un gran sollievo e una gran gioia l'aver meco la mia cara Gertrudina, a condizione però ch'ella non abbandoni alcun altro dovere. Io m'affido al tuo cuore perchè tu risolva di fare ciò ch'è giusto.

«Come già sai, il babbo s'è riammogliato. Questo è per noi tutti un grande cambiamento, ma non dubito che i risultati ne saranno felici. La signora Graham ha con sè qui all'albergo due nipoti le quali saranno anch'esse del viaggio in Europa. Due bellissime ragazze, mi dicono; specie Bella Clinton che tu vedesti a Boston qualche anno fa.

«La signora Ellis è stanca di scrivere, e però chiudo assicurando la mia Gertrude del devoto affetto di

«Emilia Graham.»

Non senza curiosità, la giovanetta aperse poi l'epistola del signor Graham. Ella pensava che questi doveva essersi trovato impacciatissimo nello scriverle: avrebbe egli mantenuto il suo tono severo e imperioso, o si sarebbe degnato di spiegarsi e scusarsi? Se Gertrude l'avesse conosciuto meglio non avrebbe fatto la seconda ipotesi: il signor Graham non si scusava mai, posto che mai non credeva d'avere il torto. Ecco la lettera:

«Signorina Gertrude Flint,

«Sono passato a terze nozze, e ho divisato di fare un viaggio in Europa. C'imbarcheremo il 28 aprile. Mia figlia viene con noi, e poichè la signora Ellis teme il mare, mi trovo indotto a proporvi di raggiungerci a Nuova York, ed accompagnarci per assistere Emilia. Certo, non ho dimenticato l'ingratitudine con cui già dispregiaste un'altra simile mia offerta, e nulla avrebbe potuto spingermi a darvi una nuova opportunità di manifestare sentimenti di tal natura, se non il desiderio di rendere felice la mia figliuola, e insieme d'esser utile a una giovane ch'è stata così a lungo nella mia famiglia, provvedendola con sincera benevolenza d'un onorevole collocamento.

«Vi pongo dunque nella possibilità di cancellare dalla mia mente il ricordo della vostra condotta verso di me, col compiacerci questa volta; e se vi risolvete a ritornare da noi, vi darò modo di tenere nel mondo il posto d'una signora.

«Dato che partiamo per l'Europa alla fine del mese venturo, sarà bene che siate qui entro la quindicina. Scrivete e indicatemi il giorno del vostro arrivo: verrò io stesso ad aspettarvi allo sbarco. La signora Ellis ha gran premura di essere a Boston; spero dunque che vorrete sollecitare la vostra venuta.

«Voi dovrete incontrare varie spese, e però v'includo una somma sufficiente a coprirle. Se avete debiti, fatemi sapere a quanto montano e sarà mia cura che tutte le pendenze vengano regolate prima della vostra partenza.

«Confidandomi che abbiate oramai riacquistato il senso del vostro dovere, sono disposto a chiamarmi l'amico vostro

«J. H. Graham.»

Gertrude sedeva presso a un lume rischiarante in pieno la sua faccia, la quale, nello scorrere lo scritto del superbo signore, avvampava tutta di sdegno e d'orgoglio offeso. Il dottor Jeremy che spiava le sue impressioni la vide farsi rossa e lanciò un'occhiata diffidente verso la lettera; poi, non appena il signor Arnold e la sua figliuola, trattenutisi ancora pochi minuti per udire le notizie, se ne furono andati, pregò la fanciulla di comunicargliene il contenuto, assicurandola che se si rifiutava avrebbe creduto le parole del signor Graham assai più insultanti di quanto forse erano in realtà.

— Mi scrive per invitarmi ad accompagnarli in Europa, — rispose ella.

— Davvero! — fece il dottore con un fischio sommesso. — E s'immagina che voi sarete tanto grulla da fare i bagagli e partire immediatamente, al suo comando?

— Ma, Gertrudina, — disse la signora Jeremy — tu ci andrai di certo volentieri!... Figurati, cara, che piacere, un viaggio in Europa!

— Non dite sciocchezze, signora Jerry! — esclamò il dottore. — Bel piacere viaggiare con un vecchio tiranno, e la figlia cieca, e la moglie volgare e prepotente, e le nipoti vanitose e smorfiose.... In una bella condizione si troverebbe Gertrude, schiava dei capricci di tutta la compagnia!...

— Dottor Jerry, — l'interruppe la signora — dimenticate Emilia.

— Emilia.... sicuro, essa è un angelo, e non tratterebbe mai nessuno senza riguardo, men che meno poi la sua favorita; ma ora anche lei rappresenta una parte secondaria, e non credo di sbagliare dicendo che stenterà a difendere i propri diritti, e mantenersi al posto che le si compete, nell'allargata cerchia della famiglia di suo padre.

— È dunque necessario che qualcuno la sostenga, e vegli su lei per salvarla da noie e dispiaceri, — disse Gertrude.

— Sicchè intendete di piantarvi sulla breccia? — domandò egli.

— Intendo d'accettare la proposta del signor Graham, e raggiungere subito Emilia, — ella rispose. — Ma spero che la buona armonia esistente a quanto pare tra lei e le sue nuove parenti, rimarrà indisturbata, e che non avrò quindi da prendere le armi per conto suo; quanto a me stessa non ho ombra di paura.

— Allora, sei risoluta di partire? — disse la signora Jeremy.

— Sì. Nulla fuorchè il mio dovere verso la signora Sullivan e suo padre avrebbe mai potuto indurmi a lasciarla. Questo dovere è compiuto, e poichè io posso esserle utile e ch'ella mi desidera, non esito un momento. Vedo assai chiaramente dalla lettera della signora Ellis che Emilia non è felice; io non devo negligere nessuna cosa che mi sia dato fare per consolarla. Pensate quale amica è stata per me!

— Oh, lo so! Io credo che, in fin dei fini, tu godrai il viaggio a dispetto degli spauracchi che il dottore ti rizza contro; nondimeno è un sacrificio da parte tua lasciare la tua bella camera e tutti i tuoi comodi per l'incerto genere di vita che t'offre il viaggiare in così numerosa compagnia. —

Il dottore interruppe:

— Se fa un sacrificio? La grazia! Non ne ho mai visto fare uno maggiore, perchè si tratta non solo di perdere i trecentocinquanta dollari l'anno che si guadagna, e la sua piacevole e tranquilla abitazione di Boston, ma d'abbandonare quell'indipendenza per cui ha tanto lottato e che le premeva a segno di non voler accettare l'ospitalità in casa d'amici se non per un brevissimo soggiorno.

— No, dottor Jeremy! — esclamò la fanciulla con calore. — Nulla ch'io faccia per amore d'Emilia può essere chiamato sacrificio. È una gran gioia per me.

— Per te è sempre una gioia fare il bene, — osservò la signora.

— Oh, non oserei affermarlo! — disse Gertrude. — Spesso anzi i miei desiderî tenderebbero a sviarmi. Ma in questo caso no. Il pensiero che la nostra cara Emilia abbia a dipendere da un'estranea per quei piccoli servigi che soltanto il suo affetto verso chi glieli presta può renderle accettabili, mi torturerebbe. Durante anni abbiamo vissuto l'una per l'altra, goduto e sofferto insieme: devo andare con lei; non posso neanche sognarmi di fare diversamente.

— Vorrei essere persuaso che il vostro sacrificio sarà, almeno fino a un certo punto, apprezzato, — borbottò il dottore. — Ma scommetto che invece Graham s'immaginerà di obbligarvi enormemente riprendendovi seco. Forse vi parla come a una mendicante, in quella lettera: non sarebbe la prima volta in vita sua che si comporta in cotesto modo. Sicuro, niente al mondo avrebbe indotto il povero Filippo Amory a ritornarci. — Poi a voce più alta soggiunse: — Vi fa qualche scusa per la scortesia con cui vi trattò quando lo lasciaste?

— Pare che stimi di non avere alcun torto.

— Neppure scusarsi, dopo essersi condotto come non dovrebbe un gentiluomo! Già me lo figuravo. Io protesto ch'è una pazzia esporvi di nuovo a simili trattamenti. Ma ho sempre udito dire che le donne sono piene d'abnegazione nelle loro amicizie: ora ne veggo la prova. Gertrude è un'eccellente amica. Signora Jerry, dobbiamo coltivare le sue buone disposizioni; chi sa che una volta o l'altra non si dia il caso anche per noi d'avere a chiederle qualche gran servigio.

— E io sarò lieta se potrò rendervelo. Nessuno più di me è in debito verso il consorzio umano. Sento che il mondo è tacciato d'egoismo, di durezza, d'insensibilità: ma verso di me fu pietoso. Sarei ingrata se non alimentassi nel mio cuore uno spirito d'amore universale: più ingrata ancora se non fossi pronta a fare quanto sta nelle mie forze per i cari amici che mi hanno prodigato tesori d'affetto quali mai toccarono in sorte a un orfano!

— Gertrude, — disse la signora Jeremy — io credo veramente che tu facesti bene lasciando Emilia quando te ne partisti da casa Graham, e che fai bene adesso ritornando a lei. E se l'essere tu la buona figliuola che sei è in qualche modo merito suo, certo ella ha sopra di te un sacro diritto.

— Oh, sì, lo ha! Fu lei quella che per la prima m'insegnò a distinguere il bene dal male.

— Ed ora coglie il frutto di questa conoscenza, in voi, — aggiunse il dottore. — Sì, è una cosa molto bella! Ma se siete determinata di farlo, cotesto giro in Europa, dovete occuparvi senz'indugio dei vostri preparativi. E, prima di tutto, il signor W. acconsentirà egli a sciogliervi dai vostri impegni?

— Lo spero. Mi dispiace assai d'essere costretta a chiederglielo, perchè già l'inverno scorso dovetti mancare da scuola due settimane, e fu tanto indulgente con me; ma posto che di qui a pochi mesi siamo alle vacanze estive, forse non gli sarà difficile farmi supplire. Gliene parlerò domani.... —

La signora Jeremy offerse a Gertrude una soffitta per riporvi i suoi mobili, le cedette la sarta che aveva fissato appunto per sè, infine stabilì con lei ogni cosa perchè ella in una settimana fosse pronta alla partenza.

Il signor W., sebbene a malincuore, la lasciò libera, manifestandole il suo vivo rammarico di perdere, com'egli disse, una così preziosa assistente; e dopo alcuni giorni di grandi faccende per gli affrettati preparativi, ella s'accomiatò da Fanny tutta in lacrime, dal premuroso dottore e dall'ottima sua moglie, i quali l'avevano accompagnata alla stazione. Gertrude promise di scrivere ai Jeremy, e questi s'incaricarono di spedirle le lettere di Guglielmo.

Di lì a meno d'una quindicina la signora Ellis ritornò a Boston e portò notizie della giovanetta, che era arrivata a Nuova York felicemente. Una settimana appresso la signora Jeremy ricevette una lettera, in cui Gertrude le diceva che si sarebbero imbarcati il 28. Grande quindi fu la sua maraviglia quando gliene pervenne una seconda recante la data del 29, giorno in cui ella credeva la famiglia del signor Graham in viaggio per l'Europa. E lesse quanto segue:

Nuova York, 29 aprile.

«Mia cara signora Jeremy,

«Certo, sapendo che ieri era il giorno fissato per la nostra partenza, sarete stupita di vedere che siamo sempre qui, e più ancora d'apprendere che il nostro viaggio all'estero è differito a tempo indeterminato.

«Ier l'altro il signor Graham venne còlto dall'antico suo male, la gotta, e l'accesso fu tanto grave, da minacciare seriamente la sua vita. Benchè oggi sia alquanto sollevato e il medico lo dichiari fuori di pericolo, soffre tuttavia molto, e non è, nè sarà per mesi, in grado d'avventurarsi ad attraversare l'oceano. Egli ha un ansioso desiderio d'essere a casa sua, e non appena si troverà abbastanza ristabilito da poter viaggiare, ritorneremo alla villa di D. Includo un biglietto per la signora Ellis, contenente varie indicazioni che Emilia la prega di seguire. Lo mando a voi perchè non sappiamo dove dirigerlo, fidando nella vostra bontà per farglielo pervenire.

«La signora Graham e le sue nipoti che si ripromettevano un grande piacere dal giro in Europa, sono dolenti d'aver dovuto così mutare tutti i loro disegni per l'estate: specie la signorina Clinton, la quale sperava d'incontrarsi a Parigi con suo padre, assente da più d'un anno. Quanto ad Emilia ed a me, non possiamo davvero rimpiangere un viaggio che ci faceva solo paura, e se la causa del differimento non fosse la malattia del signor Graham, confesso che mai sapremmo difenderci da un senso d'egoistica sodisfazione al pensiero di ritornare alla cara vecchia villa, dove noi contiamo d'essere stabiliti entro il corso del mese venturo.

«Dico noi perchè nè Emilia nè suo padre vogliono sentir parlare di separarsi novamente da me.

«Saluti cordiali a voi e all'ottimo mio amico, dottor Jeremy. Abbiatemi sempre per la vostra devota

«Gertrude Flint.»