XXXVII.
.... da una divina
Semplicità guidata, ella piacea
Nè di brillar cercava....
Anna More.
Da Catskill il dottor Jeremy proseguì direttamente per Saratoga. La città rigurgitava di forestieri, essendo la stagione al suo apice, e i viaggiatori imprevidenti che avevano trascurato di fissar le camere anticipatamente, non potevano sperare di trovar alloggio.
— Dove scenderete? — domandò al medico un suo conoscente, in cui s'era imbattuto nel treno.
— All'Albergo del Congresso, — egli rispose. — Un soggiorno tranquillo per noi, vecchi, e per la signorina Graham, ch'è cagionevole.
— Siete dunque aspettati?
— Aspettati! Ma no.... Chi dovrebbe aspettarci?
— L'albergatore, caspita! Se non avete fissato le camere sarà un affar serio, perchè gli alberghi sono tutti pieni zeppi.
— Ebbene, ci affideremo alla fortuna! — fece il buon dottore con un'indifferenza che l'abbandonò quando, giunto alla sua destinazione, ebbe a toccar con mano la veracità delle parole dettegli dall'amico.
— Non so proprio che faremo, — disse alle signore, lasciate un momento nell'atrio della stazione mentre egli s'informava — pare che in nessuna casa ci sia un bugigattolo libero. Non ci resta altro che ripigliare il treno, se non vogliamo dormire sul lastrico.
— Vettura, signore? — domandò un fiaccheraio sporgendosi da una ringhiera, e gesticolando a tutta possa verso il dottor Jeremy, mentre, più audace, un addetto a un omnibus gli picchiava una spalla facendogli un'offerta analoga, con voce insinuante.
— Vettura! — esclamò egli in un tono più che mai irritato. — E per che farne? Dove ci condurreste, di grazia? Non c'è da ottenere ricovero neanche in una soffitta nella vostra Saratoga, nè per amor di Dio, nè per quattrini sonanti!
— Ebbene, — ripigliò il secondo sollecitatore, togliendosi il berretto e asciugandosi la fronte con un cencio di pezzuola poco pulita — se non c'è posto nell'albergo vi colonizzeranno fuori.
— Fuori? — gridò il dottore, incollerito. — Ci siamo già, mi sembra. Quel che a me preme, è d'esser dentro, in qualche luogo. Dove va il vostro omnibus?
— All'Albergo del Congresso.
— Basta, portateci lì; ma badate, se non ci ricevono, dovete tenerci finchè non abbiamo trovato un alloggio pur che sia. —
La signora Jeremy, Emilia e Gertrude furono fatte salire in un omnibus piccoletto e ficcate a stento tra una mezza dozzina di signore e di ragazzi, stanchi e polverosi, che facevano esercizio di pazienza e s'incoraggiavano mutuamente con vaghe speranze. Il dottore prese posto all'esterno. Non appena il veicolo si fermò, egli balzò a terra e corse a presentarsi all'albergatore; ma, come temeva, non c'era in tutto l'albergo un angolo vacante. Desideroso nondimeno d'accomodarlo, quegli accennò alla possibilità di procurargli avanti sera una camera in una casa della strada attigua.
— Una camera! Nella strada attigua! — gridò il dottore. — Ah, questo si chiama essere colonizzati fuori, non è vero? Ma, signore mio, per me non fa. Io devo alloggiare le mie signore e subito. O perchè diamine non avete alberghi sufficienti a ricevere i vostri ospiti?
— È il culmine della stagione, e....
— Oh, il dottor Jeremy! — esclamò la voce giovanile di Netta Gryseworth, la quale attraversava l'atrio con la nonna. — Come state? La signorina Flint e la signorina Graham sono con voi? Vi tratterrete qualche tempo? —
Innanzi ch'egli potesse rispondere alle sue domande e salutare la signora Gryseworth, una veneranda matrona che aveva conosciuta trent'anni addietro, l'albergatore s'accostò a lui dicendo:
— Il dottor Jeremy?... Scusatemi, non vi conoscevo. Il dottor Jeremy di Boston?
— In petto e in persona, — egli rispose inchinandosi.
— Ma allora il caso è diverso. Le vostre camere sono impegnate, e saranno pronte tra pochi minuti. Si trovano libere da due giorni, e nessuno le ha occupate più. —
L'onesto dottore dichiarò, stupefatto:
— Non capisco.... Io non ho fissato camere!
— Allora le fissò per voi un amico. Sorte che ne abbia avuto l'idea, specialmente se siete in compagnia di signore. Saratoga è affollatissima in questa stagione: c'erano ieri in città settemila forestieri. —
Jeremy ringraziò la sua buona stella e l'amico ignoto, e chiamò le sue compagne a godere dell'insperata fortuna.
— Siamo capitati bene, eh? — fece la signora entrando nella comoda camera assegnata a lei e volgendo in giro uno sguardo di compiacenza. Passò poi a visitare quella delle signorine dall'altro lato dello stretto corridoio, e soggiunse: — Se penso a tutto quello che si raccontava della ressa di gente che s'arrabatta per strapparsi un posticino, proprio non mi par vero! —
Il dottore, venuto a raggiungerle, dopo aver dato gli ordini concernenti i bagagli, udì questa sua osservazione, e, ponendosi l'indice sulle labbra, bisbigliò con una burlesca aria di mistero:
— Zitto, zitto! Non vi fate sentire! Noi profittiamo d'un felicissimo equivoco del nostro ottimo albergatore. Queste camere erano fissate per qualcuno, senza dubbio, ma non per noi. Poh, in fin dei conti, il peggio che ci può toccare è d'esser messi fuori quando arriveranno gli «aventi diritto», e intanto godiamoci il buon alloggio che ci favoriscono. —
Ma gli «aventi diritto», se non erano i Jeremy, non vennero, e in capo a una settimana il dottore cessò di temere lo sfratto, ed ebbe perfino il coraggio di chiedere e la fortuna d'ottenere una camera più conveniente per Emilia, al primo piano, e comunicante con la sala, risparmiandole così la molestia di scendere e salire le scale dove c'era quasi sempre un grande andirivieni.
La sera del loro arrivo, verso l'ora del tè, la signorina Graham e Gertrude, che avevano appunto finito di vestirsi, udirono picchiare leggermente all'uscio. Gertrude aperse e vide Elena Gryseworth, la quale, pur salutandola con calore meridionale, rimase sulla soglia, esitando.
— Temo di parervi indiscreta, — ella disse — ma ho saputo da mia sorella che siete arrivate, e dianzi, per caso, dalla cameriera, che occupate questa camera attigua alla mia; sicchè non ho potuto resistere al desiderio di fermarmi un momento, passando, per dirvi quanto sono lieta di rivedervi. —
Tutt'e due l'accolsero con vivo piacere, la ringraziarono d'avere tralasciato le cerimonie, e insistettero perchè entrasse e rimanesse con loro finchè il gong annunziasse il tè. Elena gradì l'invito, sedette sopra un baule, e s'informò della salute d'Emilia e del loro viaggio da quando s'erano lasciate a West Point.
Tra le altre avventure, Gertrude raccontò il loro nuovo incontro col signor Phillips.
— Ha proprio il dono dell'ubiquità quell'uomo! — fece la signorina Gryseworth. — Era a Saratoga due giorni or sono, in quest'albergo: sedeva di faccia a me, a tavola; ma poi non lo vidi più. Faceste la sua conoscenza, signorina Graham?
— No, con mio rincrescimento, — rispose Emilia. E, sorridendo, soggiunse: — Gertrude era tanto ansiosa di presentarmelo, che mi dolse di vederla delusa.
— Vi è dunque piaciuto? — domandò Elena a quest'ultima, con tono grave. — Ne ero sicura.
— Sì, esercita su me una grande attrazione. È molto amabile, molto originale, e tanto incomprensibile!
— Nulla di compromettente, insomma, — disse l'altra con malizia. — Spero che vi si presenterà l'occasione di farvi un concetto più chiaro del suo carattere, cosa che a me, lo confesso, non riesce, perchè ogni volta che mi trovo in sua compagnia, ne scuopro qualche particolarità insospettata. Per esempio, il giorno che pranzammo insieme, a Nuova York, s'adirò così fieramente contro uno dei camerieri, ch'io ne fui quasi spaventata. Ma i miei timori, credo, erano infondati, perchè un così perfetto gentiluomo non viene a parole con un inferiore, e quantunque i suoi occhi fiammeggiassero come carboni accesi, seppe contenere il fuoco che gli divampava dentro. È obbligo di giustizia dire che la sua collera non era provocata da una mancanza commessa verso di lui, ma dal grossolano disprezzo con cui quell'uomo trascurava due semplici campagnuole, le quali non avendo pensato a raccomandarsi mediante una mancia, non ottennero qualche cosa da mangiare se non quando tutti ebbero finito, e stavano a guardare, poverine, confuse e vergognose come fossero uscite allora dal carcere.
— Che cattiveria! — esclamò Gertrude con energia. — Non mi maraviglia che il contegno di quel mercenario destasse così vivamente l'indignazione del signor Phillips. Questo suo sentimento mi piace.
— Sì, una vera cattiveria; anche a me facevano compassione. La più giovane delle due, una ragazza che aveva lasciato la zangola e indossato il suo bell'abito bianco per figurare in città, era sul punto di scoppiare a piangere.
— Voglio sperare che cotesti casi non siano frequenti, — disse Gertrude. — Ho gran paura che se è il contrario, Emilia ed io saremo nel numero dei mortificati, perchè il dottore non dà mai mance anticipate ai camerieri: dice ch'è una bassezza e che egli disdegna di comprare le loro attenzioni in sì fatta guisa.
— Oh, non temete! — rispose Elena Gryseworth. — Le persone un po' pratiche della vita d'albergo sono sempre servite con discreta cura, specie in una casa ben regolata come questa. La nonna la pensa a modo del dottor Jeremy circa le anticipazioni, eppure non viene mai negletta, qui. Il caso di Nuova York è un brutto esempio di quella parzialità che in buona misura è da imputarsi al pubblico stesso. I camerieri conoscono alla prima occhiata chi possono sopraffare e chi no; l'aria impacciata e goffa delle due campagnuole che trovarono nel signor Phillips un caldo difensore, bastava per esporle a qualunque insolente trascuranza. —
Fu di nuovo picchiato all'uscio da una mano leggera. Questa volta era Netta, che s'avanzò esclamando:
— Sento la voce di mia sorella, e però credo di poter entrare anch'io! — Baciò la mano ad Emilia e la scosse a Gertrude con una libertà e una vivacità derivanti un po' da fanciullesca petulanza, un po' dalla aristocratica indipendenza di maniere che la giovanetta volentieri ostentava, poi ripigliò: — Sono stizzita, sono! Da mezz'ora io facevo la guardia alla porta della sala per vedervi appena foste scese, e intanto Elena se ne stava nella vostra camera, seduta sopra un baule, godendosi la vostra compagnia, e raccontandovi lei sola tutte le novità.
— Non tutte, Netta, — disse Elena — ho lasciato parecchie coserelle ghiotte per tua sodisfazione.
— Hai detto alla signorina Flint qualche cosa dei Fox e dei Cox ch'erano qui ieri?... No?
— Neanche una parola, — rispose Gertrude.
— E dello spavento, a bordo?
— Nemmeno.
— E del signor Phillips?
— Sì, m'ha detto che l'ha veduto a Saratoga.
— Ah, quello non l'ha dimenticato? — fece Netta lanciando uno sguardo malizioso alla sorella che arrossì lievemente. — E v'ha raccontato pure che occupava questa camera, e che tutta la notte lo sentivamo attraverso la sottile parete camminare in su e in giù, la qual cosa m'impediva di dormire e mi costò un formidabile mal di capo?
— No, di questo non m'ha detto nulla.
— Voi non avete nè l'una nè l'altra il costume di camminare per la camera, la notte?
— Oh, il costume, non direi!
— Bene, possiamo rallegrarci allora d'avere invece voi per vicine! Se quel terribile signore fosse rimasto qui e avesse continuato a tenerci deste col suono de' suoi passi cadenzati, ci sarebbe stato, una di queste notti, un suicidio, o nella sua camera o nella nostra.
— Credete che stesse male? — domandò Gertrude.
— No, punto, — disse Elena. — Non era nulla di straordinario.... per lui almeno. Tutte le sue abitudini sono strane. Netta perse un'ora o due del suo placido sonno, e non può perdonarglielo.
— Ah, un'ora o due? — gridò Netta. — La notte intera, cara la mia Elena, la notte intera.
— Via, sorellina, non sai che cosa sia una notte intera, tu: non la vedesti in vita tua. —
Una piccola questione minacciava di sorgere tra le due sorelle sulla durata delle passeggiate notturne del signor Phillips e le conseguenti veglie di Netta Gryseworth; ma fortunatamente il gong sonò, e questa scappò nella loro camera per rinfrescare un po' le sue gale prima di presentarsi alla tavola del tè.
Saratoga è un luogo bizzarro. Vi si vedono raccolti, al culmine della stagione, non solo numerosi Americani degli Stati Uniti, ma stranieri d'ogni paese. La scala della moda è trasportata là e tutti gli scalini ne sono occupati. La bellezza, la ricchezza, l'orgoglio, la follia, vi hanno degni rappresentanti; ma non mancano quelli dello spirito, del genio, della scienza. L'ozio vi regna sovrano, assoluto, e nessuno, neppure il più attivo, il più affaccendato, il più industrioso dei cittadini di questa nostra terra di lavoratori, osa contendergli il suo passeggero ma legittimo dominio. Tutti i ceti sociali, tutte le professioni, quasi anche tutti i mestieri, vi s'incontrano, amichevolmente. I possessori d'un nome aristocratico o d'una borsa ben fornita, la beltà famosa, l'uomo celebre, artista, poeta o scienziato, brillano ciascuno nella propria sfera. Certo vi sono molti idoli falsi. Gente che a casa sua è zero qui trova una probabilità di esser tenuta in conto di qualche cosa, mentre altri che in una città lontana sono dei maggiorenti, seggono in un cantuccio, imbronciati, vedendosi d'improvviso ridotti alla parte di comparse senza importanza. Ma tutti vengono con un medesimo fine: divertirsi, distrarsi, riposarsi; e nella comune ricerca del piacere, generalmente un sentimento benevolo prevale tra loro. La gaia folla è sempre in moto; e le comitive eleganti che girano a piedi, in carrozza, a cavallo, o si radunano sulle terrazze degli alberghi, offrono uno spettacolo vivace e festevole; chi ama osservare la natura umana può qui studiarla nelle sue forme più animate.
Era un nuovo mondo per Gertrude; e sebbene l'Albergo del Congresso fosse comparativamente un tranquillo ritiro ov'ella vedeva soltanto un riflesso degli splendori di Saratoga e non udiva che l'eco lontana del suo brusio, pure c'era di che maravigliare e divertire una giovanetta novizia nella vita mondana. In quell'eletto circolo di persone fini, intelligenti, cólte, che si raccoglieva intorno alla signora Gryseworth e dove il dottor Jeremy e la sua compagnia avevano subito avuto onorevole accoglienza, ella trovava molto di confacente agli elevati suoi gusti intellettuali, e fu subito apprezzata ed ammirata come meritava.
La signora Gryseworth era una gentildonna della vecchia scuola, vissuta sempre nella miglior società, di cui nonostante la sua età avanzata continuava a godere i piaceri e ad essere un ornamento. Alta, di portamento maestoso, ella conservava ancora un aspetto elegante; e quantunque un po' superba e ritrosa con gli estranei, diveniva presto un'amabilissima compagna per i suoi nuovi amici, fossero vecchi o giovani. Nei primi giorni la povera signora Jeremy si sentiva intimidita dinanzi a lei, e oltremodo impacciata, ma quest'impressione svanì con prodigiosa rapidità, a segno che la piccola e tonda moglie del dottore non tardò ad essere quanto mai bonariamente familiare e loquace con l'augusta dama.
Una sera, nell'atto che Emilia e Gertrude, le quali erano a Saratoga da circa una settimana, lasciavano la sala da pranzo dopo aver preso il tè, Netta Gryseworth le raggiunse, e pigliata a braccetto la fanciulla, disse col consueto suo tono di gaiezza:
— Gertrude, io mi guasto con voi uno di questi giorni.
— Davvero! E per quale motivo?
— Gelosia. —
Un lieve rossore salì al viso della signorina Flint.
— Oh, è inutile che vi facciate rossa! Non è a cagione del canuto ammiratore che vi contempla durante tutto il pranzo, dall'altro capo della tavola. No, su questo proposito rimango affatto indifferente. La preferenza del signor Phillips potrà essere il pomo della discordia tra voi ed Elena; quanto a me, sono gelosa d'un altro.
— Spero che Gertrude non sia d'ostacolo alla vostra felicità, — disse Emilia sorridendo.
— Sì, che è.... La mia felicità, il mio orgoglio, il mio benessere sono sacrificati a lei! Ella mi rovina: certo, signorina Graham, non oserebbe comportarsi così se voi la vedeste!
— Confidatevi con me, — riprese Emilia carezzevolmente — vi prometto di prendere le vostre parti.
— Ne dubito: sospetto piuttosto che siate sua complice, Nondimeno esporrò le mie lagnanze. Non avete notato ch'ella si cattiva tutta l'attenzione d'un importante personaggio? Non sapete che Pietro non ha più occhi che per lei sola? Io intanto non arrivo ad ottener più nulla da mangiare o da bere finchè non è servita la signorina Flint, e però sono risoluta a chiedere al babbo di cambiar posto a tavola. Non già ch'io sia golosa, ma mi sento profondamente ferita nel mio orgoglio, mi sento oltraggiata! Ancora otto giorni fa nessuno era più di me nelle grazie di Pietro; io mi trovavo sempre davanti i miei piatti favoriti. Ma adesso è mutato registro; anche stasera, per esempio, l'ho veduto passare a Gertrude le more di cui, e l'indegno lo sa, io vo pazza, mentre spingeva, verso di me i mirtilli con un gesto sprezzante che significava: «Per voi, signorina, sono buoni questi!»
— Ho infatti osservato che i camerieri si mostrano molto premurosi con noi, — disse la signorina Graham. — Credete che Gertrude li abbia segretamente corrotti?
— Dice di no; non me raffermaste ieri, quando facevo un paragone simile, tra le attenzioni che usano a voi due, e il contegno meno lusinghiero che hanno con noialtre? E non m'assicuraste che nè da voi nè dal dottore, Pietro ebbe mai un centesimo?
— Certo, — disse Gertrude — le sue gentilezze sono spontanee; ma io le attribuisco all'influsso della dolcezza d'Emilia, che lo rende desideroso di servirla.
— Che, che! — fece Netta scotendo il capo con una cert'aria di mistero. — È stregoneria bell'e buona; cara Gertrude, voi praticate l'arte nera, e bisognerà ch'io metta in guardia quell'uomo. —
Così parlando erano giunte nell'angolo del salone dove la signora Gryseworth e la signora Jeremy sedevano insieme su un sofà, impegnate in una conversazione animatissima. Elena e suo padre, ritornati allora da una passeggiata in carrozza, discorrevano col signor Petrancourt ch'era arrivato quella sera da Nuova York.
Le due vecchie signore fecero posto sul loro sofà ad Emilia, e le giovanette sedettero presso a loro. Di tanto in tanto la signora Gryseworth gettava una occhiata d'impazienza verso un crocchio di bambini, che dall'estremità opposta della sala le impedivano, a momenti, col loro schiamazzo, di comprendere ciò che diceva la sua interlocutrice, o la costringevano ad interrompersi. Ma i piccoli disturbatori attiravano ancor più l'attenzione di Gertrude, la quale era così assorta nell'osservarli, che non udiva nemmeno la metà delle frizzanti arguzie e delle graziose sciocchezze che la vispa Netta seguitava a versare nel suo orecchio distratto.
— Ebbene, Gertrude, — disse questa al fine — andate a fare il chiasso con quei marmocchi: si vede che ve ne struggete.
— Mi struggo invece di farli smettere, — rispose quella.
Non sembrava un desiderio benevolo, ma era giustificato. Sei o sette ragazzini, maschi e femmine, in abiti di colori gai e fogge fantastiche, approfittando dell'assenza delle mamme, sparse per le terrazze, e delle governanti o bambinaie, che cenavano, s'erano radunati intorno a una loro coetanea, nuova capitata dall'aspetto un po' strano, e si divertivano a tormentarla. La poverina vestiva a bruno; i suoi indumenti, ricchi ma privi di garbo, erano gualciti e impolverati dal viaggio. Pareva ch'ella fosse cresciuta fuor della sua vestina di seta nera, assai più corta delle sottane, e tutto nel suo esteriore denotava la negligenza de' suoi genitori o delle altre persone che l'avevano in cura.
Quando, avvertita dalle manifestazioni di contrarietà della signora Gryseworth, Gertrude aveva osservato la scena, la bambina, ritta in mezzo ai suoi persecutori, si guardava intorno, spaventata, come cercando una via di fuga: ma essi le impedivano il passo, seguitando a tempestarla di domande ognuna delle quali provocava uno scoppio di risa beffarde da parte di tutti, eccettuata la piccola vittima, che, viceversa, stava per rompere in lacrime. Sia che si ridestasse nella mente della giovanetta la memoria delle antiche sue sofferenze, o vibrasse nel suo cuore la corda dell'universale simpatia per gli oppressi, ella non poteva staccar gli occhi da quel gruppo; e mentre Netta s'infervorava sul suo soggetto favorito, cioè sul signor Phillips e la sua bizzarra condotta, ella si rizzò di scatto esclamando:
— No, non tormenteranno così quella bambina! —
E mosse rapidamente alla riscossa.
Il riso cordiale di Netta esilarata dall'entusiastico ardore del suo gesto, e il vederla attraversare il vasto e affollato salone a passi affrettati, e sola, cosa affatto inusata, provocarono la curiosità del circolo di persone da cui s'era partita, e durante la sua assenza, ella, inconsapevolmente, fornì loro un argomento d'osservazioni e discussioni.
— Che è stato? — domandò la signora Gryseworth alla nipote. — Dove va Gertrude?
— Entra in lizza, nonna, quale campione di quel fagotto di bimbetta.
— È quella lì che fa tanto baccano?
— No davvero, ma credo che ne sia la causa.
— Non sono molte — notò Elena — le ragazze che possano attraversare una sala così grande con la grazia di Gertrude Flint.
— Ella ha una bella figura, — disse la vecchia signora — e sa camminare, abilità rara al giorno d'oggi.
— È molto ben fatta, — affermò il dottor Gryseworth che aveva seguitato con gli occhi la fanciulla, e udendo i commenti di cui ella era oggetto volle manifestare anch'egli il suo giudizio critico — ma il vero segreto del suo nobile portamento sta tutto nella non comune dignità del suo carattere, nel non sapere nè desiderare d'essere osservata, e nel contenersi pertanto con semplicità. Inoltre veste bene. Elena, mi piacerebbe che tu imitassi la signorina Flint nel modo di vestire: il suo gusto è ottimo.
— Ed economico, babbo, — mormorò Netta. — La vostra borsa se ne avvantaggerebbe assai, perchè Gertrude ama la semplicità anche in cotesto.
— Lo stile della signorina Flint non converrebbe alla signorina Gryseworth, — disse al dottore la signora Petrancourt avvicinatasi mentre egli parlava. — La vostra figliuola è una splendida bellezza aristocratica, e può portare le abbigliature più sontuose.
— Anche il manichino d'una sarta lo può. Tuttavia credo che in un certo senso abbiate ragione. Le due ragazze non sono abbastanza simili l'una all'altra da rassomigliarsi se anche i loro vestiti fossero eguali con un'esattezza cinese.
— Rassomigliarsi! Non vorreste mica che la vostra bellissima Elena facesse il paio con una persona che non ha la metà delle sue attrattive?
— Conoscete da vicino la signorina Flint?
— No, di vista soltanto. Netta me la indicò ieri, alla tavola del tè, dicendomi ch'ella è una sua cara amica.
— Allora dovete scusarmi, signora Petrancourt, se vi osservo che non potete avere alcun'idea delle attrattive di quella giovane, posto che non sono superficiali.
— Dunque confessate che non è bella?
— A dir vero, non ci ho mai badato. Domandatelo a Petrancourt; egli è un giudice competente. —
E s'inchinò in atto lusinghiero alla signora che era stata la «bella» della stagione al tempo che suo marito l'aveva chiesta in isposa.
— Lo farò non appena mi si offra l'opportunità; ora è troppo occupato della signorina cieca.... la zia della signorina Flint, se non erro?
— No, non la zia: un'amica intima. —
Questo dialogo era tenuto a voce bassa perchè non fosse udito da Emilia. Non tutti però si davano tanto pensiero della sua presenza. La vecchia Gryseworth parlava di Gertrude apertamente:
— Bisogna vederla in certe circostanze perchè la sua bellezza colpisca a un tratto; per esempio come la vidi ieri io, quando tornava da una cavalcata, col viso acceso dal moto e dal piacere, o nell'atto che ascolta, appassionata ed intenta, un parlatore eloquente, o che una subita commozione le fa risplendere tutta l'anima negli occhi lucenti di lacrime.
— Nonnina, mi diventi una parlatrice eloquente anche tu! — fece Netta.
— Gertrude è così in quei momenti. Una fanciulla, secondo il mio cuore....
— Dev'essere dunque una signorina molto amabile, disse il signor Petrancourt. — Ci farete, spero, fare la sua conoscenza.
— Voi la troverete assai diversa dalla maggior parte delle ragazze che s'incontrano nei circoli mondani. Voglio riferirvi il giudizio che diede di lei Orazio Willard. È un uomo di vaglia, è un erudito: la sua opinione ha qualche peso. Stette a Saratoga due settimane: alloggiava all'Albergo degli Stati Uniti, ma venne qui più volte a visitarci. Il giorno che s'accomiatò, mi disse: «Dov'è la signorina Flint? Voglio ricrearmi l'animo ancora una volta nella sua conversazione, prima di partire. Io gusto un perfetto riposo spirituale in sua compagnia, perchè ella non fa alcuno sforzo per discorrere meco, nè sembra attendere che ne faccia io in suo onore. È una di quelle poche ragazze che parlano soltanto se hanno qualche cosa da dire....» O vedete com'è riuscita a chetare quei monelli. —
Il signor Petrancourt seguiva la direzione degli sguardi della signora Gryseworth.
— La giovanetta di cui fate l'elogio è quella con grandi occhi neri e una capigliatura stupenda? — egli domandò. — L'avevo notata da un pezzo.
— Sì, quella che parla con la bambina vestita a bruno.
— Signora Gryseworth, — disse il dottor Jeremy entrando da un uscio a vetrata, aperto, dopo aver guardato dentro un momento — godo di sentire che apprezzate la nostra Gertrudina. Non ho esagerato lodandovi il suo buon senso, non è vero?
— Tutt'altro. È una fanciulla intelligentissima, e anche molto buona, credo.
— Buona! — esclamò il dottore. — Non m'immaginavo che la bontà fosse pregiata in questi luoghi; ma se merita di parlarne, vorrei dirvi qualche cosa del grado a cui giunge in quella figliuola.... —
E senza diffondersi in minuti particolari, parlò con calore della nobile e generosa condotta di Gertrude in difficili circostanze, poi, sempre più infervorandosi, raccontò con parole commoventi la sua devozione ad un vecchio paralitico, ad un altro infermo colpito da demenza senile e di pessimo temperamento, a una donna consunta da lenta malattia, e forse avrebbe continuato esaltando l'abnegazione con cui si dedicava alla signorina Graham, quando questa gli toccò un braccio e lo interruppe, dicendogli alcune parole a voce sommessa.
— Cara Emilia, — egli disse troncando di botto il suo primo discorso — vi chieggo scusa, non v'avevo veduta. Ma avete ben ragione.... Gertrude è una persona privata, e io non ho il diritto di narrare la sua vita in pubblico. Sono un vecchio imbecille.... Basta, qui almeno siamo in un circolo d'amici. —
Girò gli occhi intorno con un poco d'ansietà, lanciò una rapida occhiata sospettosa ai Petrancourt, e infine li fermò sull'uomo che stava ritto dietro Elena Gryseworth. La giovane così resa accorta della presenza fino allora inavvertita di qualcuno presso a lei, si volse e si trovò a faccia a faccia col signor Phillips.
— Oh, buona sera, signore! — fece, tutta maravigliata, ravvisandolo.
Ma egli rimase immobile, come se non la vedesse nè l'udisse.
La signora Gryseworth non lo conosceva, e guardò la nipotina con aria interrogativa:
— Signor Phillips, — riprese Elena — permettetemi di presentarvi alla.... —
Innanzi ch'ella avesse terminato la frase, egli guizzò fuor dell'uscio aperto e attraversò la terrazza a gran passi, asciugandosi con la pezzuola la fronte madida di sudore, e, furtivamente, anche una lacrima che nessuno vide.