XXXIX.

.... solo

Nell'alta notte, dal cielo silente

Sul torturato cuor veglia pietoso

l'occhio eterno....

New Timon.

Quando Gertrude, fatta accomodare Emilia nel salotto, accanto alla signora Gryseworth, ritornò sollecitamente nella sua camera, vi trovò un bellissimo mazzo dei fiori più scelti che la cameriera, come le disse, era stata incaricata di rimettere a lei. Ella indovinò subito da chi quel dono gentile ed accettabile provenisse, e quali sentimenti di benevolenza e simpatia avessero mosso il donatore; se da qualcuno poteva ricevere un conforto era dal signor Phillips, il solo quasi la cui pietà non esacerbasse la sua pena.

Ad onta delle maliziose supposizioni di Netta, ella non sospettava affatto che altri motivi fuor d'una grande bontà d'animo e una sincera compassione lo avessero indotto ad offrirle quei vaghissimi fiori. Ed a ragione; perchè le sue maniere verso di lei erano piuttosto di padre affettuoso che d'innamorato, e quantunque ella cominciasse a considerarlo come un prezioso amico, non vedeva altro in lui nè pensava ch'egli desiderasse d'esser altro.

Mise i fiori in un vaso d'acqua, ritornò nel salotto, e, facendosi forza, prese parte alla conversazione, discorrendo su vari soggetti, finchè, con suo sollievo, il circolo dei suoi amici si sciolse, e chi andò a far una passeggiata in carrozza o a cavallo, chi a schiacciare un sonnellino. Tra questi ultimi fu ella stessa; era contro il suo costume, ma giustificò dinanzi ad Emilia quest'eccezionale mollezza col mal di capo che l'aveva assalita. Non riesci però a dormire, e il resto della giornata le sembrò interminabile.

Venne alfine la sera. Gertrude ricevette un premuroso invito d'accompagnare le signorine Gryseworth, che col loro babbo e i Petrancourt andavano a un concerto dato all'Albergo degli Stati Uniti. Ella si scusò, e persistette nel suo rifiuto nonostante le più vive istanze. Sentiva che se si fosse esposta al cimento d'un nuovo incontro come quello della mattina si sarebbe di certo tradita. Poichè Guglielmo aveva lasciato passare la giornata intera senza cercar di vederla, non avrebbe voluto per nulla al mondo mettersi lei sulla sua via, e correre il rischio di essere scoperta da lui e riconosciuta in una sala affollata di gente. No: aspetterebbe. Dovevano di sicuro incontrarsi o prima o poi. Nelle presenti circostanze ella non sapeva ancor bene come contenersi; era meglio serbare per ora l'incognito.

Rimase dunque all'albergo. Oltre i Gryseworth e i Petrancourt, molti altri andarono agli «Stati Uniti», sicchè nel salotto, quasi deserto, regnava una insolita quiete, grata all'animo agitato e alla testa dolente di Gertrude. Emilia discorreva con un ecclesiastico anziano che le era stato presentato; il dottor Jeremy conversava con la signora Gryseworth, e sua moglie intanto sonnecchiava. La fanciulla, visto che nessuno aveva bisogno di lei, uscì inosservata dalla stanza proponendosi di star un po' a sedere fuori, al lume di luna; ma nel vestibolo s'imbattè nel signor Phillips.

— Che fate qui, sola sola? — egli domandò. — Perchè non siete andata al concerto?

— Mi duole il capo.

— Me ne sono avveduto, a pranzo. Non va punto meglio?

— No, non direi.

— Venite a passeggiare un po' con me sulla terrazza. Vi farà bene. —

Ella accettò. Egli l'intrattenne piacevolmente, le raccontò molti aneddoti divertenti, riuscì a farla sorridere, e perfino ridere, del che parve compiacersi assai. Parlò argutamente delle varie cose vedute e udite da che si trovava a Saratoga dove faceva la parte di spettatore, e terminò domandandole se non giudicava anche lei lo spettacolo una pompa di vanità e d'egoismo.

Gertrude, maravigliata della domanda, non seppe rispondere.

— Perchè? — disse.

— Non è forse ridicolo che tante migliaia di persone convengano qui col fine di divertirsi? — egli riprese.

— Non saprei, — replicò ella. — A me almeno non sembra. Divertirsi è un'ottima cosa per chi può godere.

— E quanti possono?

— La maggior parte, m'immagino.

— Che! Quasi nessuno, invece! Più di mezzi se ne vanno infelicissimi, e il resto malcontenti.

— Credete? E io, al contrario, pensavo che l'attrattiva del luogo fosse appunto il vedervi tante facce raggianti d'allegrezza. Mi parevano tutti gente felice.

— Oh, superficialmente! E poi, se osservate bene, vedrete che quelli che sembrano felici un giorno, hanno il seguente un'aria desolata.... Per esempio, la vostra era una delle facce raggianti, ieri, ma oggi non è più così, povera figliuola.... —

Accortosi che queste ultime parole facevano tremare lievemente la mano posata sul suo braccio, e vedendo i grandi occhi neri levati verso di lui riabbassarsi ad un tratto sotto le lunghe ciglia, soggiunse:

— Speriamo però che torni presto serena come prima. Ma non avrebbero dovuto portarvi qui. La montagna di Catskill si confaceva meglio alla vostra fervida fantasia e alla vostra mente riflessiva; non bisogna esporre una natura di sensitività così delicata alle offese della malignità e dell'invidia che non mancano mai in questi affollati ritrovi della bassa, egoista e crudele umanità.

— Oh! — esclamò Gertrude la quale ora comprendeva che il signor Phillips in cuor suo sospettava ch'ella soffrisse per qualche ferita dell'amor proprio, qualche torto, forse ingiurioso, da lei patito. — Voi parlate troppo severamente: non tutti sono egoisti, non tutti sono malevoli.

— Ah, voi siete giovane e piena di fede! Fidate pure in chi potete, finchè potete. Io non fido più in nessuno.

— Nessuno? Non v'è dunque una persona al mondo che voi amiate, in cui abbiate fiducia?

— Quasi nessuna: non più d'una, certo. In chi dovrei fidare?

— Nei buoni, nei puri, nei magnanimi.

— E quali sono? Come distinguerli? Secondo la mia esperienza, ed è stata vasta, sì, molto vasta, — egli stringeva i denti e il suo tono era di profonda amarezza — i così detti buoni, gli uomini stimati probi e onorevoli, spesso non sono che ipocriti bene inverniciati, peccatori di fine e polita apparenza. Sì, — continuò con voce più grave, e in modo più concitato — penso a un tale, gentiluomo rispettabile, personaggio cospicuo, membro della Chiesa, la cui durezza, la cui ingiustizia, la cui crudeltà hanno fatto della mia vita ciò che è.... un desolato deserto, e peggio; e penso a un altro, un vecchio marinaro rozzo e intemperante, sul capo del quale non passava giorno senza ch'egli proferisse il nome di Dio invano, e che tuttavia aveva in fondo al cuore una goccia di così pura essenza di virtù, che non riescireste a distillarla dalle anime di diecimila dei vostri educatissimi birbanti. In chi dunque devo fidare, nell'uomo buono e religioso, o nell'abietto ed empio blasfematore?

— Fidate nella bontà dovunque si trovi, — rispose Gertrude. — Ma non diffidate di nessuno piuttosto che di tutti.... oh, no!

— Il vostro mondo, la vostra religione, tracciano un cerchio meno ampio.

— Non dite il mio mondo, la mia religione. Io non mi chiudo in cotesto cerchio, e non conosco altra religione che quella del cuore. Cristo morì per l'umanità intera. E se poche sono le anime così profondamente inabissate nel peccato, che non serbino una scintilla di virtù e di verità, chi può dire in quali non scaturirà alfine la luce grazie a cui potranno trovare la via di Dio?

— Voi siete una buona creatura piena di carità e di speranza, — fece il signor Phillips premendo più forte il braccio della fanciulla. — Voglio aver fede in voi. Ma, guardate, i nostri amici ritornano dal concerto. Andiamo loro incontro. —

Avevano passato ore deliziose. L'Alboni aveva superato sè stessa. Quanto dispiaceva a tutti che Gertrude non ci fosse stata!

— Ma forse — le sussurrò Netta — vi siete divertita meglio qui.... —

Le erano appena sfuggite dalle labbra queste maliziose parolette, che già n'era mezzo pentita, perchè Gertrude, appoggiata al braccio del signor Phillips tranquillamente, senza ombra di confusione, respingeva col semplice candore del suo contegno il folle sospetto.

— C'era la signorina Clinton, — proseguì l'altra — splendidamente bella. Aveva intorno una folla di adoratori.... Ma, — soggiunse rivolgendosi alla signora Petrancourt — avete notato qual'era il favorito? Tanto favorito che non so come gli altri non si scoraggissero.... Parlo di quel bel giovane, alto, che l'ha accompagnata nella sala, e s'è ritirato dopo un poco. Finchè c'è rimasto, ella s'è dedicata tutta a lui.

— Era il medesimo, non è vero, che è rientrato per alcuni minuti verso la fine del concerto? — domandò Elena. — Quello che stava ritto contro la parete?

— Precisamente. Ha aspettato che l'Alboni finisse di cantare, poi s'è accostato alla signorina Clinton e s'è chinato a mormorarle qualche parola all'orecchio. Ella s'è rizzata subito e sono usciti insieme, lasciando gli altri corteggiatori piuttosto mortificati. Io, sedendo presso la finestra, li ho veduti passare e allontanarsi nel parco.

— Proprio nel mezzo di quel magnifico pezzo della Lucia! — disse Elena. — Come hanno potuto andarsene così?

— Oh, non c'è nulla di strano, dato lo stato delle cose, se la signorina Clinton preferisce una passeggiata col signor Sullivan alla miglior musica del mondo! — osservò il signor Petrancourt.

— Ah! — fece Netta. — È molto simpatico quel giovane? Credete che sarà il fortunato?

— Io non ne dubito, — rispose quegli. — Si crede anzi generalmente che siano fidanzati. Egli era a Parigi in compagnia della signorina e di suo padre, la scorsa primavera, e sono ritornati con lo stesso piroscafo. Tutti sanno che il signor Clinton desidera vivamente questo matrimonio, e l'Isabella non nasconde la sua preferenza.

— Certo, — confermò la signora Petrancourt — è una cosa stabilita. L'ho sentito dire anche stasera da due o tre persone. —

Che n'era di Gertrude durante questi discorsi? Poteva ella, dopo avere per sei anni alimentato la cara speranza d'esser l'unico amore di Guglielmo, rimaner lì pazientemente a udire quegli estranei disporre di lui, darlo ad un'altra?

Sì, potè; ma non grazie a sè stessa, perchè la testa le girava, ed ella sarebbe caduta senza il saldo sostegno del signor Phillips, il quale la reggeva al suo braccio con tanta forza, che sebbene egli sentisse come tremava tutta, gli altri non se ne avvidero punto. Per fortuna, anche nessuno osservò la sua faccia sbiancata, e stando essi nell'ombra, il solo che sapeva la sua agitazione, notava gli occhi stralunati e ardenti in quel pallore mortale, le labbra semiaperte e convulsamente rigide.

Come sotto l'incubo d'un sogno spaventoso, ella, col cuore in tumulto, ascoltava, immobile, e udiva e comprendeva ogni parola. Ma non sarebbe stata in grado di parlare o fare un gesto: un momento di più, e qualche caso inevitabile avrebbe tradito il suo turbamento ch'era tale da far paura. Ma il signor Phillips parlò e si mosse per lei, risparmiandole la pena di vedersi esposta alla curiosità degli astanti, da cui certo il suo spirito delicato e sensitivo rifuggiva con orrore.

— Il signor Sullivan! — egli esclamò. — Un bravo giovanotto! Lo conosco.... Signorina Gertrude, devo raccontarvi un aneddoto che lo concerne.... —

E proseguendo nella direzione in cui erano venuti incontro alla comitiva che tornava dal concerto, fece come se volessero continuare la loro passeggiata; ma adesso camminava egli solo perchè Gertrude era addirittura portata da lui.

Gli altri entrarono presto nel salotto, lasciandolo con la sua compagna in piena libertà nella terrazza da quella parte già vuota.

Finchè non furono scomparsi egli seguitò a narrare come il signor Sullivan fosse stato, anni addietro, suo compagno di viaggio in un deserto dell'Arabia, e gli avesse reso un segnalato servigio aiutandolo a salvarsi da un improvviso attacco d'una tribù d'Arabi erranti. Ma tosto assicuratosi che non c'era più pericolo d'essere osservati, s'interruppe bruscamente, e senza scuse nè cerimonie la mise a sedere in una poltrona che si trovava lì presso, dicendo:

— State qui mentre io vado a prendervi un bicchier d'acqua.... —

L'avviluppò ben bene nella mantellina e s'allontanò rapidamente.

Oh, quanto gli fu grata Gertrude in cuor suo della delicatezza con cui la lasciava sola per darle il tempo di riaversi! Era la condotta più giudiziosa, e insieme più benevola ch'egli potesse tenere. Egli sapeva che non sarebbe svenuta, che avrebbe raccolto tutte le sue energie, e sperava perfino d'essere riuscito a darle l'illusione che neppur a lui fosse stata palese tutta la profondità del suo turbamento, e soprattutto che ne ignorasse affatto la causa.

Quando il signor Phillips ritornò dopo alcuni minuti, ella era calma. Portò alle labbra il bicchier d'acqua, ma egli non insistette perchè bevesse: vedeva che non ne aveva bisogno.

— V'ho trattenuta fuori troppo, — disse. — Venite, è meglio che rientriate. —

La fanciulla si rizzò, s'appoggiò di nuovo al suo braccio. Egli, guidati i suoi deboli passi fino all'uscio vetrato che dalla terrazza metteva nella camera occupata da lei e da Emilia, si fermò un momento, dicendole con tono significativo, e figgendo ne' suoi occhi uno sguardo che corroborava le parole:

— Signorina Gertrude, voi m'esortate ad aver fede in tutti; ma io vi consiglio che, inesperta della vita come siete, vi guardiate dal credere ciecamente a chiunque. Dove la vostra fiducia è ben fondata, mantenetela con fermezza e coraggio, ma non tenete per vero se non ciò ch'è provato; specie poi siate sicura che gli oziosi pettegolezzi circolanti in luoghi come questo, non meritano alcun credito. Buona notte. —

Quale rivoluzione produsse quest'ammonimento nei sentimenti di Gertrude! Esso risonò al suo orecchio come una profezia e si ripercosse nell'intimo del suo cuore. Non era pieno di saggezza il consiglio del signor Phillips? Naturalmente, ella pensava, egli esponeva un assioma dettato dalla sua lunga esperienza; ma come s'applicava, al caso suo! Non aveva ella ceduto senza riflessione ai suoi timori, ai suoi neri presagi, non aveva ascoltato con inconsiderata prontezza le querele della sua gelosa immaginazione, e più inconsiderata credulità le ciarle riferite da estranei, mentre così tradiva un più alto diritto alla sua fede? Chi durante i lunghi anni della loro amicizia s'era mostrato più degno di fiducia che Guglielmo? Non era egli stato fin dall'adolescenza un esempio d'ogni virtù, superiore ad ogni bassezza, esente da ogni vizio? Non aveva abbandonato nella prima gioventù ogni cosa più cara, per andar a lavorare faticosamente sotto il sole dell'India a fine di procurare l'agiatezza, e il lusso, col tempo, a coloro di cui ambiva essere il sostegno e la consolazione? Non aveva sempre manifestato coi fatti un animo nobile, un carattere onorevole, un cuore sincero ed affettuoso? E, soprattutto, non era egli imbevuto fin dall'infanzia dei più sublimi e puri principî cristiani?

Sì, questo era innegabile. E ricordandolo, riandando ciascuna fase della retta sua vita, Gertrude doveva riconoscere che egli, ragazzo d'indole generosa e amorevole, giovanetto ardimentoso ed energico, uomo fortunato e rispettato ma pure provato dal dolore, aveva costantemente mantenuto per lei lo stesso profondo e ardentissimo affetto, che anzi pareva essere andato crescendo ogni giorno, ogni mese, ogni anno, da quando l'aveva amata e protetta bambina, sostenuta e confortata durante la malattia e dopo la morte dello zio True, fino al presente, attraverso la lunga loro separazione.

Non v'era una tra le numerose e regolari lettere di Guglielmo da cui non spirasse il più tenero e devoto amore per Gertrude: un amore esclusivo nel quale non poteva esservi rivalità. In tutti i suoi sogni di futura felicità domestica ella aveva parte; e sebbene la signora Sullivan, con quell'istintivo riserbo ch'era nella sua natura, si fosse astenuta dal parlargliene, il modo in cui la trattava le aveva sempre attestato chiaramente che considerava il matrimonio tra lei e suo figlio come cosa certissima. L'aperta dichiarazione fattale da Guglielmo nella lettera in risposta all'annunzio della morte di sua madre, che le sue speranze, le sue preghiere, le sue fatiche erano adesso per lei sola, non le dava una prova più sicura che già non fosse tutta la sua antecedente condotta, della tenerezza con cui l'amava?

E doveva ella ora dubitare di lui? Non tener più conto, d'un tratto, di fatti che così evidentemente lo mostravano meritevole d'alta stima e credere senza altro alla subita defezione del suo amico d'infanzia? No! Risolse di bandire l'indegno pensiero, di confidarsi che presto una spiegazione sodisfacente ridarebbe la pace al suo cuore angosciato. Fino a quel momento manterrebbe la sua fede in Guglielmo: la manterrebbe con fermezza e coraggio, perchè era ben fondata.

Facendo quest'eroico proposito rialzò la fronte china, e sprofondò lo sguardo nella serenità della notte. La luna era tramontata e il cielo scintillava tutto di fulgidissime stelle. Gertrude amava le notti stellate. Quello spettacolo le infondeva novello vigore. E guardando in alto vide splendere sul suo capo la stella prediletta, la stella che la sua fantasia, una volta, amorosamente immaginava accesa per lei dallo spirito beato dello zio True. E allora, come nel tempo lontano quando dai lumi celesti le scendeva nell'anima un raggio di conforto, le parve d'udir sonare al suo orecchio il detto familiare del caro padre adottivo: «Fa' cuore, uccellino, perchè è mia opinione che tutto da ultimo riuscirà a bene.»

Durante il breve resto della serata rimase in questo stato d'elevazione morale e quasi di gioia; così sostenuta, potè ritornare nel salotto a prendere Emilia, dar la buona notte agli amici con voce gaia, e coricarsi tranquillamente. Avanti la mezzanotte, dormiva.

Ma quella calma era in gran parte un effetto della stessa sua sovreccitazione, e però non poteva durare. La mattina seguente, destandosi, ricadde nella tristezza e nell'abbattimento di prima, e lo sforzo che fece per levarsi, vestirsi e andare a colazione fu macchinale. Si scusò col dottor Jeremy non essendo in grado di accompagnarlo nella solita passeggiata. Il suo più vivo desiderio era di lasciare Saratoga. Le pareva mill'anni d'essere a casa, in quiete, di non aver tanti occhi addosso.

Quando il dottore venne a portare le lettere arrivate con la posta della mattina, ella vi gettò uno sguardo così avido ch'egli disse sorridendo:

— Nulla per voi, Gertrude; ma ce n'è una per Emilia; un certo compenso, non è vero? —

Meglio ancora. Era una lettera del signor Graham, lungamente attesa, che avrebbe certo menzionato la data del suo ritorno dall'Europa, e determinato quindi la durata del soggiorno d'Emilia a Saratoga.

Con grande loro maraviglia, egli era già bell'e arrivato a Nuova York, e desiderava che la figliuola e Gertrude venissero a raggiungerlo subito. Gertrude stentava a nascondere la sua sodisfazione, che del resto poteva essere attribuita al piacere di riveder lui e la signora, ed Emilia, realmente felice di riabbracciare suo padre al quale era affezionatissima, la pregò di sollecitare i preparativi della partenza.

Si ritirarono dunque nella loro camera, e fino all'ora del pranzo la giovanetta fu occupata nel fare i bagagli. Ella aveva passato il giorno innanzi ansiosamente sperando che Guglielmo si presenterebbe all'albergo; ora al contrario temeva oltremodo la sua visita. L'idea che il loro primo incontro avvenisse in un luogo pubblico, le era intollerabile nel suo presente stato d'animo: e s'ella ieri s'era tormentata aspettandolo invano, oggi soffriva ancor più per il terrore di vederlo comparire.

Fu un vero sollievo al suo affanno la proposta gentilmente fattale dal signor Phillips dopo il pranzo, d'una scarrozzata al lago. Il dottor Gryseworth e una delle sue figliuole avevano accettato due dei posti nel legno da lui procuratosi, ed egli si confidava, come le disse, ch'ella avrebbe gradito il quarto. Poichè Emilia non aveva allora bisogno di lei, e poichè ella così era sicura d'evitare Guglielmo, acconsentì ben volentieri.

Si trovavano in riva al lago da circa un'ora. Il dottore ed Elena s'erano lasciati indurre da una comitiva di loro conoscenti a giocare una partita alle bocce. Il signor Phillips e Gertrude non avevano voluto prendervi parte, ma stettero un tempo a guardare. Poi, essendo la giornata caldissima e l'aria nella sala chiusa soffocante, andarono piuttosto a sedersi fuori, finchè il giuoco fosse finito. Mentre contemplavano la bella distesa d'acque tinta di rosa dai riflessi del tramonto, una coppia venne a fermarsi poco lontano dal loro sedile. Un tronco d'albero gigantesco le nascondeva totalmente il signor Phillips e riparava anche Gertrude abbastanza da non essere osservata, quantunque un subitaneo pallore si diffondesse sulla sua faccia al vederla apparire. Quel pallore mostrava ch'ella aveva riconosciuto Guglielmo Sullivan e Isabella Clinton. Le loro parole giungevano ben distinte al suo orecchio.

— Sarà dunque tanto sentita la mia assenza? — domandava Bella guardando intensamente il suo compagno che fissava il lago con aria grave.

— Se sarà sentita? — disse il giovane volgendosi a lei con un accento di mite rimprovero. — E come non sarebbe? Chi può tenere il vostro luogo?

— Ma, infine, due soli giorni....

— Brevissimo tempo in circostanze ordinarie, però un'eternità.... —

S'interruppe come se facesse uno sforzo per frenarsi, e con una brusca mossa proseguì il cammino.

Isabella gli tenne dietro dicendo:

— Aspetterete il mio ritorno, non è vero? —

Guglielmo si voltò, e questa volta Gertrude vide in tutto il suo aspetto l'espressione di rimprovero che aveva sentito nella sua voce dianzi.

— Certo, — egli rispose, serio. — Come potete dubitarne? —

L'angoscia crescente della fanciulla nell'udir questo dialogo per lei pieno di significato, si manifestava nei lineamenti scomposti, nello sguardo strano, innaturale dei suoi occhi fissi, con una veemenza da far paura.

— Gertrude! — esclamò il signor Phillips dopo averla mirata un momento. — Gertrude, per amor di Dio, non v'alterate così! Che vi succede? —

Ma ella non lo guardò, il suo volto rimase impietrito: evidentemente non aveva inteso. Egli le prese la mano. Era fredda come un marmo. Un'angoscia quasi pari alla sua si dipingeva ora nel viso del suo amico: egli aveva gli occhi pieni di lacrime che colavano lente lungo le gote. Una volta stese le braccia in atto di voler stringersi l'afflitta al seno e consolarla come una bambina: ma represse con forza la sua commozione.

— Gertrude, — riprese, sporgendosi verso di lei e fissandola negli occhi — che v'hanno fatto quei due? Se quel giovane v'ha offesa, il ribaldo ne dovrà rispondere! —

E così dicendo balzò in piedi.

Quelle parole, quel gesto, richiamarono Gertrude in sè.

— No, no! — ella rispose. — Non è tale! Sto già meglio.... Non ne parlate.... non raccontate a nessuno.... — e gettò un'occhiata ansiosa nella direzione del viale dov'era il giuoco di bocce. — Sto meglio, molto meglio. —

Non senza grande stupore del signor Phillips, che la rigidità del suo aspetto aveva spaventato, ella si rizzò con perfetta compostezza, e propose di ritornare all'albergo.

Egli l'accompagnò, in silenzio; prima d'essere arrivati a mezza costa del poggio ove avevano lasciato la carrozza furono raggiunti dai Gryseworth, e di lì a pochi minuti i cavalli trottavano verso Saratoga.

Tutta la sera Gertrude ebbe quell'aria di rigidità innaturale. Durante il tragitto il dottore le domandò due o tre volte se fosse indisposta, e il signor Phillips non cessò di osservarla furtivamente con sguardi inquieti. Fino i toni della sua voce erano alterati a segno che Emilia non appena l'udì parlare domandò:

— Che hai, figliuola mia? —

Ma ella rispose che stava benissimo, e fece tutto ciò che doveva fare nella serata, secondo il consueto; poi s'accomiatò dagli amici, convenne anzi con le Gryseworth di rivedersi il domani mattina.

A un meno che acuto osservatore Emilia sarebbe parsa la più conturbata delle due. La cieca non poteva essere ingannata, e le celate sofferenze della sua cara si riflettevano nel contegno di lei. Gertrude parlava e si moveva macchinalmente, nè potè mai in seguito rammentar bene i casi di quella serata. Ella non comprendeva che cosa la sostenesse e la rendesse capace di recitare la sua parte, quasi inconsciamente. Come era riuscita a dissimulare le torture che soffriva? Non avrebbe saputo spiegarlo. Ella non serbava che la memoria confusa d'un sogno affannoso.

Solo nelle quiete ore della notte, quando Emilia parve profondamente addormentata al suo fianco, osò sciogliersi un momento dai ferrei vincoli della costrizione che s'era imposta; ma allora il torrente del suo dolore irruppe senza più ostacoli. Si levò dal letto, e affondato il viso nei cuscini di un'agrippina bassa ch'era accanto alla finestra, diede libero sfogo alle lacrime benedette ogni cui stilla era un sollievo per la sua anima dolorante. Mai, dopo la prima fanciullezza, s'era abbandonata ad un così lungo e irrefrenato pianto; e l'ansare del suo petto, la violenza dei singhiozzi che ne sfuggivano, provavano l'intensità della sua angoscia. Tutti gli altri suoi dolori l'avevano trovata forte, ben preparata a sostenerli, armata d'una religiosa fiducia e incorata da una santa speranza; ma sotto questo colpo improvviso e inaspettato, ella si curvava e s'agitava come un arboscello cresciuto ai soli estivi si contorce e trema investito dal gelido soffio dell'inverno.

Che Guglielmo fosse infedele al suo primo amore, ella non poteva oramai più dubitare, e questa certezza le faceva sentire che l'unico suo appoggio nella vita era caduto. Lo zio True e la signora Sullivan erano stati l'uno e l'altra suoi benefattori ed Emilia era sempre la sua cara e fida amica: ma essi avevano tutti avuto più o meno bisogno di lei, e sebbene ella potesse riposarsi nella sicurezza del loro affetto, i due primi, per lungo tempo innanzi di partirsi dal mondo, si trovavano ridotti a non aver altro sostegno che il suo braccio amoroso, e l'ultima, la sola che le rimanesse ancora, affidava a lei la guida degl'incerti suoi passi, i quali, ahimè, parevano già vòlti verso la tomba!

A chi dunque si sarebbe appoggiata Gertrude? Chi avrebbe guidato l'inesperta sua giovinezza? A chi doveva ella rivolgersi con fiducia per chiedere protezione, consiglio, aiuto, amore, se non a Guglielmo? Ma Guglielmo aveva dato il suo cuore ad un'altra.... E presto, forse, ella resterebbe sola al mondo!

Ella piangeva, dunque, come piangono i desolati; e pianse finchè la fonte delle sue lacrime fu esaurita. Affranta, debole, sconvolta, si rizzò, andò alla finestra, e, rimosse dalla fronte le dense ciocche dei suoi lunghi capelli, si sporse a respirare la fresca brezza notturna che la ristorò alquanto.

La tempesta dell'anima sua si calmava mentre, fissi gli occhi alle vive luci splendenti su lei dall'alto, così placide e soavi nel loro fulgore, ella sembrava comunicare con cose divine. Anche ora le stelle la compassionavano come nelle notti della sua infanzia solitaria, anche ora le sussurravano: «Gertrudina! Gertrudina! Povera piccola Gertrudina!»

Intenerita, commossa dal loro sguardo pietoso, ella cadde, lentamente, in ginocchio. E la sua faccia levata verso il cielo, le mani giunte, la dolce rassegnazione espressa da tutto il suo aspetto, manifestavano che come quando ella aveva inalzato la prima tacita preghiera al Dio allora ignoto, la sua anima adesso illuminata era in profonda comunione col suo Creatore, e ripeteva le semplici parole: «Signore, eccomi!»

Oh, benedetta la religione che può sostenerci in ore come quella! Oh, benedetta la fede che quando ogni appoggio terreno ci manca e la nostra più salda colonna risulta essere di sabbia, eleva l'anima al di sopra d'ogni altro bisogno, e la ricovera nel seno di Dio!

Ma ecco che la giovanetta sente una mano gentile posarsi sul suo capo. Si volge, e vede Emilia, che ella credeva immersa nel sonno, ma che invece l'ansietà teneva desta, e i cui timori s'erano raddoppiati all'udire un suono di singhiozzi mal repressi.

— Gertrude, — disse questa con tono addolorato — tu sei afflitta e me lo nascondi? Non distoglierti da me! — Le gettò le braccia al collo, le fece posare la testa sul suo petto, mormorando: — Dimmi tutto, tesoro! Ch'è accaduto alla mia povera figliuola? —

E Gertrude versò la piena del suo dolore nel cuore d'Emilia, confidò al suo orecchio attento l'unico segreto che mai avesse esitato a confessarle; ed Emilia pianse ascoltandola, e quand'ella ebbe finito, se la strinse ripetutamente al seno, esclamando con un'eccitazione che la fanciulla non aveva mai veduta nella sua amica cieca sempre calma e serena:

— Strano, strano, che tu pure abbia avuto questa sorte! O Gertrude, figliuola mia, possiamo piangere insieme. Ma, credilo, il tuo cordoglio è assai meno amaro del mio. —

Nell'oscurità della notte alta, Gertrude ricevette in compenso della sua confidenza la rivelazione della storia di dolore che aveva desolato la gioventù d'Emilia, e che nonostante la fuga del tempo era sempre viva nella sua memoria e gettava sulla sua vita una negra ombra che non era soltanto quella della sua cecità.