XXXVI.

Credi, o mortale, in Dio come tu credi

Nel sole.... e vedi!

Entro l'anima tua risplende ancora

La giovinezza d'una nova aurora.

Dormi come la terra, o cuor turbato,

E dissipato

Il nembo che s'aggrava minaccioso

Su te, sarà nel placido riposo.

New Timon.

Prima che la diligenza avesse attraversato il polveroso villaggio e guadagnato la strada maestra conducente all'Albergo della Montagna, la grandissima differenza di temperatura tra l'aria infocata delle campagne interne e la fresca brezza che spirava sul fiume, si fece penosamente sentire ai passeggeri. Durante le prime miglia l'attenzione di Gertrude fu occupata nel difendere Emilia e sè medesima dai cocenti raggi del sole, i quali le ferivano in piena faccia; provarono un vero sollievo quando giunsero alfine sulla bella strada, erta ma ben tenuta e deliziosamente ombreggiata che saliva la pendice.

La limpidità dell'atmosfera permetteva di godere in tutta la sua estensione la veduta di più in più vasta, e magnifica tanto che Gertrude incantata, rapita, sopportava a stento il freno imposto dal decoro al suo entusiasmo. E però quando la salita divenne faticosa e i signori furono pregati di scendere per diminuire il peso che i cavalli già stanchi dovevano trascinare, ella accettò con gioia la proposta di fare un paio di miglia a piedi, in compagnia del dottor Jeremy.

La giovanetta era una strenua camminatrice, e il vecchio medico sempre arzillo e bene in gamba, sicchè non tardarono a precedere la vettura d'un buon tratto. Ad una brusca svoltata della strada la scena maravigliosa che si schiuse sotto i loro occhi li fece sostare. Mentre rimanevano assorti in silenziosa ammirazione, godendo la bellezza e la quiete del luogo, una voce molto vicina li scosse d'improvviso.

— Incantevole paesaggio, non è vero? —

Guardarono intorno e videro il signor Phillips che sedeva sopra una roccia rivestita di musco alla quale Gertrude in quel momento s'appoggiava. Il suo atteggiamento era naturale e disinvolto; un cappello di paglia a larga tesa giaceva a terra, presso a lui, e la sua capigliatura cosparsa di neve ma ancora foltissima e ondosa, rigettata indietro, lasciava scoperta la sua fronte alta ed ampia. Si sarebbe detto, vedendolo là con quell'aria di fanciullo in ozio, il capo reclinato sulla mano, ch'egli ci fosse da ore e ci si sentisse a casa propria. Ma prontamente si rizzò e mosse verso i suoi compagni di viaggio.

— Siete smontato prima di noi, — disse il dottore.

— Sì, già al villaggio; è mio costume camminare di preferenza, quando la vettura non fa guadagnar tempo. —

Parlando, egli pose nella destra della giovane, senza guardarla nè quasi parer conscio di ciò che faceva, un bel mazzo di ramicelli d'alloro in fiore, còlti probabilmente durante la sua passeggiata. Ella avrebbe voluto ringraziarlo, ma non ne ebbe l'opportunità, perchè egli con un fare distratto si mise a discorrere col dottor Jeremy come s'ella non fosse presente.

Proseguirono il cammino insieme. I due uomini conversavano con grande animazione, e Gertrude, ben contenta della parte d'uditrice, osservò ch'ella non era l'unica persona a cui il signor Phillips avesse il dono di piacere. Il medico toccò vari soggetti, e su tutti l'interlocutore era versato. La fanciulla sorrideva notando che il suo vecchio amico si stropicciava spesso le mani: suo modo d'esprimere una sodisfazione straordinaria, da lei ben conosciuto.

Ora ella pensava che il loro nuovo conoscente fosse un professore di botanica, tanto si mostrava dotto in questo ramo della scienza; ora propendeva a credere che si fosse del pari dedicato alla geologia, così familiare della madre terra egli appariva; e queste due impressioni si cancellarono quando lo udì, volta a volta, parlare dell'oceano come un marinaro, d'affari come un negoziante, di Parigi come un uomo del bel mondo.

Gli camminava a fianco silenziosa ma non dimenticata nè trascurata: perchè giunti a una salita molto ripida e malagevole, egli le porse il braccio e manifestò la sua tema che si stancasse troppo. Ella gli assicurò che non c'era pericolo; e il dottor Jeremy aggiunse che la Gertrudina sarebbe stata capace di lasciarseli addietro tutti e due. Tranquillato su questo punto, il signor Phillips riprese il filo interrotto della loro conversazione, a cui Gertrude ben tosto partecipò quasi inavvertitamente.

Egli era un uomo che sapeva incutere rispetto e anche timore, quando voleva; ma non gli riusciva meno facile di rincorare gl'intimiditi, d'infondere negli animi fiducia e simpatia, di forzare i caratteri a spiegarsi dinanzi a lui. Gertrude già non lo considerava più come un estraneo: egli era ancora per lei un mistero, ma un mistero attraente. Ella si struggeva di conoscere qualche cosa di più sul conto suo, d'apprendere la storia d'una vita, che come s'indovinava da alcuni singoli casi ch'egli ne aveva narrati doveva esser piena di strane vicissitudini; soprattutto il suo cuore tanto inclinato verso di lui desiderava penetrare la causa della profonda malinconia che gettava un'ombra sulla sua nobile figura, e rendeva triste perfino il suo sorriso.

Il dottor Jeremy, alquanto incuriosito egli pure, tentò certe domande suggestive nella speranza d'indurre il suo nuovo amico a dar qualche cenno sulla propria biografia: ma invano. Le labbra del signor Phillips rimasero suggellate, o non s'apersero che per deludere la curiosità dell'interrogatore.

Alfine il buon vecchio fu costretto a cedere ad una stanchezza che non poteva più dissimulare nè a se stesso nè a' suoi compagni, per quanto gli spiacesse confessarla: e tutti e tre sedettero sul margine della strada, ad aspettare l'arrivo delle diligenze.

Dopo un breve silenzio il dottore osservò, guardando la fanciulla:

— Non avremo nessuna chiesa, qui, domani, Gertrudina.

— Nessuna chiesa? — esclamò ella volgendo intorno lo sguardo reverente. — Come potete dirlo? —

Il signor Phillips la mirò sorridendo in atto benevolo e scrutatore.

— Qui non v'è domenica, — egli fece — non sale a quest'altezza. —

Il tono era singolare, le parole erano leggiere: troppo leggiere, pensò Gertrude.

Ella rispose con una certa serietà e con molta dolcezza:

— Spesso mi rallegro che la domenica sia stata mandata a noi quaggiù su questa bassa terra: più si sale, e più ci si appressa, io mi confido, alla Domenica eterna. —

Il signor Phillips si morse le labbra e non replicò. La sua bocca aveva preso un'espressione che a Gertrude veramente non piaceva; ma ella non trovava in fondo al cuore un rimprovero per l'ironia che appariva nelle sue maniere piuttosto che nel suo viso sul quale, mentre egli rimaneva un momento distratto, con lo sguardo fisso nel vuoto, si dipinse un così cupo dolore, che ella non potè sentire se non pietà e maraviglia.

Le due vetture arrivavano. Quando egli aiutò Gertrude a riprender posto in quella dov'era attesa, sorrideva di nuovo con la sua aria serena e benigna, e la fanciulla restò persuasa che gli rendeva semplicemente giustizia pensando che nulla poteva nascondersi dietro a quell'aperta e franca fisonomia, di men che onorevole per l'uomo.

Un'ora dopo i viaggiatori scendevano all'Albergo della Montagna. Con grande loro sodisfazione il dottor Jeremy e le sue signore furono subito accomodati in due delle camere migliori. Gertrude, stando alla finestra di quella assegnata a lei e ad Emilia, udì parecchi dei compagni di viaggio lamentarsi forte di non aver potuto ottenere un alloggio conveniente, e stupì che al dottore, contro il solito, fosse toccata la fortuna d'essere trattato con sì favorevole parzialità.

Emilia, stanchissima del faticoso tragitto, si fece servire la cena in camera; la giovanetta stette con lei, e tutt'e due si coricarono di buon'ora.

L'ultima cosa che Gertrude intese prima d'addormentarsi, fu la voce del dottor Jeremy il quale gridò passando davanti al loro uscio:

— Badate, Gertrudina, di alzarvi a tempo per vedere la levata del sole. —

Ma ella non s'alzò a tempo, e il dottore nemmeno: nè l'uno nè l'altra avevano creduto che il sole fosse tanto mattiniero. Sebbene Gertrude, memore dell'esortazione, balzasse dal letto prima d'avere aperto gli occhi, un torrente di luce irrompeva già dalla finestra: però la scena che le si presentò allora era tale da dissipare ogni rimpianto; nulla, ella pensava, avrebbe potuto vincerla in bellezza e solennità.

Dal ripiano roccioso su cui la casa era edificata, fino all'estremo orizzonte si estendeva un mare di nuvole candidissime, che coprivano la terra sottostante nascondendola affatto alla vista. Erano immensi cumuli nivei, luminosi, occupanti tutto lo spazio visibile senza lasciar tra loro pur un minimo crepaccio, come una spessa e ininterrotta cortina tesa a dividere la terra dal cielo.

E mentre, in basso, il mondo era escluso dalla chiara luce mattutina, la vetta del monte gioiva nella gloria d'una maravigliosa aurora, di cui le stesse nubi che oscuravano con la loro ombra le dimore degli uomini accrescevano la bellezza. La navicella d'una fata avrebbe galleggiato su quelle onde vaporose splendenti al sole come neve recente, che offrivano col contrasto tra il proprio immacolato candore e il purissimo azzurro delle regioni aeree superiori uno spettacolo grandiosamente pittoresco. Il denso fogliame delle querce, degli abeti, dei larici, che avevano posto radice in quell'alta zona montana, luccicava tutto fresco e rugiadoso, e gli uccelli che vi albergavano, sicuri e lieti, facevano risonare le varie note dei loro canti.

Gertrude, dopo aver guardato a lungo, lasciò la finestra, si vestì in fretta, e uscì sul ripiano, davanti alla casa che pareva ancora immersa nel silenzio del sonno. Ella rimase qualche tempo immobile, col respiro quasi mozzo, compresa di reverenza e d'ammirazione.

Alfine un rumore di passi la scosse. Si voltò e vide i Jeremy che venivano a lei. Il dottore pieno di vita, come sempre, si tirava dietro la sua sposa riluttante e assonnata, il cui aspetto diceva quanto a malincuore ella avesse tralasciato il suo ultimo pisolo del mattino.

— Bello, eh, Gertrudina? — fece egli stropicciandosi le mani. — Una magnificenza che sorpassa ogni mia aspettazione. —

Ella volse verso di lui i suoi occhi raggianti, senza proferir parola. Pago di quella muta ma eloquente risposta, il dottor Jeremy s'avanzò fin sull'orlo della roccia piana, su cui stavano, incrociò le mani sotto le falde dell'abito, e s'abbandonò a un monologo fatto di frasi esclamative e d'interiezioni, esprimenti la sua contentezza, corroborate da rapidi e regolari inchini del capo.

— Non c'è che dire, è una cosa singolare, — mormorò la signora Jeremy soffregandosi gli occhi e girandoli attorno — ma di qui a un'ora o due sarebbe stata la medesima. Non so proprio perchè il dottore m'abbia forzata a levarmi così presto. —

In quella lo sguardo le cadde su suo marito, e tutta sgomenta sì slanciò avanti gridando:

— Per carità, dottor Jerry, non v'arrischiate così sull'orlo d'un precipizio! Siete pazzo, benedett'uomo? Mi fate morire dallo spavento! Cadrete di sotto e vi romperete il collo, come è vero che siamo al mondo! —

Trovandolo sordo alle sue supplicazioni, lo afferrò per un lembo dell'abito e tentò di trarlo indietro; placidamente egli si volse domandando:

— Ebbene, che c'è? —

Vista l'ansietà della povera donna egli retrocedette prudentemente d'alcuni passi; ma un momento dopo era di nuovo nella stessa condizione precaria. La scena si ripetè cinque o sei volte, finchè stanca di spasimare tra angosce che si ridestavano non appena sopite, ella implorò l'aiuto di Gertrude per istrappare al pericolo il temerario che a sentir lei si sarebbe senza fallo accoppato.

— Vogliamo esplorare un po' quel sentiero a destra della casa? — suggerì la fanciulla. — Pare delizioso....

— Oh, sì! — rincalzò la signora Jeremy. — Un deliziosissimo sentiero ombreggiato! Venite, dottore; Gertrude ed io si va su, di qua.... venite! —

Egli guardò nella direzione da lei indicata.

— Ah! — disse. — È quello di cui parlava il direttore dell'albergo. Conduce alla pineta. Bene, arrampichiamoci lassù, e vediamo che c'è di bello. —

Gertrude fece l'avanguardia; i due coniugi la seguirono. Camminavano in fila, uno ad uno, essendo la via angustissima. La ripidità della salita era tale che prima d'averne fatta mezza la signora Jeremy, trafelata per il caldo e la fatica, si fermò di botto, dichiarandosi incapace d'arrivare in cima: se avesse saputo di dover inerpicarsi su per quell'erta orribile non ci sarebbe venuta davvero! Tuttavia, incoraggiata e assistita da' suoi compagni, si lasciò indurre a provare un altro po'; ma di lì a qualche minuto Gertrude, ch'era avanti d'alcuni passi, l'udì gettare un fievole grido. Ella si voltò a guardare che accadesse: il dottore rideva dai precordi, mentre sua moglie, la quale sembrava l'effigie della costernazione, faceva inutili sforzi per passare di fianco a lui nello stretto sentiero, e ridiscendere la china.

— Gertrude, — ella chiamò — vieni, vieni! Seguimi!

— Che cos'è stato? — domandò la giovanetta.

— Ah, che cosa? Quest'altura è popolata di serpenti a sonagli, e rischiamo di esser tutti morsi a morte!

— Ma no, ma no, Gertrudina, — disse il dottore, ridendo sempre. — Le ho detto soltanto che ce n'è stato ucciso qui uno quest'estate, e subito ha còlto l'occasione d'una scusa per tornare indietro.

— Dite quel che volete, — replicò la buona donna che quasi rideva anche lei a dispetto delle sue paure — se ce n'era uno, ce ne possono essere degli altri, e io non voglio trattenermi un momento di più! Il luogo mi piaceva poco già prima, e ora intendo ritornamene giù più presto che non sono salita. —

Il dottore vedendola così determinata si risolse ad accompagnarla. Nell'andare, gridò a Gertrude di star tranquilla perchè non c'era ombra di pericolo e la pregò d'aspettarlo sulla vetta dove l'avrebbe raggiunta non appena condotta a salvamento la moglie nell'albergo.

Ella proseguì sola, non senza guardarsi attorno con un po' d'apprensione; ma il sentiero era così ben tenuto, che certo doveva essere frequentatissimo e secondo ogni probabilità sicuro, sicchè bentosto non pensò più che alla bellezza del paesaggio. Guadagnata vigorosamente la cima si trovò in un ripiano boscoso donde il suo sguardo spaziava di nuovo sul vasto mare di nubi.

Sedette a piè d'un gran pino, si tolse il cappello, perchè era accaldata dallo sforzo durato, e aspirando la fresca aria montanina riprese il corso d'una meditazione che i Jeremy avevano interrotta.

Ma d'improvviso un lieve sussurro la fece trasalire; si rammentò dei serpenti a sonagli, e scattò in piedi; ma udendo un suono sommesso, che le parve il respiro d'un dormente, guardò dalla parte donde veniva, e infatti vide un uomo che giaceva a terra e sembrava immerso nel sonno. Ella gli si avvicinò, cautamente. Prima che potesse scorgere la sua faccia, il cappello di paglia a larga tesa, e la lunga capigliatura ondulata, quasi bianca, glielo fecero riconoscere. Il signor Phillips dormiva, o pareva: la testa posava sul braccio ripiegato, gli occhi erano chiusi, l'atteggiamento denotava riposo perfetto. Ma nel momento che la fanciulla, pian piano, si fermava accanto a lui, mirandolo, egli s'alterò nel viso: l'espressione di pace disparve, si mutò in quella di profonda tristezza che già aveva destato in lei compassione e simpatia. Le sue labbra si mossero: agitato da un sogno egli proferì, o per dir meglio, gridò tre volte: «No, no, no!» e ciascuna con maggior enfasi e maggior veemenza; poi bruscamente alzò il braccio libero sopra il suo capo, e lo lasciò ricadere di peso al suolo; i suoi lineamenti si ricomposero, e mormorò in un sospiro: «Oh, Dio!» con l'accento d'un bimbo che, afflitto e stanco, reclina la testa sulle ginocchia della madre.

Gertrude si sentiva intensamente commossa. Dimenticò che quell'uomo era un estraneo: vide soltanto ch'egli soffriva. Un insetto venne a posarsi sulla bella e aperta sua fronte: ella si chinò verso di lui, scacciò la creatura avida di sangue, e, nel farlo, una delle lacrime ch'empivano i suoi occhi cadde sulla guancia del dormente.

Calmo, senza alcun movimento, egli si destò e guardò in faccia la fanciulla che, tutta confusa, dette un sobbalzo e si sarebbe voluta rapidamente allontanare; ma il signor Phillips, rizzandosi sul gomito, le afferrò una mano, e dopo averla fissata un momento senza parlare, disse con voce grave:

— Figliuola mia, avete versato quella lacrima per me? —

Ella non rispose che con gli occhi lucenti ancora della pietosa rugiada.

— Sì, lo credo, — egli riprese — e vi benedico dall'intimo del cuore! Ma non piangete mai più per un ignoto: ne avrete abbastanza dei dolori vostri se vivrete fino all'età mia.

— Se non avessi avuto dolori miei, non sarei capace di sentire quelli degli altri; se non avessi spesso pianto per me stessa, non piangerei ora per voi.

— Ma siete felice?

— Sì.

— Molti scordano agevolmente il passato.

— Io non lo scordo.

— I dolori dei fanciulli sono inezie, e voi siete quasi tuttora una bambina.

— Io non fui mai bambina.

— Strana creatura! — fece egli come parlando a sè medesimo. — Volete sedervi qui e intrattenervi meco alcuni minuti? —

Gertrude esitò.

— Non vi ricusate; io sono un uomo già vecchio, e affatto innocuo. Via, sedetevi sotto quell'albero e ditemi se vi piace la veduta che si gode di qui. —

Ella sorrise pensando ch'egli si chiamava vecchio, e chiamava lei bambina; ma vecchio o giovane, non trovava nessuna ragione di temerlo, nè di negargli quel colloquio. Sedette, dunque, ed egli si pose accanto a lei, ma non parlò della veduta; rimasto un poco in silenzio, le domandò senza preamboli:

— Voi non siete mai stata infelice, non è vero?

— Mai stata infelice! — ella esclamò. — Oh, spesso, invece!

— Non a lungo, però?

— Sì, posso ricordare anni interi durante i quali non sognavo nemmeno che la felicità esistesse.

— Ma il conforto venne, alfine. Che pensate di coloro per cui non viene mai?

— Ho conosciuto troppo il dolore perch'io non desideri di consolarli.

— E che potete fare per essi?

Sperare e pregare! — ella rispose con un tono vibrante di sentimento.

— Ma se non hanno più speranze, se la preghiera non può più nulla in loro pro? —

Ella affermò risolutamente:

— Nessuno è in tal caso.

— Vedete, — disse il signor Phillips — questa fitta cortina di nubi che proietta ora la sua ombra sulla terra? Vi sono cuori su cui grava un'opprimente e impenetrabile oscurità.

— Ma in alto, sopra le nubi, rifulge il sole.

— In alto! Sia pure; però che giova a chi non lo vede?

— Il sentiero che conduce in vetta alla montagna è spesso aspro e faticoso, ma il pellegrino è compensato d'ogni pena quando giunge al di sopra delle nubi, — rispose la giovane con entusiasmo.

— Sono pochi quelli che trovano la via per salire a tanta altezza! — replicò il malinconico suo compagno. — E anche tra essi non tutti possono respirare a lungo quella sublime atmosfera. Parecchi devono ridiscendere al piano, mescolarsi di nuovo al gregge volgare, ricominciar la lotta coi vili, i maligni, i crudeli; nubi più gravi che mai s'addensano sul loro capo, e si trovano sepolti in un'oscurità più nera.

— Ma hanno veduto la gloria della luce, sanno che risplende sempre lassù, e debbono essere sostenuti dalla fede ch'essa un giorno vincerà le tenebre. Guardate, guardate! — esclamò con fervore, brillando negli occhi. — Le nuvole si squarciano, presto il sole rischiarerà la terra. —

Indicava così parlando le ampie fessure che apparivano tra i cumuli di vapori fino allora compatti. Si volse poi al signor Phillips per accertarsi se osservasse il mutamento; ma col medesimo sorriso sul suo volto impassibile, egli contemplava lo spettacolo che la natura gli offriva non già lontano nel cielo, ma al suo fianco, nell'aspetto della giovane e ardente adoratrice del vero e del bello. E studiando quei lineamenti, scrutandone la viva espressione, egli pareva così profondamente assorto nei suoi pensieri, ch'ella lo credette caduto in uno dei suoi accessi di fantasticheria e cessò di discorrere, in modo piuttosto reciso; ma nel momento che distoglieva lo sguardo da lui, egli disse:

— Proseguite, felice fanciulla! Insegnatemi, se potete, a vedere il mondo nel roseo colore di cui si riveste per voi, insegnatemi ad amare e compatire, come voi, la miserabile creatura chiamata uomo. Vi assumerete, ve ne avverto, una difficile missione, ma siete così piena di fede e di speranza!

— Odiate dunque il mondo? — ella domandò, con franchezza e semplicità.

— Quasi, — fu la risposta.

— Anch'io, un tempo, — ella disse, pensosa.

— E forse l'odierete ancora.

— No, è impossibile: a me, orfana, prodigò cure materne, ed io l'amo teneramente.

— V'è stato benigno, davvero? — egli chiese vivamente. — Estranei senza cuore hanno meritato l'affetto che, sembra, sentite per loro?

— Estranei senza cuore! — ella esclamò con gli occhi pieni di lacrime. — Oh, signor Phillips, vorrei che aveste conosciuto il mio buon zio True, che conosceste la mia cara Emilia, cieca! Basterebbero essi a darvi una miglior opinione del mondo!

— Parlatemi di loro, ve ne prego, — egli disse con voce sommessa e malferma, figgendo lo sguardo nel precipizio che s'apriva ai suoi piedi.

— Non c'è molto da dire: l'uno era vecchio e povero, l'altra è affatto priva della vista, eppure hanno reso il mondo splendido e bello per me misera bimba, maltrattata, desolata....

— Maltrattata! Dunque foste una volta anche voi fatta segno di malevolenza e d'ingiustizia?

— Io? Ma tutti i miei primi ricordi non sono che di privazioni, sofferenze, e grandi cattiverie....

— Gli amici che m'avete menzionati ebbero compassione di voi?

— Sì. Lo zio True divenne il mio padre terreno, Emilia m'insegnò dov'è il mio padre celeste.

— E da allora siete sempre stata libera e leggera come l'aria, senza cure, senza desiderî insodisfatti?

— Oh, no, non intendevo dir questo!... Dovetti perdere il mio primo benefattore, ed altri cari amici.... o da qualcuno separarmi per anni. Sostenni molte dure prove, passai molte ore di tristezza e solitudine, ed anche adesso sono oppressa da più d'una causa d'ansietà e di timori.

— Come potete dunque esser così serena, così lieta? — egli domandò.

Gertrude, levatasi da sedere vedendo avvicinarsi il dottor Jeremy, teneva una mano posata sul saldo masso di pietra a piè del quale s'era posta nell'ombra protettrice. Ella sorrise pensosamente alla domanda rivoltale dal signor Phillips, e, gettando uno sguardo nella fonda valle sottostante, poi alzando in faccia a lui gli occhi raggianti di fede, mormorò con fervido accento:

— Vedo l'abisso aperto sotto di me, ma io m'appoggio alla Roccia dei secoli. —

Com'ella aveva detto, ansietà e timori l'opprimevano anche allora: tremava per la salute d'Emilia, e alla crescente apprensione che già s'approssimasse il tempo in cui la sua cara le sarebbe tolta, s'aggiungeva un altro tormentoso pensiero: Guglielmo, verso il quale il suo cuore anelava palpitante d'affetto più che fraterno, sembrava scordare l'amica della sua adolescenza o almeno non amarla più con la stessa tenerezza. Erano oramai alcuni mesi che ella non riceveva lettere dall'India, e l'ultima piuttosto breve mostrava un'insolita fretta di cui egli si scusava adducendo l'urgenza degli affari ond'era sopraccarico. Per quanto riluttante ad ammetterlo, ella non poteva cacciare il gelido presentimento che dopo la morte della madre e del nonno, i vincoli che univano ancora l'esule alla terra natia s'erano dimolto rilassati.

Nulla avrebbe potuto indurla ad accennare, neppure ad Emilia, un sospetto di negligenza da parte di Guglielmo; nulla avrebbe potuto offenderla più che una tale imputazione a lui fatta da altri; ma nel suo intimo ella qualche volta meditava dolorosamente sul suo enigmatico e prolungato silenzio che diminuiva la loro antica familiarità. Durante parecchie settimane, priva com'era di sue notizie, ella aveva continuato a scrivergli secondo l'usato, sicura che ciascun corriere gli recava le sue missive. Quali cause, se non una malattia o l'indifferenza, avrebbero reso ragione della persistente mancanza di risposta alle lettere da lei fedelmente inviate? Spesso ella cercava di bandire dal suo spirito ogni ipotesi sopra una questione avvolta in tanta incertezza; ma talora una tristezza amara la invadeva, nè riusciva a dissiparla se non elevando i suoi pensieri a Dio con la fede e la speranza che sempre l'avevano sorretta nelle ore di sconforto. E appunto da uno di questi alti voli dell'anima ella era scesa per volgersi piena di dolce pietà nelle parole e negli occhi, a un altro afflitto cui il dolore strappava gemiti fino ne' suoi sogni.

Arrivò il dottor Jeremy, e scambiati cordiali saluti e complimenti col signor Phillips, cominciò a conversare animatamente com'egli soleva, lodò la bellezza e la pace di quel sereno mattino domenicale sulla montagna; e il suo interlocutore, costretto a sforzarsi di nascondere, se non di sperdere, la tetra mestizia che gli pesava sullo spirito, discorreva con disinvoltura e perfino con una piacevolezza che stupiva Gertrude. Ella rifece in silenzio il cammino verso l'albergo, riflettendo sulla stranezza e l'apparente incoerenza di quell'uomo. A colazione non lo videro, e a pranzo egli prese posto a una certa distanza da loro, nè diede segno di riconoscerli se non inchinandosi graziosamente alla giovanetta mentre ella usciva dalla sala.

Più tardi comparve sull'ampia terrazza dove Gertrude ed Emilia sedevano insieme. Secondo il consueto, un paio d'occhi serviva alla visione mentale d'entrambe. C'era stato un violento acquazzone, accompagnato da lampi e tuoni, ma al cader del sole il temporale s'era dileguato; uno splendido arcobaleno e il suo riflesso quasi altrettanto vivace sorgevano sull'orizzonte, in apparenza assai più bassi della montagna, e il giuoco delle ombre e delle luci nella valle e sul suo fiume scintillante offriva uno spettacolo d'incantevole bellezza. Gertrude sperava che il signor Phillips venisse a intrattenersi con loro; sapeva che Emilia avrebbe gustato la sua amena e istruttiva conversazione, e, istintivamente, si confidava che la voce soave, amata e benedetta da molti a cui aveva dato conforto, infonderebbe nel cuore di lui un balsamo di pace. Ma sperò invano. Egli sussultò ravvisandole, e s'allontanò in fretta. Poco dopo ella lo vide inerpicarsi su per l'erto sentiero che li aveva attirati tutt'e due di primo mattino; e la sera egli non si mostrò all'albergo.

I Jeremy si trattennero lassù altri due giorni, perchè l'aria montanina rinvigoriva Emilia, la quale pareva più forte che non fosse stata da settimane, ed era in grado di fare qualche passeggiatina nelle vicinanze della casa.

Gertrude non si stancava mai d'ammirare il magnifico panorama. Una gita a piedi ch'ella fece col dottore a una fenditura aperta nel cuore della montagna dove un fiumicello balza giù nella valle da un'altezza di duecento piedi, le fornì il tema di deliziose fantasie descrittive, nelle quali la cieca aveva la sua parte di godimento.

Il signor Phillips non si lasciò più vedere, senza che essi sapessero perchè. Il dottore chiese di lui al padrone dell'albergo; questi gli disse ch'era partito il lunedì, molto per tempo, a piedi. Egli ne fu maravigliato e dolente perchè quel bizzarro gentiluomo gli piaceva oltremodo, e s'era lusingato, per certe domande da lui fattegli circa il loro itinerario, che intendesse d'unirsi alla loro comitiva.

— Ma non temere, Gertrudina, — disse alla ragazza con tono di faceta condoglianza — io scommetto che lo incontreremo di nuovo, e quando meno ce l'aspetteremo. —