XXVIII.

Dalla natura sua, savia, sincera,

Schiettamente leale, a lei deriva

La dignità ch'è salda come un centro.

Lowell.

Il crepuscolo di quel medesimo giorno trovò Gertrude ed Emilia sedute a una finestra che s'apriva verso ponente e dominava una magnifica veduta. La giovanetta descriveva alla sua amica cieca il pomposo spettacolo offerto dai cumuli di splendide nuvole tinte di porpora e d'oro; questa, ascoltando la maravigliosa descrizione dell'aspetto assunto dalla natura nell'ora più cara ad entrambe, partecipava al godimento della compagna.

Lentamente la gloria del tramonto svanì. Solo una lunga striscia d'oro pallido listava ancora l'orizzonte, mentre le stelle spuntavano ad una ad una, e sembravano guardare entro quella finestra con un sorriso di saluto.

Nel salotto terreno c'era gente venuta di città: suoni di voci allegre e di risa salivano portati dalla brezza vespertina, ma così addolciti per la lontananza che contrastavano con la quiete della camera senza turbarla.

— Dovresti scendere, Gertrude, — disse Emilia. — Pare che si divertano, e mi farebbe piacere sentire le tue risa fra quelle degli altri.

— No, no, cara, sto più volentieri con voi; — rispose la fanciulla — costoro sono quasi tutti estranei per me.

— Come vuoi, figliuola; ma mi rincresce tenerti appartata dalla gioventù.

— Non potreste mai tenermi in vostra compagnia più a lungo di quanto io desideri starci; sapete che vi preferisco ad ogni altra persona. —

E ripresero la loro conversazione che, sebbene misurata e calma, non mancava d'amenità, e neppure d'arguzia.

Furono interrotte da Caterina mandata dalla signora Graham ad annunziare la visita della signora Bruce, la quale desiderava salutare Emilia.

— Bisogna dunque ch'io scenda, — disse la cieca. — Vieni anche tu, Gertrude?

— No, non vorrei, salvo che non abbia chiesto di me. Caterina, m'ha menzionata, la signora Graham?

— Ha «minzionato» soltanto la signorina Emilia, — rispose la ragazza.

— Allora resto qui. —

Emilia non insistette e andò senza di lei.

Ma poco dopo il campanello della porta di casa squillò di nuovo. Pareva una serata di ricevimento. E questa volta Gertrude fu invitata espressamente a scendere, perchè il dottor Jeremy e la sua signora volevano vederla.

Il salotto era pieno quand'ella entrò; non rimaneva una seggiola libera. Tutti gli occhi si fissarono sulla giovanetta che si presentava inaspettata dai più, e sola. Al contrario di ciò che s'attendevano Isabella e Rina, le quali l'osservavano curiose, ella non mostrò pur ombra d'impaccio nè di goffaggine: ma girato placidamente lo sguardo di gruppo in gruppo finch'ebbe scoperto la signora Jeremy, attraversò la vasta sala con la grazia che la distingueva, e altrettanta franchezza e disinvoltura che se non ci fosse stato nessuno.

Salutò la signora, cordialmente come sempre, poi si volse in cerca del dottore. Questi sedeva nel vano d'una finestra, con Fanny, mezzo nascosto dalla tenda. Prima ch'egli potesse venire a lei, la signora Bruce le diresse un cenno amichevole, da un angolo nella parte opposta della stanza. Ella andò a stringerle la mano. Ben, il quale si trovava lì presso in un circolo di signorine e giovanotti eleganti, ed era così assorto nello spiare ogni sua mossa che lasciava senza risposta una domanda di Rina Ray, s'alzò prontamente e le offerse la seggiola dicendo:

— Sedete qui, signorina Gertrude, ve ne prego.

— Grazie, — ella rispose — ma vedo là il mio buon amico dottor Jeremy, che m'aspetta; non vi disturbate dunque.... —

Il dottore le venne incontro fino a metà della sala, le prese tutt'e due le mani, e la condusse nel vano della finestra dove la fece sedere al posto prima occupato da lui accanto a Fanny. Allora Ben Bruce, con grande stupore di quanti lo conoscevano, gli portò la propria seggiola, collocandola di faccia a Gertrude. Nessuno avrebbe creduto capace di tanto rispetto per l'età canuta quello zerbinotto che vantava la sua educazione moderna.

— È forse una figlia del signor Graham? — domandò a Isabella Clinton una giovanetta seduta vicino a lei.

— Oh, no! — rispose questa. — È una ragazza che la signorina Graham ha fatto educare, e ora tiene seco: una specie di lettrice e damigella di compagnia. Il suo nome è Flint.

— Come dite che si chiama quella signorina? — domandò un galante ufficialetto sporgendosi verso Isabella.

— Signorina Flint.

— Flint.... Ah, una graziosa persona, assai fine! Con che gusto originale s'acconcia i capelli!

— Sì, quella pettinatura dona molto al suo tipo, — osservò la giovanetta che aveva interrogato per la prima la nipote della signora Graham. — Non vi sembra?

— Non saprei, — rispose il tenente. — Ma qualche cosa le dona certo, perchè ha un aspetto piacentissimo. Bruce, — egli soggiunse rivolgendosi a Ben che ritornava dopo aver compiuto il suo straordinario sforzo di gentilezza — chi è cotesta signorina Flint? Sono stato qui altre volte, ma non l'avevo mai veduta.

— Non ve ne maravigliate. Si mostra di rado, — disse quegli. — Carina, eh?

— Ha una bella figura, ma non mi sono ancora fatto una chiara idea di lei. Prima di tutto, chi è?

— Una specie di figlia adottiva del signor Graham, credo.... una protetta della signorina Emilia.

— Ah, poverina! Un'orfana?

— Sì, m'immagino, — mormorò Ben mordendosi le labbra.

— Peccato! Poverina! — riprese l'altro. — Ma avete ragione, Ben, è carina assai, segnatamente quando sorride; v'è un non so che d'attrattivo nel suo viso. —

V'era senza dubbio per Ben Bruce, perchè pochi minuti dopo Rina s'avvide ch'egli non era più nel salotto, e lo scoperse affacciato dal portico alla finestra nel cui vano sedevano il dottore, Gertrude e Fanny, discorrendo con loro. La conversazione era animatissima: pareva ci fosse una battaglia di frizzi fra gl'interlocutori; il vecchio medico rideva forte, e le due ragazze spesso gli facevano eco. Rina sopportò finchè potè, poi con atto risoluto attraversò a rapidi passi la sala, e s'unì al loro gruppo, curiosa di conoscere la causa di tanta ilarità.

Ma per lei era un enigma: si parlava d'un buffonesco berretto con una lunga nappina, e di pisoli sull'erba nelle ore pomeridiane; il dottor Jeremy faceva bizzarre allusioni a un vecchio pero, a trappole tese ai ladri, e altre ancora che ricordavano a Gertrude le circostanze del suo primo incontro con lui e col giovane Bruce.

La signorina Ray cominciava a comprendere che essendole il soggetto del discorso affatto estraneo, ella aveva un po' l'aria di un'intrusa; ma Gertrude accortasi del suo impaccio l'invitò gentilmente a sedersi, facendole posto accanto a sè, e disse:

— Il dottore parla del tempo ch'egli, o se vuole, che noi, lui ed io, s'andava a rubare frutta nell'orto della signora Bruce, dove il signor Bruce ci colse in flagrante.

— Volete dire, mia cara, — l'interruppe Jeremy — che noi cogliemmo il signor Bruce. Credo che s'io non l'avessi risvegliato così energicamente, questo giovanotto dormirebbe ancora!

— Certo, quel primo nostro incontro fu il più gran risveglio della mia vita! — disse Ben parlando in apparenza al dottore, ma rivolgendo a Gertrude uno sguardo significativo. — E non mi costò un pisolo solo.... Quanto mi dispiace, signorina, che abbiate cessato di coltivare le vostre aiuole, come allora! Di grazia, perchè mai?

— La signora Graham ha fatto rimodernare tutto il giardino, e il nuovo giardiniere non ha bisogno de' miei servigi nè li desidera. Egli ha i suoi metodi e i suoi disegni: non m'è lecito di competere con un professore dell'arte. Io non farei che guastare.

— Ma io invece dubito che i risultati ottenuti da lui siano altrettanto felici. Non vedo più la quantità di bei fiori che c'era nelle stanze a tempo vostro.

— A lui non piace coglierli come piaceva a me. Io desideravo ornare di fiori l'appartamento anzichè curarmi dell'apparenza del giardino; il giardiniere ha idee affatto opposte alle mie. —

Rina diresse al signor Bruce alcune domande sul soggetto del giardinaggio, e il dottore continuò a discorrere animatamente con Gertrude, finchè la signora Jeremy si levò per accomiatarsi ed avvicinatasi alla finestra disse:

— Dottor Jerry, avete dato a Gertrude la sua lettera?

— Oh, povero me! — esclamò il dottore. — Per poco non l'ho dimenticata.... — Frugò nelle sue tasche e tirò fuori una busta coperta di francobolli d'ogni colore che ne denotavano la provenienza esotica. — Guardate, Gertrude, roba di Calcutta, genuina. —

Ella prese la lettera, e ringraziò il dottore, palesando con l'espressione del suo viso ch'era lieta di riceverla; quel piacere però si velava di mestizia, perchè non le erano pervenute ancora se non una volta sola notizie di Guglielmo dopo ch'egli aveva saputo la morte della madre, e il suo scritto era stato uno sfogo di dolore così veemente, che la vista de' suoi caratteri quasi le faceva male, prevedendone ella un altro non meno disperato.

Il signor Bruce, che la fissava aspettandosi di vederla mutar colore e conturbarsi nel ricevere quella lettera in presenza di tanti testimoni, fu tranquillato dalla compostezza con cui essa la tolse dalla mano del dottore e la tenne, senza dissimularla, nella propria, mentre salutava lui e la signora. Ella li accompagnò fino alla porta di casa, poi s'avviò per salire alla sua camera; ma a piè della scala incontrò il giovane, il quale, indovinata la sua intenzione, era venuto in fretta dal portico raggiungendola nell'atrio, a tempo per impedirle il passo.

— È dunque una lettera molto importante, — diss'egli — giacchè private la compagnia della vostra gradita presenza per l'ansietà di conoscerne il contenuto.

— È d'un amico delle cui notizie sono infatti ansiosa, — ella rispose gravemente. — Vogliate, prego, scusarmi con vostra madre, se chiede di me; quanto agli altri ospiti, io sono per loro un'estranea, e nessuno s'accorgerà della mia assenza.

— Oh, signorina Gertrude, è inutile venir qui per vedervi; siete per lo più invisibile.... In qual parte del giorno c'è maggior probabilità di trovarvi libera da impegni?

— Quasi in nessuna. Sono oltremodo occupata, io. Ma signor Bruce, non voglio più tenervi lontano dalle altre signorine.... Buona notte! —

E Gertrude così dicendo corse su per le scale, lasciando Ben incerto se stizzirsi contro di lei o contro sè medesimo.

All'opposto di quanto la fanciulla s'immaginava, la lettera di Guglielmo lenì il dolore ch'ella aveva anticipatamente provato pensando a lui. La morte del nonno, e specie quella della madre, perdita ben più grave, avevano così profondamente abbattuto l'animo del giovane, che la prima sua risposta alle comunicazioni di Gertrude era stata scritta in un tono di scoramento e d'angoscia tale, da spaventarla, da farle temere perfino che la cristiana virtù della fortezza gli fosse venuta meno sotto il peso della doppia sventura.

Fu dunque un grande sollievo per lei il vedere che egli adesso scriveva con maggior calma. S'era preso a cuore l'ultima preghiera della madre in cui ella lo esortava a sottomettersi ai voleri di Dio, e quantunque sempre intensamente afflitto, andava acquistando pazienza e rassegnazione. Ma in questa lettera non parlava a lungo di sè e del proprio cordoglio.

Le tre pagine coperte di fitti caratteri erano quasi tutte dedicate a Gertrude. Con fervide parole egli le manifestava la sua gratitudine per l'attiva bontà e l'amore con cui ella aveva rallegrato e confortato gli ultimi giorni de' suoi cari, e pregava il Signore di benedirla, e ricompensarla della abnegazione e della sua costanza. Chiudeva dicendo:

«Tu sei tutto quanto mi resta al mondo; le mie speranze, le mie fatiche, le mie orazioni, sono per te sola. Se prima t'amavo, Gertrude, ora mi sento avvinto a te da un vincolo più forte d'ogni legame terreno. Mi conceda il Cielo di potere un giorno rivederti!»

Per più di un'ora, dopo finito di leggere, ella rimase assorta nelle sue meditazioni. Ritornava col pensiero alla casa dello zio True divenuta la sua, ai giorni in cui Guglielmo e lei passavano insieme, da buoni compagni, tante ore felici e non si sognavano nemmeno la lunga separazione che doveva seguire così presto; riandava nella memoria gli eventi successivi che l'avevano recata alle sue condizioni odierne. Le voci dei visitatori che s'accomiatavano la scossero dalla sua fantasticheria.

La signora Bruce ed i suoi figliuoli si trattennero ancora finchè furono partite le carrozze con gli ospiti venuti dalla città, e nell'atto che, fermi sotto la finestra di Gertrude, salutavano la signora Graham, questa disse:

— Rammentatevi, signor Bruce, noi pranziamo alle due. Verrete anche voi, spero, signorina Fanny. Conto poi su tutt'e due per la nostra gita. —

Dunque, Ben Bruce, uno dei prossimi giorni pranzerebbe in casa Graham; Gertrude udì, e i suoi pensieri, abbandonando il passato, si concentrarono nel presente.

Le attenzioni del giovane per lei erano state osservate quella sera; ed ancor più l'ammirazione che egli aveva trovato modo di manifestarle coi complimenti sussurrati al suo orecchio. Nè questa nè quelle erano cercate o desiderate dalla fanciulla, che, d'alta mente e aliena d'ogni civetteria quale era, non se ne sentiva affatto lusingata; anzi l'offendeva nel suo rispetto di sè stessa l'aria presuntuosa e sicura con cui le faceva la corte. Giovanetto diciassettenne, lo aveva giudicato indolente e ineducato. Il suo senso di giustizia tuttavia l'avrebbe fatta recedere da questo giudizio se quando la loro conoscenza s'era rinnovata, dopo alcuni anni, egli avesse mostrato un mutamento vantaggioso nel carattere e nelle maniere. Ma così non era, nè l'esteriore politezza data dall'uso del mondo e dalla studiata eleganza poteva abbagliare il discernimento di Gertrude: ella aveva quindi presto avvertito che gli antichi difetti permanevano, rafforzati, anzi, e posti in rilievo da una mal celata vanità. Adolescente, egli aveva fissato la fanciulla con insistenza, per sfrontatezza, e chiesto il suo nome per curiosità oziosa: giovane bellimbusto, voleva amoreggiare con lei perchè il tempo gli pesava e non sapeva che fare di meglio.

Ma con somma sua maraviglia Ben Bruce aveva trovato che la «campagnuola», com'egli soleva chiamarla avendola sempre veduta in campagna, era totalmente insensibile alle sue lusinghe, alla sua preferenza ambita da più d'una bellezza cittadina. Ella pareva non curarsi dell'ammirazione che le tributava, e s'egli ricorreva ai motti pungenti aveva la peggio. Se la cercava, come soleva quando ella coltivava il suo giardino, non giungeva a distrarla dal suo lavoro nè a trattenerla dopo finito; se l'incontrava per via e s'accompagnava a lei lasciandole scorgere nella sua fatuità che presumeva di farle un grande onore, ella opponeva alle stucchevoli adulazioni un contegno fermamente dignitoso; quando poi egli arrischiava qualche complimento più diretto, lo pigliava nel senso d'uno scherzo e ribatteva con tanta giocosità e tanta arguzia, da suscitare nell'opaco spirito del povero Ben il dubbio d'essersi reso ridicolo. E ciò non perchè Gertrude si compiacesse nel ferire i sentimenti d'un uomo disposto ad amarla, ma perchè comprendeva ch'egli non era sincero, e il suo nobile orgoglio non tollerava di venir preso a giuoco.

Era una cosa nuova per Ben Bruce il vedere una signorina indifferente a' suoi meriti; e la sua ambizione ne fu stimolata al punto, ch'egli si propose di guadagnarsi ad ogni costo le grazie della fanciulla. Non trascurava dunque nessuna occasione di trovarsi con lei.

Ma mentre si sforzava di conquistarla, rimase còlto egli stesso nel proprio laccio; poichè pur non riuscendo a destare simpatia in Gertrude, non poteva essere insensibile anche lui a' suoi pregi. Perfino la comparativamente ottusa intelligenza di Ben arrivava a riconoscere la grande superiorità di quella giovanetta sulla maggior parte delle sue coetanee, a sentire nella sua vivace originalità, in contrasto con l'insipida vita mondana, un incanto che finì col vincerlo.

L'ardore e la perseveranza del giovane nel manifestarle la sua ammirazione avevano già cominciato ad importunarla quando, sul principio dell'autunno, ella aveva lasciato la casa del signor Graham; s'era perciò rallegrata udendo, poco appresso, che egli accompagnava sua madre a Washington, e sarebbe stato assente parecchi mesi.

Ben, invece, si staccò a malincuore da Gertrude; tuttavia, in mezzo alla spensierata gaiezza delle città meridionali, trovò modo d'ingannare il tempo abbastanza piacevolmente. Si ricordò di lei incontrandosi alla Nuova Orléans coi Graham e la loro compagnia: anzi, bisogna dire ad onore del suo criterio, che più la comparava con le vane figlie della moda, e più alto ella saliva nella sua stima.

Glielo aveva detto senza esitare, rivedendola per la prima volta, la mattina che con grande maraviglia delle due cugine era venuto ad accompagnarla fino a casa: e da allora la crescente passione delle sue parole e delle sue maniere, in cui appariva una sincerità che vi mancava per l'innanzi, impensieriva la fanciulla. Ella risolse pertanto quella sera d'evitare il signor Bruce in ogni possibile occasione; ma dovette bentosto persuadersi che non era facile.

Il giorno seguente il signor Graham ritornò di città verso mezzogiorno e andò a sedere nell'atrio dove stavano, al solito, le due signorine; poi, spiegato il suo giornale, lo porse a Rina chiedendole di leggergli le notizie.

— Che debbo leggere? — domandò ella prendendo il foglio, piuttosto di mala voglia.

— L'articolo di fondo, prego. —

Rina voltò e rivoltò le pagine del giornale, le scorse in fretta con l'occhio, e dichiarò che non sapeva quale articolo fosse quello. Il signor Graham la guardò attonito, e le additò in silenzio la colonna desiderata. La ragazza incominciò, ma aveva appena letto alcune righe ch'egli l'interruppe dicendo con impazienza:

— Meno furia! Non arrivo ad afferrare una parola! —

Ella cadde nell'eccesso opposto, strascicando le sillabe, così intollerabilmente da farsi interrompere di nuovo dal suo uditore, il quale le ordinò di dare il foglio a Isabella.

Questa lo prese dalle mani dell'imbronciata Rina, e finì di leggere l'articolo, non però senza essere due o tre volte ammonita a pronunziare in modo più intelligibile.

— Desiderate qualche altra cosa, signore? — ella domandò.

— Sì, ti prego, cerca le notizie marittime, e leggimi la lista dopo i piroscafi. —

Più fortunata di sua cugina, Bella trovò subito il posto, e lesse:

«A Canton, aprile 30, nave mercantile Anna Maria, Ray, s. c. r. n. t....» O che significa?

— Scaricante, s'intende. Avanti. —

Bella seguitò a compitare con aria perplessa due o tre altre enigmatiche abbreviazioni, finchè il signor Graham quasi le strappò di mano il giornale mormorando:

— Stupida! Non saper leggere le notizie marittime! Dov'è Gertrude? Dov'è Gertrude Flint? Quella è la sola ragazza capace a qualche cosa ch'io abbia mai veduta.... Rina, fa' il piacere d'andare a chiamarla. —

Sebbene alquanto riluttante, Rina andò, e disse a Gertrude ciò di cui era richiesta. Ella ne fu stupita; da quando aveva resistito alla volontà del vecchio signore mantenendo con fermezza il suo proposito di lasciare la casa, egli non le aveva più chiesto di fargli la consueta lettura. Nondimeno obbedì sollecitamente alla sua chiamata, e sedutasi nella poltrona accanto alla porta, abbandonata da Isabella, cominciò dalle notizie marittime, e senz'altre domande passò d'articolo in articolo nell'ordine che sapeva preferito dal signor Graham.

Sdraiato nel suo ampio seggiolone, di faccia a un'ottomana su cui poggiava il piede gottoso, egli pareva quanto mai sodisfatto, e quando Bella e Rina furono salite nella loro camera, osservò:,

— Non sembra d'essere tornati ai giorni antichi, eh, Gertrude? —

Poi chiuse gli occhi, e di lì a pochi minuti il suo respiro profondo e regolare avvertì la giovanetta ch'egli s'era addormentato.

Visto che non le sarebbe stato possibile passare senza rischio di destarlo, ella posò il giornale, e si chinò per prendere dalla sua tasca un lavoretto, giacchè ben di rado rimaneva un momento oziosa. In quell'atto notò sulla soglia un'ombra, e alzando il viso si vide davanti proprio la persona che s'era proposta d'evitare.

Il signor Bruce la fissava con la sua aria indolente d'uomo sicuro di sè, da cui sempre tanto si sentiva offesa. Egli teneva in una mano un mazzo di rose reggendolo in modo da presentarlo alla sua ammirazione.

— Bellissime! — ella disse gettando uno sguardo ai ramicelli carichi d'una lussureggiante fioritura di rose muscose ancora in bocciuolo: ve n'erano di porporine e di bianche.

Parlava a voce sommessa temendo di rompere il sonno del signor Graham. Egli abbassò la sua fino a un mormorio appena percettibile per dirle, mentre faceva oscillare le rose sul capo di lei:

— Le credevo belle quando le ho còlte, ma adesso il paragone le fa scomparire. —

E guardava espressivamente le gote della fanciulla.

Questo vieto complimento, parve a Gertrude oltremodo insulso, venuto dalla bocca del signor Bruce. Ella si rizzò, per uscire dalla porta della facciata, dicendo:

— Attraverso il portico e mando a dire alle signore che siete qui.

— Oh, no, ve ne prego! — fece egli sbarrandole il passo. — Sarebbe una crudeltà. Io non ho il minimo desiderio di vederle. —

Il suo gesto era così risoluto, che Gertrude si trovò costretta a ritrarsi dalla soglia e sedere di nuovo. Ma nel farlo una viva contrarietà si mostrava nel suo viso. Tolse di tasca un lavoro di cucito e vi si applicò.

Ben Bruce trionfava. E tentò d'approfittare della vittoria:

— Signorina Gertrude, volete farmi l'onore di portare oggi questi fiori nei capelli?

— Io non porto fiori vistosi, — ella rispose senza levar gli occhi dalla mussolina che cuciva.

Egli s'immaginò che fosse a cagione d'un lutto, perchè ella indossava un semplicissimo abito nero, e scelti tutti i bocciuoli di rose bianche glieli offerse pregandola di ornarne per amor suo quei serici capelli bruni con cui il loro candore avrebbe fatto un mirabile contrasto.

— Vi sono obbligatissima, — disse Gertrude — non ho mai veduto rose più belle, ma io non sto punto sulle gale, lo sapete, e credetemi, dovete scusarmi.

— Sicchè voi rifiutate i miei fiori?

— Ma no, li accetto con piacere, — ella replicò, rizzandosi — se mi permettete d'andar a prendere un vaso d'acqua e metterli nel salotto dove tutti potremo goderli.

— Io non li ho recisi e portati qui a benefizio dell'intera famiglia, — replicò Ben, con tono quasi di risentimento. — Se voi non volete ornarvene, li offrirò a qualcuno che lo farà volentieri. —

Egli pensava che questa minaccia la spaventerebbe, perchè la sua vanità era tale, che ascriveva il contegno della fanciulla a mèra civetteria, e posto che in altri casi simili esso non aveva potuto se non aumentare la sua ammirazione per lei, lo credeva dettato dal desiderio di produrre quest'effetto.

— La punirò, — disse in cuor suo, rifacendo accuratamente il suo mazzo di rose, col proposito di presentarlo a Rina la quale senza dubbio sarebbe stata lieta di riceverlo.

— Dov'è Fanny, oggi? — domandò Gertrude, premendole di mutare discorso.

— Non so, — rispose Ben secco secco, per significare che non aveva nessuna voglia d'intrattenersi su Fanny.

Seguì un breve silenzio, durante il quale egli stette a fissare le dita della fanciulla intenta a cucire.

— Come siete assorta nel vostro lavoro! — disse infine. — Non alzate gli occhi un momento.... Vorrei essere attraente come quel pezzo di mussolina!

— E io vorrei che foste altrettanto innocuo! — pensò ella.

— Non vi date gran pena per far passare piacevolmente il tempo a un ospite venuto col solo fine di vedervi. —

— Credevo che veniste perchè invitato dalla signora Graham.

— E non dovetti corteggiare Rina un'ora buona, per ottenerlo, l'invito?

— Se l'avete carpito con inganno non meritate che vi si faccia festa, — ella ribattè, sorridendo.

— È molto più facile piacere a Rina che a voi, — osservò egli.

— Rina è molto affabile e graziosa.

— Sì, ma io non darei un vostro sorriso per.... —

Gertrude l'interruppe:

— Ah, una visita! È una nostra vecchia amica.... Lasciatemi passare, vi prego, signor Bruce. —

Mentre parlava, il cancello del cortile era stato aperto e richiuso, e il giovanotto, voltatosi a guardare in quella direzione, vide venire innanzi la signora a cui Gertrude era così ansiosa d'andare incontro.

— Non abbiate tanta fretta d'abbandonarmi, — egli disse. — Quella piccola centenaria, che a quanto sembra vi procura una grande sodisfazione con la sua comparsa, ci metterà mezz'oretta ad arrivare fin qui camminando del suo passo!

— È una vecchia amica, vi ripeto, bisogna ch'io vada a riceverla. —

L'aspetto di Gertrude s'era fatto serio. Il giovane si vergognò d'insistere più oltre nella sua incivile opposizione, e, rizzandosi, lasciò libera la soglia che ingombrava.

La signorina Marta Pace, giacchè era lei la vecchietta che faticosamente attraversava il cortile, vedendo la fanciulla diede segni di viva gioia, e si mise ad agitare con gesto teatrale un enorme ventaglio di penne, suo favorito modo di saluto. Quando questa le fu presso, ella le prese tutt'e due le mani e si trattenne un poco a discorrere; poi proseguirono insieme verso la casa dove entrarono dalla porta di dietro.

Ben, deluso, capì ch'era inutile aspettare il ritorno di Gertrude, e si diresse verso il giardino nella speranza d'attirare l'attenzione di Rina.

Il signor Bruce era troppo fidente nel potere della ricchezza e d'un grado elevato nel bel mondo, perchè non si tenesse sicuro che l'orfana sarebbe pronta ad accettare come un'insperata fortuna il suo nome e il godimento del suo patrimonio, se glieli avesse offerti. Per quanto fredda, per quanto disdegnosa ella gli si mostrasse, nulla gli avrebbe fatto ammettere che una ragazza senza famiglia e senza un centesimo, volesse lasciar perdere una tale occasione di collocarsi.

Più d'una madre fornita di prudenza e mondana saviezza aveva cercato la sua amicizia; più d'una signorina, anche tra quelle di cospicuo parentado, e ricche, aveva gradito le sue attenzioni; e persuaso com'egli era che col molto denaro da lui posseduto poteva comperarsi per isposa la fanciulla preferita, chiunque ella fosse, gli sarebbe parsa risibile l'idea che Gertrude si stimasse al di sopra delle altre.

Egli non era tuttavia risoluto al grave passo di una deliberata rinunzia ai numerosi vantaggi di cui godeva. S'era proposto di conquistare la considerazione e l'amore della ritrosa giovanetta, e benchè ne fosse preso più che non credesse, per ora non mirava ad altro. Costretto a riconoscere di non aver fatto breccia fino a quel momento, meditava di ricorrere a una tattica diversa, e, con un egoismo e una bassezza troppo comuni, s'appigliò a un artifizio che, se conseguiva il suo fine, doveva cagionare la mortificazione, e forse l'infelicità d'una terza persona. Appunto col disegno di fare la corte a Rina per ingelosire Gertrude, egli si dirigeva verso il giardino dove si confidava che la sua presenza l'avrebbe attirata.

Oh, quale vergognoso e colpevole inganno! Rina già era inclinata ad amare Ben Bruce, e il suo cuore tanto tenero e anche tanto credulo, la disponeva a cader vittima della duplicità di costui.